Prodi intercettato: le telefonate d’affari dell’ex premier

Romano Prodi
(Photo by Massimo Di Vita)

Istantanea di fine giugno 2007: crisi di governo, il Partito democratico in embrione, Romano Prodi contestato in ogni piazza denuncia «un’aria irrespirabile» nel Paese. Ma l’allora presidente del Consiglio a Palazzo Chigi ha comunque un gran daffare. Non tanto per i grattacapi dalla sinistra radicale e per la riforma delle pensioni, quanto, verrebbe da dire, perché tiene famiglia. Il Professore cerca di soddisfare i desiderata di parenti ed ex inquisiti del pool di Mani pulite, coinvolgendo, tramite il suo staff, ministri e sottosegretari, come Livia Turco alla Sanità e Fabio Mussi all’Università.
Spinte, favori, pressioni: sono decine le intercettazioni che oggi raccontano quelle lunghe settimane di crepuscolo politico. Conversazioni che la procura di Roma, con il procuratore capo Giovanni Vecchione e l’aggiunto Maria Cordova, vicario di turno, hanno ricevuto per valutarne la rilevanza penale, visto che, è bene sottolinearlo, nessuno risulterebbe iscritto nel registro degli indagati. Intercettazioni che sono destinate comunque a sollevare nuove polemiche: da una parte sugli antichi vezzi della casta, a iniziare da quelli finora sconosciuti di Prodi, dall’altra su uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque.
Ma torniamo a Prodi. Gli affari dell’amato nipote Luca, gli aiuti pubblici invocati dal consuocero Pier Maria, i finanziamenti sollecitati al fidato industriale farmaceutico, già arrestato più volte durante Mani pulite, che a sua volta attende agevolazioni fiscali: le linee di Palazzo Chigi erano roventi senza che nessuno sospettasse che gli investigatori ascoltavano ogni parola. Ma per comprendere il perché di tanto interesse serve una premessa.
Nell’estate scorsa i magistrati di Bolzano sono a una svolta nell’inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell’Italtel dell’Iri alla Siemens, avvenuta negli anni 90 con Prodi alla presidenza del colosso di Stato. E, tra i fondi neri del gruppo tedesco, hanno rintracciato un insolito bonifico da 5 milioni di euro a favore della Goldman Sachs, advisor nell’operazione e società dove hanno lavorato, oltre al Professore, molti Prodi boys come l’ex sottosegretario all’Economia Massimo Tononi che spunterà più avanti in questa storia. All’epoca braccio destro del Professore e suo vice all’Iri era Alessandro Ovi, consigliere di fiducia che porterà poi in Commissione europea e in Italia anche come candidato dell’Ulivo al cda della Rai. Così gli altoatesini decidono di mettere sotto controllo i telefoni di Ovi. Chissà che la coppia, devono essersi detti, non si lasci andare a qualche valutazione su quella compravendita in cui ebbe un ruolo decisivo.
I risultati non sono ancora noti perché l’inchiesta a Bolzano è in corso. Ma sono al vaglio centinaia di telefonate, a iniziare da quelle tra Ovi, l’allora presidente del Consiglio e altri politici.
La decisione, poi, di mandare un troncone d’inchiesta a Roma, con alcune di queste intercettazioni, significa che le conversazioni selezionate riguardano proprio gli affari di oggi di Ovi nella capitale come ombra del Professore, suo «writer» personale, consulente negli affari di famiglia che in quest’inchiesta si confondono con le quotidiane attività di Palazzo Chigi, visto che figure di governo sono chiamate a risolvere grane di famiglia.
Ci vorrà comunque tempo. Il fascicolo, protetto in un armadio blindato, è ovviamente coperto dal massimo riserbo. È la prima volta che vengono intercettate le parole di Prodi e del suo staff quando erano a Palazzo Chigi.

