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Portato in gendarmeria, tra i fischi degli appassionati del Tour de France, prima della partenza della 12/a tappa. Così finisce l’avventura sulle strade francesi per l’italiano Riccardo “Cobra” Riccò risultato positivo all’Epo di terza generazione dopo il controllo effettuato al termine della gara a cronometro del Tour de France dell’8 luglio scorso a Cholet. Le indiscrezioni anticipate dal sito de L’Equipe sono state confermate dall’agenzia francese antidoping. Il ciclista della Saunier Duval, vincitore di due splendide tappe in questa edizione della “Grande Boucle”, è stato sospeso dalla corsa a tappe e non prenderà il via oggi da Lavelanet, dodicesima tappa. Mentre la squadra dell’italiano ha abbandonato la corsa, dopo aver conquistato tre tappe, due con lo stesso Riccò e una con Leonardo Piepoli, mentre era ottavo in classifica generale Josè Cobo Acebo, il meglio piazzato.
E pensare che lo chiamavano già il Pirata, perché Pantani era l’idolo di Riccò e sulle montagne pirenaiche era andato in fuga proprio come il suo mito romagnolo. La favola del Cobra però è durata poco, si è spenta dopo due tappe del Tour vinte con le braccia alzate e l’entusiasmo dei tifsosi, anche quelli francesi, che credevano di aver trovato il nuovo eroe delle scalate. 24 anni, di Sassuolo: la bufera lo ha travolto alla vigilia della 12/a tappa della corsa francese, anche se su di lui le ombre si erano addensate già quando alla Grande Boucle erano caduti gli spagnoli Manuel Beltran e Moses Duenas Nevado, e si erano levati i sospetti su un’altra decina di ciclisti, compreso lo scalatore italiano. Colpa anche di quel valore un po’ alto dell’ematocrito, prodotto naturalmente dal suo organismo, e per il quale lo scalatore aveva il certificato Uci.
Tutti finiti nella trappola dell’eritropoietina, quella di ultima generazione definita Cera (Continous erythropietin Receptor Activator: un attivatore “ritardo” dei recettori dell’eritropoietina che stimola la produzione di globuli rossi i cui effetti durano più a lungo): tracce della stessa sostanza sono state trovate anche nelle urine del corridore della Saunier Duval, ha fatto sapere il presidente dell’agenzia francese per la lotta al doping, Pierre Bordry.
Le analisi ripetute avevano provocato alcune repliche stizzite del corridore: “Io di dubbi non ne ho neanche uno - aveva detto Riccò qualche giorno fa. “I miei valori sono quelli. L’Uci li conosceva, li conoscevano tutti ma in Francia no, perchè qui non sono mai venuto a correre”. Poi l’autodifesa si era fatta sfogo: “Vorrei si parlasse di me per la gara, non per cose buttate lì. Io sono tranquillo ma si stava meglio al Giro”.
È stata la stessa agenzia antidoping francese a rivelarlo proprio prima della partenza della frazione odierna: a Riccò la notizia choc è stata data mentre era sul bus che conduceva gli atleti a Lavelanet. “Si tratta dello stesso prodotto degli altri due corridori”. Riccò ha dovuto lasciare la comitiva a bordo di un’auto dell’organizzazione: stavolta la sua passerella non è stata a suon di incitamenti, quelli che lo avevano sostenuto sui tornanti pirenaici. Sono volati fischi e ululati: insomma una fine nella polvere per Riccò, che occupava il nono posto nella classifica generale del Tour e indossava la maglia a pois degli scalatori, portato via dai gendarmi francesi e ora in stato di fermo, così come vuole la legge transalpina.
“È assolutamente sconvolgente” le parole del presidente dell’Uci, Pat McQuaid. “Lui non è spagnolo, ma ha legami con la Spagna” ha aggiunto riferendosi al team. Un altro choc, l’ennesima bufera: non si salva nemmeno il giovane emiliano.
