Archivio di Luglio, 2008

Soglia al 4% e una preferenza. Ecco il testo del governo per le Europee

Schede elettorali

La presenterà venerdì in Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee. Il testo del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, spiegano diverse fonti, dovrebbe prevedere una soglia di sbarramento al 4% e la preferenza unica oltre che l’aumento delle circoscrizioni a dieci o quindici. Si tratterebbe quindi, di una proposta di “mediazione” che sulla carta non scontenta del tutto né Pdl né Pd, anche se si differenzia in alcuni punti dalle ipotesi presentate dai gruppi parlamentari dei due partiti.
Il gruppo del Pdl alla Camera, infatti, ha depositato una proposta che prevede lo sbarramento al 5% e le liste bloccate al posto delle preferenze (che nella legge attuale sono fino a un massimo di tre). Mentre il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge a prima firma Antonello Soro che prevede la soglia al 3% e fino a due preferenze ma con l’obbligo della differenza di genere. “La preferenza unica - osserva a questo proposito il costituzionalista e senatore del Pd Stefano Ceccanti - rischia di far sì che non vengano elette donne”. In ogni caso, sia maggioranza che opposizione valutano positivamente lo sforzo di Calderoli. “Ci sono delle differenze rispetto alla proposta del nostro gruppo - osserva il vice presidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino - ma certo l’impianto è comune e ci si può lavorare”.
Mentre dai democratici giudizi positivi per il fatto che la maggioranza abbia accettato, al momento, di far scendere la soglia di sbarramento dal 5 al 4%, già più vicino al 3% proposto dal partito di Veltroni.

Forse il nodo maggiore riguarda la questione della scelta tra preferenza e lista bloccate. Ma su questo, spiegano fonti dell’esecutivo, la maggioranza è orientata a rimettersi comunque al Parlamento. Infatti, nella proposta Calderoli ci sarà la preferenza anche perché è un meccanismo già previsto per l’elezione dell’Europarlamento, poi nella discussione in Parlamento, il governo o la maggioranza potrebbero presentare un emendamento sulle liste bloccate per sottoporlo al vaglio dell’Aula. Sempre che le distanze tra An (che ne vuole più di una) e Fi (che spinge per averne una sola) vengano superate.
Nello specifico, il ddl si compone di sei articoli. Tra le principali novità c’è l’adozione della soglia di sbarramento su base nazionale per accedere al riparto dei seggi. Il 4% di Calderoli costituisce una sorta di mediazione tra il 5 ipotizzato dal premier e il 3 proposto dal Pd. E su questo sarà battaglia. Mettere l’asticella al 5%, stando ai risultati delle ultime politiche, taglierebbe fuori tutti i piccoli; abbassarla al 4%, vorrebbe dire “salvare” l’Italia dei Valori (il partito di Di Pietro infatti alle elezioni di aprile s’è fermato al 4,3%) e tranquillizzare l’Udc di Pier Ferdinando Casini che in primavera s’era fermato ad un 5,6%. Resterebbe senza rappresentanza europarlamentare tutta la sinistra radicale visto che tutta assieme (sotto i colori dell’Arcobaleno c’erano Rifondazione, Sd, Comunisti italiani e Verdi) ad aprile aveva a stento superato il 3%. E fuori restrebebbe anche La Destra sempre più solo di Storace e sempre meno della Santanchè, che aveva portato il partito al 2,4%. Chance ridottissime per i socialisti guidati da Riccardo Nencini.
Altra significativa modifica è l’aumento del numero delle circoscrizioni: da cinque passano a dieci. E sono: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria; Lombardia; Trentino, Friuli, Veneto; Emilia, Marche; Toscana, Umbria; Lazio, Abruzzo; Campania, Molise; Puglia, Basilicata, Calabria; Sicilia; Sardegna. In questo modo la Sardegna potrà eleggere propri eurodeputati superando l’annosa querelle con la Sicilia che da sola in passato riusciva a portare parlamentari all’assemblea di Strasburgo benché la circoscrizione insulare comprendesse anche la Sardegna.

