Sicurezza, sì della Camera alla fiducia. Alfano: presto un’agenda giustizia

Angelino Alfano

322 voti a favore, 267 contrari, otto gli astenuti (la pattuglia dei Radicali). Con questi numeri la Camera ha votato la fiducia al governo Berlusconi approvand l’emendamento al decreto legge in materia di sicurezza
Il testo rivede, fra l’altro, le norme “blocca-processi” che erano state inserite al Senato. Il seguito dell’esame, con la discussione degli ordini del giorno e la votazione finale sul ddl di conversione, sono in programma domani mattina. Il provvedimento dovrà poi tornare, in terza lettura, a Palazzo Madama per la conversione in legge, entro il 25 luglio.
Prima del voto, il ministro della Giustizia Angelino Alfano si era appellato al Pd con queste parole: “Voi dovete votare in modo diverso in Parlamento» rispetto al “partito giustizialista e manettaro di Di Pietro”, ha detto il monsitro nel corso di un convegno delle camere penali.
Sempre rivolto al partito di Walter Veltroni, Alfano spiega: “Se il Pd si illude di potersi differenziare da Di Pietro solo quando insulta il Papa e il Capo dello Stato” ha affermato Alfano “compie un gravissimo errore politico. Voi” ha aggiunto rivolgendosi al ministro della giustizia “ombra” “dovete votare in modo diverso in parlamento per differenziarvi da Di Pietro altrimenti lo legittimate”. Il Guardasigilli ha dunque rivolto un “appello al Pd” affinché prenda “di petto la questione giustizia” perché “il nutrimento antiberlusconiano che ha alimentato alcuni gruppi dirigenti necessità di un ripensamento profondo” altrimenti “non si fa né il bene del paese né il bene della giustizia”.
Alfano ha spiegato poi la riforma ab imis, cioè dalla fondamenta, della giustizia annunciata ieri da Berlusconi. “Proporrò alle parti da settembre una ‘agenda giustizia’ con una riforma organica”. Contrario a una legislazione “alluvionale”, sono invece necessari “interventi rapidi sui processi penali e civili e nell’asset istituzionale e costituzionale del Paese”.
I punti salienti dell’agenda-giustizia del ministro prevedono la “giurisdizione disciplinare”, un tema “urgente”. A questo è connessa la “riforma del Csm e dei codici penali e di procedura penale: la riforma” ha detto alfano “deve abbandonare l’ottica di interventi emergenziali e rivedere anche le fattispecie di reato, rafforzando il modello di processo accusatorio”. Alfano punta dunque “in tempi rapidi” a una riforma organica della giustizia che riguardi interventi sul processo civile, penale, e con modifiche “mirate” che non sono da considerarsi come “interventi punitivi” nei confronti della magistratura, ma che hanno “al centro il cittadino”.
L’invito di Alfano è dunque quello di procedere “senza preclusioni ideologiche e con rigore tecnico”. Agli avvocati penalisti, così come all’associazione nazionale magistrati, annuncia che chiederà “alcuni suggerimenti” di cui intende fare tesoro. Infine la modifica dell’obbligatorietà dell’azione penale: “Non sono un sostenitore dell’idea di stravolgere questo principio costituzionale ma - ha concluso Alfano - il dettato costituzionale non può diventare il paravento di una discrezionalità assoluta”.

