Fascismo o antifascismo? I giovani tirati per l’ideale

AlessandraMussolini
“Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo” sono queste le parole che Giorgia Meloni scrive in una lettera rivolta ai giovani di An. Sul sito di Azione giovani, il ministro per le Politiche giovanili cerca di portare dalla sua parte i ragazzi di destra che in questo momento si sentono un po’ “tirati per la giacca”, anzi per l’ideale. Il suo è un appello deciso: “Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo… Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni Ottanta e Novanta, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono”.
Prima della sua lettera, però i giovani ne hanno ricevuto un’altra, dal titolo “Riflessione sull’antifascismo“. A scriverla è Federico Iadicicco, consigliere della Provincia di Roma del Pdl e presidente di Azione Giovani a Roma: “Ce l’ho messa tutta per trovare un valido motivo per essere antifascista, ma non l’ho proprio trovato”. Iadicicco risponde così alle parole di Gianfranco Fini, che aveva invitato i giovani a “riconoscersi nei valori antifascisti per dirsi democratici”. Un appello quello del presidente della Camera fatto alla festa “Atreju 2008” a Roma davanti ad una platea di ragazzi del partito. A loro Fini aveva detto: “La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale”. Parole riprese da Giorgia Meloni nella sua lettera, ma non condivise da tutti. Se quello del Presidente della Camera è stato interpretato come il tentativo di dare una risposta chiara alle recenti dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno “le leggi razziali furono il male assoluto, il fascismo no” e a quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa “nel giorno dell’8 settembre ricordiamo anche i caduti di Salò che combatterono per la Rsi”, nessuno poteva prevedere l’acceso scambio di lettere e comunicati tra i compagni di partito.

Ad accentuare il clima da “seconda Fiuggi”, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli: “Chi non condivide appieno le parole di Gianfranco Fini sull’antifascismo si mette automaticamente fuori da Alleanza Nazionale”, e ancora: “Chi dice no evidentemente non condivide il nostro tragitto, politico ma anche culturale, iniziato già al congresso di Fiuggi. Allora, quando qualcuno decise di iniziare una nuova avventura, e anche oggi, chi crede di non voler più seguire la nostra linea, può anche lasciare”.

Alle parole di Matteoli non c’è stata una risposta ufficiale di Gianfranco Fini, a parlare è stato invece il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Siamo totalmente d’accordo con le dichiarazioni di Gianfranco Fini e quindi accettiamo i valori antifascisti. Sono antifascista ma anche anticomunista e ci tengo che insieme all’antifascismo venga messo nella Costituzione anche l’anticomunismo”.
A respingere il messaggio di Fini è invece Alessandra Mussolini, che con la scritta sulla maglietta “Con orgoglio dalla parte sbagliata” si è presentata all’uscita dal Tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma per la Costituente del Pdl: ”Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo”, ha detto Mussolini, “Voi siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”. Un altro consiglio che i giovani di An devono ancora elaborare, prima di decidere da che parte stare.

Sui Forum e i siti internet, si scrivono opinioni contrastanti: desmosilvio ad esempio scrive “Cari camerati non ho potuto fare a meno di notare in questi giorni sentendo e vedendo i tg di questi giorni,una nota di riacceso e rinvigorito astio,per non dire rappresaglia, nei confronti della nostra area. Partendo dalla oserei dire “infelice” dichiarazione di quel triste individuo che mi dicono e il nostro presidente della repubblica, arrivando a diversi articoli che ho letto”, “Purtroppo ho paura che hai ragione. C’è chi sta cercando lo scontro…” risponde il camerata S.N. E sul forum di Quotidiano.net Massimo scrive: “Fini sta buttando via il bambino con l’acqua sporca. Dovrebbe leggere Il Fascismo visto da Destra di Evola per capire come distinguere fra gli ideali proposti ed il fallimento della loro realizzazione.
Anche Paolo non condivide la linea di Fini, che definisce: “eccolo lì!!tipicamente italiota,voltagabbana!! 8 settembre non ha insegnato nulla a questa italietta, sempre pronta ad andare dove meglio conviene.mi dispiace,ho votato x il tuo partito in passato ma, non accadrà mai più!!semplicemente ridicolo.VERGOGNA!!!”

