Intercettazioni, Prodi e le trame anti Veltroni

lapresse

Qualcuno non la racconta giusta: sugli scambi di favori tra l’industriale farmaceutico Claudio Cavazza, numero uno della Sigma Tau, e l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e su quel finanziamento da 300 mila euro per lanciare le primarie “prodiane” del Partito democratico. Nuove intercettazioni e nuovi interlocutori oggi gettano luce sulle spiegazioni minimizzatrici rese da alcuni dei protagonisti dei colloqui pubblicati nello scorso numero di Panorama.
Dai nastri si capisce che Alessandro Ovi, eminenza grigia di Prodi, chiedeva il sostegno di Cavazza come finanziatore di un particolare sondaggio che andasse a influenzare le primarie del costituendo Partito democratico. In altre parole, Cavazza doveva staccare per Renato Mannheimer un assegno da 300 mila euro (e non 280 come erroneamente scritto) per organizzare un grande evento: “Raccogliere 1.000 persone” racconta oggi lo stesso Mannheimer “rappresentative del Paese, farle votare subito per i candidati e farli rivotare l’indomani, dopo aver sentito dal vivo gli interventi dei candidati stessi. È il cosiddetto sondaggio informato inventato da James Fishkin“.
Si voleva quindi evitare che Walter Veltroni ottenesse un suffragio bulgaro che avrebbe indebolito la corrente prodiana del partito. Interpellato sul punto, Cavazza nega di netto la circostanza, pur confermando aspetti meno rilevanti. Afferma di non aver mai e poi mai parlato di finanziamenti con Ovi. Quest’ultimo potrebbe quindi aver “millantato”.
Di sicuro le versioni confliggono. La questione sarebbe irrilevante, come si è affrettato a sostenere Prodi, se tale sponsorizzazione fosse stata a fondo perduto, frutto di un’amicizia trentennale tra il professore e Cavazza. Ma in procura la pensano diversamente. Ritengono quelle intercettazioni quantomeno “ambigue”, come sostiene il procuratore capo di Bolzano Cuno Tarfusser (La Repubblica, 31 agosto). Perché collegano la sponsorizzazione del sondaggio informato a una richiesta avanzata da Cavazza a Prodi.
L’accusa ipotizza che l’imprenditore, in cambio dei denari, avrebbe sollecitato un favore preciso: la defiscalizzazione della fondazione Sigma Tau, ovvero il suo inserimento nell’apposito elenco predisposto dal ministero dell’Economia per quegli enti non-profit. L’agevolazione avrebbe fatto risparmiare almeno 1 milione di euro. Insomma, il triplo di quei 300 mila euro chiesti per l’Ulivo-Pd.
Così nel fascicolo aperto dalla procura di Roma si ipotizza e si ripete che il finanziamento avrebbe avuto, testualmente, una specifica “contropartita”: appunto la sponsorizzazione in cambio di agevolazioni fiscali. Do ut des?
Bisogna capirne di più. Per questo i magistrati di Bolzano si sono liberati di quelle intercettazioni, raccolte in un’indagine per corruzione e riciclaggio, e le hanno trasmesse a Roma ipotizzando il reato riformato dell’abuso d’ufficio, ma senza iscrivere nessuno nel registro degli indagati. Anche perché l’aiuto che Prodi cerca di concretizzare per Cavazza tramite il suo staff sfuma quando entra nella fase operativa. Ovi cerca di spianare la strada alla fondazione di Cavazza e chiama il sottosegretario all’Economia Massimo Tononi, ma l’elenco delle fondazioni da aiutare è già sulla Gazzetta ufficiale. Troppo tardi.
