Archivio di Agosto, 2008

Controesodo: traffico intenso ma pochi disagi

Auto in colonna
In queste ore sulla rete gestita dal Gruppo Autostrade per l’Italia si registra traffico sostenuto ma senza particolari problemi per la circolazione. Le principali direttrici di traffico sono quelle in direzione nord e verso le grandi città. Nelle prossime ore e per tutto il pomeriggio è atteso un incremento del traffico, in particolare dalle 16 alle 21. Lo stop dei mezzi pesanti, tra l’altro, si concluderà a mezzanotte.

Attualmente il traffico è sostenuto in particolare sull’A1 Milano-Napoli e sull’A14 Bologna-Taranto in direzione del capoluogo emiliano dove per percorrere il tratto compreso tra Pesaro e Bologna San Lazzaro, in direzione nord, occorrono poco più di due ore. Una coda di dieci chilometri si è formata in mattinata al casello di Roncade (Treviso) dell’autostrada A4, in direzione Venezia. Si tratta dei turisti che rientrano dalle vacanze trascorse nelle località marine dell’alto Adriatico. Viabilità rallentata, ma regolare, secondo quando segnalato dalla Polstrada, alla barriera di Villabona, a Marghera (Venezia), dove la colonna di auto raggiunge solo metà piazzale.

