- Tags: auto, Bari, Barletta, carabinieri, furto, listino, macchina, pezzi, riscatto, sfasciacarrozze
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“Ci offri un caffè?” Era questa la domanda che i componenti di un’organizzazione dedita a rapine e furti d’auto rivolgeva, via telefono, alle sue vittime.
I ladri, dopo aver rubato la vettura, chiamavano infatti il proprietario, e fingendosi operatori del soccorso stradale Aci, concordavano la tariffa da pagare (in codice: il caffè), il giorno e il luogo per lo scambio. “Quanto costa questo caffè?” rispondevano i derubati, che spesso anziché denunciare il furto, per paura che l’auto venisse bruciata, preferivano pagare il riscatto e riaverla indietro.
A fermare il giro di affari è stato ieri il Comando provinciale dei carabinieri di Bari, che è riuscito a risalire ai responsabili e a sgominare la banda con l’operazione “Cars, cavalli di ritorno”, risultato di un’indagine partita nel novembre 2006, in seguito al furto di una Fiat Croma avvenuto a Barletta.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto, venti militari, con l’aiuto di unità cinofile ed elicotteri, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Trani, Roberto Oliveri Del Castello. Agli arresti sono finiti Raffaele Miccoli, 39 anni, Giovanni Panarelli, 24, Giuseppe Carano, 33, tutti originari di Trinitapoli (Barletta) e già noti alle forze dell’ordine. Una quarta persona è ricercata. L’accusa per i quattro è di “associazione a delinquere finalizzata alle rapine, furti, estorsioni e incendi”, con imputazioni per 165 reati.
In tutto sarebbero 33 i furti commessi, 2 le rapine, 21 le estorsioni e 6 gli incendi. In sette occasioni è stata accertato il pagamento del riscatto da parte dei derubati. “Si accanivano sulla povera gente che usava la macchina per lavorare e non potendosi permettere di comprarne una nuova, pagava”, spiega il tenente Claudio de Leporini che ha condotto le indagini, “i ladri non sceglievano auto di lusso per evitare che fossero assicurate contro il furto e che quindi i proprietari si rifiutassero di pagare”.
Ed è un vero e proprio listino prezzi quello ricostruito dai carabinieri attraverso le testimonianze e i tabulati telefonici: 2500 euro per un autocarro Iveco; 2000 euro per una Passat o Alfa Romeo; 1500, 1000, 800 per una Fiat Palio in base alle condizioni del mezzo; 1000 euro per una Ford Escort; 800, 700, 600 euro per una Innocenti a seconda del chilometraggio; 800 per una Opel Astra o una Fiat Croma; 500 per una Fiat Doblò.
I furti avvenivano a Barletta: la banda si appostava all’esterno di bar, tabaccherie o altri negozi e qui attendeva l’arrivo degli automobilisti che, spesso lasciavano le auto accese per recarsi pochi minuti negli esercizi pubblici. Era allora che i ladri agivano e, dopo aver identificato il proprietario tramite i documenti di circolazione del veicolo, lo contattavano telefonicamente e lo ricattavano.
Se il malcapitato si rifiutava di pagare, l’auto veniva portata a Cerignola. Qui erano cinque gli sfasciacarrozze che acquistavano le macchine a un prezzo fisso di mille euro per rivenderne poi i pezzi. La denuncia per loro è di ricettazione e favoreggiamento. E per favoreggiamento, oltre che per falsità ideologica, sono state denunciati anche sette proprietari di auto. Dopo il furto infatti hanno pagato il riscatto senza denunciare i criminali, e interrogati dai carabinieri hanno dichiarato di avere ritrovato la macchina abbandonata in una strada di campagna.
“Speriamo di bloccare il fenomeno e soprattutto di fermare questa omertà ”, commenta il tenente de Leporini, “solo a Barletta ci sono oltre 300 furti all’anno con richiesta di riscatto, e sono ancora molti quelli che pagano e non denunciano il reato”.
- Giovedì 14 Agosto 2008
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