Rifondazione a pezzi. Ferrero segretario di un partito dimezzato

Paolo Ferrero

Paolo Ferrero è il nuovo segretario e Nichi Vendola è il leader della minoranza.
Sempre che a sinistra ci sia ancora un partito e i cocci provocati da questo congresso-rissa si possano rimettere insieme. E pensare che il titolo dell’assise era “Ricominciamo”

Ci proverà il neo segretario Paolo Ferrero, valdese, ex operaio, ex sindacalista, ex ministro della Solidarietà sociale del governo Prodi. Compito difficile, complicato: lo scenario che alla vigilia del VII congresso di Prc era dato da tutti gli osservatori come quello impossibile, si è invece avverato. Sulle note di Bella Ciao, l’Internazionale e Bandiera Rossa cantate dai delegati, il VII congresso si è concluso come in pochi si aspettavano alla vigilia. A guidare un partito ai minimi storici dopo la batosta elettorale e la scomparsa dalle Aule parlamentari non sarà il governatore della Puglia, il favorito, addirittura il candidato unico fino a qualche giorno fa, “benedetto” anche da Fausto Bertinotti; ma l’ex alleato di maggioranza che ha saputo trovare un’intesa con tutte le correnti del partito riuscendo ad ottenere 142 voti di maggioranza. Fallito ogni tentativo di trovare un accordo, Rifondazione è andata alla conta (cioè al “chi sta con chi”, praticamente una spaccatura), prima per la votazione dei due documenti politici, quello che raccoglieva le minoranze intorno all’ex ministro e il documento presentato dai Vendoliani e poi nella scelta del segretario.
È successo tutto in una notte: archiviata ogni ipotesi di accordo verso quella pace interna invocata dal padre nobile (e commosso) Fausto Bertinotti (qui il VIDEO dell’intervento), è andato in scena uno scontro a muso duro. Con la mozione due, quella vendoliana, forte del 47%, diventata di colpo minoranza per la coalizzazione attorno alla numero uno, quella di Ferrero (aveva il 40%), delle altre tre. Le più piccole, affarini visibili soltanto al microscopio, roba da fecondazione assistita considerato il loro peso in un partito che di per sé, oggi, varrà sì e no l’1%. Il risultato ufficiale arriva poco prima delle 16: Ferrero è segretario con 342 voti su 646: “La nostra scelta non è il rifugiarsi in un fortino, vogliamo ripartire dai problemi reali della società e magari con meno apparizioni in tv”, ha detto l’ex ministro, a caldo.

Per la prima volta ci saranno i trotzkisti di Claudio Bellotti mentre farà ritorno Claudio Grassi, leader della corrente di Essere Comunisti che negli anni passati ha ricoperto l’incarico di tesoriere. Insieme a loro ci saranno poi i rappresentanti dell’Ernesto, la minoranza di Fosco Giannini. La “rabbia” dei “vendoliani” era difficile da nascondere, anzi, il ragionamento che si faceva a caldo era che l’accordo tra Ferrero e le altre mozioni era chiuso da mesi. Sepolta l’ipotesi di una costituente di sinistra con il cambio di casacca della maggioranza interna, la nuova Rifondazione di Ferrero ripartirà “dal basso” costruendo “un’opposizione sociale al governo Berlusconi”.
Nessuna ipotesi di superamento del partito o scioglimento in altri soggetti della sinistra, anzi, ripartire il prima possibile con il rilancio del partito che dovrà presentarsi alle Europee con il suo simbolo. Ma soprattutto “autonomia” dal Partito Democratico. Il neo segretario poi tende la mano alla minoranza guidata da Vendola ribadendo l’intenzione di procedere ad “una gestione unitaria del partito” e facendo intendere di considerare anche i “vendoliani” parte della segreteria.
Gli sconfitti però non sembrano pensarla allo stesso modo: “Continuo la battaglia nel partito”, dice Vendola. “Questo congresso è la fine della storia di Rifondazione fino a qui, una regressione per il partito ma non un colpo mortale”, attacca il governatore pugliese, da oggi alla guida della minoranza del partito che con il 47,7% e l’appoggio dell’ex gruppo dirigente: Gennaro Migliore, Franco Giordano, Fausto Bertinotti. A ferirlo di più, in questi tre giorni di congresso segnato da accuse, applausi e fischi, sono stati - al di là della sconfitta - come ha confidato ai suoi compagni di mozione, le accuse personali al suo “leaderismo poetico” e le allusioni velate alle pratiche di clientelismo dovute alle origini pugliesi. E a chi lo ha accusato di aver gonfiato le tessere per vincere, risponde sfidando “i compagni del nord di venire al sud a vedere come si combatte l’illegalità, come si sfida la mafia a viso aperto”. Il governatore pugliese non riconosce più il partito che ha contribuito a creare sempre in ruoli di dirigenza. “A vincere il congresso è una coalizione - sottolinea - che ha un accordo su una base politica”.
A settembre, a quanto si apprende, ci sarà l’assemblea nazionale della corrente “vendoliana”, si parla già di iniziative con le altre forze della sinistra radicale per ricostruire l’unità a sinistra e Vendola ha oggi annunciato una manifestazione di piazza: “Noi non intendiamo abbandonare la battaglia, siamo in campo, non arretreremo di un millimetro”. I compagni, che oggi sembrano sempre più ex, sono avvertiti.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 29 Luglio 2008 alle 15:45 Rifondazione: la vittoria di Ferrero scuote la sinistra e crea gelo col Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Auguri di buon lavoro al segretario Ferrero, ma ritengo che abbia vinto chi ha avuto le posizioni più estreme, più lontane da una cultura riformista. È un dato di fatto: ci sono differenze molto profonde tra l’attuale gruppo dirigente di Rifondazione comunista e i riformisti”. Il fair play non manca a Walter Veltroni. E neanche la sincerità nel manifestare tutta la sua amarezza. Dentro Rifondazione si apre l’era Ferrero, ma il giorno dopo la svolta di Chianciano emergono interrogativi sui rapporti futuri tra sinistra riformista e sinistra rifondarola. In realtà, la vittoria di Ferrero è una buona notizia per l’ex sindaco. Dimostra in sostanza che la scelta del leader del Pd di separazione consensuale con Rifondazione è stata azzeccata. E che la strada intrapresa da Massimo D’Alema, che si era speso per Vendola, di ricostituire un’intesa con il Prc, si è rivelata sbagliata. [...]

