Gigi Buffon alla prima vacanza da papà

Gigi Buffon, in campo per beneficenza (© Paolo Della Bella/LaPresse)

di Giancarlo Dotto

Altro che rigore di Adrian Mutu o tiro di Karim Benzema, le grandi mani del più grande portiere al mondo si sono esibite nella più spericolata presa della carriera, quella del piccolo Louis Thomas, guizzante e imprevedibile cucciolo d’uomo, 7 mesi non ancora compiuti e due denti appena spuntati, mistero afferrabile dalla testa ai piedi secondo canoni che non sono quelli ben noti dell’oggetto sferico. Presa e impresa nella quale, sembra, Gigi Buffon se la sia cavata benone, non senza qualche brivido, più per la platea che altro, e nonostante gli acciacchi alla schiena, tipici di un ormai non più giovanissimo signore che ha passato la vita a fare il saltimbanco tra i pali.
Ultimi spiccioli di vacanza a Forte dei Marmi per Buffon, la compagna Alena e il robusto bebè di casa, mentre la Juventus è già in ritiro a sgobbare da giorni. Vacanza inedita per il portiere della Nazionale, la prima da pater familias, una sfida per lui che a trent’anni si sente ancora figlio di mamma, e che mamma: l’onnipresente Maria Stella. Vacanza che Buffon ha difeso con le unghie e con i denti dalla morbosa curiosità di fotografi e giornalisti: Corsica, Sardegna, Porto Rotondo e l’isola di Mortorio, nome perfetto per definire il livello di mondanità delle ferie di una delle coppie più glamour del calcio: zero.
Gigi ha appena finito di scartare con successo il piccolo Louis Thomas dal suo involucro di pezze e pannolini. Ora gli sta lasciando in ostaggio le sue preziose dita, che il pargolo mordicchia con entusiasmo, forte dei suoi primi due denti.
Mani assicurate per non so quanti milioni, immagino.
No, a dire il vero non ci ho mai pensato. Iker Casillas l’ha fatto? Non lo sapevo. Forse, però, ci ha pensato la Juventus, devo informarmi.
Vacanza inedita. La prima da papà.
Vero, con un figlio cambia tutto. Si vive in funzione delle sue esigenze. Un sacco di privazioni, meno divertimenti, alle 11 io e Alena eravamo già a letto.
Smaltito lo stress da Nazionale?
Ma sì. In fondo per me è stato anche un divertimento, una scoperta. Certo, anche una grande responsabilità. Ti ritrovi questo esserino fragile tra le mani, che dipende tutto da te.
A proposito di mani: i padri di solito vanno nel panico quando devono tenere in braccio un bebè.
Vuole dire che l’essere portiere mi ha facilitato? Può darsi. Mi sentivo molto sicuro anche quando lo tenevo sollevato ai bordi della barca per farlo giocare sul pelo dell’acqua, cosa che per altri poteva comportare un rischio.
Incredibile. Mamma Alena la lasciava fare?
Trepidava, ma si fidava.
Promosso come padre?
Alena è una mamma attentissima, vuole portare sempre con sé Louis Thomas. Ma, specie ora che ha smesso di allattarlo, ogni tanto me lo lascia e me la cavo discretamente bene.
Dove riesce meglio?
Un po’ su tutto. Scaldo l’acqua, il latte, cambio i pannolini, gli faccio il bagnetto e lui ride, segno che non vado male. Recentemente, me lo ha lasciato per una notte intera e lui ha dormito 10 ore di fila. Anche se poi mi è venuto il dubbio che abbia pianto e io non me ne sia accorto.
Capita di solito nei primi mesi che l’uomo di casa venga estromesso dal ménage madre-figlio.
Non nel mio caso. Anche se, è chiaro, la madre conta per l’80 per cento, come è giusto che sia. Non ho la smania di essere protagonista sempre. Mi basta esserlo nel mio lavoro.
È cambiato il vostro rapporto?
Siamo più uniti. Io la stimo ancora di più, Alena, vedendola all’opera come madre.
Litigate sulla gestione di Louis Thomas?
Qualche volta. Scaramucce. L’ultima l’altra sera. Quando usciamo a cena in due, io preferirei non portarlo con noi. Magari comincia a piangere, va calmato, e io mi ritrovo a tavola da solo anche per mezz’ora.
Gigi Buffon con il figlio Louis Thomas