Gelmini docet: studenti e professori la ricreazione è finita

gelmini

Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, si prepara al primo giorno di scuola, ma per lei gli esami sono cominciati già da una settimana.
Con le sue parole sui docenti del Sud ha fatto piangere anche la sua prof siciliana. Il divario è così grave?
Sì, lo dicono i dati internazionali, non io. Mi hanno voluto far passare per antimeridionalista. Una scemenza. Non faccio graduatorie tra docenti più o meno bravi, tra nordisti o sudisti. Però prendo atto che ci sono più problemi in alcune zone d’Italia, anche se non è affatto detto che dipendano dai professori o solo dai professori. Possono dipendere da un contesto, da situazioni oggettive. Certo ci sono e vanno affrontati.
Camicia bianca, niente penna rossa. Sottobraccio un libro del Mulino, La scuola degli italiani dello storico Adolfo Scotto Di Luzio: “Lui dice che la scuola media è nata per sottrazione, senza un progetto per formare lo studente. Anch’io penso che la media sia il nostro punto debole: è scadente, non prepara. Va rivista e penso che si debba partire da lì”.
Da dove, ministro?
Dall’esame: va cambiato. Sto pensando di introdurre i test dell’Ocse che valutano la scuola nei paesi industrializzati (su 57 paesi esaminati l’Italia è al 36esimo posto, ndr), di renderli obbligatori per misurare la qualità dell’apprendimento. In Italia serve una preparazione di base uguale per tutti, oggi i giudizi sono troppo discrezionali. L’educazione fisica può pesare quanto l’italiano?
Da dove si inizia?
A settembre insedio un gruppo di lavoro con insegnanti e presidi per ripensare le medie. Occorrono più ore di matematica e scienze; bisogna puntare molto di più sull’italiano. La conoscenza della nostra lingua è elemento d’integrazione. E la scuola media è la scuola dell’integrazione.
Con settembre inizia il tormentone sugli stranieri in classe…
C’è una proposta del Pd per un numero massimo di immigrati in ogni classe. Ci ragioneremo, però io non credo sia una questione di numeri, bensì di qualità dell’insegnamento. Abbiamo i cosiddetti obiettivi formativi. Non possiamo essere troppo buonisti: se uno raggiunge l’obiettivo va avanti, altrimenti si ferma. Italiano o straniero che sia. Per chi ha difficoltà prevediamo corsi pomeridiani.
È favorevole al maestro unico?
Senz’altro. Ai miei tempi era così. Avevo una maestra bravissima alle elementari: Maria Rosa Mantovani. Autorevole, severa, capace di tenere la classe e trasmettere i saperi. La formula funzionava, il rapporto con un solo insegnante è forte, privilegiato.
Gli insegnanti, sempre meno considerati da allievi e genitori, ora saranno potati come cespugli?
La Finanziaria ci chiede di ridurre il personale della scuola di 85 mila posti in 3 anni. Entro dicembre devo presentare un piano. I sacrifici di oggi servono a liberare risorse per domani.
Traduzione?
Meno insegnanti, meglio pagati. Il 30 per cento di questi tagli sarà reinvestito per premiare il merito.
Darà una pagella anche a loro?
Dobbiamo arrivare alla valutazione degli insegnanti, come accade in altri paesi europei. Con l’Invalsi, l’Istituto nazionale di valutazione, ho in programma di creare un sistema che si basi sul rendimento degli allievi, sulla disponibilità alla formazione. Chi ottiene i migliori risultati sarà premiato.
L’impressione è che troppi siano i poco preparati.
Bisogna rafforzare la formazione iniziale e pretendere che sia continuativa. Dire che sono tutti ignoranti non va bene. Avvocati, medici, ingegneri… ci sono i buoni e i cattivi.
Ma è la scuola italiana a godere di pessima stampa.
Non nego che alcuni problemi esistano. È anche vero che le cattive notizie sono notizie. La scuola assurge agli onori della cronaca per episodi di inefficienza, bullismo, violenza. Questa è l’immagine che suscita l’interesse dei media, mentre le buone pratiche non fanno particolarmente notizia.
La percezione più forte è quella della sfiducia.
Sfiducia da parte degli insegnanti e insoddisfazione da parte delle famiglie.
A cosa si deve?
Non è ben chiaro quello che chiediamo alla scuola, che ormai si trova a svolgere due funzioni. Quella educativa, formativa, e quella sociale, legata al welfare. Non dico che la scuola oggi sia considerata come un parcheggio per i figli, ma certo è vista come un aiuto per le famiglie. Un luogo dove mandare i ragazzi per non lasciarli per strada. Soddisfare entrambe le aspettative non è semplicissimo. Anche per questo la scuola è andata in cortocircuito.
La ricetta contro i cortocircuiti?
Non sono, come qualcuno dice, per un ritorno al passato, ma piuttosto per una semplificazione. Un ritorno alla semplicità e ai compiti fondamentali: il trasmettere il sapere e in qualche modo l’educazione. Se si incrocia una funzione sociale, nulla quaestio, ma prima dev’esserci l’insegnamento dell’italiano e della matematica, della scienza e dell’educazione civica.
Vasto programma.
Nel tempo gli insegnanti hanno perso la loro originaria funzione. Soprattutto hanno pochi stimoli, anche economici, a fare meglio. L’avanzamento è solo per anzianità. L’Italia ha sottovalutato il loro ruolo e dobbiamo recuperarlo. Avere buoni insegnanti appartiene ai paesi civili, a chi non pensa solo al presente e non rinuncia a progettare il futuro.
Priorità?
Ho messo il reclutamento degli insegnanti. Oggi l’esodo di docenti e supplenti è troppo frequente. Ognuno ha il suo metodo e se nel corso dell’anno si avvicendano persone diverse la didattica ne soffre.
Quanto viene lasciato all’autonomia degli istituti?
L’autonomia non esiste. C’è un’organizzazione centralista che fa dipendere tutto dal ministero e deresponsabilizza i livelli decisionali locali. Bisogna rafforzare i poteri dei presidi.
Presidi con superpoteri, allora?
No, ma oggi non hanno nemmeno quelli comuni. Il ministero deve mantenere una funzione di controllo e non di gestione dei singoli processi.
Le sue medie com’erano?
Avevo un’insegnante siciliana, molto brava. Fu proprio lei a spingermi a frequentare il liceo classico. Non ricordo ci fossero i problemi di oggi.
Per esempio le lingue straniere.
Abbiamo problemi sull’insegnamento dell’inglese. Non disponiamo di professori particolarmente preparati.
È vero che a volte l’inglese è lasciato a docenti di altre materie che hanno seguito solo brevi corsi?
Accade. Penso invece a lezioni in inglese alle superiori con il metodo della full immersion.
Le medie sono sinonimo di violenza e bullismo.
I problemi dell’adolescenza sono anticipati. E gli insegnanti non sempre sono preparati ad affrontarli. Quelli della scuola media sono fra i più anziani: per loro è difficile capire questi nuovi adolescenti.
In Texas hanno dato loro le pistole. Lei ha proposto il ritorno del voto in condotta.
Basta un 5 in condotta con il rischio di essere bocciati. Cinque, non più 7. Credo sia un’esigenza e non un ritorno al passato. Uno strumento in più per chi insegna, per pretendere che si rispettino le regole. Alle medie sarà un giudizio, alle superiori un voto.
Se i ragazzi non hanno disciplina è colpa delle famiglie?
Le famiglie che appoggiano sempre i loro figli sbagliano, disorientano. Non so se le tensioni tra famiglia e insegnanti siano dovute allo scadimento dei docenti o al lassismo dei genitori, ma non starei a sindacare su chi deve fare di più. Bisogna ripristinare ordine e ruolo.
Non sarà facile.
Di facile c’è veramente poco nella scuola. Ho incontrato tanti dispensatori di buoni consigli. Come per la Nazionale di calcio, chiunque ha la formazione giusta.
L’hanno chiamata “Nostra signora dei grembiulini”.
Nessuno pensa di risolvere i problemi della scuola con un grembiule. La mia proposta ha avuto un ritorno mediatico superiore alle intenzioni. È una buona pratica, ma saranno i presidi a decidere se adottarla o meno. Il grembiule è un segno di ordine, rigore, uguaglianza. E semplifica la vita alle mamme.
Anche non cambiare i libri ogni anno semplificherebbe la vita alle mamme.
Ho già parlato con gli editori e intendo fare una circolare per evitare riedizioni non necessarie. Comunque, l’82 per cento delle scuole superiori ha mantenuto entro i tetti di spesa fissati dal ministero il prezzo dei libri. E nella Finanziaria abbiamo previsto che certi testi possano essere scaricati da internet.
Pensa di riproporre l’ora di religione per tutti?
Laicità della scuola senz’altro, ma conoscenza delle nostre radici cristiane. Apprendere i principi della nostra religione fa parte della cultura occidentale. In Europa tutti hanno l’ora di religione, eccetto Francia e Slovenia. Ma obbligo no, per carità. Susciterei più polemiche che risultati.
E gli altri culti?
Rispettiamo tutti, ma le altre religioni hanno modalità diverse e diventa difficile organizzare qualcosa per pochi bambini.
Per ridurre gli organici taglierete gli insegnanti di sostegno?
La proporzione sarà di uno a due e non di uno a uno, come è oggi al Sud. Questo non siamo in grado di mantenerlo, anche la sinistra è d’accordo.
Scuola pubblica o scuola privata?
Non mi appassiona la diatriba. Per me la scuola è pubblica comunque, anche se non statale. Inoltre ricordo che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro.
I precari già si agitano.
Abbiamo ereditato un precariato pazzesco che saldiamo in quantità ridotte. Abbiamo messo a ruolo 25 mila precari, tanti quanti si poteva. Una politica seria non illude, ma dichiara l’obiettivo.

