Catturato mentre si faceva tatuare: era il killer della mafia dello Stadera

Auto dei Carabinieri

Un nuovo nome, un nuovo aspetto, un nuovo amore, diversi appartamenti in affitto e molti soldi da spendere al casinò di Sanremo.
Salvatore D’Avanzo, 45 anni, condannato all’ergastolo per omicidio ed ex killer dalla mafia del quartiere milanese dello Stadera, faceva una vita tranquilla, cercando di rimanere il più possibile nell’ombra. Da quando, il 4 aprile scorso, era evaso dal carcere di Opera. E fino a quando, ieri verso le 19, i carabinieri della compagnia Porta Monforte l’hanno arrestato mentre si faceva tatuare la figura di un samurai.

D’Avanzo ha una lunga storia criminale alle spalle. Negli anni ‘80 era considerato il “braccio armato” della famiglia mafiosa dei Vitale, in guerra allo Stadera con i Bonura. E Diego Bonura è stato la sua vittima nel 1980, ucciso con un colpo di pistola alla testa. Il cadavere venne ritrovato solo 10 anni dopo seppellito lungo il Naviglio Pavese grazie alle dichiarazioni di un pentito. Nel 1989 D’avanzo venne condannato all’ergastolo, rinchiuso a Opera, scontava la pena in regime di semilibertà dal 2001.

Di giorno lavorava come impiegato in un’azienda. Era un esperto di computer. Oltre che un poeta: nella sua cella è stata ritrovata una raccolta di scritti e anche grazie a questo talento aveva ottenuto la semilibertà. La sera rientrava in cella, ma da un po’ di tempo gli pesava particolarmente. Anche perché aveva una nuova compagna, ignara di tutto, e voleva vivere con lei. Ad aprile quindi era scappato, simulando di essere stato rapito. I militari erano sulle sue tracce da un paio di settimane. Avevano scoperto che si faceva chiamare Luciano Domizio, che si spostava tra la Lombardia e la Liguria e che trascorreva la sua latitanza grazie a una rete di appoggi. Quattro o cinque persone affittavano per lui gli appartamenti, l’ultimo in viale Abruzzi, e gli prestavano i soldi.

“Per nascondersi, aveva completamente cambiato aspetto”, spiega il tenente Francesco Zio, comandante del Nucleo operativo della compagnia. “Aveva perso 15 chili, si era fatto crescere i capelli e li aveva tinti di nero, si era messo le lenti a contatto al posto degli occhiali e si era riempito di tatuaggi”. A casa sua hanno trovato diverse migliaia di euro. Quando i carabinieri si sono qualificati per ammanettarlo ha tirato un sospiro di sollievo: credeva che quei sei uomini piombati nel centro per tatuaggi fossero sicari della mafia.

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