Fantasie sul futuro del pargolo.
Mi piacerebbe seguisse l’esempio del padre. Lo sport tiene lontani dalle cattive tentazioni. Il fisico c’è. A nemmeno 7 mesi comincia a essere ingombrante. È un gigante per la sua età. Del resto, il nonno materno supera i 2 metri, la nonna paterna è 1,85.
A mente fredda, gli europei… Sembra un secolo.
Resta un grande dispiacere. Soprattutto vedendo con che facilità ha vinto la Spagna, con cui noi abbiamo perso solo ai rigori.
Chiederebbe ancora scusa dopo quell’Italia-Olanda?
Sì. Erano parole venute dal cuore. Se l’Italia gioca cento volte con il Brasile non perderà mai 3 a 0. L’Italia non può perdere 3 a 0 con nessuno al mondo in una competizione così importante.
Ha detto: “La peggior Italia della storia”. Il povero Roberto Donadoni non avrà gradito l’eccesso di autocritica.
Con Donadoni avevo e ho un grande rapporto. Ci siamo chiariti il giorno dopo. Lui lo sa che sono onesto e non sono un ruffiano. Sa che sono molto critico soprattutto con me stesso quando sbaglio.
Facile dire così, non sbaglia mai.
Non è vero. Ho riguardato i 32 gol presi lo scorso campionato e mi sono detto che almeno 20 potevo evitarli.
È mancato Fabio Cannavaro.
Con lui non avremmo certo perso in quel modo con l’Olanda. Lui ha carisma, è il capitano. Ci avrebbe guidato in campo con l’esempio e con le parole.
Le manca Donadoni?
Lo sanno anche i sassi che rapporto ho con Marcello Lippi, però Donadoni è stato una bella scoperta per me, come uomo e come allenatore.
Che vi siete detti dopo l’eliminazione?
Non sono capace di mentire. La cosa era nell’aria, gli ho solo detto: “Speriamo di rivederci”.
Sarebbe arrivato Lippi anche in caso di vittoria?
Non credo, magari si sarebbe dimesso Donadoni.
Con il nuovo-vecchio ct vi siete già incontrati?
Qui a Forte dei Marmi. Lui è di queste parti. Mi ha suggerito dei posti dove andare. L’ho trovato in forma, abbronzato come sempre. Un incontro traumatico per il mister. Louis Thomas lo ha graffiato, c’è rimasto male.
Una minestra riscaldata spesso non funziona, si dice.
Lippi è una certezza. Sarà anche una minestra riscaldata, ma è una buona minestra.
La parata su Mutu o quella su Benzema?
Quella su Benzema. Di solito non mi rendo conto quando faccio una grande parata, me lo segnalano gli altri. In quel caso l’ho capito subito.
Se non para il rigore su Mutu, l’Italia va a casa e le scuse non bastano più.
Fortuna ma anche abilità, quel riflesso nel tirare su la gamba.
Calcio italiano, campionato che sta per iniziare: io dico Roma o Juventus.
Io dico Milan. Per me è il favorito per lo scudetto. Non giocare la Champions è un vantaggio enorme. L’Inter? Bisognerà vedere quanto incide l’effetto Mourinho.
José Mourinho, la nuova star del campionato.
A me piace. Mi piacciono le persone che hanno le idee chiare e non hanno paura a comunicarle. Non ha dubbi, sa cosa vuole. Magari è tutta una maschera ma, a pelle, mi sembra uno vero.
Niente Juventus per lo scudetto?
L’anno scorso venivamo dalla B, avevamo stimoli esagerati che non potremo avere quest’anno. Dovremo essere bravi a cercarne altri.
È arrivato Amauri, ha detto: farò meglio di Zlatan Ibrahimovic.
Molti vorrebbero copiare Ibra. Penso che Amauri abbia le doti per imporsi da noi. E poi, a differenza di Ibra, parla bene italiano, saprà integrarsi con più facilità.
È arrivato Christian Poulsen, quello dello sputo di Francesco Totti. I tifosi lo hanno definito “un bidone”.
Magari non avrà le qualità di Amauri, ma è uno di quei giocatori che rendono solida una squadra.
David Trezeguet dice che bisogna aggiungere talento a questa Juve.
I conti vanno sempre fatti alla fine.
Alex Del Piero è vecchietto. Ce la farà a ripetersi?
È uno che si cura maniacalmente. La sua voglia di stupire, di essere all’altezza del suo nome, è intatta.
Joseph Blatter vuole liberare “lo schiavo” Cristiano Ronaldo.
Una battuta infelice, esagerata dai media. Soffro da morire quando magari scappa anche a me una battuta e viene strumentalizzata. È capitato spesso.
Totti forse ritorna azzurro.
Se torna sono contento. Vuol dire che è contento lui e, soprattutto, che è contento Lippi.

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