
Venticinque giorni: tanti ne sono bastati al Parlamento per far diventare legge il lodo Alfano, il provvedimento definitivamente approvato oggi nell’Aula del Senato (con 171 sì, 128 no e 6 astenuti) che dispone la sospensione dei processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, dei presidenti delle due Camere e del presidente del Consiglio fino alla cessazione della carica. L’approvazione è arrivata in un tempo decisamente breve rispetto alla media parlamentare.
Tuttavia, non si tratta di un record. La scorsa legislatura, il disegno di legge del governo per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero per il secondo semestre 2006 venne definitivamente approvato 23 giorni dopo l’arrivo in Parlamento: il sì definitivo arrivò al Senato con un voto di fiducia al quale non partecipò la Cdl.
Il lodo Alfano è stato varato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno. La presentazione del disegno di legge è stata autorizzata dal capo dello Stato il 2 luglio. L’esame in commissione è iniziato alla Camera l’8 luglio per concludersi nella stessa giornata. Il giorno seguente, 9 luglio, il testo è stato posto all’ordine del giorno dei lavori dell’aula, che lo ha approvato 24 ore dopo, il 10 luglio. Le opposizioni hanno contestato la presidenza per aver anticipato l’esame del testo, malgrado in conferenza dei Capigruppo non si fosse raggiunta l’unanimità; ma in un lungo discorso in Aula, Gianfranco Fini ha assicurato di aver rispettato tanto il regolamento quanto la prassi. Immediato il passaggio in Senato: a Palazzo Madama, il testo è stato esaminato in due giorni dalla commissione, dal 15 al 17 luglio. Ieri è approdato in Aula per il voto sulle pregiudiziali, e questa sera è stato approvato in via definitiva.
Costituito da un breve testo, un articolo in otto commi, il lodo prevede che dalla sua entrata in vigore si sospendano tutti i processi penali in corso, in ogni fase o grado, per capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e presidente del Consiglio.
Ecco una sintesi del contenuto del provvedimento:
Sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato (articolo 1, comma 1). Sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato. La sospensione opera per il Presidente della Repubblica, per il Presidente del Senato, per il Presidente della Camera, per il Presidente del Consiglio dei ministri. La sospensione opera dalla data di assunzione della carica o della funzione e si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica.
Rinuncia alla sospensione (comma 2). L’imputato o il suo difensore munito di procura può rinunciare alla sospensione infogni momento.
Assunzione delle prove non rinviabili (comma 3). Nonostante la sospensione del processo il giudice potrà procedere, se ne ricorrono i presupposti, all’assunzione delle prove non rinviabili. Secondo la relazione illustrativa del provvedimento si tratta di una valvola di sicurezza che salvaguardia il diritto alla prova e impedisce che la sospensione operi in modo generale e indifferenziato sul processo.
Prescrizione (comma 4). Alla sospensione del processo è collegata la contestuale sospensione dei termini di prescrizione.
Durata della sospensione (comma 5). La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile (su questo punto però si pone una eccezione, nel caso di una nuova nomina nel corso della stessa legislatura. Secondo la relazione illustrativa al provvedimento questo regime speciale sarebbe imposto dalla diversa durata delle 4 cariche interessate dal provvedimento.
Trasferimento dell’azione in sede civile (comma 6). In caso di sospensione possibilità per la parte civile di trasferire l’azione in sede civile.
Disposizione transitoria (comma 7). Sospensione estesa anche ai processi penali già in corso, in ogni fase e grado, all’entrata in vigore del provvedimento.
Entrata in vigore (comma 8). Il provvedimento entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il VIDEO servizio:
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Commenti
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Il 23 Luglio 2008 alle 9:23 lordmax ha scritto:
Quando devono pararsi il …. sono velocissimi.
Quando devono fare qualcosa di utile sono impegnati.
Bravi, proprio bravi… non loro, noi.