LEGGI ANCHE: Gelmini dalla divisa alla riforma: “I soldi ci sono ma vanno spesi meglio” - Scuola: bufera sulla Gelmini e il gap tra Nord e Sud - Scuola, a settembre si ricomincia con la nuova divisa all’italiana

Discutine sul FORUM: “Il caso Gelmini: meglio gli insegnanti del Sud o quelli del Nord?”

Usura, si ribella un imprenditore indebitato e malmenato

Soldi allo sportello

Aveva prestato 7.500 euro a un piccolo imprenditore pratese, ma se ne è fatti restituire 10.500 esigendo, inoltre, la firma di tre cambiali da 2.500 euro l’una. Ma non si è accontentato. Per convincere il debitore a consegnare i soldi, dopo varie minacce di morte, lo ha colpito con un manganello: con questa accusa, la squadra mobile ha arrestato il titolare di un bar, 51 anni, italiano, domiciliato in un campo nomadi a Prato, e sua moglie, 42, complice dell’usura. Un anno fa l’imprenditore si rivolse al barista e ottenne in prestito 7.500 euro, pretendendo un tasso d’interesse mensile di 700 euro, salito poi a 1.500 euro. Per ottenere i soldi, il barista minacciò il debitore, danneggiandogli l’auto e, a luglio 2008, colpendolo con un manganello e provocandogli un trauma cranico: il barista era già conosciuto alle forze dell’ordine per reati che vanno dalla detenzione illegale di armi, allo sfruttamento della prostituzione, alla rapina.

Secondo il ministero dell’Interno le denunce per il reato di usura si sono dimezzate negli ultimi anni: se nel 2004 erano 398, sono scese a 193 nel 2007. Campania, Puglia e Lombardia sono le regioni con il maggior numero di condanne. Ma l’indagine di Confesercenti Sos-usura testimonia che il giro d’affari è enorme: soltanto in Campania riguarda un quarto degli imprenditori, per un valore di 1,8 miliardi di euro. Per Lazio e Sicilia è stimato, rispettivamente, in 2 miliardi e 1,4 miliardi.

Arrivano i gol in tv. Ma è ancora il campionato più bello del mondo?

La parata di Abbiati

L’accordo sui diritti tv in chiaro tra Rai e Lega è arrivato, anche se non ancora definitivo: prevede per l’emittente pubblica la disponibilità degli highlights della Serie A nella fascia pomeridiana e, in forma non esclusiva, in quella serale. A cui si aggiungono gli highlights della Serie B e dei diritti radiofonici. L’assegno che la Rai verserà alla Lega sarà di 27,5 milioni per il primo anno, e di 28 milioni per il secondo. Troppo alto il giro d’affari generato dal calcio per privarsi della fetta di torta garantita dai diritti per l’emissione in chiaro di spezzoni di partite. Dopotutto se c’è una cosa su cui la passione degli italiani non viene meno è proprio il campionato.

Ma possiamo ancora definirlo “il più bello del mondo?”. Una volta, forse. Di certo non è più il più ricco: da tempo, infatti, nonostante le sporadiche follie di Moratti o Berlusconi, i ricavi e il giro d’affari della Serie A sono inferiori a quello della Premier League inglese. Non solo, anche la Bundesliga tedesca, quella che il Bayern Monaco domina un anno dopo l’altro, è pronta a superare (almeno dal punto di vista economico) il nostro torneo. Secondo le stime dell’agenzia StageUp-Sport & Leisure Business sugli aspetti finanziari del torneo, la nuova edizione raccoglierà 1.430 milioni di euro. Mille milioni in meno della Premier League inglese sempre saldamente in testa alla classifica con i suoi 2.430 milioni di euro di ricavi. Al terzo posto si conferma la Bundesliga, che toccherà i 1.420 milioni di euro, precedendo la Liga spagnola a quota 1.350 milioni e la Ligue 1 francese a 1.040 milioni. In attesa della stagione 2010/2011, la prima per il ritorno alla contrattazione collettiva dei diritti media secondo le nuove norme di legge, che potrà portare ad un incremento importante dei ricavi, la Serie A si trova quindi a contrastare l’assalto della Bundesliga. Secondo lo studio di StageUp, il campionato tedesco, capace di attirare la maggior quantità di risorse economiche dallo sponsor principale (oltre 6,9 milioni di euro di media per club) ed il maggior numero di spettatori negli stadi fra i campionati di tutta Europa (quasi 40mila in media nella stagione 2007/2008), avrà addirittura la possibilità di sorpassare la Serie A già da questa stagione. Insomma, il momento per il campionato non è roseo: gli effetti di Calciopoli e dei brutti episodi di violenze intorno agli stadi delle ultime due stagioni, con il loro corollario di leggi speciali e biglietti nominali, hanno ridotto e di molto la presenza negli impianti. Che peraltro, paragonati a quelli tedeschi, ricostruiti o migliorati per il mondiale 2006, non fanno una gran figura.

A tutto ciò si aggiunge la calante considerazione internazionale verso il nostro calcio: siamo i campioni del mondo, vero, e il Milan ha conquistato solo l’anno scorso il mondiale per club, ma in entrambi i casi i giocatori artefici di questi successi hanno un’età vicina al ritiro. E i migliori talenti italiani vanno all’estero per ritagliarsi uno spazio che qui gli è negato: il caso di Giuseppe Rossi, in Spagna al Villareal, è emblematico. In un articolo del “Times” la Serie A viene descritta come un cimitero degli elefanti: “il cast di nuovi arrivi nel campionato che inizia domenica non è certo entusiasmante” scrive il quotidiano inglese, “Non avremmo immaginato di aspettare che fossero due stelle cadenti per vedere insieme in Serie A Ronaldinho e Shevchenko”, irridente il giudizio anche sugli altri colpi di mercato: Poulsen, Riise, Muntari, tutti definiti “scarti” di Premier e Liga. Insomma, un bel po’ di sbruffonaggine ma anche un fondo di verità: d’altra parte gli inglesi hanno piazzato tre squadre su quattro nell’ultima Champions League e i due giocatori che si disputeranno il prossimo Pallone d’oro, Messi e Cristiano Ronaldo, militano in Spagna e Inghilterra. Ma non è detta l’ultima parola: il pallone è rotondo e i “vecchietti” delle squadre italiane potrebbero far venire qualche mal di pancia anche agli altezzosi commentatori del Times.