La confessione di Riccò: “Per il Tour mi sono dopato”

Riccardo Riccò

Ha confessato quello che tutti già sapevano: “Ho fatto uso della Cera, l’Epo di terza generazione”. Ad ammetterlo davanti ai giornalisti è stato lo stesso Riccardo Riccò, appena uscito dall’interrogatorio, durato circa un’ora, davanti alla Procura Antidoping del Coni. Ammissione di colpa (”mia e soltanto mia” ha detto) e rinuncia alle controanalisi. “Dopo il Giro” ha spiegato il ciclista modenese “mi sentivo stanco e ho provato questa sostanza. Ma in Italia ero pulito”.
E pensare che lui al Tour non ci doveva neanche andare. Ma un Giro d’ Italia da protagonista (miglior giovane e secondo dietro allo spagnolo Contador) e la partecipazione alle Olimpiadi con la nazionale non erano abbastanza per la fame di vittorie della 24enne promessa del ciclismo italiano. Uno sempre sopra le righe, il “cobra”, fuori dal “gruppone”, sui pedali e davanti ai microfoni dei giornalisti. E così, con la sua squadra, la Saunier Duval, al via della Grande Boucle c’era anche lui, col fido scudiero Piepoli. Due settimane da protagonista per le strade di Francia, con due vittorie di tappa, una fuga sul Col d’aspin, nei Pirenei, che aveva fatto gridare molti al “nuovo Pantani”. Ma il risultato delle analisi lo aspettava. Il 16 luglio la doccia fredda. Positivo, fermato e portato in carcere. La squadra si ritira, lui e Piepoli vengono licenziati. Adesso con la collaborazione dimostrata e la confessione Riccò potrebbe avere uno sconto di pena sui due anni di squalifica previsti dal codice Wada. L’atleta verrà deferito dal Coni alla procura nazionale antidoping, la sentenza della giustizia sportiva è attesa tra pochi giorni. Ma quella dei tifosi è già stata emessa. La riabilitazione ai loro occhi sarà la sua salita più dura.

Il VIDEO servizio:

Assicurazione risarcisce la “vedova” di una signora morta per un’operazione

In Francia cresce il successo dei Pacs

E se fossero le compagnie assicurative a colmare i buchi del legislatore? Il secondo caso in pochi giorni è di ieri. E stavolta non c’è nessun Pacs (o Dico) di mezzo. Ma solo il riconoscimento del danno patito anche da chi ha un rapporto non incasellato giuridicamente con la persona danneggiata o scomparsa. Anche se è dello stesso sesso.
Dopo il caso del risarcimento da parte delle Generali al convivente omosessuale dell’ottantaduenne francese residente a Venezia investito da un’auto, (la loro unione era stata certificata da un “Pacs” in Francia), ieri è toccato alla convivente di una donna morta per le complicazioni di un errore medico. L’accordo è stato raggiunto in uno studio legale di Milano. Alla donna, 55 anni, italiana, sono stati riconosciuti i danni “affettivi e morali” derivanti dalla scomparsa della compagna. Un risarcimento “congruo” sostengono le due legali Elisabetta Arrigoni e Laura Granata che hanno seguito il caso. Si è trattato di un accordo extragiudiziale, tra privati. Ma è comunque una novità non da poco: le due donne convivevano da quasi vent’anni.

Un errore medico durante un’operazione ha portato alla morte della più anziana. L’ospedale ha riconosciuto l’errore, è partita una trattativa e l’assicurazione ha concesso il risarcimento. A parenti e compagna “di fatto”. Le due non erano unite da nessun documento: in Italia ancora non esiste niente di simile: non il “matrimonio gay” come in Spagna e nemmeno i fumosi e mai approvati Cus del governo Prodi.

In Italia, solo qualche comune (Padova, Bari ma non la Roma di quand’era sindaco Veltroni) ha introdotto un registro delle unioni civili, come testimonia la Mappa delle unioni civili nel mondo da Googlemaps.