Il 23 Luglio 2008 alle 13:22 Lodo Alfano, il giorno dopo. Per Mancino va rafforzato con una legge costituzionale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Non sarebbe fuor d’opera rafforzare con una legge costituzionale una legge ordinaria. L’ho sempre detto”. All’indomani dell’approvazione definitiva del Lodo Alfano il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce il suo punto di vista: per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiede una legge costituzionale. Mancino ricorda di aver sempre sostenuto, anche da senatore: “Che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale”, dice prima di iniziare il plenum a Palazzo dei Marescialli. “Qualcuno” aggiunge “ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso”. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura si dice poi amareggiato per le critiche ricevute, sia all’epoca che di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua; alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un Paese democratico?”. [...]
Il 23 Luglio 2008 alle 16:46 luanmagi ha scritto:
spuntata l’arma della sinistra ora potrà dedicarsi all’Italia, nessun avviso di garanzia verrà consegnato in diretta davanti a tutto il mondo, il che non è poco per la dignità di questo paese. Che poi si inventino lagne e piagnistei, o alza di scudi per la lesa maestà, contro chi, alla faccia del caciocavallo, ha risolto il problema di napoli è roba degna di buffoni e guitti della politica, non certo di statisti, ammesso che ce ne siano rimasti.
Il 23 Luglio 2008 alle 17:52 Lodo, Napolitano promulga la legge. Alfano: “Dialogo per la riforma” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato il “Lodo Alfano”, la legge, varata ieri dal Senato, che sospende i processi nei confronti dei vertici dello Stato. Così la nota del Quirinale: “Già il 2 luglio in riferimento alla autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge si era reso noto che punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato. A un primo esame, quale compete al Capo dello Stato in questa fase - prosegue la nota - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza. La Corte, infatti, non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale. Giudicò inoltre un interesse apprezzabilè la tutela del bene costituito dalla “assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche”, rilevando che tale interesse “può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni”. Insomma, nessun ostacolo di natura costituzionale impedisce la promulgazione del Lodo Alfano, spiega il comunicato del Quirinale. Che prosegue: non essendo intervenute, in sede parlamentare, modifiche all’impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell’articolo unico diretta a meglio delimitarne l’ambito di applicazione - conclude la nota -, il presidente della Repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge. Forte del pronunciamento del Parlamento e del “nulla osta” del Colle, il ministro Alfano ha voluto tornare sulla necessità di una riforma della giustizia: “I cittadini hanno bisogno di una risposta in tempi certi quando chiedono allo Stato giustizia, così non è e lo dimostrano le condanne dell’Europa circa i tempi lunghi dei processi italiani. Partiremo da questo mettendo al centro i cittadini”, ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, partecipando a Palazzo Giustiniani alla presentazione del rapporto del Censis sullo stato della giustizia in Italia. “La nostra riforma della giustizia avrà come punto cardine la accelerazione dei processi”, ha aggiunto il Guardasigilli facendo sapere che è fermamente intenzionato nel coinvolgere l’opposizione avviando il dialogo sulla riforma del sistema giudiziario. Secondo il titolare del dicastero di via Arenula, potrebbe infatti esservi con il centrosinistra un accordo su più punti: “Vi sono punti di condivisione che vanno valorizzati, speriamo in un confronto senza pregiudizi che ponga al centro le esigenze dei cittadini e non l’ottica di parte”. Secondo Alfano, ci sono i presupposti per una discussione serena anche con la magistratura dal momento che il governo ritiene che “i problemi della giustizia siano talmente grandi e sotto gli occhi di tutti che solo chi non vuole non può confrontarsi”. [...]
