Spiazza ancora Umberto Bossi: ieri da Venezia aveva rassicurato Berlusconi sul via libera alla riforma della giustizia. Oggi da Padova, dal congresso della Liga Veneta, non smentisce ma tiene aperta la porta al dialogo sulle riforme con l’opposizione.
“Siamo pronti ad accogliere le loro proposte anche sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni” ha detto il Senatur. Che subito dopo però ha rispolverato l’abito da battaglia, quello dell’Alberto da Giussano tanto caro al popolo del Carroccio. Così alla personale galleria “anti-istituzionale” ha aggiunto un’altra provocazione: un gestaccio - il dito medio sollevato - all’Inno di Mameli che chiede a tutt’Italia di essere “schiava di Roma”. “Mai più schiavi di Roma. Toh!” ha maramaldeggiato Bossi.
Leghisti veneti in delirio, e congresso che è proseguito con altri attacchi del Senatur. Sulla scuola innanzitutto. “Dopo il federalismo”, ha detto, “bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente (i professori, ndr) che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo agli esami è stato bastonato perché aveva presentato una tesina sul federalista Carlo Cattaneo“. Al leader ha fatto eco la parlamentare veneta Paola Goisis: “I nostri ragazzi sanno tutti i Re di Roma, ma non conoscono neppure il nome di un Doge della Serenisima”.
“Dobbiamo lottare”, ha aggiunto Bossi, “contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà”. Bossi, parlando più forse da ministro delle Riforme, è stato netto anche su alcune novità che saranno introdotte dal federalismo. Per esempio quando ha annunciato di voler “togliere di mezzo la spesa storica”, in base alla quale lo Stato assegna i trasferimenti alle Regioni. E poi sulla sussidiarietà tra Regioni. Bossi ha detto di non essere contrario alla perequazione tra Regioni più ricche e quelle più povere. “Ma deve essere una perequazione giusta non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. Si tratta di una truffa, è uno schifo. Adesso ogni Regione deve vivere con i soldi che produce”.
Infine la partita del Veneto, dove il governatore Giancarlo Galan, che spinge per dar vita al Pdl su base territoriale, è ormai ai ferri corti con gli alleati-concorrenti della Lega. Senza usare giri di parole Bossi ha rivendicato al Carroccio il prossimo presidente della Regione, nel 2010. Facendo anche un nome: quello del sindaco di Verona, Flavio Tosi, l’emergente più in vista nella Lega in Veneto assieme al ministro Luca Zaia.
Su Galan, il Senatur ha usato parole dure: “Continui ad insultarci, vedrà che risultati otterrà. Chi mal agisce mal finisce”.
Il VIDEO servizio:
Il VIDEO del Tg3 da YouTube:
Il FORUM dei lettori: “Bossi si esprime con gesti osceni: un dito contro l’Inno…”
- Domenica 20 Luglio 2008

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Commenti
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Il 20 Luglio 2008 alle 21:02 toto47 ha scritto:
I nostri figli si stanno leccando i baffi: dopo gli in_
segnamenti di Gasparri,si sentiva l’assenza di Bossi.
Ai ragazzi si sta dando tutta l’attrezzatura culturale
per trasgredire,sia a scuola che nella vita,incoraggia_
ti dai ” suggerimenti ” degli adulti.Di contro si sta
ripristinando il voto in condotta. Voto 10 a chi li sa
imitare meglio.
Il 21 Luglio 2008 alle 9:19 Boccia al mandolino « Bonsai ha scritto:
[...] Ma dargli due ceffoni al Renzino, al posto di fare inutili gestacci ad un disco no, eh? [...]
