Sulla scuola muro duro della Regione Toscana contro le nuove riforme del ministro Gelmini. La giunta regionale ha espresso la volontà di fare ricorso alla Corte Costizionale contro il decreto 112 del governo per quanto riguarda l’organizzazione della rete scolastica. L’ha annunciato l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, dopo aver incontrato i sindacati scuola (Cgil, Cisl, Snals, Gilda-Unams) per cercare di far chiarezza sui nuovi provvedimenti.
“La Toscana” spiega Simoncini “da anni esercita, insieme a Province e Comuni le sue competenze in materia di dimensionamento scolastico e continuerà a farlo”. “Il decreto 112 lede le nostre prerogative quelle che sono affidate dalla Costituzione (nuovo titolo V) alle Regioni e che il ministro Gelmini, invece, vuole regolamentare a livello centrale ed è per questo che faremo ricorso”. Intanto la Regione rivolge l’invito ai Comuni e Province di continuare a lavorare alla riorganizzazione della rete, anche per il prossimo anno, secondo le scadenze e le indicazioni previste dalla normativa regionale.
Nel corso della riunione con i sindacati, l’assessore ha ribadito il giudizio negativo della Regione sia sul merito dei provvedimenti introdotti del governo sulla scuola («il ministro Gelmini vede la scuola come un costo e non come una risorsa sulla quale investire»), sia sul metodo («le decisoni sono state prese a colpi di decreto, tagliando fuori dal confronto istituzioni e mondo della scuola»). Critiche dalla giunta toscana anche per i tagli che secondo Simoncini “penalizzano in particolare le piccole scuole, anche perchè negli anni passati in Toscana è già stata fatta una razionalizzazione delle sedi e, ulteriori riduzioni di personale, rischiano di mettere in discussione seriamente il diritto all’istruzione dei bambini che vivono in piccoli centri e in realtà montane”.
I sindacati hanno accolto la proposta dell’assessore Simoncini di rendere permanente il tavolo di confronto Regione-sindacati, con l’obiettivo di difendere la qualità della scuola.
- Venerdì 12 Settembre 2008
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Il 13 Settembre 2008 alle 10:32 Una Stella nel governo dei duri » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Decisionismo: è l’ultima scoperta politica degli italiani, popolo di cui Winston Churchill soleva dire che «perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre». Cittadini distratti per lustri, volutamente ignari delle questioni fondamentali dello Stato, oggi si risvegliano chiedendo legge, ordine, sovranità e un ritorno a una tradizione che l’Italia aveva coltivato fino al ’68 e dopo gli anni dell’immaginazione al potere sembrava perduta. Pochi hanno letto i saggi di Carl Schmitt sul decisionismo, ma molti seguono l’azione di governo, quel che fanno e dicono il presidente del Consiglio e i suoi ministri. Osservano e giudicano. L’effetto sul piano politico è micidiale: non basta più essere noti per essere apprezzati dai cittadini. Occorre dimostrare di saper fare, decidere e recuperare pezzi di tradizione italiana. Così Mariastella Gelmini, una donna fino a ieri sconosciuta al grande pubblico, diventa sorprendentemente il ministro più amato dagli italiani. Il suo indice di fiducia arriva al 66 per cento (tabella a pagina 40) secondo i sondaggi dell’Istituto Piepoli. E il suo stile cattura l’immaginario. Giovane e moderna, Gelmini centra l’obiettivo con un ritorno all’antico: maestro unico, voti in pagella e in condotta, grembiule. Massimo D’Alema le definisce «cose autoritarie che sanno di passato», ma è esattamente ciò che l’opinione pubblica sembra chiedere. «Gelmini ha deciso di tornare all’antico e la gente la premia perché è stufa dell’assenza di ordine e senso civico, del vandalismo. L’opinione pubblica, a differenza di quello che sostengono alcuni miei amici, non è affatto morta, è estremamente viva e sensibile, vuole legge e ordine» dice Nicola Piepoli a Panorama. In fondo anche il suo «tableau de bord», un sondaggio periodico sull’azione di governo, viene da un nobile passato. «Fu il generale Charles De Gaulle a servirsene per primo. Aveva un tableau de bord in due edizioni settimanali e questo gli consentiva di avere l’opinione dei francesi». Seguiva sempre quel che chiedeva il popolo? «No, ascoltava e poi decideva nell’interesse dello stato». Nel momento in cui l’Ocse boccia per l’ennesima volta la scuola italiana (si salvano solo le scuole elementari) Gelmini lavora a riforme grandi e piccole. Ha detto stop all’assunzione di precari e acceso il faro sugli esuberi, ha sottoscritto un accordo per trasferire alle scuole 230 immobili confiscati alla mafia, ha aperto un tavolo sulla legalità a scuola e un altro sul