Ministri e soldi pubblici per il consuocero
Una vicenda dovrebbe riguardare Pier Maria Fornasari, apprezzato primario all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. È consuocero di Prodi: la figlia Veronica nel 2001 ha sposato Giorgio, primogenito del Professore, al quale ha dato la prima nipotina. Nel capoluogo emiliano Fornasari è molto conosciuto: è in prima linea con la banca dell’osso della Regione Emilia-Romagna, che si occupa della lavorazione dei frammenti del tessuto muscolo-scheletrico.
I registratori della procura colgono che Fornasari è in gran fermento. Vuole dare una svolta alle sue iniziative scientifiche. E chiede contributi significativi. Per questo si rivolge al consuocero Romano per poi dialogare a raffica con gli uomini (e le donne) del presidente del Consiglio.
L’obiettivo: servono contributi pubblici e la parentela acquisita con il presidente è un formidabile asso. Abbatte ogni ostacolo, spiana la strada. Nei corridoi di Palazzo Chigi raccontano che Prodi è molto sensibile alle richieste del consuocero. Si mette a disposizione. «Anche i collaboratori dello staff del presidente» racconta una fonte dell’entourage di Prodi che lavorava a Palazzo Chigi «in quei giorni si erano presi in carico la vicenda. I nomi? Oltre a Ovi, l’economista Daniele De Giovanni, l’attenta segretaria del presidente Daniela Flamini, il capoufficio stampa Sandra Zampa, oggi deputato del Pd».
Prodi si spinge oltre le semplici premure per Fornasari. E da quanto emerge avrebbe fatto coinvolgere in alcune riunioni ad hoc gli allora ministri Livia Turco, alla Sanità, e Fabio Mussi, all’Università e ricerca scientifica. Nulla di illegale, ma c’è da chiedersi se un simile trattamento sarebbe riservato a qualsiasi primario che cerca fondi pubblici.
Ecco Ovi avvisare la segretaria di Prodi che «Romano ha fissato un appuntamento con i bolognesi per la medicina rigenerativa», mentre la donna lo aggiorna sulla riunione di «Romano con Mussi e la Turco. Dopo di loro ha passato tutto a De Giovanni». Le conversazioni sui finanziamenti sarebbero decine. Con il Professore che segue attentamente gli sviluppi. E Ovi e De Giovanni consapevoli dei rischi che potrebbero sorgere se il primario apparisse direttamente come percettore dei contributi:
Ovi: «Ti avevo cercato perché ieri c’era l’incontro con la Turco…».
Fornasari: «Me l’ha detto Romano, mi ha detto “Telefona alle 11” e mi ha aggiunto “con Mussi e Turco”».
Ovi: «Lui dice che bisogna accelerare la costituzione del soggetto».
Fornasari: «E così mi ha detto e mi ha accennato qualcosa aggiungendo che ha già fatto col Piemonte un’operazione simile».
Ovi: «Sai… la convenzione è un bellissimo pezzo di carta ma perché arrivino i finanziamenti bisogna farli arrivare nel posto giusto… Mi raccomando la fretta perché a Milano sono già pronti. È evidente che Aster non ha nessuna qualifica per prendere i soldi perché non è neanche associata, l’importante è che Aster costituisca qualcosa che è medicina rigenerativa!» (Aster è il consorzio tra Regione Emilia-Romagna, università, imprese e coop per la promozione della ricerca industriale e tecnologica del territorio, ndr).
Fornasari: «Facciamo l’incontro? Sai, Romano mi parlava del 4 luglio…».
Ovi: «L’accordo è che si passi tramite una convenzione con la regione poi però la convenzione se non c’è dietro il soggetto che riceve i soldi non va da nessuna parte».
Fornasari: «Sicuro!».

«Tiriamo via tutto quello che non hanno brevettato»

