Era entrata in un museo pagando regolarmente il biglietto ma dopo pochi metri, all’accesso delle sale del secondo piano, è stata fermata perché portava il velo. È successo a Venezia, all’ingresso di Ca’ Rezzonico, dove uno dei sorveglianti ha bloccato la donna che era accompagnata dal marito e dalla figlia. È stata allontanata perché indossava il niqab, velo che lascia scoperti solo gli occhi: più precisamente è stata invitata a togliersi il velo o a restare fuori, per motivi di sicurezza.
Il responsabile del Museo Ca’ Rezzonico, Filippo Pedrocco, definisce la vicenda come “un grave errore dei guardasala”. “Per questioni di sicurezza, persone con il volto coperto non hanno accesso alle sale espositive. Succede per esempio a Carnevale, durante il quale diverse persone entrano mascherate” dichiara Pedrocco “e in quel caso chiediamo gentilmente ai visitatori di scoprirsi il volto e solitamente non ci sono problemi”. “Sta al buon senso del personale capire in quali casi sia richiesto far vedere il viso” continua “in questo caso la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo e mi scuso per l’accaduto”.
Un brutto scherzo di carnevale fuori stagione, quindi? Piuttosto “Un tipico pasticciaccio all’italiana”, dice Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente della associazione degli Intellettuali musulmani. “Prima viene ammessa, poi fatta uscire”, ricorda Vincenzo dell’episodio, sottolineando che questo accade perché non c’è chiarezza sulle norme né sulla loro applicazione. Mentre “aumenta e dispiace” aggiunge “il clima di islamofobia”.
Se vi sono norme che impediscono di tenere coperto il volto in pubblico, secondo Vincenzo, non possono essere applicate senza distinguere caso per caso. “Se no” osserva “si dovrebbero vietare anche le mascherine antismog nelle strade”. Serve dunque elasticità da parte delle autorità, sostiene Vincenzo, che però chiede la stessa flessibilità anche al mondo musulmano: “La religione” sottolinea infatti “non impone alcun obbligo sul velo”.
Piuttosto, evidenzia, quello che manca è un quadro normativo generale che, attuando per l’Islam il principio costituzionale dell’intesa dello Stato con le diverse religioni, fornisca anche il contesto per un mutuo accordo sulle regole.
- Martedì 26 Agosto 2008
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Commenti
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Il 26 Agosto 2008 alle 21:24 vincenzo.m. ha scritto:
A FAR DATA DA OGGI…
A far data dalla data odierna chiunque potrà accedere ad un museo completamente coperto ad eccezione, ovviamente, degli occhi che dovranno essere visibili.
Sarebbe opportuno definire come il personale del museo dovrebbe applicare il buonsenso nel gestire le situazioni in cui si verificano casi in cui è legittimo non consentire la visione del proprio viso.
E’ un grave errore del guardasala?.
Si accerterebbe l’errore solo in caso si sia in grado di mostrare le procedure operative che dettino guida al personale prevedendo casi in cui sia permesso o no un determinato comportamento. Non si può lasciare al buonsenso una decisione: il dirigente cambi funzione, magario faccia carriera ed assuma il ruolo di presidente ma non veicoli le responsabilità della mancanza di procedure chiamando in causa il buonsenso.
( La procedura in oggetto , qualora esistesse, dovrebbe avere quale data una data antecedente al fatto in oggetto ).
Oggi una barzelletta agli italiani è stata regalata: avanti un’altra!
Il 27 Agosto 2008 alle 16:11 nhico ha scritto:
In Italia è arrivata l’ora che i virologhi si impegnino a trovare il vaccino contro l’epidemia delle scuse da scemenza. Un poliziotto con rudezza arresta un ladro in flagranza di reato e poco dopo dalla locale questura il suo capo si scusa. Ti entrano in casa i ladri e ti massacrano con sadismo inaudito e tu hai la fortuna di impugnare un’arma e sparare per difendere la vita dei tuoi cari e la tua, e un coro di scuse arrivano da ogni parte. Sei un cristiano e porti al collo la croce e subito qualcuno su Famiglia Cristiana si scusa per l’offesa arrecata all’islamico di passaggio. Ti lamenti che sotto casa tua si spaccia da mattina a sera e non sei più padrone di affacciarti al balcone per prendere una boccata d’aria in queste notti agostane, e subito qualche radical scic si scusa perché viene mortificata la libertà di drogarsi (quando non sono gli stessi giudici a scriverlo nelle loro sentenze). Quello che ha fatto il responsabile di un museo veneziano ve lo risparmio. Ecco perché l’appello. Questo signore è un caso patologico. Mentre il Ministro Brunetta si batte con tutte le forze contro i fannulloni, questo dirigente affetto dalla sindrome delle scuse, si postra per l’efficienza e l’efficacia mostrate da un
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