- Tags: affido-condiviso, divorzi, famiglie, figli, Istat, separazioni
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Boom dell’affidamento condiviso per figli di ex coniugi nel 2006. Anno in cui le separazioni sono diminuite (confermando così l’inversione di tendenza del 2005) anche se sono aumentati i divorzi. È il quadro che fa l’Istat delle separazioni e dei divorzi delle famiglie italiane su dati del 2006.
Nel 2006, i coniugi che hanno deciso di separasi sono diminuiti del 2,3% rispetto all’anno precedente; i divorzi invece continuano a crescere, +5,3%. Complessivamente, si sono registrati 80.407 separazioni e 49.534 divorzi. Tuttavia, in dieci anni le separazioni e i divorzi sono aumentati, rispettivamente, del 39,7% e del 51,4%. Ci sono state 5,4 separazioni e 3,3 divorzi ogni mille coppie coniugate; il maggior numero al Nord, 6 separazioni e 4,2 divorzi ogni mille coppie. In otto casi su 10 le separazioni sono consensuali, in 4 su 10 nei divorzi.
Il ricorso all’affidamento condiviso è più che raddoppiato in un anno, scelto in un caso su tre: 38,8% delle separazioni (era stato l’11,6% nel 2005) e nel 28% dei divorzi (15,4%). Nel 2006 è entrata in vigore la legge sull’affidamento condiviso (la numero 54) ma anche prima era una procedura sempre più ricorrente: dal 2,8% nelle separazioni al 2,2% nei divorzi nel 1997 al 15,4% e all’11,6% nel 2005. La custodia esclusiva premia ancora la madre (58,3% delle separazioni e nel 67,1% dei divorzi). L’affidamento condiviso prevale nelle separazioni consensuali, il 42,2%; scende nelle giudiziali, 18,9%.
I figli coinvolti nella crisi coniugale dei genitori sono stati 98.098 nelle separazioni (63.256 minori) e 46.586 nei divorzi (23.940): in 7 coppie su 10 che si separano ci sono dei figli. In oltre la metà delle separazioni ed un terzo dei divorzi c’è almeno un figlio minore. Nella maggior parte delle separazioni (56,8%) la frequenza di visita del genitore non affidatario è fra i due e sei giorni, seguita con distacco dalla visita settimanale (20,3%) e da quella giornaliera (14,5%).
La casa viene assegnata dal giudice alla moglie nel 58% delle separazioni (66,3% se l’affidamento è condiviso), al marito nel 21,1%. In caso di divorzio la ex coppia lascia la casa di famiglia nel 47,9% dei casi. Nel 94,5% dei casi di separazioni con minori è il padre che dà l’assegno di mantenimento; entrambi i genitori nel 4% dei casi, la madre solo nell’1,5%. Nel 2006, l’importo medio mensile è stato di 499,62 euro nelle separazioni e di 441,49 euro nei divorzi. L’assegno varia a secondo del numero dei figli: oscilla in media da 414,38 nelle separazioni con un minore a 753,99 con almeno tre figli. Aumentano le richieste di revisione delle condizioni di separazione e divorzio, +6,8% rispetto al 2005, pari a complessive 11.167. Ne sono state esaurite 10.424.
- Mercoledì 6 Agosto 2008
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Commenti
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Il 6 Agosto 2008 alle 22:49 donmat ha scritto:
NON E’ VERO !
Salvo rare eccezioni, è rimasto tutto come prima della legge n. 54/2006. I tempi di frequentazione dei figli (riservati ai padri) sono comunque esigui. Quello che prima veniva considerato affidamento monogenitoriale, adesso i giudici lo etichettano e lo spacciano come “affidamento condiviso”. Così riescono a falsare pure le statistiche.
Nell’Italietta smembrata del terzo millennio i cambiamenti gattopardeschi sono più attuali di ieri, e certa magistratura non ne è immune.
