Ai giornali di partito contributi per un miliardo. In sette anni

Giornali in Parlamento

di Laura Maragnani e Mario Sechi

Roma, piazza Colonna, ore 9.00 del 12 agosto: l’edicola davanti a Palazzo Chigi sta preparando le mazzette dei giornali per gli uffici parlamentari. Domanda a bruciapelo: scusi, ha una copia della Discussione? L’edicolante si consulta con un suo collaboratore: “Mi sa che è in ferie…”. E una copia di Linea? “Vacanza”. E un paio di pagine del Campanile? “In questi giorni nun ce sta’”. Notizie dell’Opinione? “È a riposo. La Voce Repubblicana è missing, il Secolo d’Italia è ai bagni, il Denaro oggi non è arrivato, di Rinascita dottò ce n’hanno mannato ’na copia sola e me dispiace ma è prenotata. Capirà, ’sti giornali piccoli”.
Piccoli come foliazione (in genere non superano le quattro pagine) e con la redazione (quando c’è) ai minimi termini, ma con grande appetito e una capacità incredibile di battere cassa. Ne sa qualcosa la presidenza del Consiglio e assai meno il contribuente italiano.

Solo per il 2006 lo Stato ha stanziato186 milioni di euro di contributi diretti per l’editoria. Nel 2000 erano “soltanto” 106 milioni: una crescita di 80 milioni in sette anni, altro che tasso d’inflazione programmata. Incassare il contributo è facile: basta dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. E le vendite? Non sono indispensabili.
Almeno fino a oggi: in autunno il sistema subirà una rivoluzione. Al Dipartimento per l’Editoria il trio composto da Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Mauro Masi sta lavorando a uno schema di regolamento che sarà supervisionato dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e sarà presentato nei primi giorni di settembre (qui la bozza in .pdf).
Due le parole d’ordine: snellire la procedura e cambiare i parametri per l’assegnazione della parte variabile del contributo pubblico. Non sarà più la tiratura ma la diffusione certificata (vendite e abbonamenti) a stabilire l’importo dell’assegno. Questa semplice regola darà un taglio alle vendite in blocco delle copie stampate (oggi praticate da tutti i gruppi editoriali) e ai non isolati casi di giornali che esistono solo sulla carta e non hanno mai visto un’edicola o un giornalista regolarmente retribuito. Il timore di molti editori non è dunque per i tagli dei fondi, ma per un futuro molto più severo in cui i giornali devono essere imprese vere e i pirati della carta dedicarsi a un altro mestiere.
Il conto complessivo dell’attuale sistema-groviera è da tachicardia. Secondo le elaborazioni di Panorama sui dati forniti dal Dipartimento per l’editoria, dal 2000 al 2006 lo Stato ha staccato assegni per oltre 1 miliardo di euro. Nei prossimi tre anni l’esborso previsto per le casse pubbliche è di oltre mezzo miliardo di euro. Dal 2010 invece potrebbe andare a regime la riforma complessiva del settore che stabilirà nuovi criteri per l’ammissione agli aiuti. E i beneficiati già tremano.
Chi sono? L’elenco è sterminato: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali… Una giungla che anche il più sprovveduto esploratore capisce aver bisogno di una radicale sfoltita. Fuori il machete, allora. C’è chi si accontenta di 6.320 euro di contributo all’anno, come L’amore vince edito dalla Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, e chi incassa 6,3 milioni di euro, come l’Avvenire, quotidiano della Cei. Ci sono Motocross (517 mila euro) e Sportsman-Cavalli & Corse (2,5 milioni), Chitarre (296 mila) e Ti saluto fratello (44.960 euro), Rassegna sindacale (517 mila euro), Civiltà cattolica (66.700 euro), L’aurora della Lomellina della diocesi di Vigevano (45.197 euro). Fin qui siamo al censimento dei cespugli. Vegetazione bassa. Poi arrivano querce e sequoie, i pesi massimi del contributo di Stato: gli organi di reali o immaginari partiti e movimenti politici.