Claudio Cavazza: “È vero, Prodi mi chiese di aiutare il nipote”

Fotocronaca di una fiducia alla Camera

“È vero, Prodi mi disse: “c’è questa società di mio nipote che ha bisogno di un nuovo socio industriale…”. Claudio Cavazza presidente del colosso farmaceutico Sigma Tau e vice presidente di Federfarma conferma che nel giugno del 2007, su sollecitazione dell’allora presidente del Consiglio, valutò attentamente la possibilità di entrare nella società Cyanagen di Bologna partecipata al 20% da Luca Prodi.
“Cosa vuole, conosco Romano Prodi da quarant’anni” spiega Cavazza a Panorama.it, “siamo entrambi di Bologna, del gruppo di Beniamino Andreatta, anche Ovi (il consulente di palazzo Chigi che seguì le vicende dei parenti dell’allora premier, ndr) lo conosco da quando stava alla Roche”.
Scusi Cavazza, gli inquirenti collegano questo interessamento alla società di Luca Prodi con le pressioni fatte allo zio premier per defiscalizzare la fondazione Sigma Tau…
Io mandai due scienziati, i profesori Bianchi e Carminati, alla Cyanange per capire se ci poteva interessare. Tornarono in Sigma Tau dicendo che Luca Prodi si occupava di biotecnologie con ricerche molto avanzate ma prive per noi di interesse perché in un settore a noi lontano.
Ma perché Romano Prodi cercava un nuovo socio per il nipote Luca, tanto da suggerire di spogliare la Cyanangen di tutte le cose non brevettate…
Credo che il problema fosse l’assenza di sviluppo industriale delle scoperte compiute dal team di Luca Prodi.
Intanto, secondo le intercettazioni, lei chiedeva di defiscalizzare e prometteva soldi al partito democratico.
Guardi escludo di aver parlato con Ovi di quei 280 mila euro per un sondaggio da affidare a Mannheimer come ho letto.
È riportato nelle intercettazioni.
Non le mie, magari Ovi ha millantato di aver chiuso con me un accordo per finanziare il Pd. E poi Romano lo conosco bene, mica era così contento di Walter…
Ma lei o Sigma Tau finanziate i partiti politici?
Dopo Tangentopoli ho paura persino a dare la mancia al portiere, comunque sì, diamo 3-4 mila euro a Pd e Pdl e credo siano tutti ufficiali. Poi avete scritto che sono stato in carcere per Mani Pulite. È vero, ma guardi che all’epoca il finanziamento ai partiti democratici era anche una difesa della democrazia, perché si intuiva che arrivavano dei finanziamenti al Pci dai russi negli anni 1980-1985.
Lei ha confessato tangenti per oltre 2 miliardi di lire.
Lasciamo stare, c’erano gli avvocati che mi ripetevano “conferma tutto”.Io ero pure amico di Moroni che si è ammazzato in quegli anni.
Torniamo ai giorni nostri. E l’attesa defiscalizzazione per la fondazione per la quale Ovi investe l’allora sottosegretario dell’Economia Tononi?
Anche qui tutto vero, ma non abbiamo ottenuto nulla. O meglio, Ovi ci aveva scaricato e quindi siamo ricorsi al Tar che ci ha dato ragione nel maggio scorso.
Ma quando avete presentato il ricorso? Le telefonate sono del 20 giugno.
Il 5 luglio abbiamo depositato il ricorso ai giudici amministrativi.
E che agevolazioni avete ottenuto?
Benefici sacrosanti, l’esenzione dalla tassazione per le somme investite nella fondazione sino a certi importi. Fino ad oggi pagavamo il 50%.

FORUM con Gianluigi Nuzzi, autore dell’articolo
cavazza

Calcio, fumata nera per i diritti in chiaro

L’accordo siglato oggi tra Sky Italia e Lega Calcio si basa su una formula innovativa, legata alla condivisione dei ricavi (revenues sharing). Le partite della Serie B verranno trasmesse sui Canali Calcio di Sky con la formula della Pay Per View, tramite il servizio Primafila di Sky. Il primo appuntamento sarà domani, con la diretta del primo anticipo, Parma-Rimini, in programma alle 20,45 su Sky Calcio 1 e Sky Sport 1.
Un interesse, quello di Sky per la serie Cadetta, che non ha come primo obiettivo i ricavi, ma vuole essere un segnale di disponibilità al pianeta calcio e rientra nella filosofia illustrata ieri dall’amministratore delegato di Sky Tom Mockridge, presentando i palinsesti per la prossima stagione: ”Per crescere devi aumentare gli investimenti”.

