Parla Bersani, candidato (ombra) a sostituire Walter

Pierluigi Bersani e Walter Veltroni

di Stefano Brusadelli

“Us’ po’ fèr, ma u jè da laurèr”. L’unica speranza per il Pd di uscire da questa tribolata stagione, secondo Pier Luigi Bersani, sta in quelle parole stampate sulla maglietta che gli ha regalato un militante di Cesena. Tradotto dal romagnolo, significa che si può fare, ma c’è da lavorare. Una rielaborazione, in pragmatica chiave padana, dell’obamiano e sognante “si può fare” con cui Walter Veltroni condì la sua campagna elettorale.
Dell’ex sindaco di Roma, Bersani fu lo sfidante mancato alle primarie di ottobre 2007, e in molti rimpiangono quella rinuncia. Oggi il ministro ombra dell’Economia è il candidato più accreditato per un’eventuale successione alla guida del Pd. In questa intervista, pur concedendo al segretario il beneficio del congresso tra un anno, disegna il profilo di un partito dove c’è molto da “laurèr”, e che non assomiglia molto a quello leaderistico fin qui guidato da Veltroni. Un identikit che ha il sapore di una piattaforma politico-programmatica. Da mettere in campo al momento opportuno; magari, dopo le elezioni europee del 2009.
Correnti che si moltiplicano, linea incerta, militanti sfiduciati: non è un gran momento per il Pd.
Effettivamente non siamo ancora passati in pieno dalla fase costituente a quella di costruzione. È vero che ci sono state di mezzo le elezioni, ma ora bisogna darsi un profilo organizzativo, soprattutto cominciare a discutere di politica.
Veramente Veltroni dice che nel Pd si discute fin troppo.
Fino a ora abbiamo votato, più che discusso.
E allora non sarebbe il caso di fare il congresso il prima possibile?
Sarò antiquato, ma un congresso vero non si fa senza iscritti. Vorrei che il primo congresso del Pd avvenisse pienamente dentro le regole statutarie. Basta con l’emergenza della fase costituente.
Quindi, congresso nel 2009?
Sì, è bene che il congresso si tenga nel 2009. Intanto però, in autunno, c’è una conferenza programmatica che sarà l’occasione per cominciare a mescolarci, e a discutere di politica. Per darci un profilo, abbiamo bisogno di ascoltare la nostra gente, farci aiutare da loro.
Discutere vuol dire anche contarsi.
No, niente conte. Quelle si faranno al congresso. Penso a una discussione su un documento aperto della direzione, non a documenti contrapposti. E a un legame con la manifestazione di massa contro il governo annunciata per il 25 ottobre.
Lei dice niente conte, ma intanto il Pd è lacerato. C’è Veltroni che teorizza il partito a vocazione maggioritaria, D’Alema che invece mette l’accento sulle alleanze e propone il proporzionale tedesco che piace all’Udc e a Rifondazione, ma non a Veltroni…
Penso che se ricominciassimo a discutere sul serio, molte differenze apparirebbero componibili. Premesso che tutti ci diciamo a favore del bipolarismo, si è visto che pensando di affidare all’elettore la scelta dell’alleanza attraverso il premio di maggioranza abbiamo finito col riconoscere rendite di posizione micidiali a minoranze esigue. Nello stesso tempo meccanismi come quello referendario (la consultazione è prevista per la primavera 2009, ndr) porterebbero a un bipartitismo finto, che ci impedirebbe paradossalmente di presentarci col nostro volto.
Il sistema tedesco caro a D’Alema però finisce col favorire i giochi postelettorali, a vantaggio delle terze forze.
Il sistema tedesco, che è il più coerente con l’esigenza di presentarsi con la propria identità, può essere corretto in senso bipolarizzante con il vincolo di dichiarare le alleanze prima delle elezioni.
La legge elettorale non è l’unico motivo di divisione nel Pd. C’è pure l’opportunità del dialogo con Silvio Berlusconi.
