Leadership del Pdl. Dopo Berlusconi? Sempre e solo Berlusconi

Roberto Calderoli e Silvio Berlusconi

Dopo il Cavaliere? Solo il Cavaliere.

Non c’è spazio per nessun altro: “Berlusconi è lì, è il leader del Pdl, non c’è nessuna guerra e nessuna successione”. Anche perché il premier in fatto di appeal sta andando a gonfie vele: “ha fatto ciò che aveva promesso”, e il gradimento dell’opinione pubblica è “al 63,8% mentre quello del governo è poco sotto il 60%”.
Lo dice Paolo Bonaiuti, in un’intervista a Il Tempo. Il sottosegretario alla presidenza e portavoce di Silvio Berlusconi frena anche sull’apertura che Gianfranco Rotondi ha rivolto all’Udc di Casini: “Porte aperte a tutti” dice “ma mi sembra un gelatone di Ferragosto che si squaglia al sole. Il dibattito” conclude “sarà finito tra qualche giorno”.
Le questioni economiche e le riforme “sono entrambi temi sui quali sarebbe più che logico dialogare. Noi avevamo creduto che il Pd sarebbe stato quello che Veltroni aveva disegnato al Lingotto di Torino, ci eravamo illusi che fosse quello delle promesse elettorali”, afferma Bonaiuti. E invece, continua Bonaiuti: “Veltroni si è messo a rincorrere Di Pietro sulla strada del giustizialismo che si è conclusa con il grande scivolone di piazza Navona”.
Il portavoce del premier spiega che i temi economici saranno nell’agenda del governo alla ripresa dell’attività, a settembre: annuncia che l’esecutivo “combatterà l’inflazione” e sottolinea che “il sostegno ai redditi fissi, quello dei dipendenti, dei pensionati, soprattutto delle fasce più deboli sarà l’obiettivo fisso del governo nei prossimi mesi”. Ma su queste questioni, continua, servirebbe “un diverso atteggiamento dell’opposizione”.
“Di fronte a una crisi mondiale” dice “oppositori come Bersani sparano a zero sulla manovra del governo che per tre anni non metterà le mani nelle tasche dei cittadini e si limiterà a tagliare spese inutili, sprechi e privilegi. E il leader della Cgil Epifani lancia addirittura la mobilitazione. Possono protestare, è un loro diritto. Ma dall’opposizione mi aspetterei un altro atteggiamento”, ovvero che “si dialogasse, si discutesse e magari si cercassero insieme le soluzioni giuste per il paese”.

Commenti

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Il 9 Ottobre 2009 alle 16:46 Quando la politica diventa come la finanza: ecco l’Italia delle fondazioni - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] ci sia dietro. I partiti sono in crisi: il Pd ormai è un partito liquido; il Pdl è appena nato, deve ancora radicarsi sul territorioe amalgamare al meglio l’esperienza di ex An ed ex Fi. Quale futuro secondo lei per i maggiori [...]

Il 9 Ottobre 2009 alle 18:31 indigesto ha scritto:

Ma in un’Italia dove si celebra almeno una votazione all’anno com’è possibile chiedere collaborazione alle forze di opposizione? E’ una eterna campagna elettorale e in questo guazzabuglio i politici si trovano a loro agio. Nonperniente Andreotti auspicava che avvenissero di continuo, per la felicità dei tipografi, dei tribuni, dei giornalisri,della TV,dei galoppini,dei petulanti,dei promettenti..si smuove una sorta di “economia” circoscritta all’evento, tutto a spese nostre, s’intende. Eppoi con questo sistema, di rinnovare tutto e di continuo, non ci sarà mai modo di individuare le responsabilità. Ognuno che passa realizza il suo “enalotto” e via; e intanto gli interessi del Paese languono: è un’interpretazione tutta italica della democrazia. Il giochetto delle elezioni no stop piace a tutti, soprattutto quando si danno i numeri dei risultati. Tuttalpiù si dice chi ha malgovernato va a casa; certo! va a casa col malloppo e, in molti casi, continua a percepire prebende perchè qualche presidenza bisognerà pur trovargliela! Conviene a tutti questo clima di incessante tenzone: tranne che agli italiani; e che vadano o meno a votare non ferma il gioco! Ma loro continueranno ad andarci. E allora, se le opposizioni collaborassero di lunedì cosa potrebbero mai proporre ai propri elettori del martedì?

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