In quell’esordio d’estate Prodi ha molto a cuore anche le sorti professionali del nipote Luca, imprenditore figlio del fratello Vittorio, scienziato. «Per questo giovane parente» conferma una fonte dello staff di Prodi «invoca l’intervento di Claudio Cavazza, presidente del colosso farmaceutico Sigma Tau». Cavazza è volto noto ai magistrati: nel 1993-94 è finito più volte in carcere dove collaborò dopo la scoperta di oltre 2 miliardi di tangenti pagate a politici e a Duilio Poggiolini, l’eminenza grigia della malasanità.
Il problema di Luca è presto detto: forte del suo 20 per cento vuole far saltare il patto di sindacato nella Cyanagen, azienda bolognese titolare di diversi brevetti. Nata come spin off accademico dall’idea di alcuni docenti dell’Università di Bologna, ha goduto di significativi contributi ministeriali. Tutto in regola. Produce reagenti chimici per applicazioni nelle biotecnologie, affacciandosi nell’analisi di geni e proteine. È un settore dove le scoperte e i brevetti possono trasformarsi in moltiplicatori di fatturato. Ora, il giovane Prodi vuole liberarsi di un socio, la Euroclone gruppo Celbio, che detiene il 24 per cento. Luca sensibilizza zio Romano. E Palazzo Chigi si mette in moto. A dettare la strategia per mettere i soci alla porta è lo stesso presidente del Consiglio, suggerendo manovre non proprio ortodosse.
Ovi: «Professore caro buona sera, hai trovato il messaggio?».
Romano Prodi: «Sì perfetto… Senti, hai parlato con Cavazza di quella cosa?».
Ovi: «Allora… quella cosa. Certo ho parlato, è molto, molto interessato, il problema che ho studiato i patti parasociali: si sono fatti veramente ingabbiare. Prima di far intervenire uno con le spalle forti (Cavazza, ndr) bisogna che loro si liberino di questi signori di Euroclone, perché se salta fuori che ha l’aria di un compratore, quelli chissà cosa vogliono… (Cavazza, ndr) è interessatissimo però si devono liberare di questo qua».
Prodi: «L’hai detto a Luca?».
Ovi: «Gliel’ho detto e ridetto… Ho parlato con il suo commercialista che ha convenuto con me: i patti sono stati fatti in un momento che si era con l’acqua alla gola perché gli hai dato tutto, quelli hanno messo 100 mila euro di aumento di capitale su un capitale di 10 mila».
Prodi: «Si mette da solo e fanno la loro roba…».
Ovi: «Sì, Romano».
Prodi: «(Noi, ndr) Potremo fare anche un’altra società, ci sto anch’io a prestargli i soldi».
Ovi: «Ma Romano, ti sto dicendo che bisogna fare una cosa… amichevole… Quelli vogliono i soldi indietro, gli si danno i soldi indietro allora il Cavazza di turno interviene e ripaga quelli di prima. Cavazza scuote le spalle ma cosa vuoi che sia, però non posso intervenire adesso significherebbe (versare, ndr) 200 milioni… Funziona così la macchina lì che loro han messo i soldi e bloccano tutto, poi se si fa vivo uno che vuole comprarglieli moltiplica per 10».
Allora che fare? Prodi e Ovi pianificano e condividono la stessa strategia:
Ovi: «Allora loro piano piano debbono cercare di metterci dentro tutto il know how… le conoscenze nuove…».
Prodi: «Appunto è quello che dico io».
Ovi: «Certo ma devono svincolarsi da questi qua perché hanno l’esclusiva su tutta una serie di cose».
E a questo punto Prodi suggerisce di svuotare la società in comune all’insaputa del socio.
Prodi: «Lo so, appunto, siccome loro hanno brevettato tutto, intanto tirano via tutto quello che non hanno brevettato…».
Ovi: «Sì che siamo d’accordo Romano, però sai benissimo che i brevetti hanno tutti i legami (…)».
Prodi: «Allora non se la cavano più… senti io purtroppo… fino a che ora sei alzato che ti leggo il discorso?».
I consigli di zio Prodi e Ovi devono aver fatto presa sul giovane Luca, almeno sul fatto di non chiedere l’acquisto diretto della quota di Euroclone nell’azienda visto che in Cyanagen i soci sono sempre gli stessi. A oggi almeno.

280 mila euro per il Partito democratico
Tra Prodi e Cavazza si è costruito un solido rapporto di amicizia con richieste reciproche di favori. Qundi non solo il Professore auspica l’intervento del potente industriale per aiutare il nipote, ma Cavazza gioca un ruolo anche nelle manovre studiate dal presidente del Consiglio in vista della nascita del Partito democratico. Proprio in quei giorni viene formalizzata la candidatura di Walter Veltroni a segretario del Pd con il famoso discorso al Lingotto di Torino.
Da una parte Ovi chiede a Cavazza di sponsorizzare un sondaggio nazionale da affidare a Renato Mannheimer per le primarie del 14 ottobre. Da parte sua, Cavazza avrebbe sollecitato aiuti legislativi e agevolazioni fiscali per la fondazione scientifica del suo gruppo farmaceutico. Secondo gli investigatori, i fatti potrebbero essere strettamente correlati.
Cavazza quindi insiste sulla defiscalizzazione per la sua fondazione. Si lamenta che nel precedente elenco hanno messo »dentro roba che fa spavento» e chiede a Ovi di fare qualcosa. Il consulente di Prodi chiama direttamente il sottosegretario all’Economia Tononi, già punto di riferimento del Professore in Goldman Sachs. Ecco stralci della telefonata.
Ovi: «Tu sai da chi dipende nel vostro ministero la definizione di quali fondazioni sono esenti da fiscalità se poi fai una donazione?».
Tononi: «Sono esenti da fiscalità (…) Lui (Cavazza o suoi collaboratori, ndr) è venuto a trovarmi troppo tardi. Non può mica pensare che cambia il decreto del presidente del Consiglio… Loro mi stanno simpatici… sono amici di mio fratello…se venivano un mese fa si telefonava a Visco, si diceva, guardate mi raccomando metteteli dentro, sono persone brave… io volevo aiutarli, io sarei stato il primo».
A questo punto Ovi teme che gli aiuti di Cavazza (280 mila euro circa) possano sfumare. Quindi lo chiama.
Ovi: «La cosa è già in Gazzetta ufficiale… Riparare il danno adesso… convincere il Tesoro non è semplice… per il prossimo anno ci lavoriamo… devi pensare che entrare adesso».
Cavazza: «Se fosse possibile magari… quello sarebbe il massimo».
Ovi: «Ma è necessaria una procedura che adesso… una richiesta di revisione della lista è un passaggio che si può fare ma bisogna parlare con Visco… Romano non ha problemi certamente ma…».
Cavazza: «No è complicata…».
Ovi: «Perché se si può fare un pacchetto… con altre… certo possono farlo ma per una sola diventerebbe un problema… hai capito?».
Cavazza: «No… no non lo chiederei nemmeno».
Ovi: «Un elenco di due, tre, quattro…».