Il 30 Luglio 2008 alle 23:02 Adduso ha scritto:

A mio modestissimo avviso, Vendola e Fava, seppure separatamente, hanno molta ragionevole lungimiranza a cercare una sinistra unita.

Infatti, mentre la sinistra, in preda pure ad una easperazione ideologica, si sta autocannibalizzando, dimenticando che in democrazia poi ci vuole qualche numero per contare (salvo non coltivare nostalgie di andati, si spera, regimi sanguinari), il centro destra sta impostando tutta la propria politica (despota) per governarci per i prossimi “secoli”.

Auguri !

Il 24 Gennaio 2009 alle 19:48 Dal Prc a Rps, l’impresa di Vendola: l’ennesima scissione a sinsitra » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non poteva andarsene da solo dal Prc, Nichi Vendola. Era nelle cose, era solo questione di tempo: infatti oggi ha chiamato i “suoi” a seguirlo. Se quella Comunista è una Rifondazione che non si può più perseguire perché sta in mano a Paolo Ferrero, meglio rifondarne un’altra poco più in là: Rifondazione per la Sinistra. Lì approderanno quelli del “vecchio” giro, che gravitava intorno al governatore della Puglia, e, soprattutto all’ex leader, il Subcomandante Fausto Bertinotti (Gennaro Migliore, Franco Giordano, Piero Sansonetti su tutti). All’ultimo congresso (quello vinto da Paolo Ferrero, a luglio, proprio qui sul palco di Chianciano Terme, Siena) erano il 47% del partito, quasi la metà. Con quei numeri, pensavano addirittura di averlo vinto il congresso, di aver sistemato il delfino di Bertinotti alla segreteria di Rifondazione, seguendo la linea della continuità. E invece… E invece, sei mesi dopo (mesi di minoranza, di battaglie aspre - soprattutto intorno al giornale Liberazione - di polemiche e strappi), il governatore pugliese ha consumato l’annunciata scissione della sua componente. Riuscendo in un’impresa straordinaria: dividere l’indivisibile. Dal Prc (sorta dalla scissione di undici anni fa che diede vita anche al Pdci di Armando Cossutta e Oliviero Diliberto) è nato, per mitosi, un nuovo partito della sinistra radicale: Rifondazione per la sinistra (acronimo: Rps). E se le facce sono già viste, nuovo è il nome e nuovo è il simbolo (che i più maligni trovano simile a quello di una nota radio): sfondo bianco, le tre lettere della sigla (le prime due in nero e la terza rossa) con la presenza di una piccola stella rossa. C’è già anche il sito: segno ulteriore che per il divorzio in casa di Prc mancava solo la firma. [...]

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