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Il 16 Luglio 2008 alle 17:06 Giustizia, la Lega frena: ‘’Difficile entro il 2008′’. Berlusconi: si va avanti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Problemi di agenda. Di calendario. E di priorità. Quelle del Cavaliere e del ministro Alfano si conoscono: a settembre parte la riforma ab imis della giustizia. Quelle della Lega invece recitano altri punti in programma: federalismmo e riforma costituzionale. da fare magari con un accordo con le opposizioni. E allora capita che il ministro “taglia leggi” Roberto Calderoli, sostenga che per riuscire a trovare un buco in cui inserire la questione della giustizia in un mese di settembre già troppo pieno per il Parlamento, diventa difficile. Di fattoP sulla riforma prima annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e poi messa in programma, proprio alla ripresa dei lavori parlamentari, dal Guradasigilli Angelino Alfano, la Leaga frena. Con queste parole: sulle riforme “abbiamo fatto una tabella temporale” e quella della giustizia “in questa tabella non c’è”. Il coordinatore delle segreterie del Carroccio nonché titolare del dicastero per la semplificazione reputa quindi difficile che si possa fare una riforma della giustizia a partire da settembre, come auspicato ieri dal ministro e collega Alfano. Certo, Calderoli non chiude del tutto all’ipotesi di rivedere la normativa giudiziaria italiana, ma nel cortile di Montecitorio è piuttosto categorico. “Abbiamo fatto una tabella temporale delle riforme e quella della giustizia non c’è. Questo non vuol dire che la riforma non si fa ma che si fa dopo”. Per la ripresa, infatti, “abbiamo il federalismo fiscale, il codice delle autonomie e la Finanziaria. Poi c’è la riforma Costituzionale. Quella della Giustizia” ha concluso Calderoli “ci può anche stare, ma il 2008 è un anno che mi sembra pieno”. Dietro la frenata del Carroccio alcuni leggono il timore che uno scontro con l’opposizione sulla giustizia, genererebbe un muro contro muro in grado di mettere a rischio il dialogo sul federalismo, tanto voluto da Bossi e seguaci. Ma il premier chiarisce nuovamente le priorità. “Bisogna assolutamente riformare la giustizia e farlo in modo radicale, dalle fondamenta”. Lo ha ripetuto Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni presenti, nel corso di un incontro con gli europarlamentari di Forza Italia. Al termine della riunione, però, il presidente del Consiglio non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sul tema della giustizia spiegando di non voler parlare al di fuori delle conferenze stampa. Emergono, da indiscrezioni, anche le linee: riforma del Csm, separazione delle arriere e ripristino dell’immunità parlamentare. A fianco del premier, compatto, si schiera il Pdl: “Io, da presidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, dico che c’è tempo per tutto. È lungo l’autunno. Dalla metà di settembre a Natale, con il ritmo che abbiamo e con i numeri che abbiamo, possiamo approvare un sacco di cose” dice il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri. “Organizzando bene i lavori parlamentari” sostiene Gasparri “si possono fare tutte le cose, perché abbiamo numeri forti e coesione. Non bisogna mettersi a fare le gare… attueremo tutto quello che è scritto nel programma… e poi adesso ci mettiamo a fare discussioni di questo tipo… Nel nostro programma c’è sia il federalismo fiscale sia la riforma della Giustizia”. [...]

Il 16 Luglio 2008 alle 19:05 Veltroni attacca sulla sicurezza: “Via i tagli o sarà battaglia” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] ‘’O ci sarà un intervento per ripristinare le condizioni prima del taglio di 3,2 miliardi per la sicurezza o noi utilizzeremo tutti gli strumenti di opposizione per impedire che l’incolumità dei cittadini sia messa a repentaglio’’. Il decreto sicurezza è passato alla Camera, ma è proprio sull’ordine pubblico che Walter Veltroni attacca il governo. Il segretario del Pd annuncia battaglia contro i tagli previsti dal governo al budget delle forze dell’ordine. ‘’Sembra incredibile” ha detto il leader Pd “che, mentre siamo impegnati al voto sul dl sicurezza, si corrisponda nella manovra a misure assolutamente in contrasto per garantire la presenza delle forze dell’ordine sul territorio’’. Veltroni ha annunciato quindi l’impegno del Pd per “bloccare” la manovra sull’ordine pubblico. Inclusa la polemica