Che si parlasse soprattutto di soldi lo dimostrano le intercettazioni. Basta scorrere i brogliacci: 16 giugno 2007, il giornalista Giancarlo Bosetti, già vicedirettore dell’Unità e oggi direttore della rivista Reset, indicato nei documenti dell’accusa come “collaboratore di Mannheimer”, “comunica a Ovi che a Verona si è creato un comitato locale che vorrebbe fare un sondaggio deliberativo del Pd per influenzare il 14 ottobre. Giancarlo spiega che con l’assenza di candidati sarà una catastrofe e dice che ha parlato con Renato Mannheimer e sono concordi che la cosa si possa estendere a livello nazionale per 300 mila euro. Ovi riferisce che ne parlerà con Prodi e se è disponibile a incontro a tre”.
Ma chi paga? La cifra è importante soprattutto per l’Ulivo, prossimo alla chiusura, e per un partito, il Pd, ancora da costituire. Spunta Cavazza. Ovi l’indomani gli manda un bel mazzo di fiori. E il 18 i due si sentono al telefono. Il discorso scivola subito sull’argomento caro all’industriale: la defiscalizzazione della sua fondazione. “Cavazza dice che Tremonti aveva fatto una legge per la defiscalizzazione delle fondazioni per la ricerca, ma Sigma Tau non è in elenco. Il Cavazza vista la situazione degenerata dei rapporti tra gli alleati di governo suggerisce a Ovi l’idea che Prodi possa prendere contatti con l’opposizione. Ovi risponde che cadrebbe il governo in quanto sparirebbe qualche decina di parlamentari”.
Tra Prodi e Cavazza corre una salda amicizia. Sulla terrazza della casa romana del big del farmaco il Professore discetta di politica. Ma i tempi sono incerti e il futuro del Pd torna sulle labbra di Ovi e Cavazza. Così il 24 giugno Ovi fa capire a Cavazza la necessità di primarie con diversi candidati:
Ovi: “Anche nell’interesse del futuro nuovo capo Veltroni, credo che a lui convenga che si arrivi a queste primarie non con una farsa da plebiscito ma con la presenza di altri candidati… insomma con un dibattito”.
Cavazza: “Bisogna spaccare i berlusconiani!”.
Per evitare la “farsa del plebiscito” servono finanziamenti. E chi meglio di Cavazza? L’indomani Ovi chiama Cavazza: “Vengo a casa tua e ti porto quella cosa di cui ho parlato ieri… dell’iniziativa del capo (Prodi, ndr)”. Poi avvisa Sandra Zampa, il capoufficio stampa del presidente del Consiglio, che sta raggiungendo l’imprenditore. L’indomani Ovi è euforico. Ci sono i soldi. E chiama subito il giornalista Bosetti.
Ovi: “Abbiamo trovato uno sponsor per il nostro progetto importante (ovvero il sondaggio informato con 1.000 persone, ndr)!”.
Bosetti: “E chi è?”.
Ovi: “Cavazza! Che ha detto che vuol parlare con Scalfari e Mieli perché potrebbe diventare una bandiera di qualche grande giornale o una cosa del genere… le semifinali della Louis Vuitton cup delle primarie!”.
Gli investigatori mostrano pochi dubbi: “Appare ovvio” scrivono, “che l’incontro avvenuto a casa del Cavazza abbia avuto quale scopo primario da parte dell’Ovi e del quale Romano Prodi era sicuramente a conoscenza, di trovare uno sponsor per il progetto delle primarie il cui costo era di 300 mila euro”.
Fin qui l’ipotesi di sponsorizzazione attribuita al Cavazza e da lui smentita per le primarie del Partito democratico. E in cambio? “Contropartita Ovi” scrivono gli inquirenti per raccontare la richiesta di defiscalizzazione. Non solo: “Nell’ambito delle varie intercettazioni è stato possibile rilevare che Ovi si sia prodigato insieme ad altri due personaggi dello staff di Prodi affinché risolvessero un problema legato alla società Cyanagen con l’amico Cavazza”.
Poi però il sondaggio sfuma. “Era un bel progetto” ricorda Mannheimer “che dovevo fare con Bosetti. Certo costa molto, ma è in grado di offrire ai candidati le stesse possibilità di informare il campione di cittadini. Preparammo un preventivo ma poi non se ne fece nulla”. Come mai?”Forse mancavano i soldi, peccato”. ( gianluigi.nuzzi at mondadori.it)

