Non più case in centro, auto di grossa cilindrata, gioielli e orologi griffati. Per investire e far fruttare i soldi ricavati con le estorsioni e il traffico di droga, i boss della ‘ndrangheta ora scelgono le opere d’arte. Nell’operazione “Metallica”, che dopo due anni di indagini ha portato la Dia di Milano ad arrestare 24 persone, sei delle quale con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, gli inquirenti hanno seguito un filone inedito. È la prima volta infatti che un’organizzazione criminale acquista e vende in modo così massiccio quadri d’autore e di grande valore.
I capi del gruppo mafioso non erano certo raffinati intenditori di pittura fiamminga e moderna. Tenevano i quadri in condizioni pessime, alcuni sono anche rimasti danneggiati. Ma avevano fiutato l’affare, molto più redditizio di qualunque altro commercio usato in passato per investire il denaro “sporco”. I periti nominati dal magistrato e gli esperti del Nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri stanno ancora valutando l’autenticità delle opere ritrovate (64 sequestrate più altre 5 e, non è da escludere, qualcuna ancora da recuperare) tra abitazioni e gallerie di Milano e Padova. Ma, ai fini del traffico organizzato dagli arrestati, spiegano alla Dia, poco importava se il quadro fosse vero o una copia comunque di qualità. Nel secondo caso infatti il margine di guadagno al momento della vendita decuplicava.
Il meccanismo era lineare e seguiva quasi solo canali leciti di compravendita, non risulta, per ora, che le tele siano state rubate. Venivano acquistate, anche all’estero, tramite una rete di contatti consolidata, poi alcune case d’asta ne certificavano l’autenticità e ne stabilivano il prezzo. Gli acquirenti erano spesso professionisti o imprenditori in cerca di un buon investimento. I venditori dicevano sempre di navigare in cattive acque e di essere quindi costretti a cedere i quadri a cifre stracciate. In realtà, li avevano comprati anche a un decimo di quella cifra. Non è ancora chiaro se i periti delle case d’asta fossero conniventi oppure se semplicemente le loro valutazioni fossero approssimative e discutibili.
Si tratta di quadri e autori di altissimo livello. Due sono di Modigliani, Portrait de jeune fille e Portrait de Rosalie, il primo ritrovato solo cinque giorni fa e il secondo sequestrato nel febbraio 2007 a Orio al Serio: stava prendendo il volo per l’Olanda (viene così svelato quello che allora parve il mistero di un ritrovamente “casuale” in una toilette dell’aeroporto). Una sola di queste opere può valere diversi milioni di euro. Tre tele, anch’esse tra le più costose, risultano segalate dall’Interpol, perché sono state esportate illecitamente dalla Spagna. E gli autori spagnoli del ‘5-’600 erano i preferiti dai mafiosi. Nell’elenco figurano inoltre un Vaso di fiori di Ambrosius Bossachaert il Vecchio, quotato nel catalogo ufficiale tra i 250 e i 350 mila euro, una Natura morta con cacciagione di Frans Snyders, del valore di 500-650 mila euro, e opere di Luca Giordano, Francisco Pacheco, Mateo Cerezo il Giovane, Massimo Stanzione.
I due boss del giro d’affari erano Giuseppe Onorato e Sergio Landonio. Il primo si occupava di recuperare i soldi attraverso estorsioni e usura ai danni di imprenditori di Milano e hinterland e con il traffico di droga. Il secondo era il vero broker, che da anni commerciava in oggetti di pregio e quindi conosceva ed era conosciuto nel “giro” e che sapeva dove investire il denaro per ottenere il guadagno più alto. È lo stesso Sergio Landonio che, almeno secondo il racconto della vittima prima di morire, portò sul lastrico Luigi Fasulo, il pilota italo-svizzero che si schiantò col suo aereo contro il Pirellone nell’aprile del 2002.
- Martedì 29 Luglio 2008
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