Il monito del Ventaglio. Napolitano dice no al muro contro muro

Giorgio Napolitano

Chiamato in causa più di una volta, negli ultimi mesi, il Capo dello Stato, con la politica “ufficialmente” in vacanza, parla ai cronisti parlamentari durante la consueta cerimonia del Ventaglio, al Quirinale, prima della pausa estiva (prima a Stromboli: “giusto cinque o sei giorni” e poi “trascorrerò qualche giorno all’Ammiragliato della Maddalena”, dice Napolitano).

E nel suo discorso, Giorgio Napolitano definisce “stucchevole” la disputa quotidiana che è stata registrata dai giornali su chi vuole il dialogo e chi no: ciò che occorre, per Napolitano è un vero ascolto reciproco fra maggioranza e opposizione, fra governo e Parlamento fino al momento delle decisioni, cercando convergenze sui temi di interesse generale e in particolare quando si parla di modificare regole istituzionali e della Costituzione.
“Il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento”, ha aggiunto il Presidente, spiegando che lì si possono confrontare le posizioni “alla luce del sole” e si possono decidere anche l’agenda politica e le priorità. “Ritorno infine sul tema” ha proseguito il Capo dello Stato “delle riforme istituzionali, da quelle puntualmente individuate e concertate prima della fine della scorsa legislatura, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, a quelle di attuazione del Titolo V. In questo campo, piaccia o non piaccia, non c’è alternativa alla ricerca di larghe convergenze. Ho perciò apprezzato - e lo cito come esempio positivo - l’approccio misurato e aperto all’ascolto, con cui è stata avviata l’elaborazione del disegno di legge sul federalismo fiscale”.
“Liberiamoci” ha continuato il presidente della Repubblica “dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per scadere nella volgarità e nell’ingiuria, per venir meno al rispetto da tutti sempre dovuto alle istituzioni e ai simboli della Repubblica”.
E circa il lodo Alfano, che sospende i processi delle quattro più alte cariche, Napolitano ha puntualizzato di averne “nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente, come è mio dovere, da sollecitazioni in qualsiasi senso”. E ha aggiunto: “Mio solo punto di riferimento è stata nei termini che ho indicato la sentenza emanata nel 2004 dalla corte costituzionale”. “Ogni altro giudizio sulla legge Alfano appartiene, legittimamente, alla politica: non può coinvolgere o chiamare in causa il presidente della repubblica”. E ha concluso con il monito “Si stia attenti da parte di tutti a doverosi distinzioni di posizioni e di ruoli”. Napolitano ha assicurato che in questo senso continuerà ad assolvere alle proprie responsabilità “con fermezza e serenità”. La riforma della giustizia è necessaria - ha aggiunto il capo dello Stato- “anche sotto il profilo della ridefinizione delle regole e limiti ai fini di equilibrio nei rapporti tra giustizia e politica”. Napolitano ha espresso “un forte auspicio” affinchè il confronto superi le “contrapposizioni irriducibili” e renda possibili “intese concrete”.
Infine una stoccata contro le intercettazioni. Che non devono essere diffuse “per soddisfare la mera curiosità voyeuristica dei cittadini”. Ma unicamente per “informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività”. Perché quello che il presidente Napolitano ha auspicato è “Una corretta concezione del diritto di cronaca”.

Commenti

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Il 28 Luglio 2008 alle 15:39 vincenzo.m. ha scritto:

NON E’ PIU’ POSSIBILE.
Ad accogliere il Presidente Bush in Italia la presentazione di una situazione politica molto più aperta al dialogo e di conseguenza meno ricca di divergenze. Sarebbe lecito intuire oggi che, coloro che avendo la delicatezza di tenere in debita considerazione il lodo Alfano, abbiano l’opportunità di evitare di commentare, o ancora peggio, di assoggettare a critica un articolo che sia riferito ad un monito o qualsivoglia esternazione afferente a coloro che sono fruitori del lodo stesso.
Non è più possibile scordare che il lodo Alfano è legge.

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