La Discussione? Difficile da trovare in edicola, ma nei decreti di stanziamento è sempre presente: 15,148 milioni di euro in 7 anni. Merito di due europarlamentari Udc e dell’attivismo di un deputato Pdl, Giampiero Catone, che per qualche anno è riuscito a bissare il contributo facendo l’editore del Quotidiano sociale. Linea, un mistero editoriale da quasi 16 milioni di euro, si presenta come organo del Msi-Fiamma Tricolore ma perfino la paternità è duramente contestata. Il Campanile nuovo non fa din don ma bingo: nelle solide mani dei figli di Clemente Mastella, Pellegrino ed Elio, ha incassato già quasi 6 milioni di euro. L’Opinione delle Libertà, diretta da Arturo Diaconale, ha messo in cassaforte 13.542.856 euro.
E che dire della diaspora editoriale socialista? L’Avanti! ha macinato quasi 15 milioni di euro. L’Avanti! della domenica, ovviamente settimanale, dal 2000 al 2003 ha messo in banca 2.360.545 euro. Il Socialista Lab, quotidiano della cui esistenza in pochi si sono accorti, in tre anni di euro ne ha ottenuti 758 mila. La Gazzetta politica, settimanale, dal 2002 al 2005 ha superato 1,6 milioni di euro. Il garofano è appassito, ma il portafoglio è sempre verde.
E che dire degli alfieri del mercatismo? La Voce repubblicana, ectoplasma da edicola, tra aperture e chiusure ha presentato un conto da 2,263 milioni di euro. Liberal ha un’etichetta politica lontana dal Leviatano dello Stato, ma vicina alla cassa di Palazzo Chigi: dal 2003 al 2006 ha incassato oltre 3 milioni di euro.
Persino chi fa la faccia feroce contro la casta, come Tonino Di Pietro, non è sfuggito alla tentazione di passare all’incasso: al minicontributo per Orizzonti Nuovi, la fanzine del partito in stile anni Settanta, 62 mila euro nel solo 2005, l’anno dopo ha preferito i 2,036 milioni di euro per il quartino di Italia dei valori, in cui casualmente è stata assunta la figlia Anna come praticante.
Una foresta politicamente trasversale in cui spiccano un paio di giganti. Il quotidiano Libero si contende la palma d’oro con l’Unità. La testata fondata e diretta da Vittorio Feltri ha avuto accesso ai contributi grazie “al Movimento monarchico che ci aveva appoggiati in questa iniziativa” aveva spiegato lo stesso Feltri a Report nel 2006. Libero tuttora gode del finanziamento come organo di movimento politico e in sette anni ha incassato 39,247 milioni.
Grande la soddisfazione dell’editore di riferimento, la famiglia Angelucci, che raddoppia il piatto con l’assegno del Riformista, organo del movimento Ragioni per il socialismo (10 milioni a partire dal 2003). L’anticomunismo perde la partita all’incasso contro l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, organo dei Ds: 43 milioni di euro in 7 anni. Il nuovo editore, il presidente della Regione Sardegna e tycoon di Tiscali, Renato Soru, ha annunciato che rinuncerà ai contributi pubblici, per la gioia di Europa, quotidiano della Margherita (l’83 per cento delle quote è detenuto da Luigi Lusi, tesoriere del partito), che così sembra destinato a restare l’unico organo di stampa del Partito democratico. Europa è un foglio smilzo ma al totalizzatore segna 14 milioni di euro in 4 anni.
Smilzo non è mai stato l’Elefantino, alias Giuliano Ferrara, che con Il Foglio agganciato alla Convenzione per la giustizia ha finora incassato oltre 25 milioni di euro. Il direttore del Foglio è già in prima linea contro la riforma e il taglio dei contributi annunciati dal governo (vedi il botta e risposta con Maurizio Belpietro nelle Opinioni).

