Pd, Veltroni lancia Youdem: tv “aperta” alla sfida con D’Alema

Il lancio di Youdem

Più che alla televisione di Massimo D’Alema, come malignamente i giornalisti chiamano la tv satellitare legata all’associazione Red, si ispirerà a quella alla quale Barack Obama ha affidato molti dei suoi messaggi per vincere le primarie.
E infatti anche Youdem, la televisione ufficiale del Partito Democratico, prenderà il via il 14 ottobre (data simbolo per il Pd: fu il giorno in cui Veltroni venne consacrato segretario). E ambisce, attraverso il web, il satellite e i telefonini, a diventare la prima social tv politica in Italia. Insomma, una cosa spartana ma trendy, fatta dal basso (molto 2.0 come dicono i blogger esperti), dal popolo della rete. Zero vip, molti filmaker. E poi news, racconti e dirette sulla vita del partito e degli iscritti.

Ecco il progetto della piattaforma democratica che, oltre alla tv, comprenderà anche un quotidiano on line e una radio. Ma la novità sarà nei contributi video che gli utenti invieranno diventando parte fondamentale del palinsesto: “Questa tv”, ha spiegato un abbronzato Veltroni in conferenza stampa accanto a Paolo Gentiloni, responsabile area Comunicazione dei Democrats “non vuole essere un canale televisivo in più ma una struttura aperta, come vuole essere il Pd, che parte dall’esperienza di democratica.tv e punta a coinvolgere i contributi di cittadini e utenti perché il nostro riferimento è il linguaggio dentro la rete e non la vecchia tv”.
Tutt’altra cosa, appunto, rispetto al canale Red di Massimo D’Alema. Ma meglio non fare quel nome, davanti a Veltroni. Che al confronto con Baffino si irrigidisce e diventa, da abbronzato, scuro in volto: “Questa è la Tv del Partito democratico e non dei veltroniani. Anche perché se ci fossero i veltroniani io non ci apparterrei. Il problema è che voi giornalisti siete inchiodati in queste raffigurazioni prima ancora di noi”. Sarà.
E infatti il segretario del Pd ci tiene a sottolineare la distanza che passa tra lui e l’eterno rivale (è dal ‘94 che i due si giocano a duello la leadership dei postcomunisti). Insomma la tv “collegata” all’ex ministro degli Esteri “ha caratteristiche molto diverse e quindi essendo le due iniziative diverse si potranno perfettamente integrare… preferisco l’abbondanza vista la qualità della tv italiana”. Insomma, tanto la tv Red sarà un piccolo e serioso canale generalista, tanto sarà aperta, “fluida”, non istituzionale quella di Walter. Anche Vincenzo Cerami, uomo della cultura del Pd veltroniano ha le idee chiare: “Questo dovrà essere uno spazio divertente, contraddittorio, non proprio di servizio rispetto al partito”.
E infatti passa attraverso il web la nuova strategia del segretario per recuperare terreno sia all’interno del partito sia nei collegi elettorali: “Il Pd deve tornare a darsi quel profilo di innovazione che aveva alla sua nascita… se non saprà trovare, anche con Youdem, freschezza e innovazione, penso, temo, che altri risultati elettorali, dimostreranno quale risultato straordinario era quel 34% delle politiche, in un paese europeo”. Come dire: attenzione perché non innovando, non cambiando, non occupando la rete, il Pd è a rischio batosta, anche alle prossime elezioni, le europee del 2009. La collocazione? “L’ambizione” ha sottolineato Gentiloni “di lanciare una piattaforma web che sia un hub, con radio, giornale, web tv e che vedrà la presenza di due offerte incrociate, una legata al palinsesto e una alla videocommunity”. E poi: “andremo sui telefonini e stiamo contrattando con Sky un canale satellitare sulla sua piattaforma” (spazio che invece Nessuno tv ha già: al canale 890).