Dialogo è una parola astratta. Preferisco la coppia accordo-disaccordo. Fermo restando che su temi di rilevanza istituzionale l’accordo è sempre auspicabile, credo che per fare il suo dovere nei confronti del Paese l’opposizione debba, appunto, fare l’opposizione. Seria, non demagogica, senza acrimonia: ma opposizione. Del resto io non ricordo, ai tempi del nostro ultimo governo, Berlusconi e Giulio Tremonti intenti a cercare il dialogo costruttivo con noi. Per 2 anni ci hanno bollato come il governo delle tasse e dei comunisti; e hanno vinto le elezioni.
Una stoccata ai dialoganti…
Vedo la pericolosa tendenza a pensare che il centrodestra sia in grado di fare quello che noi non siamo stati in grado di fare.
E invece?
Il centrodestra ha messaggi più efficaci dei nostri per vincere le elezioni, ma non ha le risposte. Vedrete che balleranno.
L’opposizione seria è quella che si è vista finora?
Va bene che dopo aver preso un pugno stai male per un po’, ma stiamo dando l’impressione di essere poco convinti delle nostre ragioni. Chi vince ha sempre ragione, ma chi perde non sempre ha torto.
Idee per un’agenda dell’opposizione?
Quel che dobbiamo fare è saldare i temi democratici, tipo il conflitto di interessi o le leggi ad personam, con la questione sociale.
Vuol dire che si sta esagerando con l’antiberlusconismo?
Dobbiamo marcare una differenza con il dipietrismo, che non ha una vocazione maggioritaria come la nostra. Noi dobbiamo proporre un’alternativa di governo per il Paese. Ciò che conta di più, per i nostri elettori, è una buona risposta sui temi economici e sociali. Berlusconi usa le leggi ad personam anche come armi di distrazione di massa. Nel senso che vuol portarci a ingaggiare battaglie che dubito siano in cima alle aspettative degli elettori. Adesso il punto vero è chi deve pagare lo tsunami inflattivo che si sta scaricando sui redditi medio-bassi e sulle imprese che lavorano per il mercato interno.
Altro punto dolente: il segretario. Veltroni è indebolito. Quanto si può andare avanti con un leader azzoppato?
Io sostengo Veltroni con convinzione, e con le mie convinzioni. Se ci sono croci da portare, bisogna portarle insieme. Non mi piace questa continua discussione sulla questione del leader e la trascuratezza del collettivo.
Non le piace l’idea dell’uomo solo al comando…
Noi non diventeremo mai come Berlusconi. Per la nostra gente il problema numero uno è organizzare un collettivo. Non credo che oggi ci sia un problema Veltroni, ma c’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna attivare un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse.
E perché mai nel suo interesse?
Un leader, chiunque sia, non può farsi carico di tutto, e dove non arriva lui può arrivare il collettivo.
Che intende per collettivo?
Un meccanismo vero di partecipazione e una selezione di gruppi dirigenti che abbiano misurato un rapporto solido con la realtà.
Torno alla questione più scabrosa: quanto si può andare avanti con un leader azzoppato?
Entrati nella fase fisiologica, il leader è il garante di una piattaforma politica. Al congresso del 2009 può darsi che si misurino diverse piattaforme. Vedremo.
Si è pentito di non essersi candidato contro Veltroni alle primarie del 2007?
Ci ho pensato molte volte e resto convinto di aver fatto bene. Ma vedo nella nostra partenza un limite. Gli antichi partiti avrebbero dovuto dire più chiaramente che si andava verso qualcosa di nuovo, che ci si andava a rimescolare. Invece c’è stata un’ambiguità che ci sta nuocendo.
Che Pd vorrebbe lei?
Un partito che sia liberale, e davvero, in economia, ma fermo nel non affidare al mercato la salute, la sicurezza e l’istruzione. Che creda nella fedeltà fiscale, con un fisco progressivo e redistributivo. Che sia popolare nell’organizzazione e nel linguaggio. Che non abbia paura di parole come sinistra e cattolicesimo democratico. Che sia di combattimento e che non agisca sulla base degli umori del giorno.
Al congresso ci sarà anche la piattaforma Bersani?
Non lo so.
Intanto, alla mappa del Pd manca ancora la corrente bersaniana.
