Roma in lutto: è morto il patron Franco Sensi

Il Presidente della Roma Calcio, Franco Sensi

È morto Franco Sensi, presidente della Roma calcio.  82 anni, il “papà” della Roma di Totti, era ricoverato da qualche settimana al Gemelli per problemi respiratori.

Un lontano passato da calciatore dilettante (nella Fortitudo), Sensi aveva costruito la sua solidità economica da imprenditore nel settore petrolifero e quindi da immobiliarista, nel turismo ed anche nell’editoria.
Moltissimi i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia dal mondo sportivo, da quello imprenditoriale e dalle istituzioni. Tra i primi quelli dell’ad del Milan Adriano Galliani, del presidente dell’Inter Massimo Moratti e quelli della società della Juventus.
La camera ardente sarà aperta da martedì mattina al Campidoglio, come chiesto dal sindaco Gianni Alemanno (inizialmente la famiglia aveva deciso di allestirla al centro sportivo di Trigoria). I funerali si svolgeranno mercoledì alla basilica di San Lorenzo al Verano.
A piangerlo sono in tanti: tutta la metà giallorossa della città del Colosseo. Per loro, Sensi era semplicemente “Il presidente”. Una laurea in matematica, Sensi aveva acquistato la società per passione e non per calcolo, nel 1993, portandola allo scudetto nel 2001. Ma in 15 anni di gestione sono arrivate anche due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006/07 e 2007/08). Poco o abbastanza, dipende dai punti di vista. Perché Sensi ha speso tanto, sicuramente più di quanto non abbia vinto. Ma con lui, presidente più longevo della storia giallorossa, la Roma è tornata ai fasti dell’era Viola, con lui è tornata a contare e non solo sul campo. “Tu sei e sarai sempre la storia della Roma”, gli aveva detto ultimamente Francesco Totti.
In effetti la Roma nasce nel segno della famiglia Sensi. Il papà di Franco, Silvio, fu uno dei fondatori del club, nato dalla fusione di Alba Audace, Fortitudo Pro Roma e Roman. Il padre tramandò questa passione al figlio, che negli anni Sessanta divenne vice presidente durante la gestione di Anacleto Gianni e vide la squadra giallorossa alzare al cielo il primo (e fin qui unico) suo trofeo europeo: la Coppa delle Fiere. Poi abbandonò l’incarico pur rimanendo sempre legato alla Roma tanto da salvarla dal fallimento a cui la stava portando Giuseppe Ciarrapico. Nella primavera 1993 l’acquista insieme a Mezzaroma, poi a novembre liquida il suo socio (troppe divergenze nella gestione, tra cui l’arrivo dell’indesiderato Luciano Moggi come ds) e diventa proprietario unico.
Il suo primo allenatore è Mazzone, romano verace come Sensi, il neo presidente compra tanto: da Balbo a Fonseca, passando per Di Biagio, Lanna, Moriero, Cappioli. I successi non arrivano, al massimo qualche qualificazione in Uefa. In compenso comincia a farsi strada un giovanotto di più che belle speranze, Francesco Totti. La sua graduale esplosione va quasi di pari passo con le battaglie nel palazzo del calcio di Sensi, che per la sua Roma chiede una dignità pari a quella vantata da Milan, Juve e Inter. Così a fine anni Novanta, mentre Zeman lancia definitivamente Totti (”Il mio unico figlio maschio”, l’investitura di Sensi) e la crociata antidoping contro la Juve, il presidente della Roma costituisce insieme al collega della Lazio, Cragnotti, a quello del Parma, Tanzi, e a quello della Fiorentina, Cecchi Gori, la società di diritti televisivi Sds che apre la strada all’avventura di Stream, il polo televisivo sportivo alternativo a Tele+, che allora trasmetteva le partite delle big del Nord. Inoltre, sempre di quel periodo è l’accordo per il doppio designatore (uno in quota Inter, Milan, Juve, un altro per le quattro “sorelle” del centro).
Il 1999 segna l’arrivo di Capello, che due anni dopo farà vincere alla Roma il suo terzo scudetto. Sensi cerca di conquistare la presidenza di Lega nell’estate del 2002 e quasi ci riesce ma il voltafaccia inaspettato di alcuni dirigenti fa crollare la sua candidatura. Inizia allora la lenta fase del suo declino fisico e insieme a esso i momenti di difficoltà per la Roma, fiaccata dai problemi economici figli dell’oneroso (per gli acquisti, tra gli altri, di Batistuta, Emerson e Samuel) terzo tricolore. Con la sua malattia, la primogenita Rosella prende in mano il timone della società e la conduce in una nuova fase, quella dell’autofinanziamento. Ma anche di diversi successi (una Supercoppa e due Coppe Italia), sotto la guida di Luciano Spalletti. Ora toccherà a lei: passati le mire patrimoniali di russi e americani, continuerà a portare avanti l’eredità del padre, per una vita fortemente innamorato della sua quarta figlia femmina: la Roma. “Che porterò con me nella tomba”.

