Archivio di Agosto, 2008
Un’altra violenza nei confronti di una straniera in vacanza in Italia. È israeliana, ha 19 anni, ed è stata violentata da due giovani a Catanzaro, nella notte tra lunedì 25 agosto e martedì 26, dopo una serata trascorsa in discoteca. La ragazza è stata trovata in stato confusionale dagli agenti di una volante nella zona di Germaneto, alle porte del capoluogo, ed ha raccontato di essere stata aggredita, picchiata e violentata. La giovane, però, non ha saputo fornire indicazioni né sugli aggressori, né sull’auto a bordo della quale i due l’avrebbero fatta salire.
Le indagini sull’episodio sono condotte dalla squadra mobile di Catanzaro. La ragazza è in vacanza a Montepaone insieme al fidanzato, un ragazzo italo-argentino, col quale vive a Londra. Secondo quanto è emerso dalle prime indagini, dopo essere stati a cena, il ragazzo è tornato in albergo a dormire mentre la ragazza, da sola, è andata in una discoteca di Pietragrande, dove è rimasta sino alle 5 del mattino.
Verso le 6.30 un operaio ha telefonato al 113 dicendo di avere visto una ragazza in stato confusionale che camminava sulla strada provinciale di Germaneto. Agli agenti giunti sul posto, la ragazza ha fornito un racconto confuso di quanto sarebbe successo. La giovane ha raccontato ai poliziotti, che due giovani, che avrebbe conosciuto in discoteca, le hanno offerto un passaggio sino all’albergo, ma poi l’avrebbero aggredita in un capannone alla periferia di Catanzaro.
Quando è stata trovata dagli agenti, poco lontano dal capannone, aveva graffi, lividi e leggere ferite su varie parti del corpo. È stata accompagnata in ospedale, dove è stata curata e sottoposta agli accertamenti per verificare se ha effettivamente subito violenza. Dovrebbe guarire in quattro giorni per alcune contusioni sull’avambraccio. Dagli esami fatti, non è risultato che la turista fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La polizia ha disposto accertamenti anche sui vestiti indossati dalla ragazza israeliana, nel tentativo di individuare eventuali tracce biologiche.
L’israeliana conoscerebbe bene la Calabria, al punto che era stata fermata nel corso dell’estate dai carabinieri della Compagnia di Soverato, che l’avevano identificata nel corso di alcuni controlli. Ai militari dell’Arma, la giovane aveva dichiarato di essere domiciliata a Siderno, un centro del reggino. Le indagini sull’episodio sono condotte dalla squadra mobile di Catanzaro che questa mattina ha risentito la ragazza, che però continua a non ricordare niente della serata, se non di avere accettato un passaggio da due persone all’uscita di una discoteca.
(Photo by Massimo Di Vita)
Istantanea di fine giugno 2007: crisi di governo, il Partito democratico in embrione, Romano Prodi contestato in ogni piazza denuncia «un’aria irrespirabile» nel Paese. Ma l’allora presidente del Consiglio a Palazzo Chigi ha comunque un gran daffare. Non tanto per i grattacapi dalla sinistra radicale e per la riforma delle pensioni, quanto, verrebbe da dire, perché tiene famiglia. Il Professore cerca di soddisfare i desiderata di parenti ed ex inquisiti del pool di Mani pulite, coinvolgendo, tramite il suo staff, ministri e sottosegretari, come Livia Turco alla Sanità e Fabio Mussi all’Università.
Spinte, favori, pressioni: sono decine le intercettazioni che oggi raccontano quelle lunghe settimane di crepuscolo politico. Conversazioni che la procura di Roma, con il procuratore capo Giovanni Vecchione e l’aggiunto Maria Cordova, vicario di turno, hanno ricevuto per valutarne la rilevanza penale, visto che, è bene sottolinearlo, nessuno risulterebbe iscritto nel registro degli indagati. Intercettazioni che sono destinate comunque a sollevare nuove polemiche: da una parte sugli antichi vezzi della casta, a iniziare da quelli finora sconosciuti di Prodi, dall’altra su uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque.
Ma torniamo a Prodi. Gli affari dell’amato nipote Luca, gli aiuti pubblici invocati dal consuocero Pier Maria, i finanziamenti sollecitati al fidato industriale farmaceutico, già arrestato più volte durante Mani pulite, che a sua volta attende agevolazioni fiscali: le linee di Palazzo Chigi erano roventi senza che nessuno sospettasse che gli investigatori ascoltavano ogni parola. Ma per comprendere il perché di tanto interesse serve una premessa.