Il 28 Luglio 2008 alle 13:20 Il monito del Ventaglio. Napolitano dice basta al muro contro muro » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Chiamato in causa più di una volta, negli ultimi mesi, il Capo dello Stato si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Con la politica “ufficialmente” in vacanza, Giorgio Napolitano parla ai cronisti parlamentari durante la consueta cerimonia del Ventaglio, al Quirinale. E nel suo discorso il Presidente definisce “stucchevole” la disputa quotidiana che è stata registrata dai giornali su chi vuole il dialogo e chi no: ciò che occorre, per Napolitano è un vero ascolto reciproco fra maggioranza e opposizione, fra governo e Parlamento fino al momento delle decisioni, cercando convergenze sui temi di interesse generale e in particolare quando si parla di modificare regole istituzionali e della Costituzione. “Il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento”, ha aggiunto il Presidente, spiegando che lì si possono confrontare le posizioni “alla luce del sole” e si possono decidere anche l’agenda politica e le priorità. “Ritorno infine sul tema” ha proseguito il Capo dello Stato “delle riforme istituzionali, da quelle puntualmente individuate e concertate prima della fine della scorsa legislatura, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, a quelle di attuazione del Titolo V. In questo campo, piaccia o non piaccia, non c’è alternativa alla ricerca di larghe convergenze. Ho perciò apprezzato - e lo cito come esempio positivo - l’approccio misurato e aperto all’ascolto, con cui è stata avviata l’elaborazione del disegno di legge sul federalismo fiscale”. “Liberiamoci” ha continuato il presidente della Repubblica “dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per scadere nella volgarità e nell’ingiuria, per venir meno al rispetto da tutti sempre dovuto alle istituzioni e ai simboli della Repubblica”. E circa il lodo Alfano, che sospende i processi delle quattro più alte cariche, Napolitano ha puntualizzato di averne “nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente, come è mio dovere, da sollecitazioni in qualsiasi senso”. E ha aggiunto: “Mio solo punto di riferimento è stata nei termini che ho indicato la sentenza emanata nel 2004 dalla corte costituzionale”. “Ogni altro giudizio sulla legge Alfano appartiene, legittimamente, alla politica: non può coinvolgere o chiamare in causa il presidente della repubblica”. E ha concluso con il monito “Si stia attenti da parte di tutti a doverosi distinzioni di posizioni e di ruoli”. Napolitano ha assicurato che in questo senso continuerà ad assolvere alle proprie responsabilità “con fermezza e serenità”. La riforma della giustizia è necessaria - ha aggiunto il capo dello Stato- “anche sotto il profilo della ridefinizione delle regole e limiti ai fini di equilibrio nei rapporti tra giustizia e politica”. Napolitano ha espresso “un forte auspicio” affinchè il confronto superi le “contrapposizioni irriducibili” e renda possibili “intese concrete”. Infine una stoccata contro le intercettazioni. Che non devono essere diffuse “per soddisfare la mera curiosità voyeuristica dei cittadini”. Ma unicamente per “informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività”. Perché quello che il presidente Napolitano ha auspicato è “Una corretta concezione del diritto di cronaca”. [...]
Il 28 Luglio 2008 alle 15:02 Il Monito del Ventaglio.Napolitano dice basta al muro contro muro | Circolo Luce Del Sud ha scritto:
[...] Chiamato in causa più di una volta, negli ultimi mesi, il Capo dello Stato si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Con la politica “ufficialmente” in vacanza, Giorgio Napolitano parla ai cronisti parlamentari durante la consueta cerimonia del Ventaglio, al Quirinale. E nel suo discorso il Presidente definisce “stucchevole” la disputa quotidiana che è stata registrata dai giornali su chi vuole il dialogo e chi no: ciò che occorre, per Napolitano è un vero ascolto reciproco fra maggioranza e opposizione, fra governo e Parlamento fino al momento delle decisioni, cercando convergenze sui temi di interesse generale e in particolare quando si parla di modificare regole istituzionali e della Costituzione. “Il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento”, ha aggiunto il Presidente, spiegando che lì si possono confrontare le posizioni “alla luce del sole” e si possono decidere anche l’agenda politica e le priorità. “Ritorno infine sul tema” ha proseguito il Capo dello Stato “delle riforme istituzionali, da quelle puntualmente individuate e concertate prima della fine della scorsa legislatura, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, a quelle di attuazione del Titolo V. In questo campo, piaccia o non piaccia, non