Il 21 Luglio 2008 alle 18:45 Bagarre sull’Inno, Fini riprende Bossi. Il Senatur: meglio se taceva » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un gestaccio e un giudizio assai duro contro l’inno nazionale e Umberto Bossi ha scatenato la bufera, politico-istituzional-canora. Da una parte l’imbarazzo della maggioranza che però cerca di sminuire e contenere le polemiche, dall’altra le proteste risentite dell’opposizione. In Aula, a Montecitorio, è stato il presidente della Camera Fini a rimproverare il leader del Carroccio: “Nessuno, men che meno un ministro della Repubblica, deve pronunciare parole che offendono un sentimento nazionale che sta nell’Inno di Mameli e in quello che significa, al di la delle parole che lo compongono”. Quell’inno, ha puntualizzato il presidente della Camera, “rappresenta per il popolo italiano, al pari della bandiera, l’elemento distintivo dell’unità nazionale: non esiste un’Italia del nord, del centro e del sud, ma un’unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono”. Bossi, però, bolla come “strumentalizzazioni” le polemiche a seguito del suo gesto e delle sue parole contro l’inno d’Italia e risponde secco al presidente della Camera: “Poteva anche non intervenire che era meglio”. E torna a criticare il testo dell’Inno: “C’è anche scritto che i bimbi d’Italia si chiamano balilla…”. Che non gli sia mai piaciuto il testo di Mameli, il ministro delle Riforme lo aveva già detto in precedenza, interpellato dall’Ansa: “Adesso sono tutti pronti a saltar su una cosa così, detta davanti ad una platea come quella veneta che è calda, nella concitazione del momento” ha spiegato il leader della Lega. “Ma Certamente e me l’inno di Mameli non piace. Fin dai tempi dela scuola. Il poeta usò questa frase, schiava di Roma che non ho mai sopportato… il problema è sul contenuto, non sull’inno in quanto inno d’Italia. Proprio non mi piacciono le parole dell’inno e l’ho sempre detto”. L’intervento di Fini è seguito all’appello del leader del Pd, Walter Veltroni, che aveva chiesto a Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato di prendere le distanze da Bossi: “Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio”. “Le parole di Fini” ha detto Veltroni in Aula a Montecitorio ” sono state chiare e le ho apprezzate. Ma manca all’appello una posizione di cui credo il paese si attenda di sentire il contenuto, quelle del presidente del Consiglio, che è chiamato a dire se condivide le parole non solo di un suo ministro ma di un gruppo parlamentare che fa parte della sua maggioranza. Mi attendo che le parole di Berlusconi arrivino in tempi brevi”. L’Italia dei Valori valuta addirittura la possibilità di una mozione di sfiducia. Secondo il presidente dei senatori dell’Idv, Felice Belisario, il leader del Carroccio “deve dimettersi, non può fare il ministro chi insulta prima la bandiera e poi l’inno”. A stretto giro arriva la replica della Lega. Che fa quadrato intorno al suo Senatur. A cominciare dal capogruppo alla Camera, Roberto Cota, che prende le difese del leader del Carroccio: “Penso che Bossi abbia ragione quando dice che la gente non vuole essere schiava di Roma, di uno stato centralista, vecchio e spendaccione. Nessuno dovrebbe essere schiavo di niente e di nessuno. Il termine ’schiavo’ si pone in contrasto con la nostra cultura democratica ed è anche censurato dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”Poi dopo una serie di mugugni e urla da parte dei parlamentari aggiunge: “Quello di Bossi è un richiamo che va ascoltato”. Ascolta ma non dà peso, invece, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “A Bossi piacciono le battute ma non bisogna dargli molto peso. Sono vent’anni che va avanti questa storia, ancora ci credete?, ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a margine della presentazione delle iniziative estive dell’amministrazione comunale per incrementare il turismo nella Capitale. Per la maggioranza Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, commenta: “Ci sono due Bossi: Bossi a Roma, all’interno del governo e collaborativo, e poi Bossi quando è in Padania. Per lui la campagna elettorale non finisce mai, questo è il problema”. [...]