Nell’estate scorsa i magistrati di Bolzano sono a una svolta nell’inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell’Italtel dell’Iri alla Siemens, avvenuta negli anni 90 con Prodi alla presidenza del colosso di Stato. E, tra i fondi neri del gruppo tedesco, hanno rintracciato un insolito bonifico da 5 milioni di euro a favore della Goldman Sachs, advisor nell’operazione e società dove hanno lavorato, oltre al Professore, molti Prodi boys come l’ex sottosegretario all’Economia Massimo Tononi che spunterà più avanti in questa storia. All’epoca braccio destro del Professore e suo vice all’Iri era Alessandro Ovi, consigliere di fiducia che porterà poi in Commissione europea e in Italia anche come candidato dell’Ulivo al cda della Rai. Così gli altoatesini decidono di mettere sotto controllo i telefoni di Ovi. Chissà che la coppia, devono essersi detti, non si lasci andare a qualche valutazione su quella compravendita in cui ebbe un ruolo decisivo.
I risultati non sono ancora noti perché l’inchiesta a Bolzano è in corso. Ma sono al vaglio centinaia di telefonate, a iniziare da quelle tra Ovi, l’allora presidente del Consiglio e altri politici.
La decisione, poi, di mandare un troncone d’inchiesta a Roma, con alcune di queste intercettazioni, significa che le conversazioni selezionate riguardano proprio gli affari di oggi di Ovi nella capitale come ombra del Professore, suo «writer» personale, consulente negli affari di famiglia che in quest’inchiesta si confondono con le quotidiane attività di Palazzo Chigi, visto che figure di governo sono chiamate a risolvere grane di famiglia.
Ci vorrà comunque tempo. Il fascicolo, protetto in un armadio blindato, è ovviamente coperto dal massimo riserbo. È la prima volta che vengono intercettate le parole di Prodi e del suo staff quando erano a Palazzo Chigi.
Ministri e soldi pubblici per il consuocero
Una vicenda dovrebbe riguardare Pier Maria Fornasari, apprezzato primario all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. È consuocero di Prodi: la figlia Veronica nel 2001 ha sposato Giorgio, primogenito del Professore, al quale ha dato la prima nipotina. Nel capoluogo emiliano Fornasari è molto conosciuto: è in prima linea con la banca dell’osso della Regione Emilia-Romagna, che si occupa della lavorazione dei frammenti del tessuto muscolo-scheletrico.
I registratori della procura colgono che Fornasari è in gran fermento. Vuole dare una svolta alle sue iniziative scientifiche. E chiede contributi significativi. Per questo si rivolge al consuocero Romano per poi dialogare a raffica con gli uomini (e le donne) del presidente del Consiglio.
L’obiettivo: servono contributi pubblici e la parentela acquisita con il presidente è un formidabile asso. Abbatte ogni ostacolo, spiana la strada. Nei corridoi di Palazzo Chigi raccontano che Prodi è molto sensibile alle richieste del consuocero. Si mette a disposizione. «Anche i collaboratori dello staff del presidente» racconta una fonte dell’entourage di Prodi che lavorava a Palazzo Chigi «in quei giorni si erano presi in carico la vicenda. I nomi? Oltre a Ovi, l’economista Daniele De Giovanni, l’attenta segretaria del presidente Daniela Flamini, il capoufficio stampa Sandra Zampa, oggi deputato del Pd».
Prodi si spinge oltre le semplici premure per Fornasari. E da quanto emerge avrebbe fatto coinvolgere in alcune riunioni ad hoc gli allora ministri Livia Turco, alla Sanità, e Fabio Mussi, all’Università e ricerca scientifica. Nulla di illegale, ma c’è da chiedersi se un simile trattamento sarebbe riservato a qualsiasi primario che cerca fondi pubblici.
Ecco Ovi avvisare la segretaria di Prodi che «Romano ha fissato un appuntamento con i bolognesi per la medicina rigenerativa», mentre la donna lo aggiorna sulla riunione di «Romano con Mussi e la Turco. Dopo di loro ha passato tutto a De Giovanni». Le conversazioni sui finanziamenti sarebbero decine. Con il Professore che segue attentamente gli sviluppi. E Ovi e De Giovanni consapevoli dei rischi che potrebbero sorgere se il primario apparisse direttamente come percettore dei contributi:
Ovi: «Ti avevo cercato perché ieri c’era l’incontro con la Turco…».