Gli affluenti servono se c’è un fiume. E qui mi sembra ci siano preziosi affluenti ma troppo poco fiume. Quanto a me, sono uomo di fiume.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 19 Luglio 2008 alle 17:52 luanmagi ha scritto:

non sarà un craxiano ma ci và vicino è uno dei pochi che dice pane al pane vino al vino, gli altri gigioneggiano slalom improbabili in mezzo alle bugie

Il 19 Ottobre 2008 alle 16:26 Fassino: “Niente crisi e nessun rischio di balcanizzazione per il Pd” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] È un ex che le basse frequenze di Radio Transatlantico danno in corsa (con Massimo D’Alema) per il rientro sul ponte di comando. Solo rumori di fondo ai quali bisogna dare un peso relativo, ma è certo che al Piero Fassino intervistato da Panorama l’energia e la tenacia non mancano. Quello con l’ultimo leader della Quercia è un colloquio molto franco, senza reticenze. Visti i tempi, Fassino ha una sorprendente visione del futuro del Pd e uno straordinario orgoglio nel ricordare il suo lavoro al Botteghino: “Sono stato segretario dei Ds per sette anni. E ho sempre vinto”. Un memento per chi è arrivato dopo di lui, Walter Veltroni. Onorevole Fassino, il Pd è in crisi? No. Anzi, contesto la rappresentazione di un partito allo sbando e senza bussola. Le chiedo: in quale Paese democratico, sei mesi dopo le elezioni, chi ha vinto è già in crisi e chi ha perso è già pronto a sostituire il governo? In nessuno. Capisco che da un punto di vista emotivo i nostri elettori vorrebbero il centrodestra sostituito domani mattina, ma razionalmente non può essere così. La costruzione di un’alternativa credibile ha bisogno di tempo. L’importante è mettersi in cammino e darsi il passo giusto. Il Pd festeggia il suo primo compleanno e non appare in grande salute. Se guardiamo a questi primi 12 mesi, beh, abbiamo fatto un enorme tratto di strada: 3,5 milioni di persone alle primarie, 8 mila circoli, il voto di un terzo degli elettori. Segnalo che sull’intero arco delle forze progressiste dei 27 paesi Ue, i partiti con più del 33 per cento sono cinque. Nel prossimo Parlamento europeo molto probabilmente gli eletti nel Pd saranno una delle prime tre delegazioni dell’intero campo progressista. Come sono andate le feste del Pd? Benissimo. Ne abbiamo fatte più che negli anni precedenti. Così sembra il Pd delle meraviglie. Progetto concluso, dunque? No, abbiamo ancora tanto lavoro da fare e il cantiere è ancora aperto. Abbiamo costruito gli elementi portanti dell’edificio: le fondamenta, i muri maestri, il tetto. È una casa solida per tutti i riformisti italiani. Adesso si tratta di completarla. Casa chiusa? Casa aperta? Casa aperta. E allora perché i socialisti sono rimasti fuori? Le elezioni europee e amministrative dovranno essere l’occasione per aprire il Pd ai socialisti, così come a quel riformismo ambientalista che con la crisi dei Verdi rischia di non avere più un riferimento. Poi c’è da dare al partito un’architettura politico-organizzativa solida. Antonio Gramsci nelle note sul Machiavelli scrive che un partito non è fatto solo da generali e soldati. Sono decisivi i quadri intermedi, quelli che guidano e organizzano il partito nei tanti territori del Paese. E lì dobbiamo investire su una nuova leva di quadri locali. Non partiamo da zero: all’appuntamento del Pd, i Ds sono arrivati portando la dote di una nuova generazione di dirigenti regionali e provinciali. La dialettica al vertice del partito funziona o ha dei limiti? Dobbiamo migliorare la nostra vita democratica. È naturale che in un partito grande ci sia una pluralità di culture che si organizzano per correnti, parola che non mi spaventa. Non è preoccupato dalla balcanizzazione del Pd? Le correnti sono utili se ciascuno ha chiare due cose: che non sostituiscono il partito, ma ne sono parte; che obiettivo di ciascuno è concorrere alla costruzione di una sintesi comune. E se il leader non ha correnti? Io ho fatto il segretario dei Ds per sette anni e non avevo correnti. Il Pd è cosa ben diversa dai Ds. Il segretario nazionale ha una funzione di sintesi