c’è alternativa alla ricerca di larghe convergenze. Ho perciò apprezzato - e lo cito come esempio positivo - l’approccio misurato e aperto all’ascolto, con cui è stata avviata l’elaborazione del disegno di legge sul federalismo fiscale”. “Liberiamoci” ha continuato il presidente della Repubblica “dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per scadere nella volgarità e nell’ingiuria, per venir meno al rispetto da tutti sempre dovuto alle istituzioni e ai simboli della Repubblica”. E circa il lodo Alfano, che sospende i processi delle quattro più alte cariche, Napolitano ha puntualizzato di averne “nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente, come è mio dovere, da sollecitazioni in qualsiasi senso”. E ha aggiunto: “Mio solo punto di riferimento è stata nei termini che ho indicato la sentenza emanata nel 2004 dalla corte costituzionale”. “Ogni altro giudizio sulla legge Alfano appartiene, legittimamente, alla politica: non può coinvolgere o chiamare in causa il presidente della repubblica”. E ha concluso con il monito “Si stia attenti da parte di tutti a doverosi distinzioni di posizioni e di ruoli”. Napolitano ha assicurato che in questo senso continuerà ad assolvere alle proprie responsabilità “con fermezza e serenità”. La riforma della giustizia è necessaria - ha aggiunto il capo dello Stato- “anche sotto il profilo della ridefinizione delle regole e limiti ai fini di equilibrio nei rapporti tra giustizia e politica”. Napolitano ha espresso “un forte auspicio” affinchè il confronto superi le “contrapposizioni irriducibili” e renda possibili “intese concrete”. Infine una stoccata contro le intercettazioni. Che non devono essere diffuse “per soddisfare la mera curiosità voyeuristica dei cittadini”. Ma unicamente per “informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività”. Perché quello che il presidente Napolitano ha auspicato è “Una corretta concezione del diritto di cronaca”. Il monito del VIn questo campo, piaccia o non piaccia, non c’è alternativa alla ricerca di larghe convergenze. Ho perciò apprezzato - e lo cito come esempio positivo - l’approccio misurato e aperto all’ascolto, con cui è stata avviata l’elaborazione del disegno di legge sul federalismo fiscale”. “Liberiamoci” ha continuato il presidente della Repubblica “dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per scadere nella volgarità e nell’ingiuria, per venir meno al rispetto da tutti sempre dovuto alle istituzioni e ai simboli della Repubblica”. E circa il lodo Alfano, che sospende i processi delle quattro più alte cariche, Napolitano ha puntualizzato di averne “nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente, come è mio dovere, da sollecitazioni in qualsiasi senso”. E ha aggiunto: “Mio solo punto di riferimento è stata nei termini che ho indicato la sentenza emanata nel 2004 dalla corte costituzionale”. “Ogni altro giudizio sulla legge Alfano appartiene, legittimamente, alla politica: non può coinvolgere o chiamare in causa il presidente della repubblica”. E ha concluso con il monito “Si stia attenti da parte di tutti a doverosi distinzioni di posizioni e di ruoli”. Napolitano ha assicurato che in questo senso continuerà ad assolvere alle proprie responsabilità “con fermezza e serenità”. La riforma della giustizia è necessaria - ha aggiunto il capo dello Stato- “anche sotto il profilo della ridefinizione delle regole e limiti ai fini di equilibrio nei rapporti tra giustizia e politica”. Napolitano ha espresso “un forte auspicio” affinchè il confronto superi le “contrapposizioni irriducibili” e renda possibili “intese concrete”. Infine una stoccata contro le intercettazioni. Che non devono essere diffuse “per soddisfare la mera curiosità voyeuristica dei cittadini”. Ma unicamente per “informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività”. Perché quello che il presidente Napolitano ha auspicato è “Una corretta concezione del diritto di cronaca”. [...]
Il 29 Luglio 2008 alle 8:22 ferdinandus ha scritto:
Certo non è una cosa bella per il Cavaliere avvalersi del Lodo Alfano per evitare di essere processato.E’ anche vero che la magistratura ha avuto tanto tempo per farlo ed ha aspettato che diventasse Premier per tirar fuori il “reato di turno”. Il Premier Berlusconi non deve avere timore di essere processato. Non è detto che nei suoi confronti ci possa essere una sentenza di condanna - se è vero che è innocente come va dicendo in giro giurando di non aver mai conosciuto l’Avv. Mills - con il lodo Alfano invece dimostra di avere il codino di paglia. E dopo che finisce il mandato Parlamentare che fa? Spera di diventar Premier di nuovo? Il problema è solo rinviato. Non evitato. Con il lodo Alfano, Cavaliere, non ci fa una bella figura in Europa!