Fornasari: «Me l’ha detto Romano, mi ha detto “Telefona alle 11” e mi ha aggiunto “con Mussi e Turco”».
Ovi: «Lui dice che bisogna accelerare la costituzione del soggetto».
Fornasari: «E così mi ha detto e mi ha accennato qualcosa aggiungendo che ha già fatto col Piemonte un’operazione simile».
Ovi: «Sai… la convenzione è un bellissimo pezzo di carta ma perché arrivino i finanziamenti bisogna farli arrivare nel posto giusto… Mi raccomando la fretta perché a Milano sono già pronti. È evidente che Aster non ha nessuna qualifica per prendere i soldi perché non è neanche associata, l’importante è che Aster costituisca qualcosa che è medicina rigenerativa!» (Aster è il consorzio tra Regione Emilia-Romagna, università, imprese e coop per la promozione della ricerca industriale e tecnologica del territorio, ndr).
Fornasari: «Facciamo l’incontro? Sai, Romano mi parlava del 4 luglio…».
Ovi: «L’accordo è che si passi tramite una convenzione con la regione poi però la convenzione se non c’è dietro il soggetto che riceve i soldi non va da nessuna parte».
Fornasari: «Sicuro!».
«Tiriamo via tutto quello che non hanno brevettato»
In quell’esordio d’estate Prodi ha molto a cuore anche le sorti professionali del nipote Luca, imprenditore figlio del fratello Vittorio, scienziato. «Per questo giovane parente» conferma una fonte dello staff di Prodi «invoca l’intervento di Claudio Cavazza, presidente del colosso farmaceutico Sigma Tau». Cavazza è volto noto ai magistrati: nel 1993-94 è finito più volte in carcere dove collaborò dopo la scoperta di oltre 2 miliardi di tangenti pagate a politici e a Duilio Poggiolini, l’eminenza grigia della malasanità.
Il problema di Luca è presto detto: forte del suo 20 per cento vuole far saltare il patto di sindacato nella Cyanagen, azienda bolognese titolare di diversi brevetti. Nata come spin off accademico dall’idea di alcuni docenti dell’Università di Bologna, ha goduto di significativi contributi ministeriali. Tutto in regola. Produce reagenti chimici per applicazioni nelle biotecnologie, affacciandosi nell’analisi di geni e proteine. È un settore dove le scoperte e i brevetti possono trasformarsi in moltiplicatori di fatturato. Ora, il giovane Prodi vuole liberarsi di un socio, la Euroclone gruppo Celbio, che detiene il 24 per cento. Luca sensibilizza zio Romano. E Palazzo Chigi si mette in moto. A dettare la strategia per mettere i soci alla porta è lo stesso presidente del Consiglio, suggerendo manovre non proprio ortodosse.
Ovi: «Professore caro buona sera, hai trovato il messaggio?».
Romano Prodi: «Sì perfetto… Senti, hai parlato con Cavazza di quella cosa?».
Ovi: «Allora… quella cosa. Certo ho parlato, è molto, molto interessato, il problema che ho studiato i patti parasociali: si sono fatti veramente ingabbiare. Prima di far intervenire uno con le spalle forti (Cavazza, ndr) bisogna che loro si liberino di questi signori di Euroclone, perché se salta fuori che ha l’aria di un compratore, quelli chissà cosa vogliono… (Cavazza, ndr) è interessatissimo però si devono liberare di questo qua».
Prodi: «L’hai detto a Luca?».
Ovi: «Gliel’ho detto e ridetto… Ho parlato con il suo commercialista che ha convenuto con me: i patti sono stati fatti in un momento che si era con l’acqua alla gola perché gli hai dato tutto, quelli hanno messo 100 mila euro di aumento di capitale su un capitale di 10 mila».
Prodi: «Si mette da solo e fanno la loro roba…».
Ovi: «Sì, Romano».
Prodi: «(Noi, ndr) Potremo fare anche un’altra società, ci sto anch’io a prestargli i soldi».
Ovi: «Ma Romano, ti sto dicendo che bisogna fare una cosa… amichevole… Quelli vogliono i soldi indietro, gli si danno i soldi indietro allora il Cavazza di turno interviene e ripaga quelli di prima. Cavazza scuote le spalle ma cosa vuoi che sia, però non posso intervenire adesso significherebbe (versare, ndr) 200 milioni… Funziona così la macchina lì che loro han messo i soldi e bloccano tutto, poi se si fa vivo uno che vuole comprarglieli moltiplica per 10».
