(LaPresse)
“Abbiamo autonomia fino al 30 settembre, oltre questa data c’è il rischio che il sistema sanitario regionale si fermi. Al governo ho già chiesto di sostenere i provvedimenti adottati dalla Regione e di sbloccare i fondi che ci spettano, quasi 5 miliardi di euro di mancati versamenti”. Parole inquietanti pronunciate da Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, a margine di una visita all’ospedale Spallanzani dove il personale è in protesta per l’imminente chiusura. “Ci sono sofferenze di cassa che ci impediscono di avere rapporti continuativi con comuni e province – aggiunge in Governatore - Non ci sono più esami con il governo: con loro lavoreremo in modo condiviso. Smentisco che il 15 ottobre saremo sottoposti a nuovo giudizio”.
Ma proprio nel tardo pomeriggio arriva la replica del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “La Regione Lazio non si è mai trovata in linea con le verifiche richieste dal tavolo tecnico di monitoraggio sui piani di rientro dal deficit sanitario”, dice Sacconi nell’audizione alla commissione bicamerale per le Questioni regionali. Annunciando che nei prossimi giorni incontrerà il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, Sacconi ha escluso la possibilità di dilazioni. “Se facessimo sconti non daremmo il giusto segnale di rigore per le altre regioni impegnate nel rientro, come la Campania, la Sicilia e la Calabria. Non si tratta di un atteggiamento punitivo verso il Lazio, anzi, avrei preferito una giunta di un altro colore politico per avere meno inibizioni”. Duro il giudizio del ministro sugli ospedali minori: “Sono un pericolo per la salute dei cittadini, prima vengono chiusi meglio è, anche per consentire l’organizzazione di una robusta medicina del territorio”.
La storia del deficit della sanità laziale esplode quasi due anni fa. Alla fine di ottobre del 2006, infatti, Marrazzo annuncia: “Il deficit che abbiamo ereditato è di 10 miliardi di euro. Chiediamo al Governo lo stralcio della posizione del Lazio rispetto alle altre regioni”. Nel complesso, i 10 miliardi sono frutto del disavanzo accertato per gli anni 2004 e 2005 (3 miliardi 964 milioni di euro), dei mancati versamenti dello Stato per l’assenza di copertura nel biennio (2 miliardi) e dello Stato patrimoniale del bilancio consolidato 2005 (4 miliardi 232 milioni di euro). Da sola la Asl Rmc, al centro dell’inchiesta sulle tangenti nel settore, ha prodotto un debito pari ad 1 miliardo 169 milioni di euro. Parte, così un lungo confronto con il Governo Prodi che porterà alla firma del piano di rientro a febbraio 2007 presso il ministero dell’Economia e alla presenza dei ministri Padoa Schioppa e Turco.
Alla fine del 2007, la regione Lazio attua un primo risparmio di quasi un miliardo di euro, ma per il 2008 la situazione è ancora difficile perché servono tagli per altri 500 milioni di euro. Due mesi fa Marrazzo viene ufficialmente nominato dal Consiglio dei ministri commissario “ad acta” pro-tempore per il conseguimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro del deficit. Un piano che si preannuncia molto duro: dopo i 780 posti letto per “acuti” tagliati nel 2007, adesso 1.953 posti letto in meno e 13 ospedali chiusi e convertiti in presidi territoriali. Il piano sarà pienamente operativo entro il prossimo 31 dicembre. A fine anno dovrebbero essere chiuse o riconvertite anche altre 21 strutture sanitarie private finora accreditate col Servizio sanitario regionale. Il piano sarà presentato nel dettaglio ai primi di ottobre, ma Marrazzo ha voluto oggi rassicurare i lavoratori in rivolta. “Il centro trapianti dello Spallanzani si farà qui e verrà rafforzato – dice il presidente – Per quanto riguarda il reparto di chirurgia toracica del Forlanini, è una delle sue eccellenze e dovrò trovare un’altra struttura dove trasferirlo: lo Spallanzani è un’ipotesi sul tappeto”.
- Martedì 23 Settembre 2008
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Commenti
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Il 12 Febbraio 2009 alle 17:40 Ceprano – Ceprano: Marrazzo e il 118 ha scritto:
[...] Marrazzo ci mette nel mazzo? Leggete il link: la situazione è critica per tutta la Regione Lazio. [...]
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