“Non sarebbe fuor d’opera rafforzare con una legge costituzionale una legge ordinaria. L’ho sempre detto”. All’indomani dell’approvazione definitiva del Lodo Alfano il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce il suo punto di vista: per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiede una legge costituzionale.
Mancino ricorda di aver sempre sostenuto, anche da senatore: “Che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale”, dice prima di iniziare il plenum a Palazzo dei Marescialli. “Qualcuno” aggiunge “ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso”. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura si dice poi amareggiato per le critiche ricevute, sia all’epoca che di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua; alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un Paese democratico?”.
Ma a Mancino replica il senatore del Pdl Giuseppe Valentino: “La norma che è stata votata dal Parlamento non prevede innovazioni che riguardino l’immunità, ma si limita a prevedere la mera sospensione dei processi per le ‘alte cariche’ per la durata della funzione e per una sola volta”, dice. “Il codice di rito regola poi altri casi di sospensione del processo per condizioni sopravvenute e tutto ciò senza scomodare la Costituzione. D’altronde” spiega ancora Valentino “se i termini di prescrizione sono sospesi, se il processo può riprendere da dove è stato interrotto, ci troviamo di fronte ad una semplice posticipazione che non deve implicare assolutamente alcuna modifica costituzionale. E così è stato!”.
Chiusa la vicenda Lodo, va avanti il dibattito più complessivo sulla giustizia e sulla sua riforma, annunciata dal Guardasigilli Alfano per il prossimo autunno. Nel dibattito interviene il presidente del Senato Renato Schifani. “Ad ogni ritardo, inadeguatezza e inefficacia del sistema della giustizia corrisponde il disagio e la pena di una persona umana”, ha detto partecipando a Palazzo Giustiniani, alla presentazione del rapporto del Censis “L’avvocatura ripensa al sistema della giustizia” promosso dal Consiglio nazionale forense, dalla fondazione dell’Avvocatura italiana e dall’Associazione italiana giovani avvocati. “Il parlamento e la politica nel suo insieme devono quindi considerare la priorità dell’intervento di questa delicatissima materia per ciò che effettivamente è: non una riforma contro qualcuno o qualcosa, ma prima di tutto una riforma a favore del cittadino, che in questo caso è, quasi sempre, un cittadino che soffre”.
“Quando si leggono le statistiche sulla durata dei provvedimenti” ha aggiunto Schifani “sull’arretrato degli uffici, sugli errori giudiziari va sempre tenuto presente che ad ogni fascicolo, ad ogni provvedimento corrisponde la vicenda umana di una persona che dal sistema della giustizia attende la tutela del proprio diritto o la giusta pena per l’errore commesso”. Secondo il presidente del Senato “il livello di fiducia dei cittadini sull’amministrazione della giustizia, coincide in gran parte con i livelli di fiducia nei confronti dello Stato: rispondere con chiarezza e coerenza su questo terreno costituisce per la politica un’occasione preziosa di recuperare all’apparenza civile quei tanti cittadini che la fiducia mostrano di averla ormai perduta”.
- Mercoledì 23 Luglio 2008
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Il 26 Settembre 2008 alle 13:38 Processo Mediaset, uno dei pm: “Il lodo Alfano è incostituzionale” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] I giudici della prima sezione del tribunale si sono riuniti in camera di consiglio per decidere sull’eccezione di costituzionalità del lodo Alfano. I giudici dovranno anche decidere, qualora non accogliessero l’eccezione e decidessero di applicare il lodo Alfano, su una richiesta di stralcio della posizione di Berlusconi da quella degli altri imputati. Il presidente della prima sezione, Edoardo D’Avossa, non è stato in grado di dare dei tempi per la decisione. [...]
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