Allora che fare? Prodi e Ovi pianificano e condividono la stessa strategia:
Ovi: «Allora loro piano piano debbono cercare di metterci dentro tutto il know how… le conoscenze nuove…».
Prodi: «Appunto è quello che dico io».
Ovi: «Certo ma devono svincolarsi da questi qua perché hanno l’esclusiva su tutta una serie di cose».
E a questo punto Prodi suggerisce di svuotare la società in comune all’insaputa del socio.
Prodi: «Lo so, appunto, siccome loro hanno brevettato tutto, intanto tirano via tutto quello che non hanno brevettato…».
Ovi: «Sì che siamo d’accordo Romano, però sai benissimo che i brevetti hanno tutti i legami (…)».
Prodi: «Allora non se la cavano più… senti io purtroppo… fino a che ora sei alzato che ti leggo il discorso?».
I consigli di zio Prodi e Ovi devono aver fatto presa sul giovane Luca, almeno sul fatto di non chiedere l’acquisto diretto della quota di Euroclone nell’azienda visto che in Cyanagen i soci sono sempre gli stessi. A oggi almeno.
280 mila euro per il Partito democratico
Tra Prodi e Cavazza si è costruito un solido rapporto di amicizia con richieste reciproche di favori. Qundi non solo il Professore auspica l’intervento del potente industriale per aiutare il nipote, ma Cavazza gioca un ruolo anche nelle manovre studiate dal presidente del Consiglio in vista della nascita del Partito democratico. Proprio in quei giorni viene formalizzata la candidatura di Walter Veltroni a segretario del Pd con il famoso discorso al Lingotto di Torino.
Da una parte Ovi chiede a Cavazza di sponsorizzare un sondaggio nazionale da affidare a Renato Mannheimer per le primarie del 14 ottobre. Da parte sua, Cavazza avrebbe sollecitato aiuti legislativi e agevolazioni fiscali per la fondazione scientifica del suo gruppo farmaceutico. Secondo gli investigatori, i fatti potrebbero essere strettamente correlati.
Cavazza quindi insiste sulla defiscalizzazione per la sua fondazione. Si lamenta che nel precedente elenco hanno messo »dentro roba che fa spavento» e chiede a Ovi di fare qualcosa. Il consulente di Prodi chiama direttamente il sottosegretario all’Economia Tononi, già punto di riferimento del Professore in Goldman Sachs. Ecco stralci della telefonata.
Ovi: «Tu sai da chi dipende nel vostro ministero la definizione di quali fondazioni sono esenti da fiscalità se poi fai una donazione?».
Tononi: «Sono esenti da fiscalità (…) Lui (Cavazza o suoi collaboratori, ndr) è venuto a trovarmi troppo tardi. Non può mica pensare che cambia il decreto del presidente del Consiglio… Loro mi stanno simpatici… sono amici di mio fratello…se venivano un mese fa si telefonava a Visco, si diceva, guardate mi raccomando metteteli dentro, sono persone brave… io volevo aiutarli, io sarei stato il primo».
A questo punto Ovi teme che gli aiuti di Cavazza (280 mila euro circa) possano sfumare. Quindi lo chiama.
Ovi: «La cosa è già in Gazzetta ufficiale… Riparare il danno adesso… convincere il Tesoro non è semplice… per il prossimo anno ci lavoriamo… devi pensare che entrare adesso».
Cavazza: «Se fosse possibile magari… quello sarebbe il massimo».
Ovi: «Ma è necessaria una procedura che adesso… una richiesta di revisione della lista è un passaggio che si può fare ma bisogna parlare con Visco… Romano non ha problemi certamente ma…».
Cavazza: «No è complicata…».
Ovi: «Perché se si può fare un pacchetto… con altre… certo possono farlo ma per una sola diventerebbe un problema… hai capito?».
Cavazza: «No… no non lo chiederei nemmeno».
Ovi: «Un elenco di due, tre, quattro…».
