Una Stella nel governo dei duri

gelmini
Decisionismo: è l’ultima scoperta politica degli italiani, popolo di cui Winston Churchill soleva dire che «perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre». Cittadini distratti per lustri, volutamente ignari delle questioni fondamentali dello Stato, oggi si risvegliano chiedendo legge, ordine, sovranità e un ritorno a una tradizione che l’Italia aveva coltivato fino al ’68 e dopo gli anni dell’immaginazione al potere sembrava perduta.
Pochi hanno letto i saggi di Carl Schmitt sul decisionismo, ma molti seguono l’azione di governo, quel che fanno e dicono il presidente del Consiglio e i suoi ministri. Osservano e giudicano. L’effetto sul piano politico è micidiale: non basta più essere noti per essere apprezzati dai cittadini. Occorre dimostrare di saper fare, decidere e recuperare pezzi di tradizione italiana.
Così Mariastella Gelmini, una donna fino a ieri sconosciuta al grande pubblico, diventa sorprendentemente il ministro più amato dagli italiani. Il suo indice di fiducia arriva al 66 per cento (tabella a pagina 40) secondo i sondaggi dell’Istituto Piepoli. E il suo stile cattura l’immaginario.
Giovane e moderna, Gelmini centra l’obiettivo con un ritorno all’antico: maestro unico, voti in pagella e in condotta, grembiule. Massimo D’Alema le definisce «cose autoritarie che sanno di passato», ma è esattamente ciò che l’opinione pubblica sembra chiedere.
«Gelmini ha deciso di tornare all’antico e la gente la premia perché è stufa dell’assenza di ordine e senso civico, del vandalismo. L’opinione pubblica, a differenza di quello che sostengono alcuni miei amici, non è affatto morta, è estremamente viva e sensibile, vuole legge e ordine» dice Nicola Piepoli a Panorama. In fondo anche il suo «tableau de bord», un sondaggio periodico sull’azione di governo, viene da un nobile passato. «Fu il generale Charles De Gaulle a servirsene per primo. Aveva un tableau de bord in due edizioni settimanali e questo gli consentiva di avere l’opinione dei francesi». Seguiva sempre quel che chiedeva il popolo? «No, ascoltava e poi decideva nell’interesse dello stato».
Nel momento in cui l’Ocse boccia per l’ennesima volta la scuola italiana (si salvano solo le scuole elementari) Gelmini lavora a riforme grandi e piccole. Ha detto stop all’assunzione di precari e acceso il faro sugli esuberi, ha sottoscritto un accordo per trasferire alle scuole 230 immobili confiscati alla mafia, ha aperto un tavolo sulla legalità a scuola e un altro sul disagio degli adolescenti, potenziato il numero verde per i casi di violenza, messo a punto un piano nazionale per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri (il 6,4 per cento degli alunni, 10 anni fa erano appena lo 0,8), pensa alla diffusione della lavagna multimediale già sperimentata con successo in alcune scuole.
Il suo decisionismo piace al pubblico e alle famiglie, spiazza i sindacati della scuola, fa orrore ai progressisti, ma lei, una sorta di Sarah Palin senza fucile, tira dritto con semplicità.
«Se oggi l’Italia si trova in una situazione di difficoltà, è perché la politica del passato ha preferito non decidere e affidarsi a una concertazione infinita, ritardando il nostro sviluppo. Questo governo è aperto al confronto, ma poi decide. Lo faccio io e lo fanno ministri come Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Maurizio Sacconi e tutti gli altri. È un governo che non cerca alibi e si assume la responsabilità delle proprie decisioni. Non si possono accampare scuse. Sarebbe sbagliato perdere tempo e sarebbe grave difendere lo status quo, abbiamo il dovere di voltare pagina» commenta Gelmini.
Donna piacevole, croce al petto e pugno di ferro, ha risposto a tono alle parole ruvide di un pezzo da novanta come Umberto Bossi. Decisionista e pure tosta. «Per una donna c’è un’inclinazione al pragmatismo, per natura siamo portate ad affrontare i problemi in modo pratico» chiosa il ministro mentre si appresta al confronto (duro) con i sindacati.
Il governo è in luna di miele con gli elettori e, nonostante le difficoltà economiche, la difficile congiuntura mondiale, la fiducia non cala. Durerà?
«Non c’è un limite, dipende da come viene gestita la cosa pubblica, ma tenga conto che l’opinione è terribilmente sensibile. In termini di opinione oscilla moltissimo, in termini di trend invece no. Per smuovere la fiducia ci vogliono più episodi negativi» spiega Piepoli. «La media generale della fiducia nei ministri è superiore a 45 su 100 intervistati, dato mai visto prima. E Gelmini è al primo posto».