Al suo fianco, in questa saga bipartisan, s’è levato l’eterno grido di dolore del Manifesto che gode dei contributi (circa 30 milioni in sette anni) in quanto cooperativa di giornalisti. La galassia comunista annovera poi Liberazione (25,5 milioni), Rinascita (11 milioni) e La Rinascita della sinistra (6 milioni). Anche Notizie Verdi, ex Sole che ride (9 milioni) sta per transitare a sinistra con il passaggio di proprietà a Luca Bonaccorsi, editore di Left-Avvenimenti (mezzo milione l’anno).
Roma ladrona? Non quando si tratta di sbancare i contribuenti: il quotidiano leghista La Padania infatti si è assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi. E dal Nord al Mezzogiorno il refrain è sempre lo stesso. Il meridionalissimo Movimento Europa Mediterraneo porta a casa soldi per Il Denaro: quasi 14 milioni di euro. Quanto a Magna Grecia Sud Europa, che con la cooperativa Balena Bianca, made in Avellino, pubblica la rarissima Democrazia cristiana (un milione), non resta certo indietro rispetto ai duri e puri del profondo Nord. Le Peuple valdotain, settimanale di Aosta, in sei anni ha battuto cassa per un milione e mezzo; e il mensile Zukunft in Südtirol, edito dalla Svp, veleggia ormai oltre quota 5 milioni.

Fa tenerezza, allora, la Porziuncola di Assisi, mensile della Provincia Serafica di San Francesco dell’Ordine dei Frati Minori, che nel 2006 ha chiesto, e ottenuto, solo 8.995 euro. Una violetta all’ombra delle grandi sequoie, certo. Ma quante sono le diocesi italiane? Quante le case generalizie, le fondazioni, le pie società che editano, stampano, sopravvivono grazie ai contributi pubblici? Fuori dalla giungla comincia una sterminata prateria di carta.
E quelli che galoppano non sono todos caballeros.

LE CIFRE DEL FINANZIAMENTO
L’Avanti! (cooperativa giornalisti) 14.785.628
L’Avvenire (organo Cei; testata ammessa dal 2001) 37.184.896
Il Campanile nuovo 5.982.930
Il Denaro 13.732.251
Democrazia cristiana (2003-06) 997.757
La Discussione 15.148.169
Europa (dal 2003) 14.182.307
Il Foglio 25.262.522
Italia dei Valori (solo 2006) 2.036.107
Liberazione 25.409.676
Linea 15.954.509
Il Manifesto (cooperativa) 30.470.955
Nuovo Riformista (dal 2003) 10.199.005
L’opinione delle libertà 13.542.856
Libero (ex Opinioni Nuove) 39.247.110
La Padania 28.198.541
Il Popolo (2000-2002) 4.513.686
Rinascita (cooperativa) 11.254.824
Roma 18.736.909
Secolo d’Italia 21.691.187
Sole che ride (dal 2005 Notizie verdi) 9.045.304
L’Unità 43.023.213
La Voce repubblicana (non uscita nel 2002-3) 2.263.898

…CI SONO ANCHE I PERIODICI

Gazzetta politica (’02-05), settimanale, 1.610.178
L’Avanti! della domenica (2000-2003), settimanale, 2.360.545
Le Peuple Valdotain (fino al 2005), settimanale, 1.560.526
Liberal (dal 2003), bimestrale, 3.162.237
La Rinascita della sinistra, settimanale, 6.047.086
Zukunft in Südtirol, mensile, 5.117.223

Commenti

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Il 14 Agosto 2008 alle 3:04 farewell.94 ha scritto:

Sono un esagerazione i contributi per i miliardo in sette anni.
Ma riportato così non mi sembra corretto L’UNITA’ e il Manifesto sono organi di partito e sappiamo tutti di che partiti sia che uno condivida o meno sono pur sempre voce di una rappresentanza politica
libero di quale partito è organo? la volgarità ci starebbe tutta….
Se non sbaglio si tratta del partito dei menarcaci inteso quelli della prima volta i verginelli

Il 14 Agosto 2008 alle 10:48 Corrado Buccieri ha scritto:

Schifo,solo schifo….e poi ci si lamenta degli
aumenti delle assicurazioni,almeno quelle risarciscono
i danni….chi ci risarcisce dei danni che ci arreca
questa stampa insulsa?