Discutine sul FORUM: “Prodi intercettato”: parla con l’autore del servizio, Gianluigi Nuzzi
Giro di vite sui fannulloni, forse già dall’inizio dell’anno prossimo: “Abbiamo deciso” ha scritto il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta “di mettere nelle mani del cittadino-cliente uno strumento importante, estendendo alla pubblica amministrazione l’operatività della class action”. Quello della causa collettiva è uno strumento, prosegue il ministro, di cui “parleremo nelle prossime settimane” e che “sarà efficace dal prossimo gennaio”. Anche i navigatori sul web stanno collaborando alla ricerca degli scansafatiche: in pochi giorni il sito Superfannulloni ha raggiunto diecimila contatti. Si tratta di uno spazio per segnalare disservizi nella pubblica amministrazione, in forma anonima o firmata: la maggior parte delle denunce arriva da Lazio, Lombardia, Emilia romagna. Scrive un utente di Crotone: “Non so se sia un fannullone. Ma ogni qualvolta mi reco alla ASL5 e cerco del ragioniere stranamente non c’è MAI. Sono trascorsi due anni che le cose vanno avanti così. Noto che negli stessi uffici si lavora poco o nulla. Stanze vuote e quelle piene - in parte - giocano al PC, fumano come se nulla fosse, o leggono giornali”. Ma sono decine i commenti simili sul sito: dagli insegnati agli impiegati degli uffici postali, dagli agenti agli autisti. Avverte Vittorio Pavesi, tecnico informatico promotore dell’iniziativa: “I dati devono essere presi con il beneficio del dubbio. Ma se arrivano tante segnalazioni, significa che qualcosa non funziona. Magari alcune persone che lavorano davvero si sentono offese, ma i colleghi dei fannulloni lo valutano positivamente”. E se l’iniziativa fosse estesa al settore privato? “In quel caso è l’azienda che subisce. Nel pubblico invece sono tutti gli italiani che pagano le tasse”. In futuro, comunque, il sito sarà più equilibrato: si potranno aggiungere valutazioni positive da cui prendere spunto: “Magari” azzarda Pavesi “anche un sindaco o un assessore troverà qualche suggerimento”.
Continua la tragedia per i migranti del mare. Questa mattina sono riprese le ricerche dei 70 immigrati dispersi nel naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano, avvenuto ieri a circa 40 miglia a sud di Malta. Ieri solo otto erano stati recuperati dal peschereccio maltese “Madonna di Pompei” e adesso si trovano nel centro di detenzione di Safi. Le operazioni di ricerca sono condotte da un elicottero tedesco della missione dell’Unione Europea, Frontex, che ieri sera aveva avvistato in acqua i corpi di tre extracomunitari, ma non aveva potuto recuperarli a causa delle cattive condizioni del mare.
Gli otto migranti sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti dalla Libia in 78 giovedì scorso. Dopo due giorni di navigazione sarebbero rimasti senza viveri e lunedì, 25 agosto, avrebbero cominciato a imbarcare acqua a causa del mare forza sei, che ha inoltre provocato la perdita del motore. La carretta del mare è così rimasta in balia delle onde e molti extracomunitari sono stati sbalzati fuori dall’imbarcazione o sono morti di stenti. Secondo il racconto dei naufraghi salvati, prevalentemente sudanesi ed eritrei, tra i dispersi ci sono 8 donne, di cui quattro incinte e un bambino.
Per Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, “se i numeri fossero confermati, sarebbe una tragedia del mare equiparabile, per il numero delle perdite, a un disastro aereo. Ai sopravvissuti degli incidenti aerei si forniscono cure mediche e supporto psicologico, mentre ai migranti e ai richiedenti asilo non si applica la stessa prassi. Ci auguriamo”, conclude Boldrini, “che le ricerche dei dispersi continuino in modo da poter restituire almeno i corpi ai familiari”.
Secondo le statistiche, nel 2007 circa 1.700 immigrati sono arrivati a Malta. Medici senza frontiere ha recentemente fatto riferimento a un bilancio di 380 clandestini morti nel Canale di Sicilia durante i primi sei mesi di quest’anno, dopo i 500 nel 2007. Per l’associazione Fortress Europe dal 1988 il bilancio nel tratto di mare tra Sicilia e Tunisia sarebbe di 12.566 morti e di 4.646 dispersi.
Intanto questa mattina la Guardia di finanza ha avvistato un’imbarcazione con 55 immigrati a bordo, a 10 miglia da Lampedusa. Tra gli extracomunitari ci sono 6 donne.I migranti sono stati trasbordati su una motovedetta delle Fiamme gialle e stanno per raggiungere il porto dell’isola.