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Commenti

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Il 18 Settembre 2008 alle 10:36 Corrado Buccieri ha scritto:

Con Alessandra…….la storia continua,giusto che sia
così.
Fini si allontana dalle radici scomode..è un politico
che vuol farsi strada a tutti i costi.

Il 2 Ottobre 2008 alle 13:42 Fini richiama Berlusconi: “Contrario all’abuso dei decreti” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Prima le parole sull’antifascismo come valore irrinunciabile per la democrazia, poi il richiamo a Pdl e Lega per la nomina del presidente della Vigilanza Rai. Nella sua dimensione super partes, da uomo delle istituzioni, Gianfranco Fini, presidente della Camera ci sta bene. Tanto da non negare una risposta chiara all’affondo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Il ricorso ai decreti legge rientra tra le prerogative del governo. Un eventuale abuso di questo strumento non solo determinerebbe valutazioni di tipo politico, ma anche il diritto della Camera di far sentire la propria voce”, afferma a Montecitorio. Fini interviene, sollecitato dall’Aula, sull’uso della decretazione d’urgenza, spiegando che un caso di “abuso della decretazione d’urgenza comporterebbe non solo una valutazione politica, ma anche il diritto dovere da parte della Camera dei Deputati di far sentire la propria voce”. Ier, infatti, Berlusconi aveva annunciato che userà “il più possibile i decreti” dal momento che “un governo in cui il premier ha solo il potere di estendere l’ordine del giorno del consiglio dei ministri, ha come possibilità di intervento solo la sua autorevolezza personale, la sua capacità operativa o l’utilizzo degli strumenti di cui dispone, come i decreti legge e la fiducia”. Da qui la ferma intenzione del presidente del Consiglio di “procedere con un decreto legge su ogni materia” che riterrà “necessaria, anche imponendo al Parlamento di approvarlo”. Secondo il numero uno di Montecitorio, è infatti certo che “fino a quando non sarà modificata la Costituzione, ed è mio auspicio che ciò possa avvenire entro questa legislatura, è evidente che il rapporto tra Governo e Parlamento è chiaramente indicato. E nessuno può pensare di comportarsi diversamente”. Il presidente della Camera ha, quindi, ricordato che “la questione del funzionamento del sistema politico è complessa ed antica e interseca più livelli di intervento”. Fini ha ricordato che la decretazione d’urgenza è una “prerogativa concessa al governo” proprio dalla Costituzione ed è “altrettanto evidente che un eventuale abuso della decretazione comporterebbe non soltanto valutazioni politiche, ma anche da parte della Camera il diritto-dovere di far sentire la propria voce”. Fini ha, poi, assicurato che di tali questioni si occuperà quanto prima l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, anche per studiare le ipotesi di modifica del regolamento della Camera, che “potrebbero garantire che l’equilibrio tra efficienza delle istituzioni e centralità del Parlamento, fino a quando la Costituzione non sarà modificata, venga non soltanto declamato, ma garantito”. Si dice “sereno” invece il presidente del Senato sul lavoro dell’Aula e sul rapporto tra governo e Parlamento. Renato Schifani è intervenuto in Aula, in occasione del voto finale sul Dl Alitalia, dopo che il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ne aveva richiamato l’attenzione sulle parole del premier. “Senza nulla togliere alla precedente legislatura” ha detto Schifani “e al lavoro sempre improntato a grande equilibrio del presidente Franco Marini, segnalo che nei 150 giorni di questa legislatura, quest’aula ha tenuto 62 sedute in luogo delle 42 precedenti, con un solo voto di fiducia a fronte dei 5 della precedente legislatura”. “La mia serenità” ha aggiunto il numero uno di Palazzo Madama “nasce dalla consapevolezza del lavoro fatto fin qui”. Schifani ha, quindi, fatto notare come sia il presidente della Repubblica “con la sua saggezza” a decidere se firmare o meno un decreto legge e quindi se il governo può ricorrere a questa corsia preferenziale o meno. Per Schifani non c’è, quindi “alcuna anomalia”. [...]

