Il Papa prega per una nuova generazione di politici cattolici

“Deus ti salvet Maria”: è con questo canto, l’Ave Maria dei sardi, che sono iniziati i festeggiamenti per il centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria come Patrona massima della Sardegna. Papa Benedetto XVI è arrivato nell’isola al mattino: a dare il benvenuto al Pontefice sono stati l’arcivescovo Giuseppe Mani, il premier Silvio Berlusconi, il presidente della Regione Renato Soru, e il sindaco di Cagliari, Emilio Floris.
A bordo della “papamobile” Ratzinger è arrivato al santuario della Basilica di Bonaria: lì ha incontrato trenta ultracentenari e quaranta malati. Poi ha celebrato la messa davanti alla piazza dei Centomila gremita di fedeli. Durante l’omelia Benedetto XVI ha esortato la Chiesa e i cattolici per tornare ad “essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica”. Ed è proprio il mondo politico che, ha sottolineato il Papa, “necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
“Sa Mama, Fiza, Isposa de su Segnore”: partendo da una frase di una canzone sacra sarda, Papa Benedetto XVI ha ricordato al “popolo delle madri” di rispecchiarsi nella Madonna e nel suo ruolo di madre, figlia e sposa, che “ama, protegge, consiglia, dà la vita, perché la vita nasca a perduri”. Il Pontefice si è poi rivolto ai ragazzi a “far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli”.

Deut ti salvet Maria: l’Ave Maria in sardo

Benedetto XVI è il terzo Papa a visitare la Sardegna, dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II, anche se altri due andarono nell’isola, San Callisto e San Ponziano (230, 235 d.c), ma come condannati “ad metalla”, cioè ai lavori forzati, perché non avevano voluto rinnegare la fede. “La Sardegna non è mai stata terra di eresie, il suo popolo ha sempre manifestato filiale fedeltà a Cristo e alla sede di Pietro. Nel susseguirsi delle dominazioni la fede in Cristo è rimasto come elemento costitutivo della vostra stessa identità sarda”, queste sono state le parole che il Papa ha rivolto ai sardi ricordando la tradizione dell’isola. Una omelia che ha riassunto la storia della fede del popolo isolano, dei suoi santi e dei suoi martiri e soprattutto delle donne come la martire Antonia Mesina, la contemplativa Gabriella Sagheddu e la suora della carità Giuseppina Nicòli. Ha ricordato la devozione mariana di un popolo in cui la tradizione matriarcale ha sempre messo la donna al primo posto, “Maria è porto e rifugio del popolo sardo” ha detto Ratzinger.
Nell’Angelus il Papa ha pregato ancora una volta la Madonna perché continui a proteggere ogni madre terrena, “quelle che insieme al marito educano i figli in un contesto familiare armonioso e quelle che si trovano sole ad affrontare un compito così arduo”, infine ha rivolto una preghiera alle vittime dell’uragano Hanna che sta affliggendo Haiti.


Commenti

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Il 7 Settembre 2008 alle 22:21 vincenzo.m. ha scritto:

UNA CLASSE “ESTERA”.

Le cronache degli ultimi decenni hanno mostrato che la maggior parte dei politici, laici o cristiani, con grande gioia hanno enfatizzato i loro riferimenti etici e morali riportandoli, quasi sempre, ai valori circoscrivibili all’area etico morale cristiana e spesso, con infinita tristezza, giungendo a risultati piuttosto deludenti.
Le multinazionali, nei loro reports, da tempo includevano rilevanti strategie che riportassero l’attenzione su di un comma specifico: la “crescita sostenibile”. La dimensione della strategia inerente la crescita sostenibile necessitava la comprensione e l’accettazione passiva di una contrazione della propria area di influenza economica, ovvero la riduzione dei costi e la condivisione proattiva nell’implementazione degli atti relativi alla globalizzazione. Sarebbe interessante essere posti a conoscenza del significato e delle conseguenze sulla moltitudine dello sviluppo sostenibile. Un ministro dell’economia pose la crescita sostenibile alla base del suo programma economico, il programma si incentrava su nuove tasse e modifiche al welfare. Ricercare oggi nella architettura piramidale della organizzazione gerarchica, della classe politica o della classe dirigente italiana eventuali sostituti che abbiano riferimenti etici differenti da quelli appartenenti ai livelli superiori appare, in verità, piuttosto arduo; i valori espressi nella politica da cristiani e laici sono stati ampio punto di riferimento, non sono stati contrastati quando non correttamente applicati mostrando al popolo la convenienza e l’interesse personale quale bene primario sì che finissero per essere condivisi dall’intera complessità del tessuto sociale. Con grande e fulgida capacità sovente hanno sottratto spazio se non “deletato”, avanti gli occhi di tutti, coloro che possedevano valori a cui oggi si vuole fare riferimento.
Laici e cristiani abbisognano di modelli dotati di rigore morale poiché è solo attraverso il canale della lettura di un modello, non teorico ma concretamente vissuto da individui, che si può giungere alla formazione di una nuova classe dirigente. Pur considerando le eccezioni vi sono ottime opportunità per credere che se si desiderasse affrontare l’argomento dell’Etica Nicomachea gli alti livelli arguirebbero che non è nell’ambito del loro interesse o che, molto più interessante e delucidante, non è fagocitabile in un contesto pragmatico. Una nuova classe dirigente competente e dotata di rigore morale converrebbe assumerla dall’estero, magari da U.K….perchè no?.

Il 7 Aprile 2010 alle 22:15 Disinformazione “Benedetta” ha scritto:

[...] Alcuni link: Vita.it / Il Giornale / Panorama / L’Unità[2] Lucilla Bicocci in “L’opinione.it” addirittura aggiunge [...]

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