ordinanza sulle impronte digitali ai bambini rom: “Vista la proposta di inserire le impronte digitali per tutti (inserita in un emendamento approvato nella notte, ndr) dal 2010 ora bisogna immediatamente sospendere la misura per i rom”. “Abbia la decenza di stare zitto” gli risponde poco dopo il ministro Maroni: ‘’Bisogna leggere i documenti. La nostra è un’ordinanza che riguarda i censimenti nei campi nomadi e non contro i rom. E prevede che i censimenti si facciano attraverso rilievi fotosegnaletici, tra cui le impronte digitali’’. ‘’Veltroni si vada a rileggere” aggiunge il ministro dell’Interno “il patto per la sicurezza a Milano che Amato ha firmato durante il governo Prodi. Lì si parlava di ‘emergenza rom’, lì era discriminazione etnica e noi l’abbiamo corretta’’. Intanto però il partito di Veltroni attacca a testa bassa sui tagli alle spese per le forze dell’ordine, sfruttando la giornata di mobilitazione indetta per domani da sindacati di polizia e Cocer militari: ‘’Risulta ormai a tutti evidente” scrive la senatrice Maria Incostante in una nota “che il tema della sicurezza per il governo sia solo un fatto di spot propagandistici”. “Il ministro della Difesa” dice invece Roberta Pinotti “dovrebbe far valere il suo peso e quello della sua componente politica per rimediare al più presto. Noi crediamo che togliere risorse alla manutenzione dei mezzi e alla formazione del personale militare sia inaccettabile”. Si accoda anche Casini: ‘’La nostra astensione al decreto sicurezza è un segnale preciso, ma anche una richiesta al governo: più soldi per le forze dell’ordine perché senza mezzi finanziari non si può essere efficaci nel combattere il crimine’’. Nega i tagli al budget Giuseppe Consolo (Pdl)”L’opposizione inspiegabilmente agita fantasmi. Da parte nostra rassicuriamo gli italiani e le forze dell’ordine: non ci saranno tagli alle risorse per la sicurezza nè meno agenti per le strade. Invece è vero esattamente il contrario’’. Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal salone aerospaziale di Farnborough, si sente in dovere di rassicurare i militari: “Ci sarà un confronto” dice, “non sono disposto a fare da scendiletto quando ci sono provvedimenti che non condivido’’ ma poi riconosce la necessità di contribuire ai tagli della spesa pubblica: “nessuno e indenne”. [...]

Il 23 Luglio 2008 alle 15:20 Sì definitivo in Senato: il decreto sicurezza diventa legge » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] 161 voti a favore, 120 contrari (Pd e Idv) e otto astenuti (l’Udc). Con questi numeri è stato convertito definitivamente in legge il decreto sulla sicurezza così come era stato licenziato alla Camera con il voto di fiducia. A Montecitorio erano state profondamente riviste le norme blocca-processi inserite in prima lettura al Senato. Naturale la soddisfazione della maggioranza, espressa dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: “Finalmente una svolta storica per la tutela e la sicurezza dei cittadini dopo l’impotenza della sinistra. Abbiamo approvato un decreto che inasprisce le norme contro i clandestini, contro la mafia, contro chi guida in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di droghe e che rende più rapidi i processi per i reati di più grave allarme sociale, mentre include per gli immigrati l’aggravante di clandestinità”. Altrettatnto ovvie le critiche dell’opposizione: Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, parla di norme contrarie al principio di uguaglianza. “Cito per esempio una questione fondamentale, quella che riguarda l’aggravante per il cosiddetto reato di immigrazione clandestina. Questa questione è secondo noi incostituzionale perché non si capisce quale sarebbe questa particolare pericolosità che nasce esclusivamente dal fatto che non hai il permesso di soggiorno”. Aggravante per i reati commessi dai clandestini; rinvio dei processi meno importanti, fino a 18 mesi, per quelli relativi a reati coperti da indulto, cioè commessi entro il 2 maggio 2006 e saranno considerati prioritari i processi per reati di grave allarme sociale puniti con pena superiore a quattro anni; più potere ai sindaci e prefetti; confisca degli immobili affittati a clandestini. Sono queste le novità contenute nel decreto convertito in legge oggi dall’Aula di Palazzo Madama. Ecco nel dettaglio cosa prevede il testo. Rinvio discrezionale dei processi, fino a 18 mesi, per i reati che non generano allarme