che lo porta naturalmente a essere sopra le parti. Scegliendo Veltroni non abbiamo scelto il direttore di una campagna elettorale, ma un leader capace di fare sintesi e di guidarci per diventare maggioranza. Progetto lento, si direbbe. Non stiamo con le mani in mano. Lo stiamo costruendo. Sei mesi dopo le vittorie di Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Nicolas Sarkozy nessuna opposizione in quei paesi era in piena salute. Ma le cose possono cambiare in fretta. Nel 2001 abbiamo perso le elezioni. Poi dal 2002 al 2006 ogni anno abbiamo vinto. Lei cita politici che sono stati degli shock culturali per la controparte. Per voi il Cavaliere è stato lo stesso? Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni con un messaggio semplice, fondato su due affermazioni. La prima: “Con me ognuno sarà più libero di fare ciò che vuole”, intercettando così coloro che vivono la politica, lo Stato, la pubblica amministrazione come un peso e un vincolo. La seconda: “Nel momento del bisogno vi proteggerò io”, raccogliendo così il consenso di una società percorsa da mille paure. La destra ha vinto più che per un progetto, per la sua capacità di rassicurare le inquietudini di chi guadagna mille euro al mese, del pensionato che ne riceve 500, del piccolo imprenditore che ha paura della concorrenza cinese, di chi pensa che la sua sicurezza sia a rischio. Inquietudini di segno diverso, che con un messaggio efficace si possono tenere insieme. Solo un messaggio efficace? Non dico questo, ma ai messaggi non corrisponde ancora un’altrettanto efficace politica di governo. Berlusconi ha l’onere della prova. Noi dobbiamo partire dalle stesse inquietudini dei cittadini e dimostrare di avere risposte più credibili. Lei riduce il discorso a questione di pura comunicazione. Ma Berlusconi governa. No, affatto. Berlusconi ha fatto una scelta efficace partendo dall’emergenza rifiuti. Dopo che per mesi Napoli è stata soffocata dall’immondizia, è chiaro che toglierla è un fatto che la gente riconosce. Partendo da questo successo, Berlusconi ha messo in campo una strategia che ogni giorno dice agli italiani: “Adesso c’è un governo che governa e che decide”. Se però si va a vedere su cosa è fondato questo messaggio, in realtà spesso si scopre una strategia della doppia verità. Ne è davvero sicuro? Le faccio esempi concreti. In questi giorni di crisi finanziaria Berlusconi ha detto che ridurrà le tasse, ma il suo ministro dell’Economia ribadisce che non si ridurranno prima di cinque anni. Si accredita che con un governo che fa la faccia feroce, gli immigrati clandestini non arrivino più, ma secondo il Viminale ad agosto ne sono sbarcati un numero superiore all’anno scorso. Si rassicura la gente che teme per la propria sicurezza schierando l’esercito nelle città, però in Finanziaria hanno ridotto i soldi per forze dell’ordine e magistratura. Si è abolita l’Ici e poi si sta per rintrodurla con un altro nome. Il governo cresce nei sondaggi. Il centrodestra appare credibile perché tocca temi che sono sofferenti da così lungo periodo che basta evocarli per raccogliere consenso. Non c’è dubbio, per esempio, che quello che dice Renato Brunetta sui dipendenti pubblici incontra, soprattutto al Nord, il consenso di una larga opinione pubblica. Scontiamo il fatto di non aver affrontato per un lungo periodo il tema della qualità della pubblica amministrazione, la sua efficienza e produttività. Non mi sfugge insomma che ci sono problemi veri su cui il centrodestra si muove. Cosa manca al Pd? Noi abbiamo il dovere di denunciare ciò che riteniamo dannoso per il Paese. Ma questo non basta. Dobbiamo dare risposte più convincenti. Penso, ad esempio, che il ministro Gelmini sulla scuola sbagli, ma non possiamo fingere che nella scuola italiana non ci siano un sacco di problemi. È giustissimo dire che occorre mettere in campo delle riduzioni fiscali per dare fiato ai redditi bassi e medi, ma dobbiamo anche dire su quali voci di spesa pubblica recuperiamo risorse. Insomma, possiamo battere Berlusconi se alziamo la qualità del nostro progetto. Anche per questo ci