Il 14 Agosto 2008 alle 13:57 fercas ha scritto:

E’ semplicemente assurdo che lo Stato, coi soldi nostri, mantenga in vita i giornali dei partiti politici, qualsiasi essi siano di destra di sinistra di centro! Il giornale partitico lo deve mantenere il partito coi soldi degli iscritti a quel partito e, se non bastano, coi soldi dei politici di quel partito! Punto. E lo stesso và fatto per la cinematografia svolta da attori e registi falliti e non voglio far nomi perchè già arcinoti!!! Dico basta a questi sprechi di Stato che permettono a buoni a nulla di campare e bene!!! Cordialità.

Il 14 Agosto 2008 alle 16:59 Belpietro: Perché dico basta ai giornali assistiti » Panorama.it - Opinioni ha scritto:

[...] Ho la sensazione che non si sia mai abusato così sfacciatamente dell’espressione “libertà di stampa” come in questi giorni. Da quando il governo ha manifestato l’intenzione di ridurre i contributi di Stato ai giornali, su vari quotidiani politici sono apparsi appelli contro il provvedimento. Parole quali “regime”, “censura” e “indipendenza” si sono sprecate. In realtà la libertà di stampa nella fattispecie non c’entra nulla. In gioco infatti non c’è il diritto di informare, semmai quello di sprecare. Finanziare con quasi 2 milioni di euro un quotidiano come L’Opinione della libertà, che vende poche migliaia di copie, non è un contributo alla libertà ma un atto di disprezzo del denaro pubblico che nessun burocrate, e soprattutto nessun difensore del libero mercato, potrà mai giustificare. E lo stesso ragionamento vale per testate come La Discussione o Linea. In Italia, con la scusa della tutela dei piccoli giornali, in questi anni si sono buttati molti milioni al vento. Quotidiani senza lettori ma con sponsor politici hanno ottenuto denaro a pioggia senza dover rendere conto a nessuno, perché a finanziarne fino al 70 per cento le spese ha provveduto lo Stato, ossia i contribuenti. Nessuno finora aveva mai tirato le somme di questo immenso sperpero di denaro pubblico. Se ne è incaricato Panorama, che ha provato a fare il conto dei contributi dati ai cosiddetti giornali di partito, riuscendo a ricostruire i fondi erogati nel periodo che va dal 2000 al 2006 (i dati precedenti non sono disponibili). In soli sette anni il totale ammonta a oltre 1 miliardo di euro, una cifra da far paura, più della spesa per la social card, il bonus che il ministro Giulio Tremonti ha varato per aiutare i pensionati in difficoltà. I contributi ai giornali erano nati per sorreggere piccoli organi di stampa, realtà culturali, politiche e religiose minoritarie. Ma il sistema è presto degenerato perché ogni partito ha voluto una propria testata e ogni movimento ha sognato di far concorrenza al Corriere della sera e, come sempre capita, a questi si sono aggiunti i furbi. I quotidiani ammessi a beneficiare del finanziamento col tempo sono diventati una gran quantità, spesso senza alcun conforto dell’edicola ma solo dello Stato. Così, per esempio, a una testata storica come Il Manifesto l’area della sinistra alternativa ha affiancato altri tre giornali (Liberazione, Rinascita, Notizie verdi) per una spesa complessiva che nei sette anni presi in esame ha raggiunto i 76 milioni di euro, quasi 150 miliardi di vecchie lire. Certo, la parte del leone nel sistema di finanziamento pubblico la fanno giornali come L’Unità (40 milioni in sette anni) o La Padania (28 milioni), ma sarebbe ingeneroso dire che a beneficiarne sono solo i quotidiani di partito. Del sistema in qualche modo sono entrati a far parte anche quotidiani come Avvenire (37 milioni) o come Libero (39) o Il Foglio (25). Giuliano Ferrara spiega che Il Foglio è un lusso e in linea teorica non è giusto che il contribuente paghi il piacere di pochi, ma che in fondo anche la Scala di Milano o il Regio di Torino sono lussi per pochi pagati da tutti i cittadini. Può darsi che abbia ragione, però mi convince di più quando dice che senza contributo pubblico forse i giornalisti si sforzerebbero di fare giornali migliori. Temo infatti che, assistiti dallo Stato e nel nome della libertà di stampa, noi tutti otterremo un solo risultato: la libertà dai lettori, senza i quali continueremo a fare giornali che leggeremo da soli. Ma coi soldi pubblici. [...]

