La sposa è stata accompagnata all’altare dal fratello uscito da poco dal carcere. L’unico maschio della famiglia libero. Il capofamiglia, in tutti i sensi, è rinchiuso nella galera milanese di Opera dal 1993, si chiama Totò Riina.
Oggi a Corleone si è sposata sua figlia Lucia, nella chiesa dell’immacolata. A officiare la messa un frate, Giuseppe Gentile, che si è rivolto duramente ai giornalisti presenti in chiesa: ”Lasciate stare questa ragazza, lasciatela in pace, non ha nulla di cui riscattarsi. Vi siete mai chiesti se sta soffrendo? Io vi dico che porta un segno e la vostra presenza non fa che ricordarglielo”. Particolarmente critica coi giornalisti la madre della sposa, Ninetta Bagarella: “Che ci fate qui? Potevate evitarvi questa sceneggiata”.
Anche il sindaco di Corleone, Antonio Iannazzo, ha difeso la privacy della famiglia: ”Ogni commento, ogni nostro intervento sarebbe un’intromissione nella sfera privata di due ragazzi che in paese non hanno mai dato problemi e che sono due cittadini come gli altri e vanno rispettati.
Un atteggiamento diverso da parte mia non sarebbe corretto né moralmente né istituzionalmente”. Lo sposo, Vincenzo Bellomo (ironia della sorte: porta lo stesso nome trovato sulla carta d’identità trovata addosso a Riina il giorno dell’arresto, uno degli alias usati dal boss durante la sua latitanza) ha pubblicamente ringraziato “tutti i familiari che oggi sono qui con noi” e “mio suocero, Salvatore Riina”.
- Mercoledì 23 Luglio 2008
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Commenti
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Il 23 Luglio 2008 alle 16:39 luanmagi ha scritto:
ammesso e non concesso che il matrimonio sia una notizia degna del premio Pulitzer per i nostri giornalisiti, io sono comunque d’accordo col prete. Disturbare il matrimonio di 2 giovani è giornalismo di bassa lega, ammesso e non concesso che si tratti di giornalismo tout court e non di morbosa curiosità…
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