Famiglia Cristiana: fedeli alla Chiesa e super partes in politica

 Antonio Sciortino

Nessuna “sconfessione”, nessuna “scomunica” dal Vaticano. Anche perché Famiglia Cristiana, “non solo non ha mai preteso di ‘esprimere la linea’ politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali”, ma rivendica la propria autonomia di giudizio. Cerca così di chiudere le polemiche con il mondo politico (anzi, con la maggioranza di governo) e sulla precisazione del Vaticano (che aveva preso le distanze dall’attacco del settimanale al governo per le politiche per la sicurezza e sui timori di un ritorno del fascismo) il settimanale diretto da don Antonio Sciortino, con un editoriale sul prossimo numero di mercoledì 20, dal titolo Autonomia di giudizio ma sempre fedeli alla Chiesa.
Non abbiamo “mai preteso di ‘esprimere la linea politica della Santa Sede e della Cei”, puntualizza il settimanale dei Paolini. Ma “abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes“.

Nell’editoriale, Famiglia Cristiana spiega come la linea seguita dalla direzione sia stata quella “di conformarsi al detto in certis oboedientia, in dubiis libertas, confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori ‘irrinunciabili’ che discendono dal Vangelo”.
“Bastino” si ricorda nell’editoriale “due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom. In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes, che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori”.
Chiusa (più o meno) la querelle politica, il settimanale cattolico ne apre (involontariamente) una nuova, con i giornali e i media. “Nel giornalismo” sottolinea il giornale “super partes è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il non expedit. La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori, nel nostro caso quelli cristiani, condivisi da molti cittadini”.
“La stampa cattolica” continua l’editoriale “ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere”.

Linea da trovare dunque, e mantenere, anche districandosi nel vespaio della politica, dove, conclude l’editoriale: “Nessun argomento dev’essere tabù”. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla”.

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Il 22 Settembre 2008 alle 19:49 La Cei: l’Italia non è un Paese da incubo. E apre al testamento biologico » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] I vescovi sono preoccupati per la situazione di povertà che investe la società, soprattutto le famiglie. Ma anche per la violenza nei confronti degli immigrati e per alcune tendenze distruttive che si affermano tra i giovani. A farsi portavoce di questo sentimento è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Un discorso fitto di giudizi sull’operato del governo (positivi su fronti quali il federalismo e la scuola, scettici sugli interventi nel sociale) e anche di ricette, tutte in linea con quanto la Chiesa cattolica ripete da tempo sui temi più scottanti. Come ha affermato a Cagliari il Papa il 7 settembre scorso, serve all’Italia una nuova generazione di politici cattolici che siano “ragione di vita e di speranza per l’intera società”, dice il cardinale Bagnasco il quale ha ricordato che sullo sfondo dalle sfide in favore della famiglia, dei problemi sociali, della scuola, della giustizia, dell’economia e in generale della costruzione di una comunità nazionale quindi sulla “capacità ‘di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica’ che il Papa ha sollecitato il sorgere ‘di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile’, e che siano per ciò stesso ragione di vita e di speranza per l’intera società”. La Chiesa italiana guarda poi con attenzione positiva alla proposta federalista ma la poggia su due cardini importanti: il principio di solidarietà che non deve venire meno e un cambiamento nei metodi di spesa “che saranno presto insostenibili”. “Si sta procedendo, pare con maggiore serenità” ha detto il cardinale “verso un sistema più federalista, che faccia perno su processi decisionali piu’ autonomi e responsabilizzanti”. “A nessuno sfugge la rilevanza anche culturale di questo passaggio - ha aggiunto - che richiede una elevata capacità di previsione circa il congegnarsi efficace di meccanismi anche delicati. Non ci sono tuttavia toccasana prodigiosi: se si vuole che il nuovo assetto si riveli effettivamente un passo avanti, è necessario che ciascun ente si interroghi su come fare un passo indietro rispetto a metodi di spesa che saranno presto insostenibili”. Ma nonostante le preoccupazioni dei vescovi, l’Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti. È piuttosto un Paese che conosce ciclicamente “gli spasmi di un travaglio incompiuto”, dove però non mancano i punti di forza e i “segmenti luminosi”, e soprattutto non mancano gli sforzi quotidiani di milioni di cittadini, ed è esigenza avvertita da tutti “uscire dalle convulsioni di un certo ritardo sulla via della modernizzazione”. L’analisi dello stato del Paese offerta dal cardinale Bagnasco è severa e al tempo stesso fiduciosa sulla possibilità di un futuro migliore anche perché “un Paese non si spezza all’improvviso, come non si costruisce dalla sera al mattino”. Il cardinale ha criticato i pedagoghi della catastrofe senza tuttavia offrire una visone trionfalistica delle condizioni dell’Italia ma rilevando che processi storici di lunga durata richiedono analisi accurate. Allo stesso tempo ha bacchettato quegli analisti cattolici che non osservano con verità e realismo alla situazione nazionale. Parole che sembrano dirette alle ultime uscite del settimanale dei Paolini Famiglia cristiana. I gravi e ripetuti episodi di violenza riportati dalle cronache preoccupano i vescovi e la Chiesa e se pure sono necessarie misure sanzionatorie adeguate è pur vero che tali situazioni nascono da un più generale vuoto di valori e dell’anima. “Come pastori” ha detto l’arcivescovo di Genova “non possiamo tacere una forte preoccupazione di fronte ai frequenti episodi di violenza e di spregio della vita umana, che vedono spesso protagonisti dei giovani, perfino minorenni”. Gli immigrati irregolari che sbarcano sulle nostre coste a rischio della vita sono nostri fratelli e interrogano la nostra coscienza. La questione immigrazione va dunque inquadrata nel suo “contesto epocale all’interno di una visione umanistica” avviando, in un contesto europeo, una collaborazione con i Paesi di provenienza per portare alla legalità situazioni irregolari, favorendo i ricongiungimenti familiari e richiamando tutte le parti interessate al fenomeno a senso di responsabilità. Bagnasco inoltre apre a una legge sul “fine vita”, cioè sul testamento biologico, purché vi siano regole certe e confini etici precisi a regolamentarla, e in particolare purché non venga meno il rapporto fra medico e paziente e che venga esclusa dal provvedimento l’interruzione di idratazione e alimentazione, al contrario sono comprese le terapie sanitarie. Le dichiarazioni rese dai pazienti “devono avere valore legale inequivocabile» mentre il medico dovrà decidere «in scienza e coscienza”. [...]

