Allarme Fao: “Alimentari alle stelle, gli affamati aumentano: 925 milioni”

Bambini sudanesi denutriti
“Il numero delle persone sottoalimentate prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008
ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925 milioni”. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jaques Diouf nel corso di un’audizione al Senato, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura dei due rami del Parlamento.
La sfida che attende la comunitàinternazionale nei prossimi anni per rispondere alla domanda alimentare globale è “di grandi proporzioni”, occorre “raccogliere 30 miliardi di dollari all’anno per raddoppiare la produzione alimentare utile a sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta”. è la stima del direttore generale della Fao, Jaques Diouf, che oggi ha parlato alle commissioni parlamentari congiunte Affari Esteri e Agricoltura della Camera e del Senato.
L’audizione rientra nell’ambito di un’indagine conoscitiva voluta dal Parlamento, per verificare gli esiti del vertice internazionale organizzato dalla Fao a Roma sull’emergenza cibo. “Si tratta di una “cifra assai modesta - ha detto Diouf - se messa in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari, e con le spese per gli armamenti che hanno raggiunto, nel 2006, i 1204 miliardi di dollari”.
La Commissione europea ha oggi proposto di portare da 300 a 500 milioni di euro l’aiuto europeo per distribuire gratuitamente prodotti alimentari agli indigenti in Europa. Nell’Ue infatti, sebbene i livelli di vita siano in media tra i più alti del mondo, la Commissione europea stima “che 43 milioni di persone siano a rischio di povertà alimentare: in media non possono permettersi un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni”. Circa 19 Stati membri
partecipano attualmente al programma alimentare. L’Italia è uno dei paesi più attivi e quest’anno è la prima beneficiaria, con il 23% dei finanziamenti europei.
Di fronte all’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità che mette a dura prova il reddito di milioni di cittadini nell’Ue, gli Stati membri potranno venire in aiuto a famiglie in difficoltà, anziani con mezzi insufficienti, bambini a rischio nutrizionale, lavoratori scarsamente retribuiti, ma anche senzatetto, lavoratori emigranti e richiedenti asilo.

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Il 7 Ottobre 2008 alle 18:13 Retromarcia sui biocarburanti. La Fao: fanno aumentare gli affamati » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La corsa al biofuel in Occidente fa aumentare gli affamati nel Terzo mondo. E il monito viene dalla Fao. È il secondo avviso, in realtà, da parte dell’organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, dopo quello del direttore generale Jacques Diouf a metà settembre, contro la trasformazione dei prodotti alimentari in combustibili. E stavolta porta come prova a carico l’ultimo rapporto dell’agenzia Onu sullo stato dell’alimentazione e l’agricoltura (Sofa 2008: The State of Food and Agriculture), secondo il quale l’incremento di politiche e di sussidi per produrre i biocombustibili da cereali e canna da zucchero ha provocato l’impennata dei prezzi delle derrate alimentari, creando circa 75 milioni di nuovi affamati. Stando al rapporto Fao, oggi i poveri che non riescono a sfamarsi sono circa un miliardo, mentre salgono a 22 i Paesi dipendenti dalle importazioni di combustibile e cereali che sono considerati vulnerabili per alto tasso di denutrizione cronica. “L’impatto sulla sicurezza alimentare” ha spiegato il coordinatore del rapporto della Fao, Keith Wiebe “è significativo, visto che già oggi il 50 per cento della canna da zucchero brasiliana serve per produrre etanolo, e così il 30 per cento del mais statunitense e il 60 per cento dei semi oleosi prodotti in Europa”. A dare una spinta all’aumento degli affamati, secondo il rapporto Fao, le politiche e i sussidi a favore di biocarburanti nei Paesi Ocse: investimenti che solo nel 2006 sono stati di oltre 10 miliardi di dollari; mentra la produzione è più che triplicata in sette anni: 52 miliardi di litri di etanolo nel 2007, tre volte di più che nel 2000, e circa 10 miliardi di litri di biodiesel, undici volte di più del 2000. “Eppure” ha osservato Keith Wiebe “negli ultimi due anni la produzione di etanolo negli Usa non è stata redditizia e si è retta solo grazie alle sovvenzioni”. E i biocombustibili sono destinati a occupare una piccola fetta del mercato dei carburanti, considerando che anche i dati Fao confermano il dominio dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas nel 2030 copriranno ancora l’82 per cento della domanda energetica (rispetto all’81 per cento di oggi), mentre i biocombustibili liquidi saranno solo tra il 3 e il 3,5 per cento del consumo globale di energia per il trasporto. Alla luce di questi dati, secondo il direttore generale della Fao, “occorre rivedere le politiche relative alla produzione di biocombustibili e trasformarle in un’opportunità per gli agricoltori dei Paesi poveri; abolire dazi e sussidi a favore dello sviluppo agricolo e rurale del sud del mondo e garantire ai piccoli coltivatori l’accesso a terre e a risorse idriche”. [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 2:28 SuccedeOggi » Blog Archive » Retromarcia sui biocarburanti. La Fao: fanno aumentare gli affamati ha scritto:

