- Tags: bilancio, Camera, gruppi-parlamentari, rimborsi, Senato, spese
- Un commento
È successo quello che nessuno immaginava, il contrario di quanto tutti si sperava: dopo la sforbiciata delle elezioni, sono sì diminuiti i partiti, ma sono aumentate le spese: eccolo, il paradosso del Parlamento italiano che viene fuori dalla lettura dei bilanci interni di Camera e Senato approvati in contemporanea dai due rami del Parlamento.
Il terremoto elettorale di aprile, che ha portato alla scomparsa dalle aule parlamentari di tutti i partiti della sinistra, poteva tradursi in una diminuzione delle spese complessive per il funzionamento di Camera e Senato. Invece costeranno circa 26 milioni di euro in più: per la precisione le spese saliranno di 14 milioni alla Camera e di 12 milioni e 290 mila al Senato. In termini percentuali si tratta di un aumento dell’1,5% a Montecitorio e del 2,11% a Palazzo Madama.
In tutto, il Parlamento italiano costerà più di un miliardo e mezzo di euro. Per essere precisi, la cifra totale è pari a 1 miliardo 663 milioni 500mila euro, così ripartiti: 1.069.000.000 euro alla Camera (630 deputati) e 594.500.000 euro al Senato (315 senatori eletti, più 7 a vita).
Alla Camera, comunque, si è riusciti a restare sotto il tetto dell’inflazione programmata dell’1,7%; al Senato si sta sopra, ma il presidente della commissione Bilancio Antonio Azzolini sottolinea che gli aumenti sono comunque inferiori al limite del 2,5% fissato a suo tempo.
A spulciare le carte si scopre che sono i partiti, a Palazzo Madama, a fare la parte del leone negli aumenti di spesa: l’incremento maggiore riguarda proprio loro, i gruppi parlamentari. Pur essendocene di meno rispetto alla scorsa legislatura (quando c’era Rifondazione Comunista, i Verdi-Pdci, la Sinistra democratica e i due gruppi separati di An e Forza Italia, ora raccolti sotto la bandiera comune del Pdl). Il “gruzzolo” per i gruppi senatoriali per il 2008 passerà infatti da 39 milioni e 350 mila euro a 40 milioni e 100 mila, con aumento in percentuale dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Alla Camera, invece, ai gruppi arriveranno 2 milioni e 290 mila euro in meno.
Ma, gruppi parlamentari a parte, che cos’è che fa crescere le spese delle Camere? Salgono di molto quelle per il pagamento delle pensioni degli ex parlamentari: più 5,25% alla Camera, più 4,52% al Senato. Anche gli stipendi del personale che lavora a Montecitorio aumentano dell’1,49% (mentre cercano di dare il buon esempio i deputati, che prevedono di diminuirsi le spese dell’1,27%). Al Senato vanno su le spese per gli ex dipendenti in pensione, che salgono del 5,77%, e per il personale non dipendente, aumentate del 2,52%.
Insomma, la tendenza è chiara, e qualche parlamentare, durante il dibattito, si è posto il problema. Come il senatore democratico Enrico Morando: “Abbiamo i trattamenti previdenziali più generosi del mondo, abbiamo il trattamento retributivo più alto, e il numero dei dipendenti delle due istituzioni è sproporzionato rispetto agli altri paesi europei”. Secondo i dati forniti da Morando, le spese del solo Senato dal 2001 al 2006 “sono passate da 374 milioni a 521 milioni, con un aumento del 40%, un dato agghiacciante”.
Alla Camera, invece, è esplosa la guerra con i senatori. Ad accendere la miccia delle polemiche il deputato del Pdl Emerenzio Barbieri: “Oggi i senatori” ha sostenuto “percepiscono non meno di 700-800 euro al mese in più rispetto ai deputati. All’Assemblea parlamentare della Nato si va alle riunioni con i senatori in classe business e i deputati in classe economica! E poi noi per telefonare all’esterno abbiamo bisogno di fare tutta una lunga trafila, le telefonate dei senatori vengono fatte senza problemi. Quindi, o ribadiamo che i parlamentari sono tutti uguali, sia che siano senatori sia che siano deputati o c’è qualcosa che non quadra”.
Senza storia, poi, il tentativo dei radicali di sforbiciare pesantemente su alcune voci di spesa: l’aula della Camera ha detto no all’abolizione del telepass e dei biglietti ferroviari per gli ex deputati.
- Giovedì 24 Luglio 2008
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Commenti
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Il 24 Luglio 2008 alle 22:31 vincenzo.m. ha scritto:
AD ECCEZIONE…
Giorno dopo giorno gli italiani impareranno che i dirigenti bisogna saperli scegliere , impareranno che la saggezza ha quale imperativo di operare affinchè si salvaguardi l’interesse dell’intera comunità.: il che equivale a garantirsi il proprio futuro. Delegare la propria fiducia significa assumersi la responsabilità della delega, a nulla vale pensare che lo sfruttamento dell’individuale illusorio eterno presente possa garantire una facile via per eludere le responsabilità che potrebbero pararsi innanzi. Impareranno che le leggi si possono cambiare e persino ribaltare con effetti rivolti ad atti rilevabili nel passato; le responsabilità non hanno confini temporali, gli atti della mancata responsabilità possono determinare risposte in un arco temporale a volte definibile persino insensato. I libri dello Stato sono aperti a tutti i cittadini che desiderano visionarli, così come aperti sono i libri delle società, certo per la lettura è indispensabile il desiderio di accedervi.
Se un direttore di una azienda, per il raggiungimento del proprio “bonus” , piega i numeri di bilancio a favore di un risultato positivo spetta a coloro che vedono le operazioni procedere per oppore un veto. Non ottemperando a ciò e pur non condividendo le azioni di quel direttore si diventa complici nella responsabilità la rinuncia della quale finirà per togliere futuro ad un determinato numero di dipendenti.
Ad eccezione di coloro che godono dell’immunità spetta oggi a coloro che vengono additati quali dispersori di risorse dimostrare della correttezza, della trasparenza e della verità delle spese sostenute. Nessuna sorpresa amara viene ad essere rilevata nella più totale trasparenza dei dati.
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