Concita all’Unità. La svolta rosa dell’ex quotidiano rosso

Concita De Gregorio è il nuovo direttore del quotidiano l’Unità. Alla fine, dopo tante indiscrezioni, annunci e smentite, la nomina definitiva è giunta dal consiglio di amministrazione della Nuova iniziativa editoriale (Nie), società editrice del quotidiano, che ha dato comunicazione formale al comitato di redazione del giornale, dove il nuovo direttore arriverà lunedì mattina 25 agosto. Per ora resta ancora sconosciuta la squadra che il nuovo direttore sceglierà, a parte qualche indiscrezione: Luca Telese che avrebbe dovuto affiancarla lasciando il Giornale avrebbe rifiutato l’offerta, mentre restano ancora in lista l’inviato di Repubblica Giovanni Maria Bellu, e Daniela Amenta del quotidiano free press E Polis.
La società editrice del giornale in una nota spiega che “l’avvicendamento è ritenuto funzionale al progetto di sviluppo e di innovazione de l’Unità soprattutto in direzione della multimedialità”.
Concita De Gregorio è la prima donna chiamata a dirigere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, di cui oggi è editore Renato Soru, presidente della Regione Sardegna e “padre” di Tiscali. Ed è proprio Soru che, subito dopo l’acquisto del giornale, aveva indicato De Gregorio come futuro direttore. La giornalista che finora è stata firma di punta di Repubblica, subentra così ad Antonio Padellaro che ha guidato la redazione dal marzo 2005.
De Gregorio diventa così un’altra mosca bianca al comando di un giornale. Sono infatti rarissimi i casi in cui una donna prende il timone di un quotidiano nazionale. Il precedente più recente riguarda il Secolo d’Italia diretto sino al 2006 da Flavia Perina; nel 1996 Sandra Bonsanti assunse la direzione del quotidiano Il Tirreno, Pialuisa Bianco cercò nel 1994 di risollevare le sorti dell’Indipendente, e infine Matilde Serao che nel 1892 insieme a Eduardo Scarfoglio fondò il quotidiano Il Mattino. Per Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna “questa nomina scalfisce quel fastidioso tetto di cristallo per il quale le donne, nonostante la maggior presenza nelle redazioni, continuano a restare fuori dai posti chiave del giornalismo italiano. Ad oggi, infatti, la percentuale di donne tra i direttori di quotidiani è del 2 per cento”.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 25 Agosto 2008 alle 18:46 L’Unità di Concita. Le bordate di Travaglio: a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non sarà una Unità color pastello e la striscia rossa rimarrà: prima riunione con la redazione per Concita De Gregorio, alla guida della testata di proprietà di Renato Soru. E prime rassicurazioni: l’ex firma di Repubblica ha incontrato il comitato di redazione, annunciando l’arrivo di Giovanni Maria Bellu e di Daniela Amenta. Cambierà il formato, il nuovo sarà a cura di Cases Y Associated. Il piano editoriale dovrebbe arrivare tra la prima e la seconda settimana di settembre. Sul giornale di domani dovrebbe uscire l’editoriale-saluto e sempre domani verrà modificata la gerenza che ancora per oggi riporta come direttore responsabile Antonio Padellaro. In difesa del quale, al giornale fondato da Antonio Gramsci sono arrivate diverse lettere che esprimono disorientamento, pur augurando buon lavoro alla De Gregorio. “Sconcerto e preoccupazione per questo cambio che non capisco”, dice Silvia, mentre Guido propone di ripartire “dalla base Padellaro”. Mirella esprime “vivo rammarico” per l’addio del direttore uscente. “Sono arrabbiatissima”, si dichiara da parte sua Giovanna mentre Giusi ammette di provare “un senso di smarrimento”. Rammarico e smarrimento espressi dall’autorevole firma di Marco Travaglio con un commento, richiamato in prima pagina, dal titolo Scusate, ma non ho capito. Un lungo articolo in cui il giornalista spiega di non riuscire a trovare una ragione del cambio di direzione del quotidiano, da Antonio Padellaro a Concita De Gregorio, “ottima giornalista e persona squisita”. Secondo Travaglio le “chiacchiere” sulla scarsa “multimedialità” di Padellaro sono solo una scusa. Il problema, secondo Travaglio, è che dietro a tutto c’è Walter Veltroni: “Non è usuale che un segretario di partito licenzi un direttore di giornale e indichi le caratteristiche del suo successore”. Insomma, un “peccato originale destinato inevitabilmente a incombere sul futuro”. Inoltre, “avrei preferito che qualcuno spiegasse perchè l’avventura di questo giornale risorto per il duo Colombo-Padellaro debba finire”. Per il giornalista tutto parte dall’intervista rilasciata da Veltroni al Corriere della Sera dopo l’acquisizione dell’Unità da parte di Renato Soru. Veltroni, dice Travaglio, già allora “auspicava un ‘direttore donna’”. Perché, si chiede Travaglio, il segretario di un partito avanza la proposta di un cambio di direzione di un giornale che “non appartiene né a lui né al suo partito”? Secondo il giornalista è il completamento di un “disegno avviato nel 2005, quando Furio Colombo fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale”. E per quale motivo ai Ds, e ora al Pd, non andava bene questa linea? Perché, secondo Travaglio, l’Unità è l’unica “a dire le cose che non si possono dire e a vedere le cose che si preferisce non vedere”. In particolare a chiamare “le cose con il loro nome: guerra la guerra e non missione di pace; separatismo il separatismo e non federalismo fiscale; razzismo il razzismo e non sicurezza; inciucio l’inciucio e non riformismo”, e così via. Di fronte a tali considerazioni, continuerà Travaglio a collaborare con l’Unità? Il giornalista non si chiude tutte le porte alle spalle: “È stata una splendida avventura. Speriamo che continui ancora a lungo”, termina l’articolo, anche perché prima aveva scritto che la neodirettrice De Gregorio gli aveva “garantito massima continuità e libertà”. Del futuro di Travaglio parla invece Repubblica: il direttore di Chiarelettere, Lorenzo Fazio, starebbe lavorando al progetto di un “settimanale di denuncia” che dovrebbe” riunire Di Pietro e i transfughi dell’Unità, gli ex direttori Colombo e Padellaro”. Fazio afferma a Repubblica che “con Travaglio ne abbiamo parlato tante volte e ci siamo detti che sarebbe bello avere anche uno strumento giornalistico per ospitare reportage critici contro il potere”. [...]

