La giustizia tiene bianco, tra riforma e pm all’americana

La giustizia funziona quando riesce a fare a meno di giudici e tribunali

Con la politica in vacanza, d’estate, tra convegni feste di partito, dibattiti e incontri è la giustizia a tenere banco.

Maggioranza e opposizione si confrontano sui media, si criticano e invocano il dialogo, ma per capire cosa stia davvero bollendo in pentola si dovrà aspettare almeno la prossima settimana quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro della Giustizia Angelino Alfano dovrebbero incontrarsi per fare il punto della situazione.
Nel frattempo, il ministro dell’Interno Roberto Maroni non ha dubbi e, da Cortina, dichiara che la riforma della Giustizia va fatta e che ogni magistrato dovrebbe essere considerato responsabile delle azioni che compie arrivando a radiare chi consente la liberazione di un mafioso solo perchè magari deposita la sentenza in ritardo.
Si parla tanto di giustizia invece, secondo l’ex pm e leader dell’Idv Antonio Di Pietro, solo per evitare di affrontare le vere emergenze che sono l’economia e il caro-vita. Di Pietro, replica a stretto giro il capogruppo vicario del Pdl alla Camera Italo Bocchino, è l’unico a non essersi accorto che in Italia esiste davvero un problema giustizia” perchè ci sono i processi più lunghi d’Europa e perchè l’unica “carcerazione esistente è quella preventiva”.
È vero, sottolinea il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, i problemi sul fronte giustizia non mancano e per risolverli servirebbe “una doppia, contestuale riforma”: sia per velocizzare i processi, sia per formare meglio i giudici e separare le carriere.
Ma non è solo continuando a parlare di separazione delle carriere e di doppio Csm (invocato più volte dal deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini) che si risolvono i problemi, osserva il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli. La “vera riforma che si dovrebbe fare”, sostiene, è quella che riguarda la competenza dei giudici di pace. In poche parole, spiega il senatore del Pdl, si dovrebbero depenalizzare i reati ora di competenza dei giudici di pace e si dovrebbero affidare a questi ultimi tutti quei reati che “ingolfano” i Tribunali e che sono diventati ‘minorì ‘graziè al decreto sicurezza del governo che ha indicato quali sono i processi che debbono avere priorità. I giudici di pace, per adeguarsi a queste nuove incombenze, però, dovrebbero seguire corsi di aggiornamento e superare test di selezione.
“Mi sembra una proposta azzardata”, commenta il ministro della Giustizia del governo-ombra Lanfranco Tenaglia, perchè tra i cosiddetti reati minori ce ne sono alcuni “gravissimi” che “non possono diventare di competenza dei giudici di pace”. L’idea di Berselli, che alla ripresa dei lavori si dovrebbe trasformare in ddl, non dispiace invece a Giampiero D’Alia (Udc) e a Gaetano Pecorella (Pdl), mentre scatena la reazione di Di Pietro, che la definisce “l’ennesimo colpo di spugna”. E la Lega? “Se ne parli, siamo disponibili”, dice Roberto Cota, capogruppo della Lega alla Camera, ad Affaritaliani.it, esponendo la proposta della Lega in materia. “Facendo riferimento alle norme volute da Falcone” dice “Berlusconi ha iniziato con il piede giusto. Ci sono tante cose di cui dover parlare, è un argomento complesso. Per esempio c’è il tema della giustizia civile, perché un imprenditore che non ha tempi certi per il soddisfacimento dei suoi crediti va in difficoltà. Inoltre? “Noi siamo sempre stati a favore della separazione delle carriere. Si discuterà di tutto”. Anche di elezione dei pm? “È una nostra vecchia idea” aggiunge “secondo me ottima in prospettiva. Bossi lo ha sempre sostenuto. L’importante e’ partire, si discute di tutto e poi si arriva a una conclusione. Ma in questo momento - ribadisce - noi siamo concentrati sul federalismo”.
Sono 20 anni che se ne parla, risponde Ghedini, ma ogni volta gli animi si inaspriscono. Comunque: “La proposta è interessante e meritevole di approfondimento” sul quale, a suo tempo, già “le Camere Penali si sono esercitate. E molto se ne è discusso anche al nostro interno”. Ma, ha precisato il deputato, una riforma in questo senso richiederebbe “un cambio culturale completo, perché non è facile italianizzare un istituto come quello dell’elezione del pubblico ministero”. Negli Stati Uniti, infatti, dove l’elezione dei pm è in vigore, “il procuratore capo si sceglie i suoi sostituti, che prende tra i migliori avvocati. Ha anche un budget” ha spiegato Ghedini “con il quale paga questi sostituti e ha un budget cui far fronte per tutte le spese di giustizia. Quindi è un modello completamente diverso dal nostro. Però è un sistema che dà delle garanzie interessanti”.
Per l’ex presidente della Camera Luciano Violante infine è semplicemente inapplicabile a Costituzione invariata e anche negli Usa non si è rivelata una carta vincente perché il pm si targa politicamente e perché c’è il “rischio-corruzione”.

Discutine sul FORUM: Berlusconi: “ed ora riformiamo la giustizia…”

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