Eppure: “Il problema” si sfoga Veltroni “è che voi, prima di noi, siete inchiodati a questa idea degli eterni Duellanti (dal film del ‘77: oper prima di Ridley Scott, basato sul racconto Il duello di Joseph Conrad, ndr). Questa è la tv del partito e non dei veltroniani. E non capisco perché se Italianieuropei o altri fanno iniziative del genere dovremmo impedire che accada”. Sicuro?

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Il 6 Agosto 2008 alle 12:17 Salva l’Italia inguaia Veltroni. Le firme anti Cav e le mille anime del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Altro che Salva l’Italia (la petizione del Partito Democratico che sta girando le piazze del Belpaese). Va salvato Walter Veltroni dal rischio flop dell’iniziativa, che intende raccogliere 5 milioni di firme, in vista della grande manifestazione del 25 ottobre. Al di là del numero delle firme anti-Berlusconi raccolte, a fronte dei Km macinati dal pullman (on line sono poco più di 17mila), è il se firmare o meno che sta diventando un altro pretesto di contesa all’interno del partito fluido e girovagante. A dire no all’appello cominciano a essere in tanti, tra i vip. Dopo il rifiuto del governatore campano, Antonio Bassolino (”Io con Berlusconi ci collaboro, non gli firmo contro”, ha detto. “Ognuno fa ciò che la sua coscienza gli dice”, la laconica risposta che il segretario del Pd Walter Veltroni ha dà allargando le braccia, in Transatlantico), si sfila anche il sindaco torinese Sergio Chiamparino (che non andrà alla festa del partito). Il governatore piemontese Mercedes Bresso firma “soltanto per militanza”. Ciù che invece non condiziona il sindaco veneziano Massimo Cacciari: “Nemmeno io firmerò, perché sono il sindaco di Venezia e non il segretario del Pd della mia città. Ma a parte questo, mi sembra un’iniziativa sballata”. Intervistato da Affaritaliani, Massimo Cacciari aggiunge che “il problema oggi del Partito Democratico è quello di organizzare se stesso e non di dare una spallata al governo che significherebbe frantumarsi la spalla. Perciò non firmo, assolutamente no”. E commentando la nascita di YouDem.tv, tira fendenti al suo stesso partito, segretari compreso: “Sarebbe il caso di concentrare gli sforzi per avere mezzi di comunicazione più efficienti di quelli attuali”. Delle due web tv “Non penso bene, mi pare ovvio. Anzi, è uno specchio del fatto che certamente nel Partito Democratico ci sono diverse correnti. Usiamo pure questa parola, così come ci sono state in tutti i partiti, ivi compreso il Partito Comunista Italiano. Solo che non c’erano tanti organi di stampa”. Cogli bene il punto il sindaco-filosofo: dietro questi distinguo si agita l’eterno fantasma della guerra interna ai democratici. Colpi bassi per destabilizzare Veltroni? Massimo D’Alema respinge tutti i sospetti: “Io dietro Bassolino? Solo un imbecille può pensarlo. Non è che io non faccio una cosa e la faccio fare a lui… “. Nervi a fior di pelle, insomma. E quella che doveva essere un’iniziativa unitaria, sta per trasformarsi in un’azione di pochi: gli amici di Walter di qua e gli altri di là. Tanto che nemmeno il luogotenente veltroniano, Goffredo Bettini riesce a ricucire lo strappo, consigliando a Bassolino la linea del ma anche: “Ha il dovere di collaborare con il governo, ma anche il dovere di contrastare le scelte dannose del governo”. Più sarcastica la deputata Marina Sereni (vice capogruppo degli onorevoli del Pd) che butta lì: “Leggo che il presidente della Campania chiede a gran voce il congresso anticipato del Pd e dice che non firmerà la petizione…. Buon per lui che ha sempre le idee chiare, sa sempre da che parte stare e che ha dimostrato in tutti questi anni di saper costruire un gran partito di popolo, radicato, di massa, senza macchia e senza paura”. Insomma, tra i democratici è il caos totale: “La domanda sorge spontanea: se Veltroni e Bettini non sono riusciti a convincere neanche Bassolino sulla bontà della loro inutile petizione antigovernativa, come pensano di poter convincere 57 milioni di italiani?”, si chiede in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Vero, l’opinione è quella di un avversario, ma la sensazione è che il menù preparato in questi giorni agostani al loft sia roba per stomaci forti. Ma c’è anche un’altra domanda che attanaglia gli iscritti: la manifestazione di Salva l’Italia (qualora la questione firme venisse superata) su quale canale andrà in onda? Sulla Red dalemiana o sulla You-dem veltroniana? Risponde per tutti la Jena su La Stampa: “La sfida sarà all’ultimo telespettatore: mezzo per uno”. [...]