“Sa gherra mea pro s’indipendentzia de sa Sardigna”

Sardegna
Ascolta l’intervista AUDIO a Salvatore Meloni (in sardo) di Antonietta Demurtas - Guarda la GALLERY - - Guarda la MAPPA della nuova Repubblica sarda

“Se vuole parlare con il presidente deve chiamarlo sul cellulare, ma non sempre sull’isola c’è campo”. A Mal di Ventre, 81 ettari di terra disabitata a largo del comune di Cabras (Oristano), soffia sempre una brezza cattiva e tagliente, ma è forte e chiara la voce di Salvatore Meloni, autoproclamatosi presidente di quest’isolotto che ha definito la “Repubblica Indipendente di Malu Entu”. Qui, con un manipolo di indipendentisti sbarcati il 25 agosto, questo signore dagli occhi azzurri e i baffoni risorgimentali ha issato la bandiera della suo piccolo stato sardo richiamandosi al principio di autodeterminazione dei popoli. Un clamoroso atti dimostrativo. È la sua prima intervista “ufficiale” da sedicente “capo di Stato”. E la fa in stretta lingua sarda (ascolta l’intervista) dicendosi pronto a difendere la sua terra con le fionde e le pistole ad acqua.

65 anni, autotrasportatore di Ittiri, (da tempo residente a Terralba), Meloni è stato già protagonista in passato, come ci racconta, di altre storiche “sparate” per l’indipendenza della sua terra.

Meloni, la posso chiamare presidente?
Certo.

Dove si trova ora?
Sono in una spiaggetta che è al sud dell’isola Malu entu. Abbiamo appena issato la bandiera che sta sventolando e tutti, dai giornalisti ai curiosi, la stanno fotografando. E’ un momento storico. Abbiamo anche fissato una nuova residenza: Repubblica di Malu entu, Viale Lungomare numero 1, codice di avviamento postale 0001.

Senta, ma avete già composto la squadra di governo?
Ci sono i ministri qui con me: Felice Pani agli Esteri, presidente della squadra di calcio dell’oristanese; poi c’è una femmina, Alessandra Meli, che è amministratrice di una ditta di autotrasporti e che guiderà le Finanze. Manca solo il vicepresidente della Repubblica, Gianpaolo Pisanu perché, poverino, fa la dialisi due volte alla settimana, e verrà sabato. Poi c’è Sandro Mascia, ministro della Pesca e Chiccu Peddis, ministro dell’Agricoltura. Giovani e meno giovani in lotta per l’indipendenza di questa terra sacra: già nel 1978 l’avevamo liberata, ma poi mi arrestarono.

Perché?
Due volte. La prima nel 1979 perché si inventarono la storiella che avessi costruito delle bande paramilitari. E nel 1981 perché, come militante del Partito sardo d’Azione, avevo chiesto l’applicazione dell’articolo uno: quello che riconosce l’indipendenza della Sardegna. Dissero che cospiravo contro lo Stato.

Torniamo a oggi. Quali saranno i vostri primi passi?
Ho già mandato la richiesta di riconoscimento della Repubblica a tutte le 192 nazioni dell’Onu come vuole il principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla carta di San Francisco. E ho scritto anche al Governo italiano, che, con legge 848 del 17 agosto 1957, ha ratificato la carta.

Cosa ha chiesto al suo “collega” Berlusconi?
Il presidente è una persona spiritosa, intelligente e con la battuta pronta. Per cui gli ho proposto la proclamazione della nostra Repubblica: noi siamo pacifici, ma se ci fossero atti ostili o provocazioni, il nostro esercito di terra metterà in funzione le nostre armi di distruzione

Addirittura?
Sì, le pistole ad acqua, le fionde di vario calibro, le frecce spuntate. La nostra Marina metterà in linea la portaerei a remi Eleonora D’Arborea, l’incrociatore pesante a pedali Grazia Deledda, la corvetta a remi Maria Carta e la moto silurante leggera Valeria Marini. Poi la nostra Aviazione, se continuerete a disturbarci, solleverà gli aquiloni leggeri e poi quelli pesanti.

Avranno paura …
Guardi, alla fine però sono tornato serio e gli ho detto: signor presidente, nel massimo rispetto dei ruoli, per ogni azione che verrà fatta contro di noi ci rivolgeremo al tribunale internazionale. Allo stesso tempo chiediamo a Berlusconi e all’Onu di farci un prestito rimborsabile di cento milioni di euro per costruire le infrastrutture, un impianto eolico e uno fotovoltaico, una condotta d’acqua potabile e due motoscafi per portare la gente.

Il prossimo obiettivo?
Entro il 2009 un referendum per l’indipendenza della Sardegna con il patrocinio dell’Onu.

Perché non combatte in parlamento?
Non posso candidarmi neanche per fare il portinaio, sono interdetto dai pubblici uffici, ma amo questa terra e ho fatto una promessa. Non morirò fino a che la Sardegna non sarà indipendente.

E ai sardi cosa chiede?
Di mettere un euro per comprare quest’isola perché rimanga incontaminata. Ma anche di recuperare l’orgoglio: possibile che ci sentiamo ancora inferiori a tutti i popoli liberi? Se penso che i maltesi hanno ottenuto l’indipendenza dopo 400 anni di lotte, mi chiedo: perché noi no?