Il 21 Luglio 2008 alle 20:32 noirpink _ modello pandemonium ha scritto:
Bossi ha ragione ad essere arrabbiato: da anni votano depenalizzazioni di qui, e immunità di là, e salvataggi di tv di sotto, e riforme della giustizia di sopra… e tutto per Silvio: possibile che il Parlamento non abbia avuto neppure cinque minuti per approvare un provvedimento per far promuovere ex lege suo figlio?
http://noirpink.blogspot.com/2.....oscio.html
Il 25 Luglio 2008 alle 14:51 Il medio di Bossi fa da testimonial per Ryanair » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’ultimo della lista è il ministro Bossi. E il suo ormai famoso dito. Che non è l’indice “confuciano” verso la Luna, ma il medio mostrato all’Inno d’Italia. E, secondo l’ultima trovata pubblicitaria della compagnia low cost Ryanair, a tutti i passeggeri italiani. [...]
Il 6 Agosto 2008 alle 17:53 Il gesto sull’Inno non è reato. Chiesta l’archiviazione per Bossi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non costituirebbero reato ministeriale le espressioni e il gesto sull’Inno di Mameli usati da Umberto Bossi a Padova, per i quali risulta indagato come “atto dovuto”. La conclusione è contenuta nella richiesta di archiviazione che accompagna l’invio del fascicolo per l’ipotesi di reato di vilipendio trasmesso al tribunale dei Ministri dal procuratore aggiunto della Repubblica di Venezia Carlo Mastelloni. [...]
Il 17 Agosto 2009 alle 11:57 Da Ponte di Legno parole di fuoco: Bossi: “Mameli? Nessuno lo conosce”. Da Calderoli la bozza sui dialetti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Storiografia padana Il messaggio, storico, è arrivato dopo la proiezione di un trailer sul film Barbarossa che verrà proiettato in anteprima il 2 ottobre al Castello Sforzesco di Milano. Bossi, che non ha nascosto la commozione per le scene delle battaglie, dal palco della festa della Lega ha invitato a partecipare alla prima del film: “Vi regaleranno un libro che metterete nel posto più bello della vostra casa e quella serata non la dimenticherete. Ci saranno ambasciatori, consoli e tanti personaggi che di solito vedete solo sui giornali. Resterete a bocca aperta”. “Vedrete” ha proseguito dopo un lungo racconto storico sulla Lega Lombarda” la storia del grande popolo padano che è sempre stato schiacciato dal dominio del centralismo romano”. E allora, dopo la parentesi di storiografia padana, ecco il ritorno d’impeto dell’attualità. Stavolta Bossi lancia la sfida sull’inno nazionale e sui dialetti, con accenti che inducono diversi esponenti della maggioranza a prendere le distanze e a parlare di “dichiarazioni propagandistiche che indeboliscono il programma di governo”. L’inno di Mameli? “Non lo conosce nessuno”. Secondo Bossi, il fatto che più gente conosca le parole del Va pensiero significa un maggiore attaccamento alla Lega “perché la gente ne ha piene le scatole”. E ancora: come Presidente della Repubblica: “Meglio Napolitano di Ciampi”. E infine: “La Lega non è nata solo per vincere le elezioni ma per liberare la nostra gente dal centralismo romano. Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona”. Quella dell’inno è di sicuro una questione cara alla Lega e al suo leader (lo scorso 20 luglio, il Senatùr aveva maramaldeggiato, con il dito medio sollevato contro il “Fratelli d’Italia” che chiede a tutt’Italia di essere “schiava di Roma” ). Ma Bossi approfitta di un’intervista a Sky Tg24 per lanciare la sua proposta su giovani e lavoro. Lo Stato, dice il numero uno del Carroccio, regali terreni ai giovani per renderli produttivi e dare un lavoro alle giovani generazioni. Una proposta, spiega Bossi, che è già stata illustrata al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma non è ancora una bozza concreta. “In agricoltura mancano i giovani, sono tutti vecchi. I giovani qualche lavoro dovranno trovarlo. Se ci sono terreni agricoli che costano allo Stato ma non rendono” ha detto il Senatùr “allora è meglio darli ai giovani, che non li facciano costare li facciano rendere”. Fin qui, il generale Bossi. Ma a Ponte di Legno è intervenuto anche un colonnello leghista, un altro ministro della Repubblica, Roberto Calderoli, che ha annunciato: “L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che, in meno di un anno, è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge”. [...]
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