Hanno scatenato forti polemiche le dichiarazioni sul fascismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno (”Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo”). Secco il commento del leader del Pd Walter Veltroni: “Ricordo ad Alemanno che il fascismo, ancor prima delle leggi razziali, cancellò la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, per questo morirono Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Veltroni si dimetterà oggi dal comitato per il museo della Shoah in rottura con le affermazioni di Gianni Alemanno. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma ritiene inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali. “Mi auguro che Veltroni ci ripensi” ha detto Alemanno, al termine della cerimonia di celebrazione del 65mo anniversario dell’inizio della Difesa di Roma. “Capisco la posizione di Veltroni, ma mi auguro che ci ripensi e ci possa essere un chiarimento” sostiene il presidente del Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman, ex presidente della Comunità ebraica romana.
Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ”un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio”.
- Lunedì 8 Settembre 2008
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Commenti
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Il 8 Settembre 2008 alle 15:02 fercas ha scritto:
Siamo alle solite: il fascismo non fu un male assoluto perchè qualcosa di buono ha fatto, secondo il pensiero di Alemanno e non solo. Forse perchè ha bonificato l’agro pontino, ha istituito le camere del lavoro ed altre cose del genere? Si certo qualcosa di buono l’ha fatto ma, se guardiamo il cattivo bè non vi è paragone!!! Migliaia di morti per la conquista di un posto al sole! Non pasrliamo poi delle leggi razziali e delle manganellate e dei soprosi ricevut da chi non era fascista!!! E diciamolo una volta per tutte: il fascismo è stato una schifezza così come colui che lo ha generato, fatto crescere e propugnato al mondo!!! Dicono che le colpe dei padri non debbono ricadere sui figli ma, su certi figli, dovrebbero farsi ricadere nel senso di escluderli dalla vita politica nazionale e non mi riferisco al solo Alemanno, anzi!!!! Cordialità.
Il 8 Settembre 2008 alle 16:52 rightman ha scritto:
Eh si! Ha tolto la libertà…
Volevo ricordare al signor Veltroni, che IMPORRE un governo non voluto dal popolo vuol dire TOGLIERE LA LIBERTA’!!!
Non possiamo negare il male che c’è stato durante il fascismo. Ma non è giusto neanche nascondere ciò che di buono ha fatto (e c’è molto da dire)…non solo l’agro pontino!
In più volevo ricordare che, in campagna elettorale, il signorino aveva promesso che, nel caso di sconfitta, sarebbe andato a vivere in Africa…
Beh, con le temperature che ci sono…potrebbe andare a fare ombra lì! Ce n’è proprio bisogno!
Ossequi…
Il 8 Settembre 2008 alle 19:20 pacato ha scritto:
… di un regime si può dire che sia stato “male assoluto” se ha fatto solo cose negative … Certamente non è stato il caso del fascismo … che al fianco di cose assolutamente negative, prima fra tutte le leggi razziali … ne ha fatte altre assolutamente positive, di cui ancora oggi ne conserviamo i benefici … E chissà che il fascismo … con le sue numerose opere ad ogni livello che rilanciarono il Paese alla grande … non abbia contribuito a far sì che l’Italia ancora oggi sia tra le nazioni più industrializzate e considerate al mondo …
Il 9 Settembre 2008 alle 9:35 Nella questione Salò interviene anche l’ex presidente Ciampi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Non tutte le scelte furono uguali, non tutti i comportamenti lo furono. Certe distinzioni non si possono annullare, non si debbono”. Anche il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con un intervista a La Repubblica interviene sulle polemiche sollevate ieri dall’omaggio rivolto ai soldati di Salò dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. “L’8 settembre ricordiamolo come ha fatto il presidente Napolitano, così si deve. Vanno richiamati i valori fondamentali dei cittadini italiani, l’amore di patria intesa non come retorica, bensì come sentimento di orgoglio del proprio popolo”. “Occorre sempre” conclude Ciampi “la chiarezza di individuare i veri valori che hanno trovato espressione nella nostra Costituzione e nelle scelte che facemmo allora”. Ieri, mentre il Capo dello Stato Giorgio Napolitano a Porta San Paolo onorava la memoria dei caduti di Roma per la Resistenza, da quello stesso palco il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha scelto di rendere omaggio anche ai soldati della Repubblica di Salò. È subito un caso, mentre ancora fanno discutere le parole di Gianni Alemanno su fascismo e leggi razziali. Tanto che il leader del Pd Walter Veltroni lascia il comitato del museo della Shoah romano, in polemica con l’attuale sindaco di Roma che intanto corregge il tiro e condanna “l’esito liberticida e antidemocratico del regime” . A 65 anni dall’armistizio e dall’inizio della guerra di Liberazione, il palco della commemorazione dell’8 settembre è stato teatro di divergenze su Resistenza, Repubblica di Salò e regime fascista. “Farei un torto alla mia coscienza” dice La Russa “se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria”. Parole del tutto in contrasto con quelle pronunciate poco prima dal Capo dello Stato, che ha spesso invitato a tenere distinte responsabilità oggettive e necessaria pacificazione nazionale (il 25 Aprile, a Cefalonia) ricordando la fondamentale partecipazione dei militari alla Liberazione. Dal Colle si nega ogni connessione tra di due discorsi. Ma nei fatti Giorgio Napolitano contraddice il ministro della Difesa, chiedendo di ricordare la Resistenza “nella sua interezza” e in un duplice segno: quello “della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza e di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane” e quello “del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella di 600 mila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò”. Per nulla preoccupato dal clamore suscitato, il ministro della Difesa assicura intanto che non c’è stato “nessun contrasto, neanche il più larvato, col Presidente della Repubblica” e che l’elogio ai soldati di Salò stava nella cornice di “un ampio, costante, grato omaggio e riconoscimento a quanti si immolarono in quell’8 settembre per la libertà e la democrazia”. [...]
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