«Il consenso è destinato a durare ancora a lungo» sostiene Giulio Tremonti. Il titolare dell’Economia è il decisionista ante litteram dell’esecutivo, quello più temuto e rispettato dagli avversari. Impossibile non riconoscergli la competenza, possibile contrastarlo solo mettendo sul ring pesi massimi (D’Alema), pensa che la sintonia con gli elettori non si romperà facilmente «perché 5 anni sono lunghi, il pil si riprenderà e ci sarà spazio per altre riduzioni fiscali», il cuore del programma del governo.
Il trend elettorale è inusuale e le intenzioni di voto raccolte dall’Istituto Piepoli chiare: a distanza di 5 mesi dal voto del 13-14 aprile, la coalizione di centrodestra ha il 52 per cento dei consensi, contro il 37,5 per cento di Pd e Italia dei valori. Un distacco di oltre 14 punti frutto proprio del decisionismo mostrato da Berlusconi e i suoi ministri: «Agli elettori piace chi decide, è così semplice. Tra il mandare l’Alitalia in fallimento e il salvataggio c’è la differenza di uno che decide. Tra i bimbi vestiti alla moda e il grembiulino c’è chi decide. Fra premiare chi fa bene nel pubblico e punirlo se fa male, c’è sempre una persona che decide. Tutte le volte che sottoponiamo queste domande ai cittadini c’è un osanna generale e noi questo finora non l’avevamo mai registrato» spiega Piepoli.
Fenomeno di lunga durata? Agli occhi del cronista appare probabile, perché quando Renato Brunetta lancia «l’operazione trasparenza» modifica il costume politico e chi verrà dopo di lui difficilmente potrà tornare a rendere opaca la pubblica amministrazione. Il ministro della Funzione pubblica è un altro dei duri della galleria governativa. Anch’egli premiato nel gradimento del pubblico, è al quinto posto nella top five dell’Istituto Piepoli con il 56 per cento dei consensi (al primo posto Gelmini, al secondo Gianni Letta, al terzo Franco Frattini e al quarto posto un’altra donna, Giorgia Meloni).
Visto il piglio potremmo definire Brunetta, più che un riformatore, un rivoluzionario: ha attaccato con le unghie e con i denti l’assenteismo, pubblicato online le consulenze, punito i cattivi e (sorpresa per chi lo immaginava solo nella versione con la faccia feroce) premiato i virtuosi. Un modello di comunicazione. «Brunetta è un grande fenomeno mediatico» dice Piepoli «un ministro che ha tirato qualche milione di copie dei suoi libri sui più vasti problemi politici e pratici dello Stato è uno che sa stare al mondo. La gente si sente vicina a ministri come Brunetta e Gelmini perché li sente partecipi dei propri problemi, sanno quello che vogliono. Ma anche ministri come Claudio Scajola, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi hanno ottimi portati di immagine».
Analogie con il passato? Nessuna di lunga durata, ma un flashback al Bettino Craxi del decreto sulla scala mobile (1984) e di Sigonella (1985) appare obbligato. «C’è un’analogia tra Craxi e Berlusconi, entrambi grandi decisori. Mentre Craxi aveva il pugno di ferro in guanto di velluto, Berlusconi ha pugno di velluto in guanto di velluto. Ma la decisione c’è sempre» afferma Piepoli, che ha abbastanza primavere per fare un tuffo nel passato del decisionista più decisionista della storia italiana: Benito Mussolini.
«Ho vissuto il tardo fascismo a Torino, mio padre a 5 anni mi faceva leggere la Gazzetta del popolo e ricordo molto bene la dichiarazione di guerra. Rispetto a quel periodo le decisioni degli uomini di governo di oggi sono bazzecole, ma per chi non è abituato al decisionismo queste sono significative. E questo perché fino a poco tempo fa c’era l’abitudine alla pastetta, alla tecnica andreottiana di governo, cioè al rinvio. Basta leggere i libri di Giulio Andreotti per farsi un’idea dello stile di governo democristiano: rinviare perché poi tanto tutto s’aggiusta. È per questo che quando si è inserito nella storia italiana Craxi c’è stata una rivoluzione».
Proseguita da un outsider come Berlusconi che oggi appare al massimo della sua leadership e ha un indicatore di fiducia che secondo l’Istituto Piepoli stacca di 14 punti il capo dell’opposizione Walter Veltroni.
Sono i primi passi della «rivoluzione conservatrice» sognata e teorizzata nel centrodestra più di 15 anni fa? È matura l’opinione pubblica, sono un po’ più deboli i poteri forti e consapevoli i politici? Il decollo della nuova Alitalia e la riforma della scuola saranno due banchi di prova per i decisionisti.
La storia italiana è come la battaglia tra gli antichi e i moderni, dove falsamente si pensava che il bene fosse tutto nel nuovo e non anche nella tradizione. Gli italiani apprezzano il nuovo che sa recuperarla. L’importante è non farsi ingannare da chi parla di conservazione, ma la pensa senza rivoluzione. LEGGI ANCHE: Muro contro muro della regione Toscana contro la riforma Gelmini

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 13 Settembre 2008 alle 10:58 Corrado Buccieri ha scritto:

E’ molto brava,ha centrato l’obiettivo,la risposta
delle persone serie……D’Alema se ne vada in barca
e lasci che la scuola migliori.