Sardegna

Guarda la mappa dell’isola di Mal di Ventre


Visualizzazione ingrandita della mappa

Un’altra turista violentata. Dovevano solo darle un passaggio

La violenza contro le donne
Un’altra violenza nei confronti di una straniera in vacanza in Italia. È israeliana, ha 19 anni, ed è stata violentata da due giovani a Catanzaro, nella notte tra lunedì 25 agosto e martedì 26, dopo una serata trascorsa in discoteca. La ragazza è stata trovata in stato confusionale dagli agenti di una volante nella zona di Germaneto, alle porte del capoluogo, ed ha raccontato di essere stata aggredita, picchiata e violentata. La giovane, però, non ha saputo fornire indicazioni né sugli aggressori, né sull’auto a bordo della quale i due l’avrebbero fatta salire.
Le indagini sull’episodio sono condotte dalla squadra mobile di Catanzaro. La ragazza è in vacanza a Montepaone insieme al fidanzato, un ragazzo italo-argentino, col quale vive a Londra. Secondo quanto è emerso dalle prime indagini, dopo essere stati a cena, il ragazzo è tornato in albergo a dormire mentre la ragazza, da sola, è andata in una discoteca di Pietragrande, dove è rimasta sino alle 5 del mattino.
Verso le 6.30 un operaio ha telefonato al 113 dicendo di avere visto una ragazza in stato confusionale che camminava sulla strada provinciale di Germaneto. Agli agenti giunti sul posto, la ragazza ha fornito un racconto confuso di quanto sarebbe successo. La giovane ha raccontato ai poliziotti, che due giovani, che avrebbe conosciuto in discoteca, le hanno offerto un passaggio sino all’albergo, ma poi l’avrebbero aggredita in un capannone alla periferia di Catanzaro.
Quando è stata trovata dagli agenti, poco lontano dal capannone, aveva graffi, lividi e leggere ferite su varie parti del corpo. È stata accompagnata in ospedale, dove è stata curata e sottoposta agli accertamenti per verificare se ha effettivamente subito violenza. Dovrebbe guarire in quattro giorni per alcune contusioni sull’avambraccio. Dagli esami fatti, non è risultato che la turista fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La polizia ha disposto accertamenti anche sui vestiti indossati dalla ragazza israeliana, nel tentativo di individuare eventuali tracce biologiche.
L’israeliana conoscerebbe bene la Calabria, al punto che era stata fermata nel corso dell’estate dai carabinieri della Compagnia di Soverato, che l’avevano identificata nel corso di alcuni controlli. Ai militari dell’Arma, la giovane aveva dichiarato di essere domiciliata a Siderno, un centro del reggino. Le indagini sull’episodio sono condotte dalla squadra mobile di Catanzaro che questa mattina ha risentito la ragazza, che però continua a non ricordare niente della serata, se non di avere accettato un passaggio da due persone all’uscita di una discoteca.

Prodi intercettato: le telefonate d’affari dell’ex premier

Romano Prodi
(Photo by Massimo Di Vita)

Istantanea di fine giugno 2007: crisi di governo, il Partito democratico in embrione, Romano Prodi contestato in ogni piazza denuncia «un’aria irrespirabile» nel Paese. Ma l’allora presidente del Consiglio a Palazzo Chigi ha comunque un gran daffare. Non tanto per i grattacapi dalla sinistra radicale e per la riforma delle pensioni, quanto, verrebbe da dire, perché tiene famiglia. Il Professore cerca di soddisfare i desiderata di parenti ed ex inquisiti del pool di Mani pulite, coinvolgendo, tramite il suo staff, ministri e sottosegretari, come Livia Turco alla Sanità e Fabio Mussi all’Università.
Spinte, favori, pressioni: sono decine le intercettazioni che oggi raccontano quelle lunghe settimane di crepuscolo politico. Conversazioni che la procura di Roma, con il procuratore capo Giovanni Vecchione e l’aggiunto Maria Cordova, vicario di turno, hanno ricevuto per valutarne la rilevanza penale, visto che, è bene sottolinearlo, nessuno risulterebbe iscritto nel registro degli indagati. Intercettazioni che sono destinate comunque a sollevare nuove polemiche: da una parte sugli antichi vezzi della casta, a iniziare da quelli finora sconosciuti di Prodi, dall’altra su uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque.
Ma torniamo a Prodi. Gli affari dell’amato nipote Luca, gli aiuti pubblici invocati dal consuocero Pier Maria, i finanziamenti sollecitati al fidato industriale farmaceutico, già arrestato più volte durante Mani pulite, che a sua volta attende agevolazioni fiscali: le linee di Palazzo Chigi erano roventi senza che nessuno sospettasse che gli investigatori ascoltavano ogni parola. Ma per comprendere il perché di tanto interesse serve una premessa.
Nell’estate scorsa i magistrati di Bolzano sono a una svolta nell’inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell’Italtel dell’Iri alla Siemens, avvenuta negli anni 90 con Prodi alla presidenza del colosso di Stato. E, tra i fondi neri del gruppo tedesco, hanno rintracciato un insolito bonifico da 5 milioni di euro a favore della Goldman Sachs, advisor nell’operazione e società dove hanno lavorato, oltre al Professore, molti Prodi boys come l’ex sottosegretario all’Economia Massimo Tononi che spunterà più avanti in questa storia. All’epoca braccio destro del Professore e suo vice all’Iri era Alessandro Ovi, consigliere di fiducia che porterà poi in Commissione europea e in Italia anche come candidato dell’Ulivo al cda della Rai. Così gli altoatesini decidono di mettere sotto controllo i telefoni di Ovi. Chissà che la coppia, devono essersi detti, non si lasci andare a qualche valutazione su quella compravendita in cui ebbe un ruolo decisivo.
I risultati non sono ancora noti perché l’inchiesta a Bolzano è in corso. Ma sono al vaglio centinaia di telefonate, a iniziare da quelle tra Ovi, l’allora presidente del Consiglio e altri politici.
La decisione, poi, di mandare un troncone d’inchiesta a Roma, con alcune di queste intercettazioni, significa che le conversazioni selezionate riguardano proprio gli affari di oggi di Ovi nella capitale come ombra del Professore, suo «writer» personale, consulente negli affari di famiglia che in quest’inchiesta si confondono con le quotidiane attività di Palazzo Chigi, visto che figure di governo sono chiamate a risolvere grane di famiglia.
Ci vorrà comunque tempo. Il fascicolo, protetto in un armadio blindato, è ovviamente coperto dal massimo riserbo. È la prima volta che vengono intercettate le parole di Prodi e del suo staff quando erano a Palazzo Chigi.