Il 4 Ottobre 2008 alle 19:37 Editoria: più tagli per tutti, tranne che per D’Alema » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Leggi anche: Veltroni lancia Youdem, tv “aperta” alla sfida con D’Alema [...]

Il 5 Ottobre 2008 alle 2:36 SuccedeOggi » Blog Archive » Editoria: più tagli per tutti, tranne che per D’Alema ha scritto:

[...] Leggi anche: Veltroni lancia Youdem, tv “aperta” alla sfida con D’Alema [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 23:15 Televisión ciudadan… y de partido « Periodismo Global: la otra mirada ha scritto:

[...] Los medios tradicionales se toman la iniciativa con una cierta sorna. “Filosofía web 2.0 en salsa YouTube”, dice La Repubblica.  Un proyecto “espartano, pero trendy”, para Panorama. Y es que -bromeala Repubblica- “dices Obama y sale Veltroni”. Parece que esta televisión ciudadana se libere de los usos partitotocráticos. Empieza el 14, coincidiendo con el primer aniversario de la “entronización” de Veltroni. En fin, que sea verdaderamente social, que bien les vendrá a los italianos Escrito en Comunicación Política, Comunicación interactiva, Televisión. Etiquetas: periodismo ciudadano, periodismo de partido, televisión ciudadana, YouDem.tv. [...]