Mare low cost: un posto al sole con lo sconto. Ma solo dopo pranzo

Versilia affollata

C’è crisi. Si sente dire e si vede. Anche sulle spiagge dei litorali italiani. In vista dell’estate, l’allarme caro-spiagge era arrivato da più parti: i rincari stimati dall’Osservatorio Prezzi: dal 2005 i prezzi degli stabilimenti sono aumentati molto più dei beni e servizi. Nel primo semestre del 2008, le tariffe degli stabilimenti balneari hanno registrato - aveva rilevato l’Osservatorio - un tasso medio di crescita su base annua del +7,3%, contro il 3,3% del paniere complessivo di beni e servizi. E non appena le spiagge hanno ricominciano a popolarsi a fine primavera, c’è stata un’ulteriore accelerata dei prezzi con un picco a maggio del 16,5%, mentre la variazione dei prezzi su base annua, registrata a giugno, è stata del 9%.
Qualcosa però si sta muovendo. A Roma, sollecitato dal Ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola, è stato firmato un accordo tra Antonio Lirosi, alias Mister Prezzi, e le principali associazioni degli stabilimenti balneari (Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi) per applicare tariffe ridotte nel mese di agosto su tutte le spiagge italiane: da venerdì lettini e ombrelloni dovrebbero essere scontati fino al 50% a partire dall’ora di pranzo. Chi si recherà cioè sulle spiagge dopo l’ora di pranzo potrà beneficiare di sconti che arriveranno fino alla metà del prezzo pieno.
Lo hanno chiamato “Pomeriggio convenienza”, una sorta di low-cost del lettino, che punta a “far riavvicinare gli utenti alla qualità dei servizi offerti dagli stabilimenti”, ha spiegato Mr. Prezzi, sottolineando che compito delle associazioni degli stabilimenti balneari sarà quello di una maggiore trasparenza: oltre a “un risparmio sostanzioso, l’utente dovrà anche avere informazioni chiare sui prezzi e sulla qualità dei servizi per scegliere la tipologia a sè più vicina”.
Le Associazioni si sono quindi impegnate, fanno sapere dal ministero, a invitare le imprese associate per praticare lo sconto del 50% dei prezzi dei servizi (in particolare ingresso, affitto ombrelloni, lettini e sedie a sdraio) nella fascia pomeridiana a partire dai prossimi giorni in via sperimentale “o se la tipologia dei servizi offerti non lo consente, di praticare formule diverse di riduzione dei prezzi in forma singola o integrata ed esplicitamente rese note all’utenza”.
Ci vorrà però tempo perché l’iniziativa funzioni a pieno regime “Anche perché siamo a tre quarti di stagione e non è facile comunicare e coordinare tutti gli esercenti”, dicono dalle associazioni.
E a riprova del caro spiagge sui litorali italiani, ecco l’inchiesta realizzata dall’agenzia di viaggi on line Expedia, che ha confrontato i prezzi praticati dagli stabilimenti nei vari Paesi europei: la palma dei lidi più cari va, in media, alle spiagge transalpine: conquistarsi “un posto al sole” in Francia costa circa 12,50 euro. Più del doppio rispetto alla media del resto del continente, che si attesta intorno ai 6,10 euro. Con punte minime in Gran Bretagna - appena 3,10 euro, ma il bel tempo spesso non è incluso nel pacchetto - e massime in Italia, dove si arriva appunto a 7,50 euro.

Il VIDEO servizio:

Sorpresa, Sgarbi sceglie Salemi: “Mi dimetto da assessore di Milano”

Vittorio Sgarbi

Salemi non perderà il suo sindaco.
Vittorio Sgarbi stupisce ancora, questa volta però, con una scelta di responsabilità. In una lettera al primo cittadino di Milano Letizia Moratti annuncia le “sue” dimissioni da assessore alla Cultura e rinuncia alla vendetta del ritorno nel capoluogo lombardo. Ieri il Tar lombardo aveva dato ragione a Sgarbi nella sua disputa contro il licenziamento in tronco ricevuto dalla Moratti a maggio. E il vulcanico critico d’arte aveva promesso colpi di scena: “Tornerò in giunta venerdì”. Oggi il dietrofront.

Sgarbi rinuncia a Milano e resta in Sicilia, a Salemi dove è stato eletto sindaco un mese fa. Ma, ci tiene a sottolinearlo, a testa alta: “Ho verificato l’incompatibilità fra due alte cariche nello stesso ordine di amministrazione”. “La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l’annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo” spiega Sgarbi “non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all’inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa”.

Tutti felici e contenti, quindi? Sgarbi ha ottenuto la vittoria di facciata e Letizia Moratti avrà tirato un sospiro di sollievo e potrà chiudere le sessioni estive del consiglio comunale in tranquillità. Ma occhio al critico, imprevedibile, come sempre. Milano gli è rimasta sullo stomaco e lascia intendere che il suo rapporto con la città potrebbe non finire qui: “Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni” conclude Sgarbi.