siamo dati la forma del governo ombra. La sua rivendicazione del governo-ombra stride con il fatto che non volete istituzionalizzarlo cambiando i regolamenti di Camera e Senato. Il governo ombra è espressione del Pd e in Parlamento ci sono altre due forze di opposizione, istituzionalizzarlo vorrebbe dire imporre questa forma agli altri. A me ora interessa che il Governo-ombra abbia proposte credibili e sia accreditato nella società. Se diventa questo, troveremo una soluzione anche per la sua istituzionalizzazione. Siete comunque pronti a riscrivere, con la maggioranza, i regolamenti parlamentari? Siamo pronti a discutere tutto ciò che accelera la capacità di decidere della politica: riforma dei regolamenti, riduzione delle materie su cui intervenire per legge, il superamento del bicameralismo perfetto. Ma la maggioranza deve essere pronta a riconoscere all’opposizione gli strumenti di garanzia e controllo che sono necessari Ma se lei ha una visione così chiara, perché Veltroni appare ondivago, e non solo su questo? E perché calate vistosamente nei sondaggi? Liberiamoci dalla ossessione dei sondaggi. Contano i voti che si prendono alle elezioni. E bisogna liberarsi delle caricature. Sarebbe fin troppo facile ricordare gli anatemi che si lanciavano Berlusconi e Gianfranco Fini 60 giorni prima delle elezioni. Come no? Litigavano… … e poi si sono messi insieme e hanno vinto le elezioni. Dunque, non impicchiamo un leader politico alla frase di un giorno. Al momento voi, la sinistra moderata e riformista, vi preparate ad andare in piazza. Guardi che la piazza non è qualcosa di eversivo. Nell’agorà, la piazza, è nata la democrazia. Nel dicembre del 2006 Berlusconi organizzò contro il governo Prodi una manifestazione nazionale a piazza del Popolo. Libero scrisse “10, 100, 1000 spallate”. Berlusconi urlava dal palco: “Chi non salta comunista è”. Eravate per il dialogo e ora fate le barricate. Toccò a me intervenire per primo in Parlamento per manifestare la nostra disponibilità al dialogo. Ma ci siamo trovati di fronte a una maggioranza che non ci ha dato margini di discussione. Procedono a colpi di fiducia su ogni materia rilevante. Lo faceva anche il governo Prodi. Ma Berlusconi ha cento seggi in più! Che bisogno ha di blindare una maggioranza così larga? Lei è pronto a discutere, ma il suo segretario lo è? Certo, Veltroni è pronto a discutere. Lei sostiene alleanze variabili sul territorio. Governerebbe con la Lega? Con la politica leghista di oggi, mi pare complicato. Tuttavia non mi sfugge che la Lega non è assimilabile tout court a Berlusconi e men che meno ad An. In molti territori del Nord ha radici popolari ed esprime domande, tensioni e esigenze con cui noi dobbiamo fare i conti. Il Pd avrà il suo vero test nelle elezioni del 2009. Non per mettere le mani avanti, ma per avere il quadro: il 65 per cento dei quasi 5 mila comuni e 70 provincie che andranno al voto sono governati dal Pd. È chiaro che è un test molto impegnativo, che parte da un dato molto alto e il centrodestra rischia molto meno. Qual è la soglia di sopravvivenza del segretario Veltroni? È un gioco al quale non partecipo (sorride). È un voto amministrativo e più articolato rispetto a quello politico. E conteranno molto i fattori locali. È inutile fare previsioni. Noi comunque puntiamo a vincere nel maggior numero dei comuni. Il ministro Giulio Tremonti vi ha scavalcato a sinistra? Tremonti è certamente intelligente, ma in questi anni ha detto tutto e il contrario di tutto. Anche con una buona dose di spregiudicatezza e cinismo. Può darsi, ma piace anche ai suoi elettori. E poi siamo il paese di Machiavelli… Io distinguo tra Machiavelli e il machiavellismo. Nel colbertismo di Tremonti c’è un fumus protezionistico che non è convincente. E anche il suo recente europeismo contraddice quanto ha detto per anni. Comunque, meglio tardi che mai. Lei preferisce Bersani? Non c’è dubbio. Anche come prossimo segretario del Pd? Noi il Segretario lo abbiamo. A Panorama Bersani ha detto di puntare a un ruolo più grande per il domani. Fa parte delle umane ambizioni. [...]