Il 14 Agosto 2008 alle 21:36 Belpietro:Perchè dico basta ai giornali assistiti | Circolo Luce Del Sud ha scritto:

[...] Ho la sensazione che non si sia mai abusato così sfacciatamente dell’espressione “libertà di stampa” come in questi giorni. Da quando il governo ha manifestato l’intenzione di ridurre i contributi di Stato ai giornali, su vari quotidiani politici sono apparsi appelli contro il provvedimento. Parole quali “regime”, “censura” e “indipendenza” si sono sprecate. In realtà la libertà di stampa nella fattispecie non c’entra nulla. In gioco infatti non c’è il diritto di informare, semmai quello di sprecare. Finanziare con quasi 2 milioni di euro un quotidiano come L’Opinione della libertà, che vende poche migliaia di copie, non è un contributo alla libertà ma un atto di disprezzo del denaro pubblico che nessun burocrate, e soprattutto nessun difensore del libero mercato, potrà mai giustificare. E lo stesso ragionamento vale per testate come La Discussione o Linea. In Italia, con la scusa della tutela dei piccoli giornali, in questi anni si sono buttati molti milioni al vento. Quotidiani senza lettori ma con sponsor politici hanno ottenuto denaro a pioggia senza dover rendere conto a nessuno, perché a finanziarne fino al 70 per cento le spese ha provveduto lo Stato, ossia i contribuenti. Nessuno finora aveva mai tirato le somme di questo immenso sperpero di denaro pubblico. Se ne è incaricato Panorama, che ha provato a fare il conto dei contributi dati ai cosiddetti giornali di partito, riuscendo a ricostruire i fondi erogati nel periodo che va dal 2000 al 2006 (i dati precedenti non sono disponibili). In soli sette anni il totale ammonta a oltre 1 miliardo di euro, una cifra da far paura, più della spesa per la social card, il bonus che il ministro Giulio Tremonti ha varato per aiutare i pensionati in difficoltà. I contributi ai giornali erano nati per sorreggere piccoli organi di stampa, realtà culturali, politiche e religiose minoritarie. Ma il sistema è presto degenerato perché ogni partito ha voluto una propria testata e ogni movimento ha sognato di far concorrenza al Corriere della sera e, come sempre capita, a questi si sono aggiunti i furbi. I quotidiani ammessi a beneficiare del finanziamento col tempo sono diventati una gran quantità, spesso senza alcun conforto dell’edicola ma solo dello Stato. Così, per esempio, a una testata storica come Il Manifesto l’area della sinistra alternativa ha affiancato altri tre giornali (Liberazione, Rinascita, Notizie verdi) per una spesa complessiva che nei sette anni presi in esame ha raggiunto i 76 milioni di euro, quasi 150 miliardi di vecchie lire. Certo, la parte del leone nel sistema di finanziamento pubblico la fanno giornali come L’Unità (40 milioni in sette anni) o La Padania (28 milioni), ma sarebbe ingeneroso dire che a beneficiarne sono solo i quotidiani di partito. Del sistema in qualche modo sono entrati a far parte anche quotidiani come Avvenire (37 milioni) o come Libero (39) o Il Foglio (25). Giuliano Ferrara spiega che Il Foglio è un lusso e in linea teorica non è giusto che il contribuente paghi il piacere di pochi, ma che in fondo anche la Scala di Milano o il Regio di Torino sono lussi per pochi pagati da tutti i cittadini. Può darsi che abbia ragione, però mi convince di più quando dice che senza contributo pubblico forse i giornalisti si sforzerebbero di fare giornali migliori. Temo infatti che, assistiti dallo Stato e nel nome della libertà di stampa, noi tutti otterremo un solo risultato: la libertà dai lettori, senza i quali continueremo a fare giornali che leggeremo da soli. Ma coi soldi pubblici. [...]