In Sardegna, durante la notte, sono stati portati nel Centro di prima accoglienza a Elmas (Cagliari) i circa 200 immigrati clandestini nordafricani soccorsi in mare al largo di Capo Teulada da quattro mezzi della Guardia costiera e della Guardia di finanza. Gli immigrati sono giunti sulle coste sarde con dieci piccole imbarcazioni, avvistate ieri sera da navi della marina Militare, che a causa del mare mosso rischiavano di capovolgersi, da qui l’intervento del personale delle motovedette italiane che li ha portati nel porto di Cagliari.
Nove migranti sono stati invece fermati dalla polizia a Punta Braccetto, vicino Pozzallo (Ragusa). Gli extracomunitari sono riusciti ad arrivare direttamente a terra e hanno detto di essere di nazionalità somala.

Ieri al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini è stato il giorno dei due “divi” Giulio. Il senior, Giulio Andreotti, è uno dei più affezionati e amati tra gli ospiti ciellini, il Giulio junior, Tremonti, è stato accolto tra fragorosi applausi. Primo incontro per i due divi nel pomeriggio al caffè Pedrocchi all’interno della Festa. Ed è solo il primo scambio di battute.
Poi tour tra gli stand del Meeting, con Andreotti seduto su una macchina elettrica e lo ‘sportivo’ Tremonti che lo segue a piedi, fino alla mostra “Vigilando redimere” sul lavoro negli istituti di pena, allestita in uno spazio che richiama l’ambiente carcerario, con tanto di agenti di custodia della polizia penitenziaria. Durante il tour Andreotti ha più volte annuito quando la guida sottolineava l’importanza dell’articolo 27 della Costituzione, “un articolo che conosco bene”, diceva beffardo il senatore a vita che della Costituente ha fatto parte. Poi i due inseparabili divi insieme in conferenza stampa. Ancora dettando. Del sette volte presidente del Consiglio l’incipit: “Non sono preparato su quello che devo dire. Passiamo alle domande…”. Identico l’eco del ministro dell’Economia: “Sono in difficoltà, pensavo di campare di rendita dopo le dichiarazioni di Andreotti. Chiedo la par condicio relatorum”.
Ancora un giro e poi tutti nell’immenso auditorium ciellino che accoglie i due divi con una standing ovation lunghissima. I 60 anni della Costituzione sono un argomento molto serio, ma loro non si lasciano scappare alcune battute: stavolta inizia Tremonti: “Il presidente Andreotti ha attraversato le due fasi della politica italiana. E siamo pronti ad una sua terza fase…”. E allora Andreotti va indietro con i ricordi, partendo dall’Assemblea Costituente: “La prima volta che vi entrai ero emozionato. Avevo 26 anni e accanto a me c’erano personaggi che avevo solo studiato sui libri di scuola. Da Francesco Saverio Nitti a Benedetto Croce, fino Vittorio Emanuele Orlando”, per ragioni di età “fui messo a redigere il verbale”. Poi un accenno al suo maestro: “Ringrazio Dio di avermi fatto introdurre alla politica da un uomo eccezionale: Alcide De Gasperi”. L’auditorium esplode.
La scena tocca di nuovo al ministro saggista più cult del momento, che pigia l’acceleratore parlando di globalizzazione e dicendo di non credere ad una nuova guerra fredda: “La Russia non è l’Urss. Che alcuni decenni or sono non era solo una potenza industriale, ma soprattutto ideologica. La sua vera forza non era l’hardware industriale, quanto il suo software ideologico”. Poi la difesa del governo Berlusconi: “Il nostro un governo fascista?” si chiede. “Cerchiamo solo di governare e non siamo affatto vicini al fascismo. Chi c’era prima di noi era lento e incapace a governare, non è per il fatto che siamo diversi che siamo autoritari, siamo solo responsabili. E poi noi siamo fortemente impegnati sul federalismo, a me non risulta che Mussolini fosse un federalista…”. La conclusione di Tremonti fa venire giù il Meeting. “Ormai siamo dopo la caduta delle ideologie e perciò bisogna tornare a parlare e a far prevalere valori come la moralità, la responsabilità, la sussidiarietà, il federalismo, lavorando su criteri e logiche di questo tipo”. Parole che il ministro della ‘Paura e della Speranza’ sintetizza con solo slogan: “Dio, patria e famiglia…”.