Discutine sul FORUM: “Prodi intercettato”: parla con l’autore del servizio, Gianluigi Nuzzi

Commenti

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Il 28 Agosto 2008 alle 22:26 lupo.rex ha scritto:

Sino alla condanna, è ingiusto emettere giudizi.
L’ho già scritto e più di una volta per Berlusconi. Ebbene vale anche per Prodi. Il fatto che lo detesti non modifica di una virgola la mia opinione.

So long.

Il 29 Agosto 2008 alle 6:12 salvi64 ha scritto:

Ingiusto emettere giudizi? mica tanto considerato il fatto che mentre Berlusconi intrallazza in genere con soldi suoi questo signore si è fatto solo con soldi dei contribuenti…. E’ differente… molto differente.

Il 29 Agosto 2008 alle 9:00 amicus_plato ha scritto:

é proprio vero che oltre agli elefanti è in estinzione anche la memoria umana… quando si intende “giudicare” cosa che non bisognerebbe mai fare se non se ne possiedono le virtù morali e professionali specifiche adatte allo scopo, occorre anche essere imparziali, che é ancora più difficile dell’esercizio della moralità. La mente umana elabora con modalità sue tutte particolari, anche nella perfetta buona fede (non quella di Fede che lavora in modo del tutto -mala-…). La mappa che crea dentro se medesima non corrisponde al territorio… Ovvero, come si fa a dire che Berlusconi sia meglio di Prodi ? Con i suoi mezzi non potrebbe aver solo più facilità di accesso a modalità depistatrici? Oppure ancora, che ne facciamo della vecchia amicizia con Craxi, motivo della sua discesa in politica? Siamo proprio sicuri che i suoi beni personali non derivino, oltre alle sue indiscutibili capacità imprenditoriali a saper far fruttare i capitali, “anche” da qualche sorta di partecipazione indiretta dei contribuenti italiani in qualità di soci occulti paganti e non paganti (voto), non beneficiari (non tutti) della ripartizione degli utili? Occorrerebbe modificare le leggi sulla protezione faunistica locale, includento anche gli esseri umani con maggior memoria… Solo per preservare la specie più saggia, non per giudicare, ma per evitare.

Il 29 Agosto 2008 alle 10:09 peppe4pe ha scritto:

PARTITOCRAZIA E POLLI

Se a settembre del 2008 qualcuno crede ancora che i politici post fascisti siano diversi dai politici post comunisti antropoligicamente o anche solo politicamente, beh, davvero bisognerebbe preoccuparsi per la salute mentale di costoro.

I quattrini, il potere, le donnine (o gli stalloni), i privilegi, le prevaricazioni, le corsie preferenziali, l’impunità, i bonus più o meno leciti, l’irresponsabilità, hanno lo stesso tipo di attrazione presso i politici dello schieramento “destrorso” e presso gli altri dello schieramento “sinistrorso”.

Certo Berlusconi, con le sue televisioni e altre ricchezze, ha un raggio d’azione ben più grande, innegabilmente, ma se si è poco propensi alla faziosità e si legge e si ascolta un po’ di tutto, si realizza che il sistema politico è davvero compatto e uniforme, soprattutto nei comportamenti e nelle parole, principalmente nei rapporti tra “lor signori” e gli altri, specialmente la povera gente su cui si scarica, con non chalance, il fardello del contrappeso di quella abbondanza e di quei privilegi di cui godono i suddetti “lor signori”, appunto.

Ricordo bene negli anni ’70 quando Berlinguer, segretario del PCI, evocando la questione morale (ben poca cosa rispetto a quella odierna), invocava un “governo degli onesti”. Ed allora, ufficialmente, i soli zozzi erano quelli del centro sinistra; era lontano infatti il tempo della calata in massa all’assalto della carovana di ex (e post e neo) fascisti/comunisti, che ha subito una forte accelerazione con la morte (casuale?) di Berlinguer e Almirante (MSI). Ma adesso, che strazio. In questi lustri l’accelerazione del degrado ha portato lo Stato ad una condizione di collasso in molti settori, coinvolgendo nel disastro ampi settori della collettività nazionale.

La questione morale è stata sempre al centro della politica in Italia, ovviamente coinvolgendo tutte le altre caste, ed è stata sempre nota a tutti i protagonisti. Ma è stata sempre coperta da un piccolo tappeto che mal cela quell’enorme emblema dello sfascio italico che sembra infinito nel tempo e purtroppo che dilaga ovunque nel territorio nazionale.

