I bossoli trovati a terra sono la conferma: l’agguato di Baia Verde e la sparatoria di Castelvolturno di ieri sera nel Casertano potrebbero avere la stessa matrice, quella della camorra.
Una strage che si conclude con sette morti e un ferito gravissimo. Una sequenza di fatti agghiaccianti: i sicari colpiscono a Baia Verde, uccidono un italiano, Antonio Celiento, 53 anni, ritenuto affiliato al clan degli Schiavone. Venti minuti dopo - “al secondo goal del Napoli”, riferisce qualcuno dei presenti - poco lontano, al km 43 della Domitiana, si uccide di nuovo: restano a terra tre ghanesi, un liberiano e un cittadino del Togo. Poi stamattina è morto nell’ospedale di Pozzuoli (Napoli), dove era stato ricoverato in gravissime condizioni, il sesto immigrato di origine africana (un cittadino liberiano).
Sul posto vengono trovati 84 bossoli, sono state utilizzate una pistola 9×21 e una mitraglietta 7.62; corrispondono a quelli trovati a Baia Verde, dove il corpo della prima vittima è stato crivellato con 20 colpi. Il riconoscimento avviene grazie alle persone che accorrono sul posto. Momenti di fortissima tensione: una folla di extracomunitari aggredisce le forze dell’ordine. Calci, pugni, spintoni, si ribalta un cassonetto dell’immondizia, insulti, maledizioni al grido di “italiani tutti bastardi”. Qualcuno collabora anche, però: testimoni raccontano alla polizia di aver visto un’auto dotata di lampeggiante, con quattro persone a bordo: i sicari avrebbero indossato dei giubbotti con la scritta carabinieri. In nottata viene ritrovata un’auto bruciata, fra Nola e Villa Literno, quasi irriconoscibile.
Obiettivo del commando erano certamente i tre uomini all’interno di un negozio - “Ob Ob exotic fashions” c’è scritto all’ingresso - al civico 1083: rivoli di sangue scorrono fra le macchine da cucire di una piccola sartoria a soqquadro, piena di stoffe e cotone colorato. Restano sotto i colpi anche un giovane a bordo di un’auto - non ha avuto neanche il tempo di levarsi la cintura di sicurezza - e un altro africano freddato a pochi passi dalla vettura. Sul posto arriva il coordinatore della Dda di Napoli Franco Roberti; la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, è praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri più in là inizia il comune di Napoli: la strage è avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo più nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attività di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l’attrito fra extracomunitari e criminalità organizzata. Un mese fa c’era stato un primo avvertimento, raccontano gli investigatori: al vicequestore Luigi del Gaudio vengono in mente gli spari contro l’abitazione di un nigeriano conosciuto come Teddy. Tutto quello che è accaduto fra ieri sera e stanotte, però, nel Casertano, a molti sembra inedito; la strage di San Gennaro, nella terra di Gomorra, non ha precedenti: “Questo è il fatto più grave di un quadro di fatti assolutamente allarmanti commessi con metodo terroristico”, ha detto il direttore centrale dei servizi anticrimine Francesco Gratteri.
Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha tenuto costantemente informato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su quanto accaduto ieri a Caserta e sugli immediati sviluppi investigativi avviati dalle strutture di polizia presenti sul territorio. Questa mattina, per dare maggiore impulso alle indagini, il prefetto Manganelli ha inviato sul posto il direttore centrale anticrimine, Francesco Gratteri, e un pool di qualificati investigatori.
Intanto, sale la rabbia a Castelvolturno: alcuni immigrati, bastoni in mano, stanno frantumando le vetrine di alcuni negozi e rivoltando auto in mezzo alla strada, distruggendo vetri di altre vetture ferme. “Vogliamo giustizia” hanno urlato “non è vero che i nostri amici ammazzati spacciavano droga o erano camorristi. Sono state dette tutte cose false”.
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Commenti
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Il 19 Settembre 2008 alle 14:08 carlo.tosi ha scritto:
Questo dimostra come “lo Stato”, di qualunque colore sia il governo in carica, sia impotente ed abbia rinunciato, per incapacità-mancanza di volontà-connivenza, a contrastare la delinquenza. I tanto sbandierati provvedimenti per la sicurezza dei cittadini, si rivelano per quello che sono, solo vuoti proclami elettorali. E gli extracomunitari che se la sono presa con gli italiani e le forze dell’ordine, devono capire bene che nessuno li ha chiamati, potevano starsene a casa loro, ed eravamo tutti più contenti.
