L’immigrazione cambia rotta: un’altra Lampedusa in Laguna

Immigrati fermati dalla polizia italiana

Mentre a campo San Polo sfilavano i divi della prima serata della 65ª Mostra del cinema di Venezia, sulle banchine del porto sbarcavano i clandestini nascosti all’interno di rimorchi provenienti dalla Grecia: afghani, iracheni, siriani e curdi, stanchi, disidratati e malati. Alcuni affetti da tubercolosi. È l’altra faccia di Venezia, diventata ormai lo snodo della “rotta migratoria orientale”.
In meno di 8 mesi sono arrivati a bordo di motonavi e traghetti oltre 500 clandestini. Si imbarcano a Patrasso e Corinto, in Grecia, dopo aver attraversato la Turchia. Un percorso obbligato quello in terra turca, non solo geograficamente.
Sono i gruppi terroristici, a vocazione politica, etnica e religiosa, collegati alla criminalità organizzata turca che gestiscono il traffico dei clandestini asiatici verso l’Europa. Li guidano nelle aree balcaniche passando per Atene e li scortano fino agli imbarchi. Spesso li traghettano sull’isola di Aghatonisi o nel porto di Igoumenitza in attesa della nave per Venezia. Alle organizzazioni criminali i parenti dei clandestini rimasti nel paese d’origine pagano il “biglietto” per raggiungere la Laguna. Da dove spesso ripartono per il Nord Europa.
Il trasferimento fino in Grecia costa anche 4.500 euro. Poi altri 2.600 dollari per lasciare la penisola ellenica e raggiungere la destinazione. Due terzi dei clandestini sono afghani. In tasca hanno pezzi di carta con cifre e parole in arabo che vengono scritte dai trafficanti anche sui muri del porto, per aiutarli a uscire dallo scalo.
Ma a Venezia, sorta di Lampedusa del Nord Italia, c’è un’altra immigrazione che viene monitorata con particolare attenzione dai servizi segreti di svariati paesi europei e dagli Stati Uniti. È il flusso di clandestini arabi con passaporto falso che sbarcano sulle banchine del porto turistico nell’area doganale riservata ai paesi Ue. Arrivano a bordo di auto imbarcate su navi passeggeri, travestiti da turisti, e si comportano come turisti. Un fenomeno allo studio anche del Comitato parlamentare di controllo per i servizi di informazione e sicurezza. Risultano falsificati i visti e i permessi di soggiorno dei paesi Schengen, mentre tra i passaporti, anch’essi falsi, compare spesso la nazionalità egiziana.
Nel panorama vasto e sfaccettato delle tecniche di arrivo dei clandestini esiste anche un altro traffico difficilmente controllabile per le forze dell’ordine. Uno o due alla volta, gli irregolari vengono fatti scendere da panfili su piccole barche con documenti falsi; i barchini attraccano nei porti turistici del litorale tra Trieste e Venezia. Di solito i clandestini entrano in Italia carichi di denaro.
Ma perché Venezia? “La città ha una realtà economica e sociale complessa, da analizzare sia per la posizione geografica sia per la presenza di numerosi immigrati” suggerisce Ranieri Razzante, docente universitario ed esperto di antiterrorismo e antiriciclaggio. “Inoltre, figura tra le città con tasso di ripulitura del denaro tra i più alti in Italia. E vi è una presenza massiccia di intermediari finanziari che eludono completamente le leggi per prevenire riciclaggio e terrorismo. Le agenzie di money transfer accettano documenti anche palesemente falsi e le cosiddette crew card per compiere trasferimenti di contante”.
Le crew card sono attestati sostitutivi rilasciati dal comandante del traghetto in luogo del passaporto, documenti la cui validità non è riconosciuta dall’ordinamento italiano ma utilizzati dagli equipaggi delle navi. “Non è escluso che il denaro trasmesso in questo modo” continua Razzante “possa essere utilizzato per finanziare cellule terroristiche”.

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Il 22 Settembre 2008 alle 20:11 L’immigrazione cambia rotta: un’altra Lampedusa in Laguna (Panorama.it) ha scritto:

[...] Continua [...]

Il 23 Settembre 2008 alle 9:32 Viaggio nel Blog - i migliori racconti di viaggio dai blog italiani » L’immigrazione cambia rotta: un’altra Lampedusa in Laguna ha scritto:

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