Che dire? Che fare? Una cosa è certa: non vogliono cambiare nulla visto che ci propongono alle elezioni politiche nazionali o liste bloccate o collegi uninominali coi candidati scelti sempre dai partiti. Ed è a tutti noto l’invasività della politica nella vita sociale nazionale. Insomma è il trionfo della novella partitocrazia che, addirittura a me, fa rimpiangere la vecchia (che mi appare incommesurabilmente più colta e responsabile), che si sarebbe spazzata via con la nota opera di pulizia giudiziaria di Mani Pulite.

Ovviamente bisogna ribellarsi oppure si è polli, decisamente doc.

Ed i polli sono cucinati, in genere, allo spiedo a fuoco lento. Sicché non siate succulenti e siate soprattutto svegli.

Ma se proprio insistete, e se la condizione di polli o di pecorelle e di pecoroni proprio vi si confà o vi aggrada, per la gioia delle “sorelle” e per il piacere dei “fratelli”, votate, votate, sempre votate liste bloccate!

Non avrei mai immaginato di rimpiangere democristiani, socialisti, repubblicani, socialdemocratici e compagnia bella. Persino i comunsiti moralisti alla Berlinguer o umani alla Amendola, ed i nostalgici del Fascio di quei tempi hanno nulla che vedere con questo ceto politico. Che pochezza!

Non ho altre parole!

Il 29 Agosto 2008 alle 10:56 nhico ha scritto:

Aiutati che Prodi ti aiuta, aprendo proditoriamente il portafoglio Italia.

Il 29 Agosto 2008 alle 13:10 Claudio Cavazza: “È vero, Prodi mi chiese di aiutare il nipote” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Claudio Cavazza “È vero, Prodi mi disse: “c’è questa società di mio nipote che ha bisogno di un nuovo socio industriale…”. Claudio Cavazza presidente del colosso farmaceutico Sigma Tau e vice presidente di Federfarma conferma che nel giugno del 2007, su sollecitazione dell’allora presidente del Consiglio, valutò attentamente la possibilità di entrare nella società Cyanagen di Bologna partecipata al 20% da Luca Prodi. “Cosa vuole, conosco Romano Prodi da quarant’anni” spiega Cavazza a Panorama.it, “siamo entrambi di Bologna, del gruppo di Beniamino Andreatta, anche Ovi (il consulente di palazzo Chigi che seguì le vicende dei parenti dell’allora premier, ndr) lo conosco da quando stava alla Roche”. Scusi Cavazza, gli inquirenti collegano questo interessamento alla società di Luca Prodi con le pressioni fatte allo zio premier per defiscalizzare la fondazione Sigma Tau… Io mandai due scienziati, i profesori Bianchi e Carminati, alla Cyanange per capire se ci poteva interessare. Tornarono in Sigma Tau dicendo che Luca Prodi si occupava di biotecnologie con ricerche molto avanzate ma prive per noi di interesse perché in un settore a noi lontano. Ma perché Romano Prodi cercava un nuovo socio per il nipote Luca, tanto da suggerire di spogliare la Cyanangen di tutte le cose non brevettate… Credo che il problema fosse l’assenza di sviluppo industriale delle scoperte compiute dal team di Luca Prodi. Intanto, secondo le intercettazioni, lei chiedeva di defiscalizzare e prometteva soldi al partito democratico. Guardi escludo di aver parlato con Ovi di quei 280 mila euro per un sondaggio da affidare a Mannheimer come ho letto. È riportato nelle intercettazioni. Non le mie, magari Ovi ha millantato di aver chiuso con me un accordo per finanziare il Pd. E poi Romano lo conosco bene, mica era così contento di Walter… Ma lei o Sigma Tau finanziate i partiti politici? Dopo Tangentopoli ho paura persino a dare la mancia al portiere, comunque sì, diamo 3-4 mila euro a Pd e Pdl e credo siano tutti ufficiali. Poi avete scritto che sono stato in carcere per Mani Pulite. È vero, ma guardi che all’epoca il finanziamento ai partiti democratici era anche una difesa della democrazia, perché si intuiva che arrivavano dei finanziamenti al Pci dai russi negli anni 1980-1985. Lei ha confessato tangenti per oltre 2 miliardi di lire. Lasciamo stare, c’erano gli avvocati che mi ripetevano “conferma tutto”.Io ero pure amico di Moroni che si è ammazzato in quegli anni. Torniamo ai giorni nostri. E l’attesa defiscalizzazione per la fondazione per la quale Ovi investe l’allora sottosegretario dell’Economia Tononi? Anche qui tutto vero, ma non abbiamo ottenuto nulla. O meglio, Ovi ci aveva scaricato e quindi siamo ricorsi al Tar che ci ha dato ragione nel maggio scorso. Ma quando avete presentato il ricorso? Le telefonate sono del 20 giugno. Il 5 luglio abbiamo depositato il ricorso ai giudici amministrativi. E che agevolazioni avete ottenuto? Benefici sacrosanti, l’esenzione dalla tassazione per le somme investite nella fondazione sino a certi importi. Fino ad oggi pagavamo il 50%. [...]