Il VIDEO servizio:

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Il 19 Agosto 2008 alle 14:50 L’omaggio di Roma a Franco Sensi: a migliaia in Campidoglio » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Un lungo applauso ha salutato l’arrivo del feretro di Franco Sensi in Campidoglio, dove è stata allestita la camera ardente del presidente della Roma scomparso domenica sera all’età di 82 anni. Circa cinquemila persone, tifosi romanisti ma non solo, si sono messe in fila fin dalle prime ore del mattino per rendere l’ultimo saluto al presidente del terzo scudetto giallorosso. Ad accogliere la salma all camera ardente allestita al Campidoglio (e aperta dalle 8 della mattina) la moglie di Sensi, accompagnata dal medico sociale della Roma Mario Brozzi e dal team manager Antonio Tempestilli, c’era il vicesindaco Mauro Cutru. Tra gli applausi è arrivata anche la figlia Rosella, ad della società giallorossa. Numerosi i vip: il segretario del Pd ed ex sindaco della capitale Walter Veltroni, che ha rivolto un lungo abbraccio ai familiari, poi i cantanti Lando Fiorini e Antonello Venditti, l’attrice Simona Marchini e l’attore Carlo Verdone, l’esponente socialista Gavino Angius e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Tra gli ex calciatori della Roma il primo a arrivare in Campidoglio è stato l’argentino Abel Balbo. Alla famiglia Sensi, intanto, continuano ad arrivare messaggi di cordoglio. Tra questi, quello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Franco Sensi, cavaliere del Lavoro, ha saputo combinare un’intensa attività imprenditoriale con un lungo appassionato impegno per lo sport - scrive il capo dello Stato -. Nel corso della sua presidenza la squadra di calcio della Roma ha raggiunto alti livelli di competitività e di successo suscitando un crescente seguito popolare”. “Ci lascia quindici anni di amore che rimarranno indelebili nella mia mente e nel mio cuore”. Queste le parole di Francesco Totti. Il capitano giallorosso (”L’unico figlio maschio che ho”, aveva detto di lui, il papà-presidente dei giallorossi) è cresciuto con lui, come uomo e calciatore. “La scomparsa del presidente Sensi” ha detto Totti “è un dolore fortissimo. Perdiamo una figura di riferimento cardine della storia della Roma e di questo sport, ma soprattutto un uomo gentile, appassionato, vero. Ogni giorno che ho trascorso con lui è indimenticabile, ma il ricordo che ho maggiormente impresso nella memoria in questo momento è quel giorno al Circo Massimo e la sua felicità. Amava la Roma e ha fatto tanto per questa squadra e anche a livello personale per tanti calciatori”. Domani la nuova Nazionale di Lippi giocherà la sua prima amichevole in Austria con il lutto al braccio per commemorare il presidente della Roma. La Federcalcio ha ricevuto l’autorizzazione dalla Fifa. L’amichevole degli azzurri sarà anche preceduta da un minuto di raccoglimento. [...]

