Arrivano i gol in tv. Ma è ancora il campionato più bello del mondo?

La parata di Abbiati

L’accordo sui diritti tv in chiaro tra Rai e Lega è arrivato, anche se non ancora definitivo: prevede per l’emittente pubblica la disponibilità degli highlights della Serie A nella fascia pomeridiana e, in forma non esclusiva, in quella serale. A cui si aggiungono gli highlights della Serie B e dei diritti radiofonici. L’assegno che la Rai verserà alla Lega sarà di 27,5 milioni per il primo anno, e di 28 milioni per il secondo. Troppo alto il giro d’affari generato dal calcio per privarsi della fetta di torta garantita dai diritti per l’emissione in chiaro di spezzoni di partite. Dopotutto se c’è una cosa su cui la passione degli italiani non viene meno è proprio il campionato.

Ma possiamo ancora definirlo “il più bello del mondo?”. Una volta, forse. Di certo non è più il più ricco: da tempo, infatti, nonostante le sporadiche follie di Moratti o Berlusconi, i ricavi e il giro d’affari della Serie A sono inferiori a quello della Premier League inglese. Non solo, anche la Bundesliga tedesca, quella che il Bayern Monaco domina un anno dopo l’altro, è pronta a superare (almeno dal punto di vista economico) il nostro torneo. Secondo le stime dell’agenzia StageUp-Sport & Leisure Business sugli aspetti finanziari del torneo, la nuova edizione raccoglierà 1.430 milioni di euro. Mille milioni in meno della Premier League inglese sempre saldamente in testa alla classifica con i suoi 2.430 milioni di euro di ricavi. Al terzo posto si conferma la Bundesliga, che toccherà i 1.420 milioni di euro, precedendo la Liga spagnola a quota 1.350 milioni e la Ligue 1 francese a 1.040 milioni. In attesa della stagione 2010/2011, la prima per il ritorno alla contrattazione collettiva dei diritti media secondo le nuove norme di legge, che potrà portare ad un incremento importante dei ricavi, la Serie A si trova quindi a contrastare l’assalto della Bundesliga. Secondo lo studio di StageUp, il campionato tedesco, capace di attirare la maggior quantità di risorse economiche dallo sponsor principale (oltre 6,9 milioni di euro di media per club) ed il maggior numero di spettatori negli stadi fra i campionati di tutta Europa (quasi 40mila in media nella stagione 2007/2008), avrà addirittura la possibilità di sorpassare la Serie A già da questa stagione. Insomma, il momento per il campionato non è roseo: gli effetti di Calciopoli e dei brutti episodi di violenze intorno agli stadi delle ultime due stagioni, con il loro corollario di leggi speciali e biglietti nominali, hanno ridotto e di molto la presenza negli impianti. Che peraltro, paragonati a quelli tedeschi, ricostruiti o migliorati per il mondiale 2006, non fanno una gran figura.

A tutto ciò si aggiunge la calante considerazione internazionale verso il nostro calcio: siamo i campioni del mondo, vero, e il Milan ha conquistato solo l’anno scorso il mondiale per club, ma in entrambi i casi i giocatori artefici di questi successi hanno un’età vicina al ritiro. E i migliori talenti italiani vanno all’estero per ritagliarsi uno spazio che qui gli è negato: il caso di Giuseppe Rossi, in Spagna al Villareal, è emblematico. In un articolo del “Times” la Serie A viene descritta come un cimitero degli elefanti: “il cast di nuovi arrivi nel campionato che inizia domenica non è certo entusiasmante” scrive il quotidiano inglese, “Non avremmo immaginato di aspettare che fossero due stelle cadenti per vedere insieme in Serie A Ronaldinho e Shevchenko”, irridente il giudizio anche sugli altri colpi di mercato: Poulsen, Riise, Muntari, tutti definiti “scarti” di Premier e Liga. Insomma, un bel po’ di sbruffonaggine ma anche un fondo di verità: d’altra parte gli inglesi hanno piazzato tre squadre su quattro nell’ultima Champions League e i due giocatori che si disputeranno il prossimo Pallone d’oro, Messi e Cristiano Ronaldo, militano in Spagna e Inghilterra. Ma non è detta l’ultima parola: il pallone è rotondo e i “vecchietti” delle squadre italiane potrebbero far venire qualche mal di pancia anche agli altezzosi commentatori del Times.

Commenti

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Il 29 Agosto 2008 alle 18:07 ghibli100 ha scritto:

per me potevano anche farne a meno di raggiungere l’accordo visto che pagano anche con soldi miei.
Se uno coltiva un hobby, guardare il calcio è uno di questi, come fanno tutti gli altri, lo dovrebbe pagare di tasca sua come io sono costretto per i miei a sborsare centinaia di euro in licenze
purtroppo adesso mi dovrò sorbire serate con partite di calcio abominevoli ,di trasmissioni sportive dove non si parla altro che di calcio con conduttori che si devono inventare sempre nuove boiate e litigate
per fortuna che cìè il telecomando!!!

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