sociale compiuti fino al 2 maggio 2006. Il rinvio congela anche i termini di prescrizione. L’imputato potrà rifiutarlo e non si applica se è già chiuso il dibattimento. Viene inoltre data priorità ai processi che prevedono il rito per direttissima, quelli con imputati detenuti e quelli per reati più gravi, come mafia, terrorismo, ma anche incidenti sul lavoro e circolazione stradale, immigrazione clandestina e reati puniti con pene superiori ai quattro anni e quelli nei quali ci sono casi di recidiva reiterata. Saranno i capi degli uffici giudiziari, alla luce di questo elenco di reati considerati prioritari, a stilare un elenco proprio del quale dovranno essere informati il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministro della Giustizia. Aggravante di clandestinità. Per lo straniero presente irregolarmente in Italia e che delinque le pene verranno aumentate di un terzo. L’aggravante viene applicata sia agli extracomunitari che ai cittadini stati membri dell’Unione europea irregolarmente presenti in Italia. Utilizzo militari nelle grandi città. Saranno 3000 i soldati dispiegati nelle grandi città per “specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità”. Avranno compiti di pubblica sicurezza per un periodo di sei mesi (al massimo rinnovabile per un anno). I soldati saranno a disposizione dei prefetti e saranno impiegati in 10 città e affiancheranno forze di polizia nel controllo del territorio, in aree metropolitane o comunque densamente popolate, per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, perlustrazione e pattugliamento. Saranno utilizzati principalmente carabinieri già impiegati in compiti militari all’estero o comunque volontari specificamente addestrati. Più poteri a sindaci e prefetti. Sono ampliati i poteri dei sindaci dei prefetti in tema di ordine pubblico e sicurezza urbana, prevedendo inoltre una collaborazione tra polizia locale e statale. Il sindaco potrà adottare provvedimenti ‘contingenti e urgentì per fronteggiare ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Il prefetto può intervenire con proprio provvedimenti in caso di inerzia del sindaco e di predisporre gli strumenti necessari all’attuazione delle iniziative adottate dal sindaco per la sicurezza pubblica. Il sindaco segnala alle autorità competenti gli stranieri irregolari da espellere. Espulsioni più facili. Tutti gli stranieri che siano stati condannati a una pena superiore a due anni (fino ad oggi era di 10 anni) saranno espulsi. Prevista anche l’espulsione immediata per gli stranieri comunitari o clandestini che delinquono o (comunitari, dopo due mesi di permanenza nel nostro Paese) che non sono in grado di dimostrare una fonte lecita di guadagno. Per questi è previsto il rito per direttissima ed è abolito il patteggiamento in fase di appello. Carcere da 6 mesi a 3 anni e confisca degli immobili ceduti a titolo oneroso a clandestini e irregolari, nel caso in cui il proprietario ne derivi un ‘illecito profittò (restano fuori le badanti e colf alloggiate nelle case dei datori di lavoro). Con la condanna scatta anche la confisca del bene. Ergastolo a chi uccide un agente e stretta sulla custodia cautelare. Per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio (poliziotti, carabinieri, finanzieri e altri agenti di pubblica sicurezza) la massima pena prevista sarà quella dell’ergastolo. Inoltre, aumenta il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena detentiva. Rimarrà in carcere chi commette atti osceni, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, furto e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità, ma anche chi spaccia sostanze stupefacenti e psicotiche. Per chi è incensurato non scatteranno più in maniera automatica le attenuanti generiche. Confisca beni patrimoniali di origine mafiosa e no a gratuito patrocinio. Vengono inserite norme per la confisca dei beni di origine mafiosa o di provenienza illecita o la cui consistenza risulti sproporzionata al proprio reddito dichiarato o alla propria attività economica. Sempre in tema di lotta alla mafia vengono ampliati i poteri di coordinamento del procuratore nazionale antimafia anche in materia di prevenzione. Infine, i mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio. Lotta alla contraffazione. Vengono introdotte norme specifiche in materia di distruzione delle merci contraffate. [...]

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