Il 20 Ottobre 2008 alle 2:29 SuccedeOggi » Blog Archive » Fassino: “Niente crisi e nessun rischio di balcanizzazione per il Pd” ha scritto:

[...] È un ex che le basse frequenze di Radio Transatlantico danno in corsa (con Massimo D’Alema) per il rientro sul ponte di comando. Solo rumori di fondo ai quali bisogna dare un peso relativo, ma è certo che al Piero Fassino intervistato da Panorama l’energia e la tenacia non mancano. Quello con l’ultimo leader della Quercia è un colloquio molto franco, senza reticenze. Visti i tempi, Fassino ha una sorprendente visione del futuro del Pd e uno straordinario orgoglio nel ricordare il suo lavoro al Botteghino: “Sono stato segretario dei Ds per sette anni. E ho sempre vinto”. Un memento per chi è arrivato dopo di lui, Walter Veltroni. Onorevole Fassino, il Pd è in crisi? No. Anzi, contesto la rappresentazione di un partito allo sbando e senza bussola. Le chiedo: in quale Paese democratico, sei mesi dopo le elezioni, chi ha vinto è già in crisi e chi ha perso è già pronto a sostituire il governo? In nessuno. Capisco che da un punto di vista emotivo i nostri elettori vorrebbero il centrodestra sostituito domani mattina, ma razionalmente non può essere così. La costruzione di un’alternativa credibile ha bisogno di tempo. L’importante è mettersi in cammino e darsi il passo giusto. Il Pd festeggia il suo primo compleanno e non appare in grande salute. Se guardiamo a questi primi 12 mesi, beh, abbiamo fatto un enorme tratto di strada: 3,5 milioni di persone alle primarie, 8 mila circoli, il voto di un terzo degli elettori. Segnalo che sull’intero arco delle forze progressiste dei 27 paesi Ue, i partiti con più del 33 per cento sono cinque. Nel prossimo Parlamento europeo molto probabilmente gli eletti nel Pd saranno una delle prime tre delegazioni dell’intero campo progressista. Come sono andate le feste del Pd? Benissimo. Ne abbiamo fatte più che negli anni precedenti. Così sembra il Pd delle meraviglie. Progetto concluso, dunque? No, abbiamo ancora tanto lavoro da fare e il cantiere è ancora aperto. Abbiamo costruito gli elementi portanti dell’edificio: le fondamenta, i muri maestri, il tetto. È una casa solida per tutti i riformisti italiani. Adesso si tratta di completarla. Casa chiusa? Casa aperta? Casa aperta. E allora perché i socialisti sono rimasti fuori? Le elezioni europee e amministrative dovranno essere l’occasione per aprire il Pd ai socialisti, così come a quel riformismo ambientalista che con la crisi dei Verdi rischia di non avere più un riferimento. Poi c’è da dare al partito un’architettura politico-organizzativa solida. Antonio Gramsci nelle note sul Machiavelli scrive che un partito non è fatto solo da generali e soldati. Sono decisivi i quadri intermedi, quelli che guidano e organizzano il partito nei tanti territori del Paese. E lì dobbiamo investire su una nuova leva di quadri locali. Non partiamo da zero: all’appuntamento del Pd, i Ds sono arrivati portando la dote di una nuova generazione di dirigenti regionali e provinciali. La dialettica al vertice del partito funziona o ha dei limiti? Dobbiamo migliorare la nostra vita democratica. È naturale che in un partito grande ci sia una pluralità di culture che si organizzano per correnti, parola che non mi spaventa. Non è preoccupato dalla balcanizzazione del Pd? Le correnti sono utili se ciascuno ha chiare due cose: che non sostituiscono il partito, ma ne sono parte; che obiettivo di ciascuno è concorrere alla costruzione di una sintesi comune. E se il leader non ha correnti? Io ho fatto il segretario dei Ds per sette anni e non avevo correnti. Il Pd è cosa ben diversa dai Ds. Il segretario nazionale ha una funzione di sintesi che lo porta naturalmente a essere sopra le parti. Scegliendo Veltroni non abbiamo scelto il direttore di una campagna elettorale, ma un leader capace di fare sintesi e di guidarci per diventare maggioranza. Progetto lento, si direbbe. Non stiamo con le mani in mano. Lo stiamo costruendo. Sei mesi dopo le vittorie di Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Nicolas Sarkozy nessuna opposizione in quei paesi era in piena salute. Ma le cose possono cambiare in fretta. Nel 2001 abbiamo perso le elezioni. Poi dal 2002 al 2006 ogni anno abbiamo vinto. Lei cita politici che sono stati degli shock culturali per la controparte. Per voi il Cavaliere è stato lo stesso? Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni con un messaggio semplice, fondato su due affermazioni. La prima: “Con me ognuno sarà più libero di fare ciò che vuole”, intercettando così coloro che vivono la politica, lo Stato, la pubblica amministrazione come un peso e un vincolo. La seconda: “Nel momento del bisogno vi proteggerò io”, raccogliendo così il consenso di una società percorsa da mille paure. La destra ha vinto più che per un progetto, per la sua capacità di rassicurare le inquietudini di chi guadagna mille euro al mese, del pensionato che ne riceve 500, del piccolo imprenditore che ha paura della concorrenza cinese, di chi pensa che la sua sicurezza sia a rischio. Inquietudini di segno diverso, che con un messaggio efficace si possono tenere insieme. Solo un messaggio efficace? Non dico questo, ma ai messaggi non corrisponde ancora un’altrettanto efficace politica di governo. Berlusconi ha l’onere della prova. Noi dobbiamo partire dalle stesse inquietudini dei cittadini e dimostrare di avere risposte più credibili. Lei riduce il discorso a questione di pura comunicazione. Ma Berlusconi governa. No, affatto. Berlusconi ha fatto una scelta efficace partendo dall’emergenza rifiuti. Dopo che per mesi Napoli è stata soffocata dall’immondizia, è chiaro che toglierla è un fatto che la gente riconosce. Partendo da questo successo, Berlusconi ha messo in campo una strategia che ogni giorno dice agli italiani: “Adesso c’è un governo che governa e che decide”. Se però si va a vedere su cosa è fondato questo messaggio, in realtà spesso si scopre una strategia della doppia verità. Ne è davvero sicuro? Le faccio esempi concreti. In questi giorni di crisi finanziaria Berlusconi ha detto che ridurrà le tasse, ma il suo ministro dell’Economia ribadisce che non si ridurranno prima di cinque anni. Si accredita che con un governo che fa la faccia feroce, gli immigrati clandestini non arrivino più, ma secondo il Viminale ad agosto ne sono sbarcati un numero superiore all’anno scorso. Si rassicura la gente che teme per la propria sicurezza schierando l’esercito nelle città, però in Finanziaria hanno ridotto i soldi per forze dell’ordine e magistratura. Si è abolita l’Ici e poi si sta per rintrodurla con un altro nome. Il governo cresce nei sondaggi. Il centrodestra appare credibile perché tocca temi che sono sofferenti da così lungo periodo che basta evocarli per raccogliere consenso. Non c’è dubbio, per esempio, che quello che dice Renato Brunetta sui dipendenti pubblici incontra, soprattutto al Nord, il consenso di una larga opinione pubblica. Scontiamo il fatto di non aver affrontato per un lungo periodo il tema della qualità della pubblica amministrazione, la sua efficienza e produttività. Non mi sfugge insomma che ci sono problemi veri su cui il centrodestra si muove. Cosa manca al Pd? Noi abbiamo il dovere di denunciare ciò che riteniamo dannoso per il Paese. Ma questo non basta. Dobbiamo dare risposte più convincenti. Penso, ad esempio, che il ministro Gelmini sulla scuola sbagli, ma non possiamo fingere che nella scuola italiana non ci siano un sacco di problemi. È giustissimo dire che occorre mettere in campo delle riduzioni fiscali per dare fiato ai redditi bassi e medi, ma dobbiamo anche dire su quali voci di spesa pubblica recuperiamo risorse. Insomma, possiamo battere Berlusconi se alziamo la qualità del nostro progetto. Anche per questo ci siamo dati la forma del governo ombra. La sua rivendicazione del governo-ombra stride con il fatto che non volete istituzionalizzarlo cambiando i regolamenti di