Per la Cassazione Annamaria uccise Samuele “con lucidità”

Annamaria Franzoni

Annamaria Franzoni uccise con “razionale lucidità” il figlioletto Samuele, di 3 anni e 2 mesi, la mattina del 30 gennaio del 2002, nella casa di Cogne. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 31456, depositata oggi, che contiene in 50 pagine, le motivazioni in base alle quali i Supremi giudici hanno confermato il 21 maggio scorso la condanna a sedici anni di reclusione nei confronti della donna.

Ad avviso della Suprema Corte, è da escludere, “al di là di ogni ragionevole dubbio” che ad uccidere Samuele sia stato un estraneo. In proposito, i giudici di piazza Cavour sottolineano che “una volta dimostrata l’assoluta implausibilità dell’ingresso di un estraneo nell’abitazione e la materiale impossibilità che costui possa avere agito nel ristrettissimo spazio di tempo a sua disposizione, e una volta esclusa, come esplicitamente fa la sentenza di merito, ogni responsabilità da parte del marito dell’imputata e del figlio Davide, unica realistica e necessitata alternativa residuale è quella della responsabilità della sola persona presente in casa nelle fasi antecedenti la chiamata dei soccorsi”.

“Il mancato reperimento dell’arma del delitto (ma sembra più corretto parlare della sua mancata individuazione, non potendosi escludere che sia stato usato un oggetto presente nell’abitazione, reso non identificabile in seguito all’eliminazione di ogni utile traccia), unitamente alla circostanza che non è stata dai Lorenzi denunciata la scomparsa di alcunché, ha del tutto ragionevolmente indotto i giudici a considerare ancor più implausibile l’ipotesi della responsabilità di un estraneo”, continua la motivazione.

“Le indagini”, ricordano i giudici della Suprema corte, “hanno consentito di dissolvere ogni motivo di sospetto a carico dei soggetti potenzialmente animati da inimicizia nei confronti della coppia e gravitanti nella cerchia delle loro relazioni”. Sempre a proposito dell’arma, la Cassazione concorda con i giudici di merito che hanno escluso sia stato uno zoccolo, propendendo per un oggetto tagliente con un manico.

A spingere Anna Maria Franzoni a uccidere il figlioletto Samuele potrebbe essere stato un capriccio del bimbo. Tuttavia non è stato possibile, avverte la Suprema Corte, individuare con “certezza” la “causale od occasione che originò il gesto criminoso”. Ma questa circostanza “non impedisce”, dicono i giudici di piazza Cavour, data la concludenza del quadro indiziario, di ascriverne la responsabilità all’imputata”.

“Quanto al problema del movente del delitto attribuito alla Franzoni”, spiega ancora la Cassazione, “premesso che negli omicidi connotati da dolo d’impeto, come questo, sembra più corretto parlare di occasione piuttosto che di causale (quest’ultima implicando un preciso interesse pratico alla consumazione del reato), l’assenza di sicuri elementi di prova circa le ragioni che innescarono la condotta dell’agente non ha consentito di formulare ipotesi, supponendosi che la donna abbia reagito a qualche capriccio del bambino (a detta dell’imputata svegliatosi ed alzatosi dal letto proprio nell’imminenza della sua uscita con il figlio Davide) ed abbia agito in preda ad uno stato passionale momentaneo”.

Anna Maria Franzoni “nutriva preoccupazioni (in gran parte ingiustificate) per la normalità ed il regolare sviluppo di Samuele, con particolare e sintomatico riguardo alla conformazione ed alle peculiarità del caso, tanto da avere manifestato il presagio di una sua possibile morte prematura”, continuano i giudici. Secondo piazza Cavour “le ragioni del delitto, verosimilmente propiziato da una circostanza occasionale, possono, dunque, anche inquadrarsi per trovare una chiave di lettura in tale contesto, senza che, per altro, le ineliminabili incertezze sul punto possano inficiare l’affermazione di responsabilità formulata dai giudici di merito”.