“Il ruolo di Presidente della Provincia o di Assessore (le elezioni sono tra un anno, ndr) è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, così clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto riandato. A presto arrivederci”. Chilometri permettendo.

C’è posta per il boss: Caro padrino ti scrivo…

Bernardo Provenzano

Leggi “don Bernardo” sulle buste e pensi al cappellano. Ma si chiama Luigi, don Gigi confessore degli ergastolani al 41bis nel carcere di massima sicurezza di Novara. Apri e saltano fuori l’immagine sbiadita di San Leoluca, patrono di Corleone, decine di fotocopie delle preghiere dei benedettini alla Madonna.
Spiegazzato, un cartoncino con Santa Rosalia di Palermo. Solo allora intuisci che Bernardo è proprio lui, Bernardo Provenzano, il capo di Cosa nostra, destinatario di decine di giaculatorie che piovono da tutta Italia dal giorno dell’arresto, nell’aprile del 2006.
Scrivono i fan. Acclamano, sostengono, abbracciano. Invocano aiuti, preghiere, consigli. Persone con disturbi psichici viste le lettere deliranti, certo, ma anche gente comune, sacerdoti, galeotti, agenti di polizia, giovani. Tra questi, magari, chi nasconde messaggi criptati in preghiere concordate nel tempo, con lo sviluppo dei sistemi cifrati della Seconda guerra mondiale. Fantasie? “Mica tanto” taglia corto Piero Grasso, il procuratore nazionale antimafia. Intanto, nell’ipotetica gara a C’è posta per te dietro le sbarre, Provenzano supera Erika e Omar, forse persino Anna Maria Franzoni, e insidia chi riceve da sempre centinaia di lettere ogni anno, Salvatore (”Totò”) Riina, l’uomo delle stragi, il nemico dello Stato.
Al di là delle interpretazioni sociologiche, spiazza quel senso di deferenza, persino blasfemo, vista la volontà di beatizzazione che accomuna le missive di entrambi. “Don Bernardo” è l’esordio di Alessandro P. “sono tuo compagno di sventura essendo anch’io detenuto. Piango per la mia mamma gravemente malata. Le tue preghiere e la tua Bibbia sono più sacre di quelle del Papa. Ti prego, mandale dei fiori così morirà con l’onore delle tue sante parole”. Gli fa eco Franco, che si rivolge a Riina come potenziale padre: “Con rispetto sono con lei” inizia la lettera vergata a mano “non è giusto che lei non possa socializzare con gli altri detenuti. Io l’ammiro come uomo per quello che ha fatto e per la capacità di sopportare le cose di ogni giorno. Potrebbe essere mio padre e io ne sarei fiero. La saluto con rispetto sperando di non averla disturbata”. Altra lettera con firma femminile: “Caro Totò, non le scrivo per ammirazione ma perché convinta della sua innocenza. Le trasmetto la forza anche se ne ho poca… Immagino infatti quanta capacità, quanta forza sia necessaria per subire la privazione della libertà senza lasciarsi scoraggiare ma abbia fede: gli angeli la libereranno dalle ingiustizie, guarirai perché sei un essere speciale”. Tra i mittenti dell’epistolario ai due capimafia sono diversi gli affezionatissimi che seguono i boss negli spostamenti dalle diverse carceri che li ospitano. Persone che scrivono alle feste comandate, mandano auguri, immaginette e disegni ogni 31 gennaio per salutare con gioia il compleanno di “Binnu u tratturi”.