Prima dei due divi la giornata riminese aveva visto il dibattito politico concentrarsi su Alitalia che sarà oggi sul tavolo del Cdm e sulla scuola. Al Meeting è arrivato l’annuncio del ritorno del voto di condotta nelle scuole. Un provvedimento, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che il Consiglio dei ministri di oggi, approverà con un decreto legge che introdurrà, a partire dall’anno scolastico che sta iniziando, la valutazione specifica del comportamento degli studenti.
Mariastella Gelmini
È tempo di riforme. Dopo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini annuncia cambiamenti. Sui banchi di scuola non saranno le nuove divise a fare la differenza, ma la cassa scolastica e il modo di amministrarla. “Il problema non è trovare più soldi, ma spenderli meglio” racconta Gelmini.
Secondo il ministro, i soldi ci sarebbero ma la priorità oggi è riuscire a spenderli in modo più efficace. “Quando la spesa per il personale assorbe il 96,98% del bilancio significa che la scuola italiana rischia di non avere più gli strumenti per modernizzarsi” così commenta i dati sul bilancio 2008 del ministero per l’area istruzione e aggiunge: “Dovere morale verso le nuove generazioni è rivedere completamente il sistema scolastico italiano”. Secondo i dati, consultabili sul portale del Ministero, la spesa maggiore è infatti quella della gestione del personale: 41.174.698.165 euro. Uno “sbilancimento” ancora più evidente se relazionato ai soldi impiegati per l’edilizia scolastica, l’innovazione tecnologica e la sicurezza nelle scuole: solo 156.362.270 euro, appena lo 0,37% del totale. E alle le voci relative a spese di funzionamento generale (informatica di servizio, cancelleria, spese di pulizia per circa il 40% delle scuole), che raggiungono invece i 493.181.784 euro (l’1,16% del totale) e quelle legate agli interventi (trasferimenti ad enti pubblici e privati) per un ammontare di 633.368.341 euro (l’1,49% del totale).
“Questi dati”, ribadisce il ministro, “evidenziano che se la spesa per il personale ha una tale incidenza significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e guardare con serenità al futuro. La scuola italiana è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale”.
Riformare diventa quindi la parola d’ordine: “Dobbiamo assolutamente porre rimedio ad una situazione insostenibile. È un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia”.
Il ministro, che oggi parlerà al Meeting dell’amicizia dei popoli 2008, in programma fino al 30 agosto a Rimini, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero anticipa quali sono le soluzioni al problema economico e quindi strutturale del pianeta scuola: “Con un sistema premiale va aumentato il peso specifico di ogni ora di insegnamento” racconta. Ma non solo. Altra priorità per Gelmini è il reclutamento degli insegnanti: “Va loro restituita la funzione sociale che meritano attraverso la premiazione di chi vale. Non è vero che le ore e la spesa sono direttamente proporzionali alla qualità dell’insegnamento” sostiene. La terza priorità è l’edilizia scolastica, “oggi l’incuria ha troppo spesso invaso le scuole che devono essere rese più sicure, ma anche più pulite”.
Sarà quindi un autunno di duro lavoro quello che aspetta il ministro dell’Istruzione, che ha inoltre espresso un parere favorevole nei confronti del federalismo: “Una grande opportunità della quale nessuno deve avere paura; è la condizione perché si applichi realmente il principio di sussidiarietà nel mondo scolastico”.

San Colombano Belmonte
Arancia meccanica in convento ieri sera in provincia di Torino, nel Convento di San Colombano Belmonte, nel Canavese. Tre rapinatori incappucciati intorno alle 21,00 hanno preso a bastonate brutalmente quattro frati. Uno dei feriti, padre Sergio Baldin, 48 anni, frate guardiano a San Colombano Belmonte, è ora in pericolo di vita all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, nel reparto di rianimazione. Oltre al trauma cranico, che ha richiesto un intervento chirurgico, ha inalato del cibo che ha compromesso le vie respiratorie. Gli altri religiosi sono a Cuorgnè, dove i medici li hanno giudicati guaribili in 30 giorni. Gli investigatori confermano l’ipotesi dell’assalto a scopo di rapina: dai primi rilievi risulta che siano stati portati via dei soldi.
”Li hanno legati e imbavagliati e poi si sono accaniti su di loro con una violenza inaudita”. E’ drammatico il resoconto che padre Gabriele Trivellin, responsabile provinciale dei Francescani minori, fa dell’aggressione nel convento di San Colombano Belmonte, nel torinese. ”Una violenza selvaggia e gratuita perché non hanno opposto alcuna resistenza - aggiunge - preghiamo per padre Sergio”, il più grave dei 4 frati picchiati.