Il 10 Febbraio 2009 alle 13:40 Ancora bordate di Famiglia Cristiana al governo: “Siamo alle leggi razziali” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Con i medici “invitati a fare la spia e denunciare i clandestini” ed i cittadini che si organizzano “in associazioni paramilitari”, l’Italia “precipita verso il baratro di leggi razziali”. Nuova bordata di Famiglia Cristiana contro le politiche del Governo in materia di sicurezza ed immigrazione. Ed il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, contrattacca parlando di “dichiarazioni deliranti” ed annunciando il mandato ai suoi legali “di agire in ogni sede civile e penale per contrastare questa aggressione premeditata”. Nell’editoriale dedicato agli ultimi provvedimenti sulla sicurezza, il settimanale dei Paolini spara ad alzo zero: “Il circo politico” si legge “ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale”, perchè “da una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, e vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società”. Nel mirino il Carroccio. “Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio” evidenzia Famiglia Cristiana “mette a rischio lo Stato di diritto” e “così l’Italia, già abbastanza ‘cattiva’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio”. Le misure del governo, rileva l’editoriale, rappresentano “il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane” e che “è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica”. Non si fa attendere la replica furente di Maroni. “Sono profondamente indignato e offeso” scandisce “dalle deliranti dichiarazioni di Famiglia Cristiana che accusa me, il Governo e il Parlamento italiano di approvare vere e proprie leggi razziali”. Si tratta, osserva, di “un attacco di violenza inaudita nei toni e nei contenuti, tanto più inaccettabile in quanto si fonda su presupposti palesemente falsi: le norme del pacchetto sicurezza all’esame del Parlamento italiano sono già in vigore in molti Paesi europei, senza che i governi di questi stessi paesi siano mai stati insultati con tanta violenza come Famiglia Cristiana fa regolarmente con quello italiano”. Il ministro informa quindi che “per tutelare la mia onorabilità e quella della carica che ricopro ho deciso di dare mandato ai miei legali di agire in ogni sede civile e penale per contrastare questa aggressione premeditata da parte di chi usa consapevolmente la violenza di affermazioni false per combattere chi ha opinioni diverse dalle proprie”. Già in passato c’erano stati scontri tra il settimanale dei Paloini e Maroni, in particolare quando è scoppiata la polemica sulle impronte digitali ai bambini rom. Ora l’ultimo atto, dopo che in mattinata il ministro aveva denunciato “pregiudizi” contro la Lega. E aveva difeso le due misure avversate dal settimanale: quella che consente ai medici di denunciare i clandestini e le ronde. Per quanto riguarda il primo provvedimento, aveva puntualizzato, “non abbiamo introdotto alcun obbligo di denuncia; abbiamo semplicemente eliminato il divieto della possibilità della denuncia introdotto nel 1998. Ora un medico che vuole segnalare un irregolare commette un reato, ma non è giusto punire chi magari vuole segnalare alla polizia un clandestino ferito dalla ragazza che ha stuprato”. Peraltro, aggiunge, in tutti i Paesi d’Europa è consentito ai medici di fare la denuncia ed in Germania, addirittura, c’è l’obbligo. Quanto alle ronde, per il ministro, accrescono “il controllo del territorio e anche sindaci di sinistra hanno autorizzato questo strumento, solo che se lo fa la Lega diventa razzista”. [...]

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