Il 29 Agosto 2008 alle 13:33 Va male ai soliti furbi « Il Termometro Politico ha scritto:

[...] Va male ai soliti furbi Pubblicato il Agosto 29, 2008 di areazione Romano Prodi è stato intercettato. Wow. Il settimanale che si occupa della faccenda è Panorama, il cui direttore è un certo Belpietro, già direttore de “Il Giornale”. Tutti e due sono di proprietà di una certa famiglia, tal Berlusconi. I soliti furbetti pensano sempre di essere tali: il primo ministro italiano, tal Silvio Berlusconi, contesta l’abuso di intercettazioni niente popò di meno che da parte del suo stesso gruppo editoriale. Come se il signore del Monte dichiarasse che le sue banana facciano schifo. Il signor Romano Prodi, fiutando la gabola, invece di dar fiato alle trombe suonate dal suo acerrimo nemico, come sarebbe logico aspettarsi, cosa fa? Dice, no grazie, potete pubblicare quello che volete, non ho intenzione di imbavagliare l’informazione. Testualmente “Fatti di nessuna rilevanza dal punto di vista sia giuridico sia penale”, ha replicato Prodi. “Non vorrei che questa vicenda tornasse utile a quanti invocano impensabili giri di vite sulle intercettazioni telefoniche” [...]

Il 29 Agosto 2008 alle 13:45 Panorama e Berlusconi vergogna. Prodi : «No ad una legge per fermare i giudici, pubblicate pure tutte le mie intercettazioni» – Mille! ha scritto:

[...] L’INCHIESTA DI PANORAMA LE DICHIARAZIONI DI PRODI [...]

Il 29 Agosto 2008 alle 15:04 Se toccano l’intoccabile « Ideoteca ha scritto:

[...] Le intercettazioni di Prodi pubblicate sul sito di Panorama [...]

Il 29 Agosto 2008 alle 17:01 Camelot Destra Ideale ha scritto:

Prodi intercettato mentre curava gli affari di famiglia…

Ohibo’, roba da non credere. Uno fa di tutto: spende una vita intera a raccomandare amiche, amiche delle amiche e affini. Motivo?

Il 29 Agosto 2008 alle 17:29 cini ha scritto:

In quanto al conflitto d´interessi si é sempre parlato esclusivamente di Berlusconi.
Io mi domando, dopo aver letto l´articolo del Nuzzi e le incluse intercettazioni di varie telefonate con, fortunatamente, l´ex Presidente Prodi se queste non rappresentano un vero, puro conflitto di interessi, e il Di Pietro non ne commenta.
A quanto pare Mani pulite non riguarda lui stesso o altri leader di sinistra.

Il 30 Agosto 2008 alle 12:57 Intercettazioni, Berlusconi usa Prodi per accelerare sul provvedimento restrittivo :: Buongiorno Roma ha scritto:

[...] Ecco perchè sul numero di Panorama in edicola oggi trovate un lungo servizio sui presunti affari del Professore di cui potete leggere qui un’ampia sintesi con relativi colloqui trascritti. Appurato, dunque, che non c’è nulla di penalmente rilevante, come spiega Travaglio oggi sul Corriere, il problema resta: “E’ giusto che si sappia cosa fanno i nostri ministri e i nostri presidenti del Consiglio. E’ giusto che certe cose vengano fuori”. E se si scopre che si utilizzano soldi pubblici per favorire parenti e amici, beh, allora è grave. Anche solo da un punto di vista morale. [...]

Il 30 Agosto 2008 alle 18:24 DisInformazione | Senza Rete ha scritto:

[...] Oggetto: Berlusconi solidale con Prodi per le intercettazioni di cui quest’ultimo è stato bersaglio nel servizio di Panorama e approfitta della cosa per rilanciare la legge contro le intercettazioni. [...]

Il 30 Agosto 2008 alle 18:28 Perché Panorama ha pubblicato intercettazioni irrilevanti su Prodi: Berlusconi e la tecnica del “serve a tutti” « Blog a Progetto ha scritto:

[...] Quello che è accaduto ieri ha del vergognoso: se il nostro fosse un paese giusto, tutti si sarebbero scandalizzati, invece così non è stato. Panorama ha pubblicato intercettazioni dell’inchiesta su Romano Prodi all’epoca in cui era presidente del Consiglio. Si parla di una vecchia indagine sulla cessione dell’Italtel alla Siemens avviata dalla procura di Bolzano e riguardanti Alessandro Ovi, braccio destro di Prodi all’Iri e poi suo consigliere a palazzo Chigi. [...]

