Altro che Di Pietro. Altro che Pd. Da qualche editoriale a questa parte, pare proprio che la vera opposizione al governo Berlusconi la faccia il settimanale dei paolini, Famiglia Cristiana. Nell’ultimo capitolo della querelle con l’esecutivo (dopo le bordate “sull’ossessione del premier” verso i giudici, sulla proposta “indecente” di Maroni sule impronte ai bimbi rom), il giornale cattolico stigmatizza l’uso dei militari nelle strade e il divieto di accattonaggio, sposando in pieno le dichiarazioni del cardinale Martino che ha sollevato un “dubbio atroce”: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, “abituati come sono alla ‘politica del rattoppò, o a quella dei lustrini?”.
La verità - scrive il periodico diretto da Antonio Sciortino - è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato)”.
Non è mancata una nota di carattere economico: “È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?”.
E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.
Ma essendo il fronte delle critiche piuttosto ampio, nel mirino dell’editoriale cattolico è finito anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, perché vorrebbe vietare ai poveri di rovistare nei cassonetti. Iniziativa che per il periodico dei Paolini scatenerebbe “una guerra tra poveri”. Pronta la replica del primo cittadino capitolino: “Le ordinanze antidegrado” spiega, riferendosi al direttore e ai lettori del settimanale “che ci apprestiamo a emanare sono tutte finalizzate alla lotta contro il racket e lo sfruttamento e non hanno nulla a che fare con la guerra ‘ai poveri’ costretti per fame a rovistare nei cassonetti”. Lo dimostra il fatto che “che sin dall’inizio ci siamo impegnati a confrontare questi testi con le organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, che sono impegnate in prima linea nella lotta contro la povertà urbana”.
Non si scompone nemmeno il
ministro della difesa, Ignazio La Russa, colpito dalle critiche di Famiglia cristiana proprio mentre annuncia di voler inviare i militari anche per la sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche: “Noi giochiamo coi soldatini? Lo vadano a dire ai cittadini. A me sembra che ci siano reminiscenze pseudo-ideologiche che vengono da sinistra ma anche da certi cattocomunisti con il solito atteggiamento post-sessantottino, duro a morire”. Gaetano Quagliarello (Pdl) ironizza: “Cambi nome e si chiami Famiglia Cristiana per il Socialismo“. Perentoria invece Isabella Bertolini, deputata del Pdl: “L’astio di Famiglia Cristiana per il governo è così grande da fare andare fuori bersaglio tutte le accuse”. Per il segretario della DcA-PdL e ministro dell’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, per “Famiglia Cristiana sarebbe meglio un linguaggio cristiano se non democristiano”.
- Martedì 12 Agosto 2008
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Commenti
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Il 12 Agosto 2008 alle 19:40 Newsweek, Berlusconi e il miracolo dei cento giorni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Bastone e carota. Dopo l’attacco di Famiglia cristiana al governo, è ancora più inaspettato il riconoscimento dell’operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, soprattutto se a farlo è il settimanale Newsweek. Che in un articolo intitolato Miracle in 100 days, how Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next, riconosce, senza rinunciare ad alcune critiche, l’operato del governo. “Nei suoi primi 100 giorni, Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile” scrive il giornalista Jacopo Barigazzi. “Un lavoro senza precedenti nella storia moderna italiana”. [...]
Il 13 Agosto 2008 alle 18:52 Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss. Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”. Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”. E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”. La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”. [...]
Il 13 Agosto 2008 alle 21:34 Il Newsweek adesso è diventato “pazzo” di Berlusconi « LA PAGINA - Peppe Caridi Live News ha scritto:
[...] [PANORAMA] Bastone e carota. Dopo l’attacco di Famiglia cristiana al governo, è ancora più inaspettato il riconoscimento dell’operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, soprattutto se a farlo è il settimanale Newsweek. Che in un articolo intitolato Miracle in 100 days, how Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next, riconosce, senza rinunciare ad alcune critiche, l’operato del governo. “Nei suoi primi 100 giorni, Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile” scrive il giornalista Jacopo Barigazzi. “Un lavoro senza precedenti nella storia moderna italiana”. [...]
Il 14 Agosto 2008 alle 13:32 Il Vaticano scarica Famiglia Cristiana: non parla a nome della Santa Sede » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non a nome della Santa Sede, né a nome della Cei. Il settimanale Famiglia Cristiana parla per sé: la sua linea non è quella dei vertici cattolici italiani. Così il Vaticano misura la distanza dal settimanale dei Paolini e dai suoi numerosi scontri con il governo di Silvio Berlusconi. A scaricare il periodico cattolico è il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha precisato stamani che il settimanale dei Paolini “non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana“. Certo, precisa padre Lonbardi: si sta parlando di una “testata importante della realtà cattolica”, ma “le sue posizioni sono esclusivamente responsabilità della sua direzione”. L’ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell’esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l’editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia sta rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Un corsivo che ha scatenato la polemica. [...]
Il 15 Agosto 2008 alle 21:42 peppequintale ha scritto:
Sono talmente stupido che se per strada mi imbatto in un tossicodipendente, un ubriaco aggressivo, uno scippatore o un ladro, mi spavento. Se invece vedo delle divise mi sento più tranquillo. Devo farmi visitare? A proposito di elemosine: chi è che ha vietato le elemosine davanti alle chiese?
Il 19 Agosto 2008 alle 12:39 Famiglia Cristiana: fedeli alla Chiesa e super partes in politica » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nessuna “sconfessione”, nessuna “scomunica” dal Vaticano. Anche perché Famiglia Cristiana, “non solo non ha mai preteso di ‘esprimere la linea’ politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali”, ma rivendica la propria autonomia di giudizio. Cerca così di chiudere le polemiche con il mondo politico (anzi, con la maggioranza di governo) e sulla precisazione del Vaticano (che aveva preso le distanze dall’attacco del settimanale al governo per le politiche per la sicurezza e sui timori di un ritorno del fascismo) il settimanale diretto da don Antonio Sciortino, con un editoriale sul prossimo numero di mercoledì 20, dal titolo Autonomia di giudizio ma sempre fedeli alla Chiesa. Non abbiamo “mai preteso di ‘esprimere la linea politica della Santa Sede e della Cei”, puntualizza il settimanale dei Paolini. Ma “abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes“. [...]
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