Il 14 Ottobre 2008 alle 10:11 Primarie Pd: un anno dopo sono più vive le polemiche che il ricordo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Walter Veltroni? Impatanato. Rosy Bindi? Incavolata. Enrico Letta? Silenzioso. Mario Adinolfi? Irriverente. Piergiorgio Gawronski? Dipietrista. Un anno dopo le primarie democratiche, i cinque protagonisti che si contesero la leadership del nascituro Pd, vivono condizioni diverse e per alcuni addirittura opposte rispetto a quei giorni in cui tre milioni di persone andarono ai gazebo per incoronare l’allora sindaco di Roma. Che, per molti, è il più mal messo della compagnia. Veltroni, infatti, è passato dai trionfi del 14 ottobre 2007 ai dubbi per la manifestazione del prossimo 25 ottobre, di cui ha dovuto cambiare piattaforma e linea di settimana in settimana. Rispetto all’anno scorso non c’è più neanche il loft, simbolo dell’ascesa veltroniana e della sua idea di partito “liquido e senza pareti”, sostituito dalla più ordinaria e tranquillizzante sede della ex Margherita in via sant’Andrea delle Fratte. Un anno dopo le primarie, appare impatanato nelle sue contraddizioni, isolato nel partito e incalzato dall’eterna concorrenza (televisiva e non) di Massimo D’Alema, con sullo sfondo l’appuntamento delle elezioni Europee dove, tra otto mesi, tutti collocano la resa dei conti all’interno del Pd. La doppia colossale sconfitta di aprile (elezioni politiche e Campidoglio) ha ristretto gli spazi di praticabilità politica all’ex primo cittadino della Capitale, lasciandolo solo con un manipolo di fedelissimi tra cui spiccano Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti. Persino il simbolo del veltronismo, l’eterea Marianna Madia, che fu piazzata capolista alla Camera a Roma, è andata di corsa ad iscriversi alla dalemiana Red, che in questo momento sembra puntare su un altro dei competitor del 14 ottobre. Ovvero Enrico Letta. Il nipote del braccio destro del Cavaliere, oggi ministro ombra del Welfare, parlando con Panorama.it rivendica “la positività di quell’esperienza di partecipazione”. E quanto all’oggi, aggiunge: “Il grande rischio è quello di deludere l’ansia di partecipazione che ci fu in quei milioni di cittadini che si recarono ai gazebo”. Per i boatos di palazzo è proprio il giovane Enrico il cavallo su cui punterebbe D’Alema per la sua vendetta contro Veltroni se le Europee andassero davvero male per il Pd. Rosy Bindi, intanto, dalla posizione di vicepresidente della Camera, resta la più incavolata con il segretario, punta di diamante nel partito del risentimento prodian-parisiano. Come il Professore, la pasionaria bianca non accetta l’analisi veltroniana secondo cui la responsabilità di tutte le sconfitte di aprile risiede nella disastrosa esperienza del governo Prodi. La Bindi teorizza un recupero dei rapporti a sinistra e pensa all’Ulivo del 1996, simbolo di un’alleanza vincente che comprendeva Pd e Rifondazione, come approdo. L’ex ministro della Famiglia del governo Prodi dice la sua a Panorama.it: “Le primarie del 14 ottobre sono state una straordinaria prova di partecipazione e democrazia. Il Pd è nato all’insegna di una grande innovazione che va rilanciata e rafforzata”. Ma non per questo Rosy ‘la combattiva’ considera concluso il suo lavoro: “Siamo impegnati a costruire un partito davvero democratico e plurale. L’esperienza del 14 ottobre non va archiviata e il modo migliore per festeggiare l’anniversario è quello assumere l’impegno di fare primarie vere di coalizione, in vista delle prossime amministrative, nelle quale il Pd partecipa con più candidati”. [...]

Il 14 Ottobre 2008 alle 10:31 SuccedeOggi » Blog Archive » Primarie Pd: un anno dopo sono più vive le polemiche che il ricordo ha scritto:

[...] Walter Veltroni? Impatanato. Rosy Bindi? Incavolata. Enrico Letta? Silenzioso. Mario Adinolfi? Irriverente. Piergiorgio Gawronski? Dipietrista. Un anno dopo le primarie democratiche, i cinque protagonisti che si contesero la leadership del nascituro Pd, vivono condizioni diverse e per alcuni addirittura opposte rispetto a quei giorni in cui tre milioni di persone andarono ai gazebo per incoronare l’allora sindaco di Roma. Che, per molti, è il più mal messo della compagnia. Veltroni, infatti, è passato dai trionfi del 14 ottobre 2007 ai dubbi per la manifestazione del prossimo 25 ottobre, di cui ha dovuto cambiare piattaforma e linea di settimana in settimana. Rispetto all’anno scorso non c’è più neanche il loft, simbolo dell’ascesa veltroniana e della sua idea di partito “liquido e senza pareti”, sostituito dalla più ordinaria e tranquillizzante sede della ex Margherita in via sant’Andrea delle Fratte. Un anno dopo le primarie, appare impatanato nelle sue contraddizioni, isolato nel partito e incalzato dall’eterna concorrenza (televisiva e non) di Massimo D’Alema, con sullo sfondo l’appuntamento delle elezioni Europee dove, tra otto mesi, tutti collocano la resa dei conti all’interno del Pd. La doppia colossale sconfitta di aprile (elezioni politiche e Campidoglio) ha ristretto gli spazi di praticabilità politica all’ex primo cittadino della Capitale, lasciandolo solo con un manipolo di fedelissimi tra cui spiccano Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti. Persino il simbolo del veltronismo, l’eterea Marianna Madia, che fu piazzata capolista alla Camera a Roma, è andata di corsa ad iscriversi alla dalemiana Red, che in questo momento sembra puntare su un altro dei competitor del 14 ottobre. Ovvero Enrico Letta. Il nipote del braccio destro del Cavaliere, oggi ministro ombra del Welfare, parlando con Panorama.it rivendica “la positività di quell’esperienza di partecipazione”. E quanto all’oggi, aggiunge: “Il grande rischio è quello di deludere l’ansia di partecipazione che ci fu in quei milioni di cittadini che si recarono ai gazebo”. Per i boatos di palazzo è proprio il giovane Enrico il cavallo su cui punterebbe D’Alema per la sua vendetta contro Veltroni se le Europee andassero davvero male per il Pd. Rosy Bindi, intanto, dalla posizione di vicepresidente della Camera, resta la più incavolata con il segretario, punta di diamante nel partito del risentimento prodian-parisiano. Come il Professore, la pasionaria bianca non accetta l’analisi veltroniana secondo cui la responsabilità di tutte le sconfitte di aprile risiede nella disastrosa esperienza del governo Prodi. La Bindi teorizza un recupero dei rapporti a sinistra e pensa all’Ulivo del 1996, simbolo di un’alleanza vincente che comprendeva Pd e Rifondazione, come approdo. L’ex ministro della Famiglia del governo Prodi dice la sua a Panorama.it: “Le primarie del 14 ottobre sono state una straordinaria prova di partecipazione e democrazia. Il Pd è nato all’insegna di una grande innovazione che va rilanciata e rafforzata”. Ma non per questo Rosy ‘la combattiva’ considera concluso il suo lavoro: “Siamo impegnati a costruire un partito davvero democratico e plurale. L’esperienza del 14 ottobre non va archiviata e il modo migliore per festeggiare l’anniversario è quello assumere l’impegno di fare primarie vere di coalizione, in vista delle prossime amministrative, nelle quale il Pd partecipa con più candidati”. [...]