Il 26 Settembre 2008 alle 13:38 Processo Mediaset, uno dei pm: “Il lodo Alfano è incostituzionale” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Secondo il pm il lodo Alfano è costituzionalmente illegittimo sotto svariati profili. Per il rappresentante dell’accusa, tra le altre cose rimarrebbero irrisolti svariati problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò illegittimo in parte il cosidetto lodo Schifani-Maccanico sempre riguardante la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato. Nel lodo Alfano, tra le altre cose, non vi sarebbe “una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge”, il riferimento è invece solo nel titolo. Sempre stando al pm il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione al articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il riferimento è alla irragionevolezza perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm è al trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri e al trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall’altra. Infine il rappresentante dell’accusa ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale. [...]
Il 7 Gennaio 2009 alle 18:05 Idv, Prc e un milione di firme contro il Lodo Alfano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Sono arrivati in Cassazione due furgoni carichi di… 212 scatoloni. Con dentro le firme dei cittadini che chiedono il referendum per l’abolizione del cosiddetto “Lodo Alfano”, la legge del luglio scorso che sospende i processi in corso nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. A trasportarle, appunto, due furgoni tappezzati dai manifesti di Antonio Di Pietro. Due furgoni e una strana alleanza: quella tra l’Idv dell’ex pm e il Prc dPrci Paolo Ferrero. I documenti, a quanto si è appreso da fonti dell’Italia dei valori, “sono almeno 850 mila, quindi dallo scrutinio della Cassazione non ci aspettiamo alcuna obbiezione sul raggiungimento del quorum delle 500 mila necessarie per andare alle urne”. Il grosso delle firme è stato raccolto dal partito di Antonio Di Piero. Circa sessantamila, invece, sarebbero state raccolte dal Prc di Paolo Ferrero. Un contributo alla raccolta, molto modesto e non quantificato, è stato dato anche dalla sinistra democratica di Claudio Fava. “Le firme che abbiamo raccolto contro il lodo Alfano non sono solo un fatto tecnico, ma un fatto politico importante, perché ci sono milioni di cittadini che dicono ‘no’ al governo che si fa le leggi per non farsi processare, e ’sì’ a una giustizia sociale uguale per tutti. Per questa ragione, noi dell’Idv, con il deposito di queste firme, apriamo l’anno 2009 con l’intenzione di fare opposizione chiara nel linguaggio e determinata nell’azione a questo governo Berlusconi che toglie ai poveri per dare ai ricchi”, ha scritto sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “Pensiamo” annuncia in conclusione Di Pietro “che il tempo tecnico per il referendum sia per la primavera del 2010, ma da adesso al 2010 altri referendum saranno nel organizzati dall’Italia dei Valori, fra questi sicuramente l’abolizione dei finanziamenti ai partiti”. Al deposito delle firme erano presenti, oltre ad Antonio Di Pietro anche numerosi parlamentari e senatori dell’Idv tra i quali Massimo Donadi, Elio Lannuti, Felice Belisario e Stefano Pedica. Per Rifondazione era presente il segretario Paolo Ferrero (insieme a Giovanni Russo Spena). Che commentando la consegna al Palazzo di Giustizia di Roma delle firme a sostegno del referendum ha detto: “la ritirata è finita”. “In questi mesi gli italiani sono scesi in piazza per la giustizia sociale” ha aggiunto Ferrero intrattenendosi con i giornalisti all’esterno della Cassazione “e con queste firme si potrà dire la propria anche sulla giustizia e le riforme istituzionali”. Ma l’iniziativa delle firme non convincere gli (ex) alleati del Pd: “L’intento di eliminare una legge incostituzionale è giusto, lo strumento è sbagliato”, commenta il senatore e costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, perché “C’è già una causa pendente di fronte alla Corte Costituzionale. Quindi sembra precipitosa la strada del ricorso alla raccolta delle firme”. [...]
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