Il 20 Ottobre 2008 alle 12:21 Rivoluzione d’ottobre per Unità e Riformista » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sono queste le principali novità nelle squadre di Antonio Polito e Concita De Gregorio, entrambi in procinto di sbarcare sul mercato con i loro quotidiani rivoluzionati. Lunedì 20 ottobre, da giornale di nicchia a otto pagine, Il Riformista si farà generalista, a 32 pagine. La linea editoriale di Polito è semplice: “Contro il gigantismo dei grandi giornali, in un mondo già saturo di notizie via tv e internet, il quotidiano deve informare di più e meglio”. [...]

Il 20 Ottobre 2008 alle 12:41 SuccedeOggi » Blog Archive » Rivoluzione d’ottobre per Unità e Riformista ha scritto:

[...] Sono queste le principali novità nelle squadre di Antonio Polito e Concita De Gregorio, entrambi in procinto di sbarcare sul mercato con i loro quotidiani rivoluzionati. Lunedì 20 ottobre, da giornale di nicchia a otto pagine, Il Riformista si farà generalista, a 32 pagine. La linea editoriale di Polito è semplice: “Contro il gigantismo dei grandi giornali, in un mondo già saturo di notizie via tv e internet, il quotidiano deve informare di più e meglio”. [...]

Il 3 Marzo 2009 alle 16:34 Rosso all’Unità: contro i tagli di Soru la redazione in sciopero » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Una situazione precipitata in poco tempo, anche se - dopo l’esito delle elezioni sarde - qualcuno l’aveva temuto. L’editore Renato Soru, chiede una “cura drastica” per il quotidiano, rilanciato con la nuova direzione di Concita De Gregorio pochi mesi fa, con esiti soddisfacenti dal punto di vista della credibilità del progetto e delle vendite. A quanto scrive il quotidiano Italia Oggi, nel 2008 la perdita è stata di quasi 8 mln di euro, nel 2007 il rosso di 5 mln di euro, e poi -1,4 mln nel 2006, -1,1 mln nel 2005 e -248 mila euro nel 2004. E Soru non sarebbe pronto a ricapitalizzare l’azienda con 4 milioni di euro, come dovrebbe avvenire entro l’ormai prossimo 23 marzo. [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 16:54 Storia di un declino: così finisce un Soru » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il red carpet dell’”Unità“. Partiamo dal giornale fondato da Antonio Gramsci. Soru nel maggio 2008 firma l’accordo con la Nie (società editrice dell’Unità), in giugno perfeziona il contratto e si impegna a gestire il quotidiano con una fondazione. Quanto sborsa davvero non si è mai capito. “Non era giusto che il giornale di Gramsci e di Enrico Berlinguer, che ha rappresentato tanto nella storia del nostro Paese, fosse trattato come una merce qualsiasi” si limita a pontificare il neoeditore gonfio d’orgoglio. Respinto l’ingresso della famiglia Angelucci, editori di Libero e Il Riformista, la gestione Soru parte in quarta. La vecchia guardia dell’Unità viene rasa al suolo: il direttore Antonio Padellaro viene fatto accomodare ed entra, sotto gli auspici di Walter Veltroni, una firma della Repubblica, Concita De Gregorio. Grandi progetti, pubblicità osé firmata da Oliviero Toscani, assunzioni. Stile red carpet. I giornalisti passano da una settantina a un centinaio, il formato viene clonato dal quotidiano free press E-Polis (inventato da Nichi Grauso). Squilli di tromba, si parte. Otto mesi dopo L’Unità vende 47 mila copie. Meglio della gestione passata (+10 per cento), ma insufficienti per raggiungere il pareggio dei conti. Cuore a sinistra, portafoglio a destra. La partita doppia diventa un problema quando Soru perde la partita politica. Addio presidenza della Regione Sardegna. Impossibile la scalata al Pd. E L’Unità? È una fornace, va ricapitalizzata, ma Soru, e lo annuncia personalmente a Piero Fassino, anticipandogli il suo smarcamento, non ha intenzione di scucire più un solo euro. Figurarsi i 4 milioni che servirebbero per arrivare senza acqua alla gola al consiglio d’amministrazione fissato per il 23 marzo, lunedì, giorno di San Turibio di Mogrovejo, difensore degli indios e nemico dei conquistadores. Nella redazione dell’Unità l’inquietudine che aleggiava dopo la sconfitta elettorale si è materializzata pochi giorni fa davanti ai