Il 3 Ottobre 2008 alle 3:12 SuccedeOggi » Blog Archive » Fini richiama Berlusconi: “Contrario all’abuso dei decreti” ha scritto:

[...] Prima le parole sull’antifascismo come valore irrinunciabile per la democrazia, poi il richiamo a Pdl e Lega per la nomina del presidente della Vigilanza Rai. Nella sua dimensione super partes, da uomo delle istituzioni, Gianfranco Fini, presidente della Camera ci sta bene. Tanto da non negare una risposta chiara all’affondo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Il ricorso ai decreti legge rientra tra le prerogative del governo. Un eventuale abuso di questo strumento non solo determinerebbe valutazioni di tipo politico, ma anche il diritto della Camera di far sentire la propria voce”, afferma a Montecitorio. Fini interviene, sollecitato dall’Aula, sull’uso della decretazione d’urgenza, spiegando che un caso di “abuso della decretazione d’urgenza comporterebbe non solo una valutazione politica, ma anche il diritto dovere da parte della Camera dei Deputati di far sentire la propria voce”. Ier, infatti, Berlusconi aveva annunciato che userà “il più possibile i decreti” dal momento che “un governo in cui il premier ha solo il potere di estendere l’ordine del giorno del consiglio dei ministri, ha come possibilità di intervento solo la sua autorevolezza personale, la sua capacità operativa o l’utilizzo degli strumenti di cui dispone, come i decreti legge e la fiducia”. Da qui la ferma intenzione del presidente del Consiglio di “procedere con un decreto legge su ogni materia” che riterrà “necessaria, anche imponendo al Parlamento di approvarlo”. Secondo il numero uno di Montecitorio, è infatti certo che “fino a quando non sarà modificata la Costituzione, ed è mio auspicio che ciò possa avvenire entro questa legislatura, è evidente che il rapporto tra Governo e Parlamento è chiaramente indicato. E nessuno può pensare di comportarsi diversamente”. Il presidente della Camera ha, quindi, ricordato che “la questione del funzionamento del sistema politico è complessa ed antica e interseca più livelli di intervento”. Fini ha ricordato che la decretazione d’urgenza è una “prerogativa concessa al governo” proprio dalla Costituzione ed è “altrettanto evidente che un eventuale abuso della decretazione comporterebbe non soltanto valutazioni politiche, ma anche da parte della Camera il diritto-dovere di far sentire la propria voce”. Fini ha, poi, assicurato che di tali questioni si occuperà quanto prima l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, anche per studiare le ipotesi di modifica del regolamento della Camera, che “potrebbero garantire che l’equilibrio tra efficienza delle istituzioni e centralità del Parlamento, fino a quando la Costituzione non sarà modificata, venga non soltanto declamato, ma garantito”. Si dice “sereno” invece il presidente del Senato sul lavoro dell’Aula e sul rapporto tra governo e Parlamento. Renato Schifani è intervenuto in Aula, in occasione del voto finale sul Dl Alitalia, dopo che il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ne aveva richiamato l’attenzione sulle parole del premier. “Senza nulla togliere alla precedente legislatura” ha detto Schifani “e al lavoro sempre improntato a grande equilibrio del presidente Franco Marini, segnalo che nei 150 giorni di questa legislatura, quest’aula ha tenuto 62 sedute in luogo delle 42 precedenti, con un solo voto di fiducia a fronte dei 5 della precedente legislatura”. “La mia serenità” ha aggiunto il numero uno di Palazzo Madama “nasce dalla consapevolezza del lavoro fatto fin qui”. Schifani ha, quindi, fatto notare come sia il presidente della Repubblica “con la sua saggezza” a decidere se firmare o meno un decreto legge e quindi se il governo può ricorrere a questa corsia preferenziale o meno. Per Schifani non c’è, quindi “alcuna anomalia”. [...]

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