Gelati e uova di quaglia, lavorare “dentro” il carcere di Opera

Il carcere di Opera

Nel marchio del loro gelato, “Aiscrim, prigionieri del gusto”, l’inglese lo storpiano con ironia. Ma nella frase scritta sul muro che porta alla palestra una frase in inglese l’hanno scritta bene: “We also have a dream…”. I detenuti della casa di reclusione di Opera, poco fuori Milano, la più grande d’Europa con oltre 1.200 presenze (tra cui molte per mafia e in regime di 41 bis) e più di 750 operatori tra agenti penitenziari ed educatori, come sogno hanno un lavoro. Un’attività che, prima di tutto, faccia passare le giornate sempre uguali, che insegni loro una professione spendibile una volta usciti e, perché no, produca un guadagno e li faccia conoscere al “mondo esterno”.

Laboratori e officine, teatrale, di lingua, di meccanica, di giardinaggio, per citarne alcuni, erano già attivi nel carcere di Opera. Ma i due nuovi progetti hanno qualche ambizione in più. Già dal logo e dal nome: “La fattoria di Al Cappone“, allevamento di quaglie per la produzione di uova, dove lavorano per ora dieci detenuti e realizzato in collaborazione con la onlus Il Due e il Consorzio Cascina Nibai. E la gelateria “Aiscrim“, pensata da Jobinside, società che si occupa di lavoro in carcere. I primi 20 neo gelatai prepareranno coni e torte che verranno venduti a ristoranti e bar della città, come già accade al Freetime di via Santa Margherita, al Gran Caffè Visconteo di piazza Duomo e al Gran Caffè Sforzesco di via Dante.

“Con queste due nuove attività”, spiega Giacinto Siciliano, da un anno direttore di Opera, “non solo cerchiamo di intercettare delle tendenze di mercato, ma vogliamo anche dimostrare che è possibile fare imprenditoria in carcere. Se in futuro altre aziende collaboreranno con noi, potremo raggiungere il nostro obiettivo: impiegare tutti i detenuti e dare loro la possibilità di imparare una professione”. Molti degli ospiti di Opera scontano pene definitive e lunghe, ma questo, in termini di formazione, può essere un vantaggio. “Vorremmo che chi compra i nostri prodotti (le uova di quaglia si troveranno da settembre alla Coop, ndr)”, conclude il direttore, “superasse la curiosità che nasce dal fatto che vengono fatti in una prigione e imparasse ad apprezzare la loro qualità, garantita da standard igienico-sanitari rigorosi e da una dedizione dei lavoratori che non ha pari all’esterno”. Il gelato e le uova di Opera portano un marchio di fabbrica speciale, quello di un’istituzione “fondata sul lavoro”.

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