Il 20 Agosto 2008 alle 17:03 Roma, in migliaia per l’addio a Sensi. Contestato duramente Galliani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Cori, inni, applausi: migliaia di persone hanno affollato la chiesa di San Lorenzo al Verano e l’area circostante per dare l’ultimo addio a Franco Sensi, presidente della Roma scomparso domenica notte, a 82 anni. Diversi gli striscioni presenti tra la folla: “Grande romanista con il cuore e con la mente, riposa in pace valoroso presidente”, “Franco Sensi uno di noi”, “Onore e gloria presidente del calcio pulito”. Fra i più applauditi il tecnico della Fiorentina Cesare Prandelli (scelto da Sensi nel 2004, lasciò la Roma in estate per stare vicino alla moglie malata) il grande ex Carletto Mazzone, salutato da una vera ovazione, qualche vecchio giocatore della Roma come Damiano Tommasi e Marco Delvecchio, che hanno sempre un posto d’onore nei cuori giallorossi. C’era poi la Figc, col presidente Giancarlo Abete e il vicepresidente Demetrio Albertini, il Coni con il vice presidente Luca Pancalli e le delegazioni di moltissime squadre di serie A. Non potevano mancare i rivali cittadini: a reappresentare la Lazio, c’erano il presidente Claudio Lotito, l’ex centravanti Bruno Giordano e l’allenatore biancoceleste Delio Rossi. Per loro non certo un grande affetto, ma nemmeno aperte contestazioni. “Non lo conoscevo personalmente - ha detto Rossi - ma da lui traspariva un grande amore per la squadra. Fra Roma e Lazio c’é una rivalità sportiva, ma in questi momenti la gente va oltre queste cose”. E ancora, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, il presidente della Juventus Cobolli Gigli e una delegazione milanista. Con a capo Adriano Galliani: una presenza purtroppo non gradita al popolo giallorosso, che ha tributato applausi per il sindaco di Roma e ha subissato di insulti e bottigliette il vice presidente del Milan. Ci sono stati alcuni momenti di tensione, quando parte dei tifosi ha tentato di forzare il cordone di sicurezza. Galliani è stato spintonato e il personale della Protezione civile ha dovuto intervenire per allontanarlo dai contestatori. Nell’omelia Monsignor Gioia, che ha celebrato i funerali insieme a monsignor Piero Marini, ha voluto ricordare e omaggiare il presidente della Roma, raccontando alcuni aneddoti familiari. Riferendosi alle parole di Sensi, ha detto che la ricchezza personale era rappresentata dalla famiglia, non dal denaro. Monsignor Gioia ha poi raccontato i momenti drammatici della malattia del presidente Sensi, ricordando come l’assistenza della moglie Maria Sensi per il marito sia stata eroica. Proprio la signora Sensi, visibilmente emozionata, al microfono della chiesa di San Lorenzo ha ringraziato le persone accorse al funerale del marito. “Mi avete commosso con la vostra presenza”. Toccante anche il messaggio della squadra: “Sei sempre stato vicino a noi, come presidente e come un secondo padre”, ha scandito l’attaccante Vincenzo Montella a nome di tutti i giocatori giallorossi, al termine della messa, leggendo una lettera che contiene una piccola, semplice e allo stesso tempo grandissima promessa. “La nostra forza sarà l’unione e faremo in modo di farti sorridere ovunque tu sarai. Nessuno di noi può dimenticare la passione con cui ci hai sempre seguito. Sei stato sempre con noi: a volte come presidente, a volte come un secondo padre. Hai fatto tanto per la Roma, per i romani e per i romanisti. Hai saputo coniugare sport e solidarietà senza perdere i valori: non ti lasceremo solo e non lasceremo sola la tua famiglia. Ciao presidente sei sempre con noi”. Al termine, il feretro del presidente è stato portato a spalla fuori dalla chiesa dal capitano della Roma Francesco Totti, da Christian Panucci, il nuovo acquisto brasiliano, Julio Baptista, Vincenzo Montella, e l’allenatore Luciano Spalletti, il giovane Okaka, il portiere Doni, e Taddei. Non è mancato, tra tanta commozione e partecipazione popolare, l’accenno al sogno del nuovo stadio, tutto romanista: “Faremo il possibile, con il sostegno della società, per costruire questo stadio, che sarà il modo migliore per ricordare questo grande presidente”, ha garantito Alemanno. [...]

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