Il 21 Settembre 2008 alle 10:13 nhico ha scritto:
Gli estracomunitari mettono a ferro e fuoco un intero paese per chiedere giustizia. Davvero uno strano modo di domandarla. E non potendo pensare che questo loro modo di fare guerriglia possa far parte dei loro usi e costumi, a chiedere giustizia è la nostra gente. Che all’atavica prepotenza dei mafiosi locali vede aggiungersi la delinquenza venuta da fuori. Un coktail micidiale che la legge non può permettersi di bere.
Il 22 Settembre 2008 alle 12:59 Castelvolturno, un fermo per la strage degli immigrati » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Uno dei presunti responsabili della strage di giovedì sera a Castelvolturno è stato arrestato dalla squadra mobile della questura di Caserta. Si tratta di Alfonso Cesarano, di 29 anni. È stato catturato dalla polizia in casa dei genitori, a Baia Verde, la stessa località dove poco prima della strage di immigrati di colore era stato ucciso il titolare di una sala giochi. Cesarano è ritenuto vicino al clan dei Casalesi ed era già agli arresti domiciliari. [...]
Il 26 Settembre 2008 alle 12:44 Castel Volturno, blitz contro i Casalesi: fermati tre boss » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Quattro decreti di fermo, emessi dalla Dda di Napoli, sono stati eseguiti all’alba dalla Polizia nei confronti di altrettanti latitanti, ritenuti appartenenti al clan dei Casalesi. I provvedimenti riguardano l’Agro aversano e Castel Volturno. L’accusa è di estorsione ai danni di imprenditori e commercianti. Nell’operazione, condotta dagli uomini della nuova Squadra Mobile istituita a Casal di Principe (Caserta), sono stati impiegati oltre cento uomini per l’esecuzione di numerose perquisizioni. Non è sfuggito alla cattura Oreste Spagnolo, già latitante, coinvolto anche nell’inchiesta sulla strage di immigrati nella sartoria di Castel Volturno di giovedì scorso e considerato uno degli elementi di spicco del gruppo di fuoco che fa capo agli altri latitanti Antonio Cirillo e Giuseppe Setola, considerati i capi dell’ala “militare” dei Casalesi. In quell’occasione vennero trucidati un italiano, gestore di un locale di una sala giochi e sei extracomunitari africani. Le indagini hanno permesso di riscontrare come i quattro fermati provvedevano, dalla scorsa primavera, a chiedere il pizzo a imprenditori e commercianti, in concorso con altri indagati. Denaro che poi veniva consegnato direttamente a Spagnuolo. Oltre a Spagnuolo i provvedimenti riguardano Massimo Amatrudi, 40 anni, nato in Germania e residente a Castel Volturno, Carlo Di Raffaele, 34 anni, nato in Gran Bretagna e residente a Napoli, oltre a Pasquale Musciarella, 37 anni, nato a Napoli e residente a Castel Volturno. Tutti sono stati accompagnati presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Indagato per gli stessi reati anche Giuseppe Gagliardi, 45 anni, già detenuto per il tentativo di estorsione nei confronti di Raffaele Di Granata, ucciso lo scorso 11 luglio. Il blitz rientra anche nell’attività di forte pressione che polizia e carabinieri stanno compiendo a Castel Volturno all’indomani della strage avvenuta giovedì scorso: un italiano, gestore di un locale di una sala giochi ucciso per non avere pagato la tangente al Clan (fratello di un uomo legato alla cosca dei Casalesi) e sei extracomunitari africani. La strage di immigrati sarebbe maturata per una tangente non versata dai ’nerì su una partita di droga fatta arrivare a Castel Volturno. [...]
Il 30 Settembre 2008 alle 12:18 Blitz contro i casalesi, arrestati tre dei presunti killer di Castel Volturno » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tre uomini ritenuti autori della catena di omicidi avvenuti a Castel Volturno, in provincia di Caserta, e la moglie del boss dei Casalesi Giuseppina Nappa, oltre ad altre 101 persone sono stati arrestati in due distinti blitz delle forze dell’ordine questa notte. La polizia e la guardia di finanza hanno eseguito una maxioperazione che ha portato a 102 arresti su 107 destinatari inseriti nell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Dda di Napoli. [...]
Il 12 Gennaio 2009 alle 18:06 Setola beffa i Carabinieri. Il ras dei Casalesi in fuga nelle fogne » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno però fermato la moglie del boss, Stefania Martinelli, anche lei sfuggita in passato alla cattura. Setola, 38 anni, considerato il mandante e anche esecutore della strage di Castelvolturno, è inserito nell’elenco dei ricercati di massima pericolosità del ministero dell’Interno. È accusato - si legge - di “associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio e altro”. [...]
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