Camera e Senato. Il governo ombra è espressione del Pd e in Parlamento ci sono altre due forze di opposizione, istituzionalizzarlo vorrebbe dire imporre questa forma agli altri. A me ora interessa che il Governo-ombra abbia proposte credibili e sia accreditato nella società. Se diventa questo, troveremo una soluzione anche per la sua istituzionalizzazione. Siete comunque pronti a riscrivere, con la maggioranza, i regolamenti parlamentari? Siamo pronti a discutere tutto ciò che accelera la capacità di decidere della politica: riforma dei regolamenti, riduzione delle materie su cui intervenire per legge, il superamento del bicameralismo perfetto. Ma la maggioranza deve essere pronta a riconoscere all’opposizione gli strumenti di garanzia e controllo che sono necessari Ma se lei ha una visione così chiara, perché Veltroni appare ondivago, e non solo su questo? E perché calate vistosamente nei sondaggi? Liberiamoci dalla ossessione dei sondaggi. Contano i voti che si prendono alle elezioni. E bisogna liberarsi delle caricature. Sarebbe fin troppo facile ricordare gli anatemi che si lanciavano Berlusconi e Gianfranco Fini 60 giorni prima delle elezioni. Come no? Litigavano… … e poi si sono messi insieme e hanno vinto le elezioni. Dunque, non impicchiamo un leader politico alla frase di un giorno. Al momento voi, la sinistra moderata e riformista, vi preparate ad andare in piazza. Guardi che la piazza non è qualcosa di eversivo. Nell’agorà, la piazza, è nata la democrazia. Nel dicembre del 2006 Berlusconi organizzò contro il governo Prodi una manifestazione nazionale a piazza del Popolo. Libero scrisse “10, 100, 1000 spallate”. Berlusconi urlava dal palco: “Chi non salta comunista è”. Eravate per il dialogo e ora fate le barricate. Toccò a me intervenire per primo in Parlamento per manifestare la nostra disponibilità al dialogo. Ma ci siamo trovati di fronte a una maggioranza che non ci ha dato margini di discussione. Procedono a colpi di fiducia su ogni materia rilevante. Lo faceva anche il governo Prodi. Ma Berlusconi ha cento seggi in più! Che bisogno ha di blindare una maggioranza così larga? Lei è pronto a discutere, ma il suo segretario lo è? Certo, Veltroni è pronto a discutere. Lei sostiene alleanze variabili sul territorio. Governerebbe con la Lega? Con la politica leghista di oggi, mi pare complicato. Tuttavia non mi sfugge che la Lega non è assimilabile tout court a Berlusconi e men che meno ad An. In molti territori del Nord ha radici popolari ed esprime domande, tensioni e esigenze con cui noi dobbiamo fare i conti. Il Pd avrà il suo vero test nelle elezioni del 2009. Non per mettere le mani avanti, ma per avere il quadro: il 65 per cento dei quasi 5 mila comuni e 70 provincie che andranno al voto sono governati dal Pd. È chiaro che è un test molto impegnativo, che parte da un dato molto alto e il centrodestra rischia molto meno. Qual è la soglia di sopravvivenza del segretario Veltroni? È un gioco al quale non partecipo (sorride). È un voto amministrativo e più articolato rispetto a quello politico. E conteranno molto i fattori locali. È inutile fare previsioni. Noi comunque puntiamo a vincere nel maggior numero dei comuni. Il ministro Giulio Tremonti vi ha scavalcato a sinistra? Tremonti è certamente intelligente, ma in questi anni ha detto tutto e il contrario di tutto. Anche con una buona dose di spregiudicatezza e cinismo. Può darsi, ma piace anche ai suoi elettori. E poi siamo il paese di Machiavelli… Io distinguo tra Machiavelli e il machiavellismo. Nel colbertismo di Tremonti c’è un fumus protezionistico che non è convincente. E anche il suo recente europeismo contraddice quanto ha detto per anni. Comunque, meglio tardi che mai. Lei preferisce Bersani? Non c’è dubbio. Anche come prossimo segretario del Pd? Noi il Segretario lo abbiamo. A Panorama Bersani ha detto di puntare a un ruolo più grande per il domani. Fa parte delle umane ambizioni. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!