Anche per questo trova facile seguito la “fobia” berlusconiana quando nel riferirsi alle azioni di certi giudici parla di “grimaldello istituzionale”.
Se si sta spianando la strada per il controllo politico della magistratura, secondo nuove norme allo studio del governo, di chi è la colpa ?
Il 7 Agosto 2008 alle 11:41 glca ha scritto:
La manovra economica appena approvata in parlamento decurta del 25% annuo i contributi diretti all’editoria. Un centinaio di giornali sono a rischio chiusura. Corrono davvero tempi sempre più bui per quella che, nonostante i ripetuti insulti che ha subito dai politici, gli stessi continuano a chiamare democrazia.
Ma l’ultimo giro di mordacchia riservata all’informazione magari eviterà di leggere certe falsità statistiche. I giudici, che abitualmente legiferano in via del tutto autonoma, aggirano la norma cambiando solo l’aggettivo relativo all’affidamento dei figli. La maggioranza non cambia affatto il regime voluto dalla categoria ed ormai consolidato da centinaia di migliaia di sentenze.
Il 7 Agosto 2008 alle 12:48 samic ha scritto:
L’approssimazione o la malafede che regna in ogni settore professionale è ormai cronica. Basta scaricare il foglio di Excel dal sito http://www.istat.it, andare alla tavola 25, più precedente e susseguente, per vedere che sono stati rilevati solamente i tempi di visita negli affidi esclusivi. E’ STATO ACCURATAMENTE EVITATO di rilevare i tempi nei condivisi falsi (solo di facciata). Statistiche nel complesso fasulle come chi propina o tace certe notizie.
Il 7 Agosto 2008 alle 15:15 bicss ha scritto:
Italiani, prima popolo di santi, poeti, navigatori ed ora popolo di beoti a cui si può nascondere o raccontare di tutto.
Le statistiche citate nell’articolo sono state manipolate alla fonte. Per dimostrare il presunto zelo con cui i magistrati rispettano la legge ? O per qualche altra ragione che mi sfugge ?
Ad un conoscente, che aveva richiesto la trasformazione dell’affido esclusivo in condiviso, questo è stato concesso cambiando il giorno della settimana in cui era previsto l’incontro con la figlia.
Il magistrato nel “consentire” l’affidamento condiviso ha spostato la visita dal mercoledi al lunedi. Cambiando il giorno ha cambiato pure la categoria in cui far rientrare il provvedimento.
Il 7 Agosto 2008 alle 23:03 noak ha scritto:
Per contestare quanto di fuorviante viene riportato nell’articolo propongo due autori non sospettabili di collusioni ideologiche.
Rino Della Vecchia : (…) La mistificazione sistematica e permanente di ogni statistica, di ogni ricerca e di ogni sentenza e la deformazione delle ragioni e delle funzioni degli usi e dei costumi di tutte le culture formano un capitolo sul quale i movimenti maschili hanno da tempo messo gli occhi e contro le quali vanamente cercano di lottare. (…)
Antonio Bertinelli : (…) Anche se la soggezione alla legge, prevista dalla Costituzione, sembrerebbe escludere la possibilità per la giurisprudenza di apportare alcunché di nuovo nel Diritto oggettivo, non è raro che questo avvenga. Con la ricorrente implementazione del Diritto, parte della Magistratura sembra rivendicare un potere normativo da affiancare al potere legislativo di cui è titolare il Parlamento. (…) Ancora oggi ci sono magistrati che riducono la loro attività all’applicazione di posizioni ideologiche, così come vogliono le formazioni politiche di cui si sentono parte integrante e alle quali deve essere imputato il clima generalmente sfavorevole alla famiglia tradizionalmente intesa, all’esercizio e alla tutela della paternità. (…) I piani di lettura del fenomeno sono molteplici. Scrive E. Badinter: ”Dés lors qu’ elle peut survivre sans lui, elle détient également la bombe atomique qu’ est la séparation ou le divorce” (nella misura