”Ho parlato con i miei confratelli ricoverati all’ospedale di Courgnè - riferisce padre Gabriele - sono sconvolti”. Padre Emanuele Battagliotti, padre Martino Gurini, e padre Salvatore Magliano - questi i loro nomi - rispettivamente di 81, 76 e 86 anni, hanno riportato contusioni varie al volto e alla testa giudicate guaribili in 30 giorni.
”Stavano cenando - prosegue il provinciale - quando sono stati sorpresi in refettorio da questi sconosciuti, che li hanno legati e imbavagliati”. Poi le botte: calci, pugni e bastonate ovunque. Tutto per pochi spiccioli dei loro portafogli. ”Sono esterrefatto - conclude padre Gabriele -è una violenza che non trova nessuna giustificazione”

“Non sono stato né strattonato né malmenato dagli agenti di polizia municipale, e gli stessi non mi hanno messo di forza nel portabagagli dell’auto di servizio, anzi preciso che sono stato accompagnato negli uffici di polizia stando seduto sul sedile posteriore dell’auto di servizio. Non ho subito alcuna pressione o minaccia nel rendere questa dichiarazione e fin da adesso dichiaro di non adire per vie legali e tanto meno chiedere eventuali risarcimenti”.
È questa la dichiarazione resa, presso il comando di polizia municipale di Termoli, da Abdul Zainal, il cittadino del Bangladesh diventato protagonista di un fatto di cronaca subito smentito. Alcuni organi di informazione avevano infatti raccontato di una presunta “violenza” ai suoi danni nel corso di un’operazione di Polizia amministrativa condotta dai vigili urbani di Termoli.
La dichiarazione di Zainal conferma, dunque, quanto emerso ieri dopo i primi accertamenti, sollecitati dallo stesso sindaco di Termoli, Vincenzo Greco, che aveva chiesto al comando di polizia municipale di essere informato attraverso una relazione dettagliata circa l’accaduto. “Qualcuno ha preso un granchio a livello locale, che poi si è trasformato in bufala a livello nazionale”, ha commentato Greco, “C’è stata un’interpretazione distorta delle foto” ha aggiunto, riferendosi alle immagini pubblicate dal sito di informazione molisano Primo Numero. E a proposito dell’ambulante del Bangladesh sottoposto a controlli, il primo cittadino ha osservato: “La resistenza passiva degli extracomunitari non è casuale, fa parte di un bagaglio conoscitivo. Lui, peraltro, era senza titolo in Italia; ora, infatti, si pone la questione di procedere al fermo”.
Il sindaco ha voluto poi prendere le difese dei vigili urbani, “non sono razzisti né hanno mai avuto atteggiamenti violenti o discutibili nei confronti di stranieri o extracomunitari. Si tratta di vigili di consolidato mestiere”.
Il venditore ambulante non è quindi mai stato malmenato né chiuso nel bagagliaio dell’automobile di servizio della polizia municipale. L’uomo è scivolato sulla strada mentre cercava di fuggire dai controlli degli agenti. Alla richiesta di esibizione dei documenti, Zainal ha risposto di non averli con sé, e ha cominciato a urlare e chiedere aiuto. Numerose persone, che passeggiavano nel centro cittadino data la concomitanza con la tradizionale sagra del pesce, sono state attirate dalle urla del venditore ambulante, si sono avvicinate agli agenti di polizia municipale e hanno inveito contro di loro, prendendo le difese dell’uomo fermato, il quale ha continuato a opporre resistenza agli agenti, che stavano tentando di confiscare la sua merce.
Zainal è stato poi trasportato al comando per l’identificazione e il sequestro amministrativo della merce, visto che non era in possesso della licenza di vendita. L’uomo inoltre, è stato denunciato dai vigili urbani all’Autorità giudiziaria per resistenza a pubblico ufficiale.
Dai successivi accertamenti effettuati sono inoltre emersi altri particolari. Zainal è risultato essere pregiudicato per i seguenti reati: favoreggiamento di ingresso clandestino o irregolare, associazione per delinquere, estorsione. Dopo un periodo di reclusione di 18 mesi presso la casa circondariale di Cassino, nel settembre 2006 è stato scarcerato per gli effetti della legge sull’indulto. Contestualmente, il tribunale di Frosinone aveva emesso il decreto di espulsione.