Incoraggiano con messaggi affettuosi Riina se ha la salute malferma. Come a marzo, quando la corrispondenza si intensificò appena divenne di dominio pubblico il suo trasferimento per esami dal carcere di Opera al reparto detenuti dell’ospedale San Paolo di Milano. Altri spediscono decine di missive nascondendosi dietro identità inesistenti. Come l’irreperibile Mario Colapesce che indica un inquietante domicilio sul retro della busta: “via del Silenzio 43, Palermo”, dopo aver scelto per cognome una leggenda siciliana amata da Italo Calvino. Di quel Cola capace di nuotare e di arrivare in ogni lido senza mai fermarsi. Sul mistero Colapesce, per capire se la corrispondenza nasconde un cifrario, indaga senza molte speranze la procura di Palermo con il sostituto Marzia Sabella.
Tutte le lettere sospette vengono infatti vagliate, il mittente identificato e sottoposto ad accertamenti. “Per anni abbiamo verificato gli intenti reali di un religioso” ricorda un investigatore “frate Celestino da Messina che aveva avviato un nutrito scambio epistolare con Riina su argomenti apparentemente religiosi fino a quando il boss decise di interrompere il dialogo “. Ma non è emerso nulla di rilevante. “Carissimo Salvatore ” si legge in una delle ultime missive del frate con allegata una preghiera sulla vita e la gioia “il Signore ti doni pace. Ti aspetto in paradiso e intanto cerca di renderti degno di quel luogo. Per andarci sai qual è la strada: Gesù Cristo e il suo Vangelo. Auguri di buon compleanno!”. Come non diede risultati l’indagine sulle cartoline raffiguranti lo stadio Meazza con lo stesso testo inviate ai due la scorsa estate: “La pax è finita, un saluto da John l’Americano”.
E anche qui in allegato la preghiera “Abbi fiducia in me”. Tra chi scrive sempre c’è anche una donna francese che non nasconde le simpatie per Riina: “Aiutare è difficile” si legge in un italiano stentato su una cartolina raffigurante un leone che ruggisce “criticare è facile. Lei merita riposo in Sicilia, spero che la salute le vada bene e sappia che per la gente lei è e rimane un uomo coraggioso, molto intelligente e determinato. Mi piacerebbe vederla… Se possibile anche venirla a trovare”. Riina e Provenzano queste lettere nemmeno le leggono. Le missive vengono non solo controllate per quanto concerne i mittenti, ma anche sottoposte a una stretta censura che le blocca in caso di minimo dubbio. Una prassi che porta taluni pubblici ministeri della procura di Palermo a escludere la possibilità che quest’antico strumento, la lettera, possa essere scelto per raggiungere addirittura i boss dei boss. Troppi rischi. Troppi controlli. Eppure, alcuni pizzini indirizzati a Provenzano e ritrovati nel covo di Riina fanno pensare che questi venga coinvolto nelle scelte strategiche rilevanti, seppure sottoposto a carcere duro. Riina e Provenzano usano pochissimi francobolli.
Le poche lettere che imbucano sono soprattutto o quasi esclusivamente destinate a parenti: mogli, figli, cugini ma anche nipoti e pronipoti. Queste missive sono all’apparenza molto semplici: auguri per le ricorrenze e le feste comandate, affetto se qualcuno non sta bene. Riina per esempio si dilunga spesso nelle lettere ai figli sul calcio e il campionato, tanto da avere insospettito gli inquirenti. Ma niente di più. “Quelle di Riina e Provenzano” racconta un investigatore “sono famiglie abituate alla latitanza, ai silenzi protratti per lunghi periodi. Nelle lettere di certo non si dilungano”. A differenza di chi ha messo nero su bianco e spedito sperticati complimenti subito dopo le fiction sui capi della mafia.