[...] La corsa al biofuel in Occidente fa aumentare gli affamati nel Terzo mondo. E il monito viene dalla Fao. È il secondo avviso, in realtà, da parte dell’organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, dopo quello del direttore generale Jacques Diouf a metà settembre, contro la trasformazione dei prodotti alimentari in combustibili. E stavolta porta come prova a carico l’ultimo rapporto dell’agenzia Onu sullo stato dell’alimentazione e l’agricoltura (Sofa 2008: The State of Food and Agriculture), secondo il quale l’incremento di politiche e di sussidi per produrre i biocombustibili da cereali e canna da zucchero ha provocato l’impennata dei prezzi delle derrate alimentari, creando circa 75 milioni di nuovi affamati. Stando al rapporto Fao, oggi i poveri che non riescono a sfamarsi sono circa un miliardo, mentre salgono a 22 i Paesi dipendenti dalle importazioni di combustibile e cereali che sono considerati vulnerabili per alto tasso di denutrizione cronica. “L’impatto sulla sicurezza alimentare” ha spiegato il coordinatore del rapporto della Fao, Keith Wiebe “è significativo, visto che già oggi il 50 per cento della canna da zucchero brasiliana serve per produrre etanolo, e così il 30 per cento del mais statunitense e il 60 per cento dei semi oleosi prodotti in Europa”. A dare una spinta all’aumento degli affamati, secondo il rapporto Fao, le politiche e i sussidi a favore di biocarburanti nei Paesi Ocse: investimenti che solo nel 2006 sono stati di oltre 10 miliardi di dollari; mentra la produzione è più che triplicata in sette anni: 52 miliardi di litri di etanolo nel 2007, tre volte di più che nel 2000, e circa 10 miliardi di litri di biodiesel, undici volte di più del 2000. “Eppure” ha osservato Keith Wiebe “negli ultimi due anni la produzione di etanolo negli Usa non è stata redditizia e si è retta solo grazie alle sovvenzioni”. E i biocombustibili sono destinati a occupare una piccola fetta del mercato dei carburanti, considerando che anche i dati Fao confermano il dominio dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas nel 2030 copriranno ancora l’82 per cento della domanda energetica (rispetto all’81 per cento di oggi), mentre i biocombustibili liquidi saranno solo tra il 3 e il 3,5 per cento del consumo globale di energia per il trasporto. Alla luce di questi dati, secondo il direttore generale della Fao, “occorre rivedere le politiche relative alla produzione di biocombustibili e trasformarle in un’opportunità per gli agricoltori dei Paesi poveri; abolire dazi e sussidi a favore dello sviluppo agricolo e rurale del sud del mondo e garantire ai piccoli coltivatori l’accesso a terre e a risorse idriche”. [...]

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