disagio degli adolescenti, potenziato il numero verde per i casi di violenza, messo a punto un piano nazionale per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri (il 6,4 per cento degli alunni, 10 anni fa erano appena lo 0,8), pensa alla diffusione della lavagna multimediale già sperimentata con successo in alcune scuole. Il suo decisionismo piace al pubblico e alle famiglie, spiazza i sindacati della scuola, fa orrore ai progressisti, ma lei, una sorta di Sarah Palin senza fucile, tira dritto con semplicità. «Se oggi l’Italia si trova in una situazione di difficoltà, è perché la politica del passato ha preferito non decidere e affidarsi a una concertazione infinita, ritardando il nostro sviluppo. Questo governo è aperto al confronto, ma poi decide. Lo faccio io e lo fanno ministri come Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Maurizio Sacconi e tutti gli altri. È un governo che non cerca alibi e si assume la responsabilità delle proprie decisioni. Non si possono accampare scuse. Sarebbe sbagliato perdere tempo e sarebbe grave difendere lo status quo, abbiamo il dovere di voltare pagina» commenta Gelmini. Donna piacevole, croce al petto e pugno di ferro, ha risposto a tono alle parole ruvide di un pezzo da novanta come Umberto Bossi. Decisionista e pure tosta. «Per una donna c’è un’inclinazione al pragmatismo, per natura siamo portate ad affrontare i problemi in modo pratico» chiosa il ministro mentre si appresta al confronto (duro) con i sindacati. Il governo è in luna di miele con gli elettori e, nonostante le difficoltà economiche, la difficile congiuntura mondiale, la fiducia non cala. Durerà? «Non c’è un limite, dipende da come viene gestita la cosa pubblica, ma tenga conto che l’opinione è terribilmente sensibile. In termini di opinione oscilla moltissimo, in termini di trend invece no. Per smuovere la fiducia ci vogliono più episodi negativi» spiega Piepoli. «La media generale della fiducia nei ministri è superiore a 45 su 100 intervistati, dato mai visto prima. E Gelmini è al primo posto». «Il consenso è destinato a durare ancora a lungo» sostiene Giulio Tremonti. Il titolare dell’Economia è il decisionista ante litteram dell’esecutivo, quello più temuto e rispettato dagli avversari. Impossibile non riconoscergli la competenza, possibile contrastarlo solo mettendo sul ring pesi massimi (D’Alema), pensa che la sintonia con gli elettori non si romperà facilmente «perché 5 anni sono lunghi, il pil si riprenderà e ci sarà spazio per altre riduzioni fiscali», il cuore del programma del governo. Il trend elettorale è inusuale e le intenzioni di voto raccolte dall’Istituto Piepoli chiare: a distanza di 5 mesi dal voto del 13-14 aprile, la coalizione di centrodestra ha il 52 per cento dei consensi, contro il 37,5 per cento di Pd e Italia dei valori. Un distacco di oltre 14 punti frutto proprio del decisionismo mostrato da Berlusconi e i suoi ministri: «Agli elettori piace chi decide, è così semplice. Tra il mandare l’Alitalia in fallimento e il salvataggio c’è la differenza di uno che decide. Tra i bimbi vestiti alla moda e il grembiulino c’è chi decide. Fra premiare chi fa bene nel pubblico e punirlo se fa male, c’è sempre una persona che decide. Tutte le volte che sottoponiamo queste domande ai cittadini c’è un osanna generale e noi questo finora non l’avevamo mai registrato» spiega Piepoli. Fenomeno di lunga durata? Agli occhi del cronista appare probabile, perché quando Renato Brunetta lancia «l’operazione trasparenza» modifica il costume politico e chi verrà dopo di lui difficilmente potrà tornare a rendere opaca la pubblica amministrazione. Il ministro della Funzione pubblica è un altro dei duri della galleria governativa. Anch’egli premiato nel gradimento del pubblico, è al quinto posto nella top five dell’Istituto Piepoli con il 56 per cento dei consensi (al primo posto Gelmini, al secondo Gianni Letta, al terzo Franco Frattini e al quarto posto un’altra donna, Giorgia Meloni). Visto il piglio potremmo definire Brunetta, più che un riformatore, un rivoluzionario: ha attaccato con le unghie e con i denti l’assenteismo, pubblicato online le consulenze, punito i cattivi e (sorpresa per chi lo immaginava solo nella versione con la faccia feroce) premiato i virtuosi. Un modello di comunicazione. «Brunetta è un grande fenomeno mediatico» dice Piepoli «un ministro che ha tirato qualche milione di copie dei suoi libri sui più vasti problemi politici e pratici dello Stato è uno che sa stare al mondo. La gente si sente vicina a ministri come Brunetta e Gelmini perché li sente partecipi dei propri problemi, sanno quello che vogliono. Ma anche ministri come Claudio Scajola, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi hanno ottimi portati di immagine». Analogie con il passato? Nessuna di lunga durata, ma un flashback al Bettino Craxi del decreto sulla scala mobile (1984) e di Sigonella (1985) appare obbligato. «C’è un’analogia tra Craxi e Berlusconi, entrambi grandi decisori. Mentre Craxi aveva il pugno di ferro in guanto di velluto, Berlusconi ha pugno di velluto in guanto di velluto. Ma la decisione c’è sempre» afferma Piepoli, che ha abbastanza primavere per fare un tuffo nel passato del decisionista più decisionista della storia italiana: Benito Mussolini. «Ho vissuto il tardo fascismo a Torino, mio padre a 5 anni mi faceva leggere la Gazzetta del popolo e ricordo molto bene la dichiarazione di guerra. Rispetto a quel periodo le decisioni degli uomini di governo di oggi sono bazzecole, ma per chi non è abituato al decisionismo queste sono significative. E questo perché fino a poco tempo fa c’era l’abitudine alla pastetta, alla tecnica andreottiana di governo, cioè al rinvio. Basta leggere i libri di Giulio Andreotti per farsi un’idea dello stile di governo democristiano: rinviare perché poi tanto tutto s’aggiusta. È per questo che quando si è inserito nella storia italiana Craxi c’è stata una rivoluzione». Proseguita da un outsider come Berlusconi che oggi appare al massimo della sua leadership e ha un indicatore di fiducia che secondo l’Istituto Piepoli stacca di 14 punti il capo dell’opposizione Walter Veltroni. Sono i primi passi della «rivoluzione conservatrice» sognata e teorizzata nel centrodestra più di 15 anni fa? È matura l’opinione pubblica, sono un po’ più deboli i poteri forti e consapevoli i politici? Il decollo della nuova Alitalia e la riforma della scuola saranno due banchi di prova per i decisionisti. La storia italiana è come la battaglia tra gli antichi e i moderni, dove falsamente si pensava che il bene fosse tutto nel nuovo e non anche nella tradizione. Gli italiani apprezzano il nuovo che sa recuperarla. L’importante è non farsi ingannare da chi parla di conservazione, ma la pensa senza rivoluzione. LEGGI ANCHE: Muro contro muro della regione Toscana contro la riforma Gelmini [...]
Il 13 Settembre 2008 alle 14:23 Decreto (Gelmini) legge 137/2008 « Doctor Gray’s Weblog ha scritto:
[...] “Muro contro muro della regione toscana contro la riforma Gelmini [...]
Il 13 Settembre 2008 alle 18:49 pasmes ha scritto:
Sinistra e Sindacati, che oggi sono diventati una cosa unica, incitano alla disobbedienza e al disconoscimento dell’autorità costituita, cercando di impedire, per interesse di parte, qualunque modifica migliorativa di un sistema che fa acqua da tutte le parti, che ci sta portando alla rovina, e che non può essere modificato proprio a causa loro.
Ma allora, le elezioni a che servono? Che lo votiamo a fare un nuovo Governo se poi, qualunque schieramento politico di colore diverso può permettersi la respingere a proprio piacimento, disapplicare o addirittura trasformare le decisioni assunte?
Andando avanti così, non c’è speranza per il nostro futuro.
Il 15 Settembre 2008 alle 16:25 informazione ha scritto:
La toscana è decisamente avanti per quanto riguarda l’istruzione scolastica.
La riforma della Gelmini è una porcheria totale, un fallimento da qualsiasi punto di vista, che peggiorerà solo il sistema attuale.
La qualità dall’insegnamento si degraderà con questa nuova riforma, senza dubbio, e gli studenti saranno solo più ignoranti. Ma dopo tutto questo è ciò a ci mira il governo berlusconi, divulgare l’ignoranza ai fini di raccimolare voti un domani: nessuna persona con un minimo di cultura e capacità di ragionare darebbe mai il proprio voto a quella gente del pdl che stà rovinando l’Italia.
Solo una capra potrebbe dire che la riforma della Gelmini sia una cosa buona.
Il 15 Settembre 2008 alle 19:56 aldo1110 ha scritto:
A Tutto si attaccano i “sinistri”.Tra l’altro ,complici alcuni Quotidiani (vedi Repubblica), fanno apparire l’entita’ della protesta come oceanica.
Nulla di piu’ falso.Fa pero’ piuttosto schifo,dover sorbirsi quotidianamente diffamazione ,menzogne e disinformazione programmata.La gente e’ con il governo in carica e con il Presidente del consiglio.Quelli che sperano del fallimento di ogni programma proposto dal governo,sono sempre gli stessi:Veltroni(ultimamente fa certi discorsi contro il governo e Berlusconi da chiedersi cosa abbia fumato prima dell’esternazione),
con i suoi compagni marxisti di sempre tipo Bersani,D’Alema,ecc.
Brava la MInistra Gelmini.sfoltire e razionalizzare l’istruzione.L,esecutivo ,pur in mezzo ad oggettive difficolta’, sta lavorando sodo e direi con buoni risultati in cosi’ poco tempo.
Saluti
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