Ministri e soldi pubblici per il consuocero
Una vicenda dovrebbe riguardare Pier Maria Fornasari, apprezzato primario all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. È consuocero di Prodi: la figlia Veronica nel 2001 ha sposato Giorgio, primogenito del Professore, al quale ha dato la prima nipotina. Nel capoluogo emiliano Fornasari è molto conosciuto: è in prima linea con la banca dell’osso della Regione Emilia-Romagna, che si occupa della lavorazione dei frammenti del tessuto muscolo-scheletrico.
I registratori della procura colgono che Fornasari è in gran fermento. Vuole dare una svolta alle sue iniziative scientifiche. E chiede contributi significativi. Per questo si rivolge al consuocero Romano per poi dialogare a raffica con gli uomini (e le donne) del presidente del Consiglio.
L’obiettivo: servono contributi pubblici e la parentela acquisita con il presidente è un formidabile asso. Abbatte ogni ostacolo, spiana la strada. Nei corridoi di Palazzo Chigi raccontano che Prodi è molto sensibile alle richieste del consuocero. Si mette a disposizione. «Anche i collaboratori dello staff del presidente» racconta una fonte dell’entourage di Prodi che lavorava a Palazzo Chigi «in quei giorni si erano presi in carico la vicenda. I nomi? Oltre a Ovi, l’economista Daniele De Giovanni, l’attenta segretaria del presidente Daniela Flamini, il capoufficio stampa Sandra Zampa, oggi deputato del Pd».
Prodi si spinge oltre le semplici premure per Fornasari. E da quanto emerge avrebbe fatto coinvolgere in alcune riunioni ad hoc gli allora ministri Livia Turco, alla Sanità, e Fabio Mussi, all’Università e ricerca scientifica. Nulla di illegale, ma c’è da chiedersi se un simile trattamento sarebbe riservato a qualsiasi primario che cerca fondi pubblici.
Ecco Ovi avvisare la segretaria di Prodi che «Romano ha fissato un appuntamento con i bolognesi per la medicina rigenerativa», mentre la donna lo aggiorna sulla riunione di «Romano con Mussi e la Turco. Dopo di loro ha passato tutto a De Giovanni». Le conversazioni sui finanziamenti sarebbero decine. Con il Professore che segue attentamente gli sviluppi. E Ovi e De Giovanni consapevoli dei rischi che potrebbero sorgere se il primario apparisse direttamente come percettore dei contributi:
Ovi: «Ti avevo cercato perché ieri c’era l’incontro con la Turco…».
Fornasari: «Me l’ha detto Romano, mi ha detto “Telefona alle 11” e mi ha aggiunto “con Mussi e Turco”».
Ovi: «Lui dice che bisogna accelerare la costituzione del soggetto».
Fornasari: «E così mi ha detto e mi ha accennato qualcosa aggiungendo che ha già fatto col Piemonte un’operazione simile».
Ovi: «Sai… la convenzione è un bellissimo pezzo di carta ma perché arrivino i finanziamenti bisogna farli arrivare nel posto giusto… Mi raccomando la fretta perché a Milano sono già pronti. È evidente che Aster non ha nessuna qualifica per prendere i soldi perché non è neanche associata, l’importante è che Aster costituisca qualcosa che è medicina rigenerativa!» (Aster è il consorzio tra Regione Emilia-Romagna, università, imprese e coop per la promozione della ricerca industriale e tecnologica del territorio, ndr).
Fornasari: «Facciamo l’incontro? Sai, Romano mi parlava del 4 luglio…».
Ovi: «L’accordo è che si passi tramite una convenzione con la regione poi però la convenzione se non c’è dietro il soggetto che riceve i soldi non va da nessuna parte».
Fornasari: «Sicuro!».

«Tiriamo via tutto quello che non hanno brevettato»