LEGGI ANCHE: Prodi intercettato: le telefonate d’affari dell’ex premier - Claudio Cavazza: “È vero, Prodi mi chiese di aiutare il nipote”

Commenti

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Il 6 Settembre 2008 alle 10:47 lapolide ha scritto:

…Non di sole intercettazioni di Prodi si vive. Anche di “Censure” !

Padova, 6 settembre 008

“ Perché ? ”

Illustre Mario Giordano direttore, questa mattina è una di quelle nelle quali mi promuovo cronista di un giornale. A me non piace farlo, perché non lo so fare e perché mi picco di volere sembrare un opinionista, ma tant’è.

Forse, ma senza accorgermene, i pezzulli che scrivo non sono tali ma rientrano proprio nella categoria del cronista per caso che a me comunque non piace.

Ma oggi, come dicevo è un giorno diverso.

Vi voglio raccontare un fatto vero, capitatomi da qualche settimana del quale neppure il Vostro giornale ne è esente, dandovene la prova, se richiestami. Ma quello che ha fatto Omnibus Tv-la 7, nei miei confronti, come cittadino, lettore, democratico, ma soprattutto Libero di un un’Italia Libera di espressione e di pensiero, supera il superabile bon-ton, buon gusto necessario, della sbandierata e quasi ossessiva forma di sembrare Loro una Televisione normale, sebbene di parte politica schierata, senza più badare alla civiltà per non parlare d’altro. Un po’ il contrario, l’opposto di quanto si industria a fare il Piroso direttore delle testata ( se non erro, non riuscendovi).

L’autrice coatta chiamata ad esprimere il lato materiale del fatto di tale misfatto, è una certa non meglio qualificata Signora dal nome di Rivieccio Barbara,l’intrusa. Scelta, a sua insaputa, per essere il capo espiatorio della situazione. RicordateVi, direttore, questo nome, e di seguito capirete il perché.

Da qualche anno seguo con trasporto le trasmissioni di quella Televisione mattutina, per il modo diretto e simpatico col quale informa i video ascoltatori delle notizie del giorno, con simposi, ospiti più o meno illustri della politica politicante, che alle volte, essendo io della sponda opposta a quella Sinistra arcobalenista, mi fa sobbalzare dal letto ( ore 6,30/8,00 a.m.) per le diversità di vedute, di sproloqui detti, al punto di farmi perdere il controllo necessario del mio pensare. E prendere carta e penna (simbolica), per rispondere immantinente a quei discorsi fuori dell’etica civile e morale. Discorsi intelettualodi ( alla Vatimo per esempio) che tentano di esporre e prospettare, a mio avviso senza senso, se non partitico di stampo Russo Sovietico, i vari aspetti della società e politica in cui la maggior parte del popolo vive e lavora.

Per farla breve, senza commentare oltre, da quando il 24 agosto c. a. all’Unità assurse alla conduzione per la prima volta, la bella direttrice Concita De Gregorio , donna di indubbie doti di beltà, da me sottolineate, prendendo il posto dell’incolpevole (per una volta) Padellaro (?), con il merito indubbio di aver disarcionato” immediately”, il ronzino Furio Colombo, non adatto più neppure alla ” monta ” per questioni anagrafiche., mi hanno censurato.

Sì, censurato. Non posso più scrivere a loro, neppure un semplice “Bah”come mi sono permesso di mandare per prova, che la mail mi torna indietro ( l’ultima è stata di mercoledì 3 settembre) con la classica frase registrata su disco:

>. Provare per credere.
Capito Mario Giordano direttore del perché più sopra Vi ho detto “Ricordatevi questo nome ? ”. Potete farlo conoscere in giro questo mio “J’accuse” ?
No, non ho mai pronunciato verso quella Trasmissione Omnibus Tv la7, parole oscene, frasi ingiuriose, se non pensieri, commenti ironici singoli rivolti ai vari invitati di turno, anche e soprattutto durante i loro simposi, anzi. Certo, esponendo pollice verso ! Trovate giusto, “ politically correct “, il comportamento di quei tali ? No, non ho capito bene. Come dovrei chiamarli quegli “ estorsori ” della Libertà di pensiero e di espressione, scusate ?
lapolide.

P.S. E pensare che Giorgio Gaber diceva che la “Libertà è partecipazione”….

Il 30 Settembre 2008 alle 7:11 La bandiera bucata di Veltroni at mariosechi.net ha scritto:

[...] Il testo che segue è un lancio dell’agenzia Adnkronos che certifica quanto abbiamo scritto sull’ultimo numero di Panorama sulla situazione di grave crisi che si è aperta nel Partito Democratico. Crisi aggravata dalla lotta interna svelata dalle intercettazioni pubblicate da Panorama. Dialoghi in cui gli uomini dello staff di Prodi organizzavano primarie per evitare la “farsa del plebiscito” di Veltroni. [...]

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