Un degente come un altro, nella sua stanza singola della clinica Maugeri di Pavia, che non riceveva mai visite e navigava spesso in Internet col pc portatile e la scheda prepagata. Cercava siti di telecamere e microspie anche quando i carabinieri del Ros sono andati a prenderlo, ieri sera. Francesco Pelle, 31 anni, considerato ai vertici della cosca di ‘ndrangheta Pelle-Vottari, non si è scomposto all’entrata dei militari vestiti da medici. Anzi, ha tirato un sospiro di sollievo, quando ha capito che quegli uomini armati erano carabinieri e non affiliati alla “famiglia” rivale. Ha solo continuato per qualche ora a sostenere di essere l’uomo cui aveva rubato l’identità per farsi ricoverare. E col cui nome era conosciuto da pazienti e infermieri che erano diventati tutti suoi amici grazie ai regali che il 30enne distribuiva.
Si tratta di un coetaneo, residente in Calabria, che come lui ha perso l’uso delle gambe. Probabilmente, ritengono gli investigatori, Pelle aveva sottratto la fotocopia della sua carta d’identità (mettendoci poi la propria foto) a un degente durante uno dei suoi molti ricoveri in giro per l’Italia. Resta da chiarire come mai i medici dell’ospedale pavese non si fossero accorti che la sua paralisi non derivava da un incidente stradale, come diceva la diagnosi, ma da un colpo di fucile a pallettoni alla spina dorsale.
Francesco Pelle, della cosca Pelle-Vottari, arrestato dal Ros a Pavia
Pelle era ricoverato in riabilitazione a Pavia da luglio e avrebbe dovuto sottoporsi anche a un intervento, dopo l’attentato subito il 31 luglio 2006 ad Africo, in Calabria, che l’aveva costretto sulla sedia a rotelle. La strage di Natale 2006 a San Luca, in cui perse la vita Maria Strangio e rimasero ferite tre persone tra cui un bambino di 5 anni, è la ritorsione per quell’agguato. Pelle, latitante dall’agosto del 2007, è appunto accusato di esserne il mandante ed era ricercato per associazione mafiosa, omicidio e tentato omicidio insieme a Marco Marmo, Francesco e Antonio Vottari. Nella catena degli omicidi è seguita poi la strage di Duisburg, nel Ferragosto del 2007. Ciccio Pakistan (è il soprannome di Francesco Pelle, vista la sua carnagione olivastra) non c’era in Germania, ma Marmo fu tra le vittime. “Le date degli omicidi”, ricorda il tenente colonnello Mario Mettifogo, comandante del Ros di Milano, “non sono causali. In questo modo i parenti dei morti nei giorni di festa sono condannati a ricordare il lutto”.
Il VIDEO servizio:
- Giovedì 18 Settembre 2008
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 16 Ottobre 2008 alle 12:13 Blitz nella Locride: arrestato il boss Antonio Pelle, detto “la mamma” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Pelle era latitante dall’agosto del 2007, quando si sottrasse all’arresto nell’ambito dell’operazione Fehida, fatta dalla polizia nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un’eventuale vendetta da parte della cosca avversaria. Nella cavità sotterranea gli agenti hanno trovato diverse schede per telefoni cellulari e una mini piantagione di marijuana. Altra documentazione è stata sequestrata ed è adesso al vaglio degli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia. Con lui è finito in manette il proprietario del capannone all’interno del quale c’era il bunker. Per Giuseppe Varacalli, 55 anni, di Ardore Marina, l’accusa è favoreggiamento. “L’arresto del latitante Antonio Pelle, pericoloso capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, può portare a rafforzare i rapporti con i colleghi tedeschi impegnati anche loro nella lotta alla ’ndrangheta”, dice soddisfatto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando la cattura del latitante Antonio Pelle da parte degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco. Il capo dell’antimafia ha quindi chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’operazione. Congratulazioni ha poi rivolto anche al questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, e al capo della squadra mobile, Renato Cortese. In effetti quello messo a segno oggi è un colpo piuttosto duro per le cosche della ‘ndrangheta: con l’arresto di Pelle si va assottigliando la lista dei latitanti coinvolti nella faida di San Luca. Il 17 settembre scorso, infatti, i carabinieri hanno arrestato Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, mentre era ricoverato in una clinica a Pavia. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.