piani dell’amministratore: serve capitale fresco, bisogna contenere i costi. Traduzione: non si cercano solo nuovi soci (le voci parlano di un ingresso di Carlo Feltrinelli, Fassino sta facendo appello al movimento cooperativo e all’Unipol), bisogna chiudere alcune redazioni, ridurre le pagine e tagliare i contratti a termine. Via la cronaca di Roma e quella di Milano, la redazione ambrosiana (che segue l’economia) si sposta nella capitale, a casa una ventina di giornalisti con contratto a termine, riduzione degli stipendi con l’applicazione di un contratto di solidarietà. Un piano di lacrime e sangue (tutto da discutere) che si specchia nella profonda crisi del mercato editoriale, ma anche nella delusione politica di Soru e nei travagli del suo gioiello di un tempo, la Tiscali. Tiscali e il gorilla game. L’avventura su internet comincia nel 1998. La Tiscali offre carte telefoniche prepagate, parte il mito della new economy e l’anno dopo il piccolo provider sardo si quota al Nuovo mercato. Scatta l’euforia irrazionale, capitalizzazione di borsa superiore a quella della Fiat. Soru usa la sua abilità finanziaria e gioca a quello che gli americani chiamano “gorilla game”: diventare più grande di tutti per abbattere i concorrenti. Fa shopping globale, inghiotte la Worldonline: la Tiscali dalla pianura campidanese si erge fra i titani del mondo. Il sogno dura poco: nel 2000 la bolla di internet fa bum, la capitalizzazione crolla, la Tiscali diventa il titolo che fa la gioia dei trader più scaltri e i dolori dei piccoli azionisti che, dopo aver comprato ai massimi, si ritrovano spennati. Otto anni dopo l’azienda di Soru come Crono si mangia i suoi figli. Partono un lungo rosario di dismissioni e un taglio annunciato di 250 posti di lavoro su 850 in Italia. Oggi la Tiscali si dibatte in un mercato travolto dalla crisi e concentra i suoi sforzi su Regno Unito (68 per cento dei ricavi) e Italia (30 per cento dei ricavi). Secondo uno studio societario firmato dal Citigroup il 21 gennaio scorso, la società “brucia ancora cassa”; lo conferma il resoconto intermedio di gestione: “Al 30 settembre 2008, il gruppo Tiscali può contare su disponibilità liquide per 34,4 milioni di euro, a fronte di una posizione finanziaria netta alla stessa data negativa per 556,7 milioni di euro”. Secondo gli analisti del Citi, “il nuovo business plan non è convincente”: è simile a quello di altre aziende del settore e “non c’è un chiaro vantaggio competitivo, se si escludono i prezzi bassi”. Il tentativo di cedere il ramo delle attività inglesi alla BSkyB di Rupert Murdoch si è arenato di fronte al crollo delle borse e alla svalutazione del cambio con la sterlina. Il debito netto calcolato dagli analisti del Citi è di circa 605 milioni di euro, il ramo inglese vale 400 milioni, quello italiano 300 milioni. Risultato: il valore dell’attività Tiscali è di circa 100 milioni, cioè 15 centesimi di euro per azione. La Banca Imi in novembre mostrava più fiducia: “Il business plan presentato dall’amministratore delegato Mario Rosso potrebbe generare positive sorprese”. Intanto il vertice societario ha subito due perdite. Mauro Mariani, uno dei pionieri dell’azienda, l’11 novembre 2008 ha lasciato l’incarico di amministratore delegato della Tiscali Italia. E qualche giorno fa è uscito il consigliere Arnaldo Borghesi, esperto di finanza straordinaria. Ufficialmente nessun dissidio con Rosso, ma la sua sostituzione con Gabriele Racugno, il fiduciario del blind trust creato prima del voto per evitare le accuse di conflitto di interessi, è il segnale che Soru si sta blindando. La Tiscali in Sardegna è una presenza importante, nella sede cagliaritana di Sa Illetta c’è preoccupazione. Soru giustamente si è sempre vantato di aver creato nell’isola centinaia di posti di lavoro e ora, ironia della sorte, il neopresidente della regione Ugo Cappellacci potrebbe essere costretto a occuparsi non solo della crisi della chimica, ma anche di quella della Tiscali. In questo scenario all’Unità si interrogano: abbiamo respinto gli Angelucci, ma davvero era meglio Soru? [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101