Il 18 Settembre 2008 alle 8:59 sig. VITTORIO FELTRI - PPRuNe Forums ha scritto:

[...] Per par condicio mettiamo pure gli organi di partito. [...]

Il 14 Dicembre 2008 alle 17:57 Kataweb.it - Blog - Blogging Stones - Blog Magazine on line » Blog Archive » Le TV di Castore e Polluce (alias Veltroni e D’Alema) ha scritto:

[...] Mi si dirà che tutti i partiti prendono soldi e che vi sono numerose testate (vedi l’articolo di Panorama del 14 agosto scorso) che fruiscono dei predetti finanziamenti, ma questo è come dire che siccome tutti rubano, il furto non è un reato o comunque è moralmente accettabile. Da un PD mi aspettavo ben altro, come ha fatto ad esempio Barack Obama che ha rifiutato i finanziamenti pubblici ed ha avuto dai suoi sostenitori somme superiori a quelle che avrebbe avuto dallo Stato. [...]

Il 11 Febbraio 2009 alle 17:56 Milleproroghe, sì del Senato: salvi i contributi ai giornali di partito » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sono salvi i contributi ai giornali di partito e viene estesa la cassa integrazione anche ai giornalisti dei periodici. Sono le principali novità del pacchetto editoria, inserito nel maxiemendamento al dl milleproroghe su cui il Senato ha votato (con 162 sì, 126 no e nessuna astensione) la fiducia al governo. E non solo: dal piano carceri contro il sovraffollamento alla liquidazione di Scip, la società veicolo per operazioni di cartolarizzazione di immobili pubblici. Dallo slittamento del modello Unico a fine settembre a novità sull’editoria. E ancora, dallo stop di sei mesi all’entrata in vigore della class action alla cancellazione dell’obbligo di gara per tutti i lavori da parte delle concessionarie autostradali. Ecco le principali novità contenute nel maxiemendamento del governo che dopo il primo semaforo verde del Senato, passerà adesso all’esame della Camera. Vista la ristrettezza dei tempi (scade il primo marzo) è molto probabile che il testo arrivi blindato anche a Montecitorio. Per quanto riguarda i giornali di partito, in particolare, il requisito della rappresentanza parlamentare “non è richiesto per le imprese e per le testate di quotidiani o periodici che risultano essere giornali o organi di partiti o movimenti politici che, alla data del 31 dicembre 2005, abbiano già maturato il diritto ai contributi”. Viene poi abrogata la norma che escludeva i giornalisti dei periodici dai benefici degli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le crisi aziendali, è stabilito che il sostegno che si accolla lo Stato per i prepensionamenti è pari a 10 milioni di euro per il 2009. Nel caso però gli editori presentino piani di esodo con effetti finanziari superiori ai 20 milioni di euro, dovranno versare all’Inpgi uno specifico contributo per il finanziamento dell’onere eccedente. Modificata, infine, la norma sulla titolarità delle imprese: le azioni possono essere intestate a società per azioni e la partecipazione di dette società può essere intestata a persone fisiche ma anche a società direttamente o indirettamente controllate da persone fisiche. [...]

Il 10 Ottobre 2009 alle 13:10 La Padania: aboliamo la Corte Costituzionale - Pagina 2 - Politica in Rete Forum ha scritto:

[...] leghista La Padania infatti si assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi Ai giornali di partito contributi per un miliardo. In sette anni - Italia - Panorama.it __________________ Firma editata [...]

Il 10 Ottobre 2009 alle 16:08 indigesto ha scritto:

Aboliamo la Corte Costituzionale, dice La Padania1 Eh già, buttiamo via il bambino con l’acqua sporca!Rivediamo piuttosto il criterio delle nomine!
Quanto ai contributi alla stampa di partito, non bastano i finanziamenti agli stessi sotto forma di rimborso? Soldi nostri ai Partiti, soldi nostri alla stampa dei Partito. Il tutto per garantire il corretto svolgimento del gioco democratico. Il gioco s’è capito da tempo! La democrazia sono loro, quelli che ci fottono soldi a qualsiasi titolo. Ma ogni bel gioco dura poco! O, almeno, dovrebbe!!

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