in cui ha i mezzi per sopravvivere senza di lui, la donna detiene quella bomba atomica che è la separazione o il divorzio). (…) In tali circostanze infatti subentra l’impegno della Magistratura che, nel percorso giudiziale, formalizza l’esclusione definitiva della figura genitoriale maschile e, a volte, pur in assenza di sue esplicite richieste, si perita di tutelare al meglio gli interessi della madre. La scrittrice attribuisce alla donna anche il potere di decidere: “tu seras pére si je le veux, quand je le veux” e si potrebbe aggiungere, senza timore di smentita, che alla stessa viene accordata pure la possibilità di dire jusqu’ à je le voudrai (fino a quando lo vorrò). (…) In altri termini il diritto dei figli di conservare rapporti bilanciati con entrambi i genitori è subordinato alla benevolenza della madre affidataria. (…) Nella maggior parte dei casi, dati i tempi di frequentazione che vengono concessi in tribunale, i padri vengono appiattiti nello svolgimento di un ruolo eminentemente ludico. (…) Le richieste dei padri, miranti a rimanere tali anche in caso di separazione o divorzio, secondo buona parte della Magistratura, rappresentano un vulnus alla legge non scritta, ma dalla stessa applicata, per cui i figli sono proprietà esclusiva della madre. (…)
Il 9 Agosto 2008 alle 0:49 orasolo ha scritto:
A titolo di cronaca, cito il punto di vista di Davide Giacalone del quotidiano “LIBERO” per l’elusione applicativa della legge sull’affido condiviso :
“La natura impone che il figlio sia dei due genitori, la legge prova a far sì che li conservi anche quando si dividono. Sarebbe giusto e bello, se non fosse che i due possono trovarsi in una condizione di non esauribile conflitto, che uno o entrambi abbiano desiderio di rivalsa, che la partita economica sia rilevante e non per l’entità del patrimonio da spartire, ma per la miseria con cui ora mantenere due nuclei familiari. Questi sono gli ingredienti che avvelenano il giusto principio dell’affido condiviso. I giudici che operano direttamente nel vivo di questi conflitti tendono ad aggirare l’ostacolo aggirando la legge, ed affidando i figli ad un solo genitore, quasi sempre la madre. Questi sono gli ingredienti che avvelenano il giusto principio dell’affido condiviso. I giudici che operano direttamente nel vivo di questi conflitti tendono ad aggirare l’ostacolo aggirando la legge, ed affidando i figli ad un solo genitore, quasi sempre la madre”
Anche l’AMI, associazione di avvocati divorzisti in linea con il principio della bigenitorialità, ha tenuto recentemente un convegno a Taormina per denunciare la mancata applicazione della legge sull’affido condiviso dei figli.
Il 13 Agosto 2008 alle 9:33 bicss ha scritto:
Gli ingredienti che avvelenano le separazioni sono quasi sempre inevitabili, ma il motivo per cui molti giudici aggirano la legge viene dall’abitudine a considerarsi onnipotenti e intoccabili.
Il 14 Agosto 2008 alle 15:10 sara965 ha scritto:
Nella patria dei tarocchi, specialmente quando si fanno i giochetti con i numeri, è una bazzecola taroccare notizie.
Anche il novellino della redazione sa come farlo e sa che pochi poi si prendono la briga di controllare cosa ci sta dietro.
Il 14 Agosto 2008 alle 16:27 soleadest ha scritto:
Peccato che quando un padre presenta istanza di affido condiviso si sente rispondere che lo fa per “rivalsa personale” e non per reale desiderio di continuare a fare il padre di un figlio che guarda caso è anche suo.
I dati poi sono presi da moduli che vengono compilati in base alle dichiarazione degli interessati, a questo proposito posso annoverare qualche caso di dichiarazione non veritiera di mia conoscenza.
Quindi le statistiche lasciano il tempo che trovano!
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