Affonda un barcone, ancora morti e dispersi nel canale di Sicilia

Immigrazione clandestina

Il canale di Sicilia accoglie le ultime vittime dell’immigrazione. Nel naufragio dell’ennesima “carretta” del mare sono annegati sette extracomunitari. Se ne sono salvati 21. Il barcone  è affondato a 160 miglia a sud di Lampedusa, in acque libiche. A dare l’allarme il peschereccio Arias I, che ha contattato nave ‘Spiga’ della Marina militare: secondo quanto riferito dagli uomini a bordo, un gommone carico di immigrati si è ribaltato nel tentativo di avvicinarsi al peschereccio.
I soccorsi sono scattati immediatamente, anche da parte di un altro peschereccio che era in zona, il Victoria. I marinai sono riusciti a trarre in salvo 21 extracomunitari, mentre per altri 7 non c’è stato nulla da fare. I viaggi dei disperati dalle coste libiche e tunisine verso Lampedusa o la Sicilia sono aumentati notevolmente con l’estate. Tanto che i Cpt (ora Cie) di Lampedusa e Crotone sono ormai al collasso.

”Nel primo semestre del 2008″ ha detto oggi il ministro dell’Interno Maroni in un’audizione alla Camera “contrariamente alle previsioni ottimistiche, le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. I dati complessivi relativi al 20 luglio di quest’anno” ha aggiunto “registrano arrivi per 13.102 unita”. Secondo Maroni, di recente criticato per aver esteso lo stato di emergenza per l’immigrazione a tutto il territorio nazionale, in tutto l’anno gli immigrati via mare potrebbero arrivare a 30mila. Ma per i tanti che arrivano, ce n’è molti che in mare trovano la morte.

‘Ndrangheta, se il boss diventa mercante d’arte

aste di quadri

Non più case in centro, auto di grossa cilindrata, gioielli e orologi griffati. Per investire e far fruttare i soldi ricavati con le estorsioni e il traffico di droga, i boss della ‘ndrangheta ora scelgono le opere d’arte. Nell’operazione “Metallica”, che dopo due anni di indagini ha portato la Dia di Milano ad arrestare 24 persone, sei delle quale con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, gli inquirenti hanno seguito un filone inedito. È la prima volta infatti che un’organizzazione criminale acquista e vende in modo così massiccio quadri d’autore e di grande valore.

I capi del gruppo mafioso non erano certo raffinati intenditori di pittura fiamminga e moderna. Tenevano i quadri in condizioni pessime, alcuni sono anche rimasti danneggiati. Ma avevano fiutato l’affare, molto più redditizio di qualunque altro commercio usato in passato per investire il denaro “sporco”. I periti nominati dal magistrato e gli esperti del Nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri stanno ancora valutando l’autenticità delle opere ritrovate (64 sequestrate più altre 5 e, non è da escludere, qualcuna ancora da recuperare) tra abitazioni e gallerie di Milano e Padova. Ma, ai fini del traffico organizzato dagli arrestati, spiegano alla Dia, poco importava se il quadro fosse vero o una copia comunque di qualità. Nel secondo caso infatti il margine di guadagno al momento della vendita decuplicava.

Il meccanismo era lineare e seguiva quasi solo canali leciti di compravendita, non risulta, per ora, che le tele siano state rubate. Venivano acquistate, anche all’estero, tramite una rete di contatti consolidata, poi alcune case d’asta ne certificavano l’autenticità e ne stabilivano il prezzo. Gli acquirenti erano spesso professionisti o imprenditori in cerca di un buon investimento. I venditori dicevano sempre di navigare in cattive acque e di essere quindi costretti a cedere i quadri a cifre stracciate. In realtà, li avevano comprati anche a un decimo di quella cifra. Non è ancora chiaro se i periti delle case d’asta fossero conniventi oppure se semplicemente le loro valutazioni fossero approssimative e discutibili.

Si tratta di quadri e autori di altissimo livello. Due sono di Modigliani, Portrait de jeune fille e Portrait de Rosalie, il primo ritrovato solo cinque giorni fa e il secondo sequestrato nel febbraio 2007 a Orio al Serio: stava prendendo il volo per l’Olanda (viene così svelato quello che allora parve il mistero di un ritrovamente “casuale” in una toilette dell’aeroporto). Una sola di queste opere può valere diversi milioni di euro. Tre tele, anch’esse tra le più costose, risultano segalate dall’Interpol, perché sono state esportate illecitamente dalla Spagna. E gli autori spagnoli del ‘5-’600 erano i preferiti dai mafiosi. Nell’elenco figurano inoltre un Vaso di fiori di Ambrosius Bossachaert il Vecchio, quotato nel catalogo ufficiale tra i 250 e i 350 mila euro, una Natura morta con cacciagione di Frans Snyders, del valore di 500-650 mila euro, e opere di Luca Giordano, Francisco Pacheco, Mateo Cerezo il Giovane, Massimo Stanzione.

I due boss del giro d’affari erano Giuseppe Onorato e Sergio Landonio. Il primo si occupava di recuperare i soldi attraverso estorsioni e usura ai danni di imprenditori di Milano e hinterland e con il traffico di droga. Il secondo era il vero broker, che da anni commerciava in oggetti di pregio e quindi conosceva ed era conosciuto nel “giro” e che sapeva dove investire il denaro per ottenere il guadagno più alto. È lo stesso Sergio Landonio che, almeno secondo il racconto della vittima prima di morire, portò sul lastrico Luigi Fasulo, il pilota italo-svizzero che si schiantò col suo aereo contro il Pirellone nell’aprile del 2002.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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