Il 14 Ottobre 2008 alle 19:06 Veltroni battezza Youdem, la tv del Pd: vecchi temi con strumenti nuovi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Pronto a tutto pur di risalire la china. Pronto anche a stupire. Via web e via cavo. Insomma, è pronto per la tv. Quella inaugurata oggi (data simbolo: a un anno delle primarie) dal leader Pd Walter Veltroni. Lo aveva già annunciato e oggi è realtà. Si chiama Youdem.tv: raggiungibile in rete e all’interno del palinsesto Sky (canale 813). Pronto a stupire Veltroni, in versione piccolo schermo: si inizia con il “buongiorno” di Barack Obama, il videomessaggio di Piero Fassino (”quando in una famiglia arriva un nuovo nato è un momento di felicità”), i consigli di Gianni Ippoliti. Ma soprattutto c’è l’”in bocca al lupo” di Massimo D’Alema: “In un panorama così sconfortante quando si sfogliano le televisioni, credo sia importante che ci sia una voce nuova, diversa e incisiva per arrivare ai più giovani” è il benvenuto di “Baffino,” l’antagonista per eccelenza di Walter. Soprattutto in questa nuova sfida a 15 pollici: l’ex ministro degli Esteri ed ex vicepremier dovrà infatti attendere il 4 novembre perché la sua Red Tv apra i battenti. Ci tiene a stupire l’ex sindaco di Roma. Usando la nuova tv (sarà, ha detto il segretario, una social tv: “diversa dalle tradizionali televisioni generaliste perché è fatta da quelli che la vedono. I video mandati dalla gente saranno parte della comunità virtuale e alcuni entreranno nei palinsesti”), per parlare della vecchia: sullo sfondo verde - il colore principale del partito - oltre che di crisi finanziaria, Walter a Gianni Riotta che lo intervista butta lì, rivolto alla maggioranza: “Ci dicano oggi qual è il loro candidato alla Corte costituzionale e noi siamo pronti a votarlo. E loro a questo punto votino Leoluca Orlando (alla vigilanza Rai, ndr), così in 24 ore la situazione si sblocca”. Il Pd è entusiasta (non potrebbe essere diversamente) del nuovo mezzo: un modo per raggiungere gli elettori, soprattutto quelli più giovani. Dove non possono assemblee, dibattiti e congressi ci proverà la rete: dicono dal partito che la web tv ha già registrato l’adesione di circa 8mila persone e di circa 300 video provenienti dagli utenti. Perché non sono i grandi nomi dell’intellighenzia rossa il vero obiettivo di Veltroni che spera, piuttosto, di arrivare ad avere numerosi corrispondenti Youdem in tutti i Comuni d’Italia: “Ognuno che ha la telecamera può mandare i propri video e avere la possibilità di farli vedere su Sky”. Un progetto popoulistico quello del leader. Che, non essendo ancora riuscito a realizzare un partito “flessibile e liquido”, punta ad avere almeno una tv “fatta dal basso, di apertura, una televisione orizzontale e non verticale”, specifica il segretario, citando anche la sua pagina sul social network Facebook, in cui conta 9.000 amici. Questo - ovviamente - non impedirà al segretario di tenere un appuntamento fisso giornaliero: ogni mattina tra le 10.20 e le 11 Veltroni sarà in diretta. Accanto a lui, comunque, ci saranno: Michele Serra, Tito Boeri, Andrea Camilleri, Sandro Veronesi, Concita De Gregorio. Il sogno di una televisione di partito è sempre stato caro a Veltroni. Ora ci gioca la faccia. Dopo aver perso il legame con la piazza il centrosinistra cerca insomma di recuperare il terreno perduto con i nuovi media. Una scommessa importante, tutta politica: “Useremo la tv per commentare l’attualità e non faremo sconti dal punto di vista dell’opposizione in video, ad esempio denunciando gaffe del premier che altrove diventano irrilevanti”, ha ammesso il responsabile Comunicazione Paolo Gentiloni. [...]

Il 17 Giugno 2009 alle 15:42 Duelli democratici prima dell’estate. Il “chi sta con chi” nella sfida a leader del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Eterno derby Veltroni-D’Alema Compagni che, come nel caso di Veltroni e D’Alema, possono influenzare con il loro peso l’appoggio ad un candidato rispetto ad un altro, soprattutto in assenza ancora di una piattaforma congressuale. “No ad un nuovo derby tra Veltroni e D’Alema”, dice Giorgio Merlo, esprimendo la preoccupazione di molti. Ed è proprio per questo che l’ex premier Romano Prodi, che ha un’idea fissa in testa (l’Ulivo) ha preferito non schierarsi ufficialmente per ora: “Il congresso va fatto al più presto ma deve essere un trasparente confronto tra linee politiche e non un conflitto tra personalismi”. E la questione dell’eterna contesa D’Alema-Veltroni è sintetizzata inoricamente per Panorama.it da Mario Adinolfi, che ripresenterà la sua candidatura il 25 giugno e che ha convocato i suoi fan in un circolo della Capitale: “Sono quarant’anni che dura questa partita a bigliardino tra i dirigenti della Fgci, Walter e Massimo. Ora, dopo quarant’anni, il popolo del centrosinistra non li sopporta più. È come con i nonni: si vuole loro bene, ma le loro prediche non le ascolta più nessuno. E loro, a sessant’anni, soffrono della sindrome del vuoto di fronte al pulpito. E poi, almeno si fossero scontrati in prima persona Veltroni e D’Alema: come gli highlander, per farne restare in piedi uno solo. Invece no, si sfidano con le figurine di Bersani e Franceschini”. [...]

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