Annamaria Franzoni dunque non aveva uno stato di coscienza alterato quando uccise il figlioletto Samuele. È la sintesi della Cassazione, che ha ritenuto corrette le motivazioni in base alle quali i giudici di merito hanno escluso la “configurabilità in concreto di quello stato crepuscolare orientato ipotizzato nella relazione di perizia”. In proposito i Supremi giudici la Cassazione rilevano che la Franzoni è pienamente imputabile e correttamente i giudici di merito le hanno attribuito “il compimento di atti preordinati alla propria difesa, primo dei quali l’eliminazione o la ripulitura dell’arma del delitto”. Ma anche “la ricollocazione degli zoccoli al piano superiore, con l’avvertenza di non lasciare tracce di calpestio lungo il percorso, nonché l’occultamento della casacca del pigiama sotto il piumone e la distorta rappresentazione dello stato del bimbo fatta al 118, pur avendo la donna ammesso di aver subito constatato le evidentissime ferite sul capo del piccolo”. Tutti questi atti non rientrano nella “routine quotidiana” e sono pertanto interpretabili come “sintomo di non interrotto contatto con la realtà e inalterata coscienza di sè e delle proprie azioni nonché di razionale lucidità”.

Per la Cassazione infine, il “trattamento sanzionatorio” comminato alla Franzoni e la determinazione della misura della pena non meritano alcuna “censura”. Rileva infatti la Suprema Corte, che bisogna tenere presente non solo “la natura del reato” ma anche “le modalità particolarmente efferate del gesto criminoso (numero e violenza dei colpi, almeno 17, reiterati nonostante il tentativo di difesa compiuto dalla vittima, testimoniato dalle lesioni riscontrate sulla sua mano sinistra) nonché le circostanze di tempo e di luogo dell’azione e l’elevata intensità del dolo, pur ritenuto d’impeto”.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 30 Luglio 2008 alle 0:47 fercas ha scritto:

Condivido sul fatto che la Franzoni sia colpevole dell’omicidio al di là di ogni ragionevole dubbio; non condivido l’affermazione della Cassazione circa la non censura circa la determinazione della misura della pena. Non si capisce infatti per quale motivo la Corte d’Appello torinese non abbia confermato i trent’anni inflitti in primo grado ma abbia riconosciuto le attenuanti non riconosciute nel precedente giudizio! Volevano fare uin favore a qualcuno? Strano che un tipo come il P.M. Corsi abbia tenuto un comportamento benevolo, tanto da chiedere all’imputata di confessare così da ottenere tutti i benefici di legge, poi ugualmente concessi. Non importa quanto carcere farà la Franzoni perchè il rimorso di ciò che ha fatto la tormenterà per tutta la vita! Importa invece ricordare l’ignobile comportamento processuale suo, dei suoi famigliari e del suo difensore. Suo per essersi prestata alle sceneggiate televisive, dei suoi famigliari per aver tentato di far incriminare i vicini di casa, del difensore per aver ingaggiato investigatori che hanno solo tentato di infangare i Guigiardaz e tecnici che hanno cercato di depistare le indagini facendo emergere false prove (in proposito esiste il procedimento Cogne-bis). Che dire ancora, nulla! Lasciamo che i Franzoni si coccolino la loro “bimba”.

Il 13 Ottobre 2011 alle 23:39 Zione ha scritto:

Colla morte del piccolo Sammy, avvenuta per causa naturale (un’aneurisma grave e raro) come sostenuto dal primo momento da chiari Dottori di Neurochirurgia, da Cogne in poi ma specie a Torino (già noto come brigantesco covo del Giudiciume rosso e di malaffare) si raggiunse il massimo dell’inefficienza, degli sbagli, degli sprechi e dell’Infamia, colla Crocifissione di Mamma Franzoni, senza NESSUNA PROVA ed alla quale infine anche la Suprema Corte, per delittuosa compiacenza o folle Terrore di qualche Mafioso Giudicione che conta e che punisce … ha dedicato vergognose pagine di squilibrati deliri che passeranno alla Storia di questo sventurato Paese, come la pietra tombale del “Ludibrio del Diritto”.

Tutta questa Scelleratezza fu messa in campo con grande spiegamento di Tecnici e Cervelloni vari e solo per cercare di creare una giustificazione “scientifica” a supporto di quello che volevano far credere che fosse avvenuto; ciò per poter sconfiggere “pulitamente” un emerito Giurista, loro antagonista politico, così come da vecchia e fedifraga consuetudine iniziata a danno dei Socialisti e che si protrae col Partito della Libertà, di cui il laborioso Presidente del Consiglio è il principale bersaglio, ma grazie a Dio egli è anche un Uomo illuminato, saggio e benvoluto dalla maggioranza dell’Oltraggiato Popolo Italiano e ben conosce di cosa sono capaci questi CRIMINALI, per cui coraggiosamente si sta prodigando per mettere quanto prima ai topi, questi Mascalzoni e Farabutti, in modo che la finiscano di Macellare barbaramente e solo per il proprio interesse la Gente per bene, Incensurata e Innocente.

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