È stato espulso dal Canada, ed è giunto mercoledì mattina in Italia, il boss della ‘ndrangheta Giuseppe Coluccio, 42 anni, arrestato il 7 agosto scorso a Toronto dai carabinieri del Ros e dalla polizia canadese. Secondo gli investigatori, Coluccio - che era inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi - avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella gestione dei traffici di cocaina ed eroina dall’America all’Europa. L’uomo è sbarcato alle 6 all’aeroporto romano di Ciampino, scortato dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale e dalla polizia canadese.
Coluccio era ricercato dal 2005, quando era sfuggito all’arresto nell’ambito dell’operazione Nostromo, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. È accusato di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. Il latitante si nascondeva in un lussuoso appartamento nei pressi di Toronto, in un grattacielo affacciato sul lago Ontario, dove è stato rintracciato dopo tre anni di indagini da parte del Ros. Al momento della cattura è stato trovato in possesso di un milione e mezzo di dollari canadesi in contanti, travellers cheques, assegni e gioielli. Nei giorni successivi all’arresto le autorità canadesi avevano negato il suo rilascio su cauzione; poi è stato espulso. Coluccio, considerato dagli inquirenti una delle figure più importanti del narcotraffico internazionale, è stato condotto in carcere, a Roma.
Dall’indagine che ha portato alla localizzazione e all’arresto in Canada del boss Coluccio, sarebbe emerso uni scenario inquietante: la ‘ndrangheta calabrese e Cosa nostra siciliana unite nel narcotraffico internazionale. Secondo gli investigatori, infatti, non solo Coluccio (sotto falsa identità) aveva continuato a mantenere costanti rapporti con la Calabria, gestendo il traffico di ingenti quantitativi di hashish e cocaina destinati alle cosche jonico-reggine, ma in Canada era anche entrato in “stretto contatto” con Giuseppe Cuntrera, detto “Big Joe”, figlio di Pasquale (arrestato dal Ros nel 1998 in Spagna) ed esponente della famiglia di narcotrafficanti siciliani Caruana-Cuntrera, coinvolta nel ‘94 nell’operazione “Cartagine” che portò tra l’altro al sequestro di 5 tonnellate di cocaina. Coluccio e “Big Joe” Cuntrera, peraltro soci in affari in un’azienda di generi alimentari di Toronto (denominata “Mangiare”), in Canada erano molto assidui tra loro: sono stati anche documentati frequenti incontri tra i due in diversi locali pubblici dell’Ontario.
L’indagine ‘Nostromo’ del 2005 - in seguito alla quale Coluccio si dette latitante - accertò il coinvolgimento del boss della ‘ndrangheta anche in attività estorsive, con particolare riferimento alla gestione ed al controllo del mercato della pesca in un ampio tratto della costa ionico-reggina. Anche in questo caso si assiste ad una alleanza tra la ‘ndrangheta e Cosa nostra, grazie ai rapporti tra Coluccio e Santo Mazzei, ritenuto dagli investigatori ”esponente di vertice” della criminalità mafiosa catanese: i due si sarebbero messi in affari tra loro per lo sfruttamento ittico della zona di Melito Porto Salvo. Ma resta il traffico di stupefacenti l’attività principale dei Coluccio (Salvatore, fratello di Giuseppe, venne arrestato nel 2004 per associazione mafiosa e narcotraffico): il boss catturato in Canada è stato al centro di numerose indagini che ne hanno accertato il ruolo di raccordo tra i grandi cartelli fornitori sudamericani e le cosche del Reggino che, sul finire degli anni ‘80, superando le storiche rivalità, avevano dato vita ad inedite alleanze, costituendo dei veri e propri ‘consorzi’ di acquirenti attraverso i quali ridurre i costi della droga ed ottimizzare la gestione delle importazioni sul mercato europeo.
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