A difendere con convinzione Riccò ci pensa la sorella Melissa, che anzi lancia duri attacchi al mondo del ciclismo “Se uno va forte ed è esuberante come mio fratello Riccardo, prima o poi trovano il modo di farlo fuori. Fu così anche per Marco Pantani”. Melissa prosegue ricordando alcuni episodi che avevano coinvolto lo scalatore in passato “Tutti sanno che già due volte era finito sui giornali per l’ematocrito, salvo poi rivelarsi un valore naturalmente alto per il suo fisico”.
Su di lui è aperta un’inchiesta preliminare, ma resta in stato di fermo, nell’attesa di raccontare la propria verità : davanti al magistrato francese, Riccò ha negato di avere fatto uso di sostanze proibite, ma la sua favola di atleta destinato a sostituire Marco Pantani, nel cuore dei tifosi italiani, è già finita, tra le quattro mura della piccola gendarmeria di Mirepoix, un centro di 4 mila abitanti.
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Commenti
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Il 9 Maggio 2009 alle 0:12 Al via il Giro del centenario, le tappe più dure della squadra Antidoping » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] In Giro da cent’anni. E qualcuno riesce ancora a prenderlo “in giro”. La corsa rosa del ciclismo arriva al secolo di vita con un’edizione speciale. Anche per quanto riguarda la lotta al doping. Alla partenza della cronometro a squadre, nello scenario delle calli di Venezia, ci saranno i campioni più attesi (dal sette volte campione del tour Lance Armstrong al favorito Ivan Basso), le venti squadre, un’organizzazione mastodontica e molto pubblico. Ma in parallelo partirà anche un altro giro, quello dei controllori, di plasma, urine, siringhe e pillole. Carabinieri dei Nas, esperti medici del Coni, dell’Uci e della Wada, l’agenzia mondiale per la lotta al doping, sono pronti a smascherare i bari su due ruote. “Sarà usato lo stesso metodo delle Olimpiadi di Pechino. Controlli mirati alle sostanze proibite e azioni a tenaglia per garantire un Giro da “bollino blu” rassicura il direttore ciclismo di Rcs sport Angelo Zomegnan. Dei tre protagonisti dell’anno scorso, è uscito pulito solo il vincitore Alberto Contador. I due giovani italiani Riccardo “il cobra” Riccò ed Emanuele Sella che avevano emozionato con i loro scatti in salita, sono stati sospesi nel corso dell’estate per la positività alla Cera, la cosiddetta “Epo di terza generazione”, la cui sigla sta per “attivazione continua dei recettori dell’eritropoiesi”, in pratica eritropietina, un ormone prodotto dai reni che stimola la produzione di nuovi globuli rossi nel midollo osseo. “Rispetto all’Epo, che richiedeva iniezioni continue, la Cera resta di più in circolo” spiega a Panorama.it il professor Dario D’Ottavio, coordinatore del Consiglio nazionale dei Chimici per la lotta al doping, per anni nella Commissione antidoping del ministero della Salute, uno dei massimi esperti italiani in materia. “La Cera sembra fatta apposta per i ciclisti, ha un ciclo di vita più lungo, per sforzi più prolungati. E’ più difficile da rilevare nelle urine. E consente un aumento di prestazione notevole”. Ma adesso si può scoprire: “sono stati fatti molti passi in avanti” secondo D’Ottavio, “la gran parte delle molecole ora si può rilevare, anche se ogni tanto la ricerca ne immette di nuove sul mercato”. Il ciclismo è l’unico sport in cui si controllano sangue e urine, in cui ci sono tanti casi ma anche tanti controlli come quelli a sorpresa, che tanto irritano i ciclisti. “Bisogna chiarire, non si tratta di accanimento” spiega D’Ottavio, “è per la loro salute: alla lunga queste sostanze hanno effetti terribili”. Secondo il biochimico, anzi, i casi che emergono dai controlli sono ancora troppo pochi: “I test a sorpresa non sono sufficienti: l’unico sistema che sarebbe valido è una specie di passaporto biochimico dell’atleta: lo si segue fin dall’adolescenza controllando i parametri biochimici e si verificano così tutte le anomalie, le deviazioni inattese di alcuni valori, innaturali. Deviazioni non spiegabili fisiologicamente”. [...]
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