In quell’esordio d’estate Prodi ha molto a cuore anche le sorti professionali del nipote Luca, imprenditore figlio del fratello Vittorio, scienziato. «Per questo giovane parente» conferma una fonte dello staff di Prodi «invoca l’intervento di Claudio Cavazza, presidente del colosso farmaceutico Sigma Tau». Cavazza è volto noto ai magistrati: nel 1993-94 è finito più volte in carcere dove collaborò dopo la scoperta di oltre 2 miliardi di tangenti pagate a politici e a Duilio Poggiolini, l’eminenza grigia della malasanità.
Il problema di Luca è presto detto: forte del suo 20 per cento vuole far saltare il patto di sindacato nella Cyanagen, azienda bolognese titolare di diversi brevetti. Nata come spin off accademico dall’idea di alcuni docenti dell’Università di Bologna, ha goduto di significativi contributi ministeriali. Tutto in regola. Produce reagenti chimici per applicazioni nelle biotecnologie, affacciandosi nell’analisi di geni e proteine. È un settore dove le scoperte e i brevetti possono trasformarsi in moltiplicatori di fatturato. Ora, il giovane Prodi vuole liberarsi di un socio, la Euroclone gruppo Celbio, che detiene il 24 per cento. Luca sensibilizza zio Romano. E Palazzo Chigi si mette in moto. A dettare la strategia per mettere i soci alla porta è lo stesso presidente del Consiglio, suggerendo manovre non proprio ortodosse.
Ovi: «Professore caro buona sera, hai trovato il messaggio?».
Romano Prodi: «Sì perfetto… Senti, hai parlato con Cavazza di quella cosa?».
Ovi: «Allora… quella cosa. Certo ho parlato, è molto, molto interessato, il problema che ho studiato i patti parasociali: si sono fatti veramente ingabbiare. Prima di far intervenire uno con le spalle forti (Cavazza, ndr) bisogna che loro si liberino di questi signori di Euroclone, perché se salta fuori che ha l’aria di un compratore, quelli chissà cosa vogliono… (Cavazza, ndr) è interessatissimo però si devono liberare di questo qua».
Prodi: «L’hai detto a Luca?».
Ovi: «Gliel’ho detto e ridetto… Ho parlato con il suo commercialista che ha convenuto con me: i patti sono stati fatti in un momento che si era con l’acqua alla gola perché gli hai dato tutto, quelli hanno messo 100 mila euro di aumento di capitale su un capitale di 10 mila».
Prodi: «Si mette da solo e fanno la loro roba…».
Ovi: «Sì, Romano».
Prodi: «(Noi, ndr) Potremo fare anche un’altra società, ci sto anch’io a prestargli i soldi».
Ovi: «Ma Romano, ti sto dicendo che bisogna fare una cosa… amichevole… Quelli vogliono i soldi indietro, gli si danno i soldi indietro allora il Cavazza di turno interviene e ripaga quelli di prima. Cavazza scuote le spalle ma cosa vuoi che sia, però non posso intervenire adesso significherebbe (versare, ndr) 200 milioni… Funziona così la macchina lì che loro han messo i soldi e bloccano tutto, poi se si fa vivo uno che vuole comprarglieli moltiplica per 10».
Allora che fare? Prodi e Ovi pianificano e condividono la stessa strategia:
Ovi: «Allora loro piano piano debbono cercare di metterci dentro tutto il know how… le conoscenze nuove…».
Prodi: «Appunto è quello che dico io».
Ovi: «Certo ma devono svincolarsi da questi qua perché hanno l’esclusiva su tutta una serie di cose».
E a questo punto Prodi suggerisce di svuotare la società in comune all’insaputa del socio.
Prodi: «Lo so, appunto, siccome loro hanno brevettato tutto, intanto tirano via tutto quello che non hanno brevettato…».
Ovi: «Sì che siamo d’accordo Romano, però sai benissimo che i brevetti hanno tutti i legami (…)».
Prodi: «Allora non se la cavano più… senti io purtroppo… fino a che ora sei alzato che ti leggo il discorso?».
I consigli di zio Prodi e Ovi devono aver fatto presa sul giovane Luca, almeno sul fatto di non chiedere l’acquisto diretto della quota di Euroclone nell’azienda visto che in Cyanagen i soci sono sempre gli stessi. A oggi almeno.

280 mila euro per il Partito democratico
Tra Prodi e Cavazza si è costruito un solido rapporto di amicizia con richieste reciproche di favori. Qundi non solo il Professore auspica l’intervento del potente industriale per aiutare il nipote, ma Cavazza gioca un ruolo anche nelle manovre studiate dal presidente del Consiglio in vista della nascita del Partito democratico. Proprio in quei giorni viene formalizzata la candidatura di Walter Veltroni a segretario del Pd con il famoso discorso al Lingotto di Torino.
Da una parte Ovi chiede a Cavazza di sponsorizzare un sondaggio nazionale da affidare a Renato Mannheimer per le primarie del 14 ottobre. Da parte sua, Cavazza avrebbe sollecitato aiuti legislativi e agevolazioni fiscali per la fondazione scientifica del suo gruppo farmaceutico. Secondo gli investigatori, i fatti potrebbero essere strettamente correlati.
Cavazza quindi insiste sulla defiscalizzazione per la sua fondazione. Si lamenta che nel precedente elenco hanno messo »dentro roba che fa spavento» e chiede a Ovi di fare qualcosa. Il consulente di Prodi chiama direttamente il sottosegretario all’Economia Tononi, già punto di riferimento del Professore in Goldman Sachs. Ecco stralci della telefonata.
Ovi: «Tu sai da chi dipende nel vostro ministero la definizione di quali fondazioni sono esenti da fiscalità se poi fai una donazione?».
Tononi: «Sono esenti da fiscalità (…) Lui (Cavazza o suoi collaboratori, ndr) è venuto a trovarmi troppo tardi. Non può mica pensare che cambia il decreto del presidente del Consiglio… Loro mi stanno simpatici… sono amici di mio fratello…se venivano un mese fa si telefonava a Visco, si diceva, guardate mi raccomando metteteli dentro, sono persone brave… io volevo aiutarli, io sarei stato il primo».
A questo punto Ovi teme che gli aiuti di Cavazza (280 mila euro circa) possano sfumare. Quindi lo chiama.
Ovi: «La cosa è già in Gazzetta ufficiale… Riparare il danno adesso… convincere il Tesoro non è semplice… per il prossimo anno ci lavoriamo… devi pensare che entrare adesso».
Cavazza: «Se fosse possibile magari… quello sarebbe il massimo».
Ovi: «Ma è necessaria una procedura che adesso… una richiesta di revisione della lista è un passaggio che si può fare ma bisogna parlare con Visco… Romano non ha problemi certamente ma…».
Cavazza: «No è complicata…».
Ovi: «Perché se si può fare un pacchetto… con altre… certo possono farlo ma per una sola diventerebbe un problema… hai capito?».
Cavazza: «No… no non lo chiederei nemmeno».
Ovi: «Un elenco di due, tre, quattro…».

Discutine sul FORUM: “Prodi intercettato”: parla con l’autore del servizio, Gianluigi Nuzzi

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
Mostra i risultati

Archivi