Il 31 Agosto 2008 alle 11:16 Niente da dichiarare? | L'Olandese volante ha scritto:

[...] Grazie alla pubblicazione delle intercettazioni a carico di Prodi, giornale che fa capo al gruppo Mondadori, di proprietà della Fininvest ovvero di Silvio Berlusconi, ritorna in auge il problema intercettazioni. Giusto in tempo per la ripresa dei lavori in Parlamento. [...]

Il 5 Settembre 2008 alle 11:10 Intercettazioni, Prodi e le trame anti Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Prodi intercettato: le telefonate d’affari dell’ex premier - Claudio Cavazza: “È vero, Prodi mi chiese di aiutare il nipote” [...]

Il 5 Settembre 2008 alle 14:31 I segreti della politica : Il colore del grano ha scritto:

[...] Nei giorni scorsi il settimanale Panorama aveva pubblicato delle conversazioni telefoniche dell’ex-Presidente del Consiglio Prodi, raccolte nell’ambito di un processo sulla vendita da parte dell’IRI di Italtel a Siemens. Niente di che: trattative, pressioni, tentativi di raccomandazioni, ma abbastanza imbarazzante per giustificare il tentativo di scoop, ed anche per giustificare l’immediata espressione di solidarietà da parte dell’attuale capo del governo, nel tentativo niente affatto coperto di arruolare anche Prodi tra i sostenitori della legge bavaglio sulle intercettazioni. Prodi ha risolutamente declinato l’invito, rispedendolo al mittente e dicendo che chiunque può pubblicare tutto ciò che vuole su di lui, tanto non ha segreti. Agli applausi dei simpatizzanti che invocavano l’immediata beatificazione di Prodi si contrapponevano i lazzi dei suoi detrattori che sostenevano che la posizione di Prodi era solo strumentale e che dimostrava che la magistratura era dalla sua parte, eccetera eccetera… A nessuno pare venuto in mente che quello che ha fatto Prodi è il minimo che un paese civile esigerebbe da un uomo politico. Il problema è che viviamo in una realtà della cui assurdità non ci rendiamo più nemmeno conto. Se solo provassimo a depurare le nostre menti dal lavaggio del cervello compiuto in questi anni dai media ci renderemmo conto che è perfettamente normale, anzi scontato, che un uomo politico sostenga, indipendentemente dal fatto che ciò sia vero o no, di non avere segreti per l’opinione pubblica. Un politico chiede agli elettori la loro fiducia, chiede loro di affidare a lui i propri interessi e le proprie aspirazioni, come possiamo concedere una così ampia fiducia a chi reclama il proprio diritto alla privacy, alla confidenzialità delle proprie conversazioni, alla segretezza dei suoi affari? Sarebbe come se una società per azioni si rifiutasse di render noto il proprio bilancio agli azionisti, come se il marito si rifiutasse di dire alla moglie dove va la sera e così via… Riusciremo mai a renderci conto di questo? In fondo basterebbe ragionare per renderci conto che esser disposto a render noti i propri segreti dovrebbe semplicemente essere una condizione minima e necessaria per fare il politico e chi abbia delle magagne da nascondere dovrebbe semplicemente dedicarsi ad altre occupazioni. Purtroppo in questi anni bui anche ragionare pare un’abitudine andata perduta. 5 Settembre 2008 [...]

Il 6 Settembre 2008 alle 10:46 LorenzoDamelio.org » La presentazione di Bavaglio ha scritto:

[...] Il 3 settembre scorso al Teatro Vittoria di Roma è stato presentato il libro “Bavaglio”, uscito in libreria il 21 luglio 2008 e scritto da Peter Gomez, Marco Travaglio e Marco Lillo con introduzione di Pino Corrias. Oltre gli autori a Roma erano presenti Sabina Guzzanti e Paolo Flores d’Arcais, l’artefice della manifestazione di piazza Navona dell’8 luglio scorso contro “il regime putiniano che sta costruendo Berlusconi”. Di questa presentazione riassumo le parti più salienti per ogni ospite. Paolo Flores d’Arcais ricorda, nel video a seguire, la filosofa tedesca Hannah Arendt, emigrata in Usa e importante memoria per raccontare il nazismo. Lei scrisse, riguardo al male minore: “Tutti questi mali senza dubbio sono mali minori se paragonati al totalitarismo, siano essi tirannie, dittatute, la miseria e lo sfruttamento spudorato dell’uomo sull’uomo, il modello imperalistia di oppressione dei popoli stranieri o ancora la burocratizzazione e la corruzione dei governi democratici. Mali minori, ma i problemi nascono quando si giunge alla conclusione che allora non vale la pena di combattere nessun altro male minore perchè bisogna combattere il totalitarismo degli avversari. Eppure ogni evidenza storica e politica indidca chiaramente il nesso assai stretto che esiste tra il male minore e il male maggiore. La conclusione ovvia che si dovrebbe trarre da una comprensione autentica di un secolo così gravido di rischi del sommo male è la negazione radicale del concetto stesso di male minore in politica. Poiché il male minore, l’accondiscendenza verso il male minore, lungi dal proteggerci dai mali maggiori i mali minori ci hanno invariabilmente condotto ai primi. Il pericolo maggiore insito nell’identificazione del totalitarismo come la maledizione del secolo consiste proprio nel farsene ossessionare al punto da diventare cechi di fronte ai numerosi mali minori che appunto, al totalitarismo ci porteranno”. La parola quindi passa a Pino Corrias, il quale parla delle intercettazioni su Prodi pubblicate da Panorama in questi giorni, della solidarietà data da Berlusconi all’ex-premier e del buon gesto di Prodi di evitarla. Personalmente tra l’altro, almeno per ora, non sono riuscito a trovare in questi stralci del giornale di Berlusconi alcunchè di penalmente rilevante. Il microfono finisce in mano a Marco Lillo, new entry tra i giornalisti in prima linea contro il regime, anche se me lo ricordo molto bene per aver pubblicato alcune intercettazioni su “L’espresso” riguardo a Berlusconi. Lillo si chiede per quale motivo ci sia stato un solo invito a Bellaria per le feste del Pd a Travaglio e nessuna proposta a d’Arcais, Gomez e Corrias, sottolineando quanto questi giornalisti dovrebbero invece essere delle risorse per chi ha intenzione di opporsi all’attuale maggioranza. Avere persone informate sui fatti a favore è un gran vantaggio, ma a quanto pare il bavaglio non è combattuto da questa sinistra. A questo punto la parola passa a Peter Gomez, che evidenzia il non-sense della presenza della doppia carica di parlamentare avvocato di cui alcuni deputati o senatori attualmente fanno parte (vedi Ghedini). Sono altri conflitti di interesse. Inoltre ricorda dello stretto legame tra cattiva amministrazione e la quantità delle nostre tasse. A seguire il video della presentazione, per scegliere quali parti guardare potete andare sul canale dedicato. [...]

Il 7 Settembre 2008 alle 9:25 Arturo Parisi: ecco dove Veltroni ha sbagliato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tutto inizia dall’inizio. Frase buona per il titolo di un film, ma anche (veltronianamente) per la breve storia del Partito democratico, la sua fondazione, la sua sorprendente crisi prematura. “Tutto inizia dall’inizio” dice a Panorama Arturo Parisi, progettista dell’Ulivo ieri e oppositore interno del Pd di Walter Veltroni oggi. L’ex ministro della Difesa nel centrosinistra è uno dei pochi che possa dire a testa alta: l’avevo detto. Ha dimostrato nuragica durezza nel criticare il ponte di comando del loft e nel chiedere il ritorno del centrosinistra a una rinnovata formula dell’Ulivo. I dialoghi dei consiglieri di Romano Prodi sulle primarie nel Pd, intercettati nell’ambito dell’inchiesta Siemens dalla procura di Bolzano, non lasciano spazio a dubbi politici: il presidente del Consiglio Prodi cercava di contrastare la vittoria annunciata di Veltroni per evitare quella che nei colloqui privati viene chiamata “farsa” del candidato unico, o quasi. “Invece di candidarsi alla leadership del nuovo partito per succedere poi nella premiership del nuovo governo, Veltroni rovesciò la sequenza, candidandosi immediatamente alla premiership e in quanto tale alla leadership del partito” ricorda Parisi. Ovi e Cavazza parlano delle primarie del Pd nei giorni che precedono l’investitura ufficiale di Veltroni. Prima della discesa in campo di Rosy Bindi ed Enrico Letta, candidati deboli destinati a soccombere al cospetto della macchina elettorale dei Ds e degli ex dc di Franco Marini. “Nelle prime scelte sta tutto lo sviluppo successivo. Innanzitutto nella sua investitura unanimistica da parte dell’apparato, che riconobbe in lui l’unico candidato spendibile nella gara di popolarità con Silvio Berlusconi, anche se il meno adatto a fondare un partito. E poi nel discorso del Lingotto, che proponeva un programma per un nuovo governo e non un progetto di un partito nuovo. Tutto il resto ne viene di conseguenza” continua Parisi in un flashback che, alla luce degli avvenimenti e delle scelte fatte da Veltroni, è rivelatore degli errori compiuti. [...]

Il 8 Settembre 2008 alle 0:26 “Prodi intercettato: le telefonate d’affari dell’ex premier” (Nuzzi, PANORAMA 28agosto2008) « IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA’ ha scritto:

[...] gianluigi nuzzi, intercettazioni, panorama, pd, politica, rassegna stampa, romano prodi, sigma tau trackback (Articolo) [...]

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