Il 13 Settembre 2008 alle 16:17 bosone ha scritto:

“Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perchè erano divenute amare.” Apocalisse 8:10.

Il 13 Settembre 2008 alle 20:37 vincenzo.m. ha scritto:

CHI CONOSCEVA BENE.

Il dott. Wiston sig. Churchill non conosceva affatto gli italiani e non poteva conoscerli poiché i suoi contatti erano unicamente rivolti alla classe dirigente italiana di allora, la classe dirigente che conosceva e che attraverso l’uso degli strumenti mediatici del suo tempo “coltivava” il popolo affinchè lo stesso non potesse o non fosse in grado di avvedersi di come avrebbe potuto essere osservato dall’esterno. Qualcosa, in rapporto a quei tempi, è cambiato, qualche strumento in più viene ad essere concesso al popolo, non solo al popolo italiano, affinchè possa misurarsi ed avvedersi della validità della propria classe dirigente: uno degli strumenti è riconducibile alla stampa internazionale per raggiungere la quale non necessita di una visita presso l’edicolante.
Il decisionismo deve essere posto in un’ottica che sia in stretta correlazione con il risultato ma non basta, facile decidere se a seguito di una scelta sbagliata non ne consegue alcun danno personale: una decisione corretta corrisponde ad un grande “ritorno di gloria” ma una scelta errata corrisponde all’esigenza di far trascorrere qualche mese perché ci sia la caduta della memoria o peggio la necessità della creazione di uno spazio nell’europarlamento. Il decisionismo, conseguente ad una scelta errata, se opera in un ambito nel quale non sono previste leggi che regolano la materia, è la via più semplice applicata dal comune dirigente; il decisionismo italiano similmente a quello di allora sembra rientrare nel concetto espresso dal dott. Wiston sig. Churchill sulla classe dirigente italiana in quanto, si ha la netta sensazione, che il decisionismo sia generato da una reazione squisitamente in ordine a confronti politici e non da valori percepiti a livello popolare in un contesto nazionale. Il decisionismo assumerebbe toni quali quelli di chi volendo cambiare le regole, dimentica che una grossa quota della classe dirigente italiana ha vissuto tradendo valori e principi sanciti ed insinua un colpo di spugna.
La nazione italiana necessita di scelte le cui finalità siano chiaramente espresse come le scelte indirizzate alla scuola: 87.000 insegnanti in meno, questo è stato relamente pervepito?. Decisionismo plasmato da decisioni che siano logiche e corrette ed espressamente indirizzate alla riduzione del debito pubblico: la quintessenza della ragione del malessere generale. Non convince una classe dirigente politica che enuncia l’ereditarietà del debito poiché ciò contrasta con l’assunzione delle responsabilità e concede spazio al popolo per agglomerare nella responsabilità l’intera fascia politico-parlamentare.
Traspare, dai siti dedicati, che il debito pubblica aumenta e ciò lascia tracce di un decisionismo oscuro e insoddisfacente, almeno sino a chè non si dimostri il contrario.

Il 14 Settembre 2008 alle 8:23 aguardarlestelle ha scritto:

ho sentito l’ intervista andata in onda su rete 4 alle 7,30 di domenica mattina ( oggi) . Bene..bene…molto bene. Sembra che la Sig.ra Gelmini abbia davvero le idee chiare. da parte mia un applauso ed un incoraggiamento per sostenere e far valere il progetto . condivido in pieno il suo programma. BRAVA!!

Il 15 Settembre 2008 alle 2:22 zarco ha scritto:

Ma siamo matti????? la signora Gelmini chiamarla ministro mi sembra troppo, sta distruggendo la scuola.
i tagli indiscriminati sono una follia, 30 studenti per classe quando le classi sono state fatte per 25 al massimo, i precari che fanno lo stesso lavoro degli assunti, dopo 15-20 anni cacciati in maniera ignobile mentre i docenti che leggono il giornale restano al loro posto, il maestro unico alle elementari quando il nostro modo di scuola elementare era noto all’estero per la serietà, meno bidelli e personale delle pulizie….. ma la chiamate serietà questa??????? ma signori aprite gli occhi questi vogliono distruggere la scuola, per cortesia nn lamentatevi fra 10 anni quando saremo invasi da diplomati e laureati perche i nostri ragazzi saranno dei cerebrolesi se poveri se ricchi andranno alle private pagando fior di soldi

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101