Le dritte di Altroconsumo: Santa Rita e la sanità che fa male

Clinica Santa Rita

La vicenda della clinica Santa Rita, inquietante esempio di macelleria sanitaria, fortunatamente è un caso estremo, che però nel panorama sanitario italiano non è un episodio del tutto isolato. La brutale mercificazione dei malati, che la vicenda ha messo in luce, deve far riflettere sui rischi legati alla sanità convenzionata. Il modello lombardo, infatti, che prevede un rimborso per ogni prestazione effettuata, apre il fianco a logiche di profitto economico che allontanano il sistema sanitario dagli interessi e dai bisogni del paziente: fornire non la cura che serve davvero, ma quella che più remunera l’ospedale. Lo scandalo della Santa Rita potrebbe esser solo la punta dell’iceberg. Infatti, in totale sono 35 i centri ospedalieri convenzionati con la Regione finiti sotto la lente della Procura. Staremo a vedere.
Ma la vicenda ha anche minato un aspetto fondamentale del rapporto medico-paziente: la fiducia. Seppur lontano dalla realtà abituale, quest’ultimo episodio di malasanità alimenta la paura del medico spietato e senza scrupoli, ormai entrato nella coscienza collettiva italiana come spregiudicato modello “dottor Tersilli”, dal nome del cinico medico della mutua interpretato da Alberto Sordi.
Altroconsumo da anni offre informazioni ai cittadini per aiutarli a scegliere nella maniera più consapevole i medici e le strutture ospedaliere. Sono molte le lacune emerse nella nostra ultima inchiesta sulla qualità degli ospedali. La nostra associazione ha messo a confronto la qualità delle cure fornite da 14 tra i maggiori ospedali italiani. Qualche pillola? In circa metà degli ospedali esaminati non esistono procedure specifiche per ridurre al minimo il rischio legato a errori medici: operazioni all’arto sbagliato, dosaggi errati di farmaci, strumenti o garze dimenticati nella ferita. Diverse strutture non prevedono alcun programma specifico per combattere il dolore postoperatorio, prassi che lede appieno la dignità del paziente. I moduli per il consenso informato, che dovrebbero tutelare il malato e consentirgli di scegliere con consapevolezza se sottoporsi a un intervento, spesso sono concepiti più per tutelare l’ospedale che il paziente e quasi sempre sono sottoposti al malato talmente a ridosso dell’operazione che non resta il tempo né per riflettere con calma, né per consultarsi con un familiare o con un altro medico.
Eppure è pieno diritto del paziente essere informato. I dubbi sono legittimi e sono tanti: l’intervento è indispensabile? Quali sono le conseguenze se non viene eseguito? Quali sono i rischi? Non ci sono soluzioni alternative? Non si può aspettare per vedere l’evoluzione spontanea del disturbo? Se non si è convinti, è buona regola chiedere un secondo parere a un altro medico, soprattutto se si tratta di operazioni importanti. Abbandonate ogni timore reverenziale e fate al medico tutte le domande che possono chiarirvi le idee. Chiedete al vostro interlocutore di parlare in modo chiaro e semplice. Solo dopo aver ricevuto ogni informazione necessaria, sarete in grado di decidere se accettare oppure no la cura o il trattamento proposto. Infine un ultimo accorgimento: dopo un ricovero fatevi consegnare la cartella clinica. Lì dentro è racchiusa la vostra storia ospedaliera, una documentazione necessaria in caso di problemi. Il caso Santa Rita, purtroppo, insegna.

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Il 17 Luglio 2008 alle 16:19 Santa Rita, giudizio immediato: il processo inizierà a dicembre » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il gip di Milano Micaela Curami ha disposto il giudizio immediato nei confronti della 14 persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita di Milano. Il processo inizierà nei primi giorni di dicembre davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano. Le accuse per le quali è stato disposto il giudizio sono le lesioni (una novantina di casi) e truffa aggravata al sistema sanitario. LEGGI ANCHE: Le dritte di Altroconsumo sulla sanità che fa male [...]

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