Crociata per il Papa: scelto il nuovo segretario della Cei

papacei

Il nuovo segretario generale della Cei è il vescovo siciliano Mariano Crociata. Lo ha nominato Benedetto XVI scegliendo in una terna di nomi proposti dal Consiglio Episcopale Permanente.
È la prima volta nella storia della Cei che questo incarico è attribuito a un presule del Sud. Teologo, studioso dell’islam, esperto di dialogo interreligioso (a dispetto del suo cognome), Crociata è nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani. Il nuovo segretario della Cei ha studiato nel seminario vescovile di Mazara del Vallo e ha conseguito la maturità classica presso il liceo statale. È stato alunno dell’Almo collegio Capranica e ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la pontificia università gregoriana in Roma conseguendo il dottorato in teologia. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1979.
Alla Cei sostituisce monsignor Giuseppe Betori, promosso il 9 settembre scorso nuovo arcivescovo di Firenze, nel ruolo chiave di responsabile del coordinamento della Chiesa Italiana a livello nazionale.

Faranno infatti capo a lui tutti gli Uffici Pastorali e sarà chiamato a preparare le Assemblee dell’Episcopato Italiano e il prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale. La scelta del Papa conferma l’orientamento per un vescovo del Sud, e in particolare della Sicilia, già emerso nella designazione che era stata fatta per questo incarico due anni fa, quando stava per essere nominato segretario generale l’arcivescovo di Monreale Cataldo Naro, morto improvvisamente alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Verona che aveva organizzato collaborando strettamente con monsignor Betori (così come venti anni, dopo il Convegno Ecclesiale di Loreto, prima segretario era stato nominato segretaro generale Camillo Ruini).
Monsisgnor Crociata è invece un out-sider in quanto non ha mai ricoperto incarichi in Cei. È stato però braccio destro del vescovo salesiano Calogero La Piana, promosso due anni fa da Mazara del Vallo all’arcidiocesi di Messina, ed è quindi ben conosciuto dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, con il quale dovrà strettamente collaborare. Per il nuovo incarico, dicono fonti informate, è stato però proposto e caldeggiato dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che sarà il suo interlocutore più diretto.

Commenti

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Il 26 Settembre 2008 alle 0:31 Fox_Mulder ha scritto:

Mi rivolgo alla redazione di Panorama, ma la domanda è rivolta in parte, a tutti i giornali e tv d’Italia: >
Sono una persona pragmatica e oggettiva: - non trovo, moralmente ed intellettualmente parlando, corretto, che si continui a dare fiato alle trombe per argomenti di così bassa leva.

Il papa come la chiesa in generale è ipocrita e “oserei” anche dire: cinica. Si permette di chiedere allo Stato, al Governo, agli ITALIANI, SOLDI per SFAMARE le SCUOLE CATTOLICHE!!!
L’Italia è Laica!!! Il papà, come gli zingari, può vendersi un po’ di quel prezioso oro maya che porta appeso al flaccido collo e donarlo alle scuole piuttosto che fare il miserevole, il “caritatevole”, per usare un eufemismo adatto all’argomento.

Onestamente, mi sento preso in giro… la tv ogni giorno, ogni maledettissimo giorno parla di lui: il papa auspica la pace, il papa si augura che questo e che quell’altro;… ma vai a zappare la terra!!! Renditi veramente utile!!!
Non ho mai visto un RICCO che CHIEDE L’ELEMOSINA… so di ricchi che piangono miseria ( per nascondere appunto, la loro ricchezza )… mhà! Mi auguro che la gente apra gli occhi e si renda conto di cosa sia in realtà la religione: l’oppio dei popoli. Anzi, LSD dei popoli. Si.

Saluti.

Il 4 Dicembre 2008 alle 19:59 Dalla Chiesa sì a nuove moschee. Ma lo Stato ne controlli le finalità » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Moschea sì, moschea no. Nel dibattito sulla costruzione di nuovi luoghi di culto, entra anche la Chiesa. In due riprese. Prima, con le dichiarazioni del nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, a proposito delle ricorrenti polemiche, ultima quella aperta ieri dalla Lega, sulla costruzione di nuove moschee in Italia. “Dobbiamo garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata”, ha affermato monsignor Mariano Crociata In questo dibattito, ha osservato, “si va per eccessi: dal rifiuto immotivato a una visibilità, a una invadenza che stonano”. Soluzione? Più “equilibrio”, ha avvertito il presule nella sua prima intervista da neo-segretario Cei, concessa al mensile 30Giorni. Il problema delle moschee in Italia è “un altro”, ha sottolineato monsignor Crociata: “Di solito” ha osservato “siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza, non è un islam religioso che abbia uno statuto proprio”. Perché, ammette monsignor Crociata: “Non esiste” ha aggiunto “un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato”. Ed è auspicabile, ha continuato che presto cresca “Un islam che abbia un riferimento italiano” che cioè abbia come di orizzonte riferimento quello “in cui noi viviamo: la nostra Costituzione e la cultura italiana e europea”. A rafforzare la tesi del numero due della Cei, ci ha pensato poi monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede. Il biblista espone così, l’opinione del Vaticano nel dibattito sulle moschee: favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purché ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose, e non si trasformino in luoghi per altri fini. “Il luogo di culto in quanto tale è sempre sorgente di comunione e di dialogo” ma “il problema” nasce, ha detto Ravasi, quando “il luogo di culto assume tipologie che sono eterogenee alla propria identità: in questo caso la convivenza sociale e lo stato in particolare esigono una verifica, un controllo”. La questione, ha spiegato Ravasi, presenta due facce della medaglia. “Da un lato” ha detto il ‘ministro’ vaticano della Cultura “bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto che deve essere sede di una presenza spirituale autentica. D’altra parte” ha aggiunto “questo non deve diventare un modello diverso”. E qualora diventi “qualcosa di diverso infatti, la società civile ha diritto di intervenire e verificare”. La Lega chiede una moratoria per la costruzione delle moschee in Italia. Siete d’accordo? [...]

Il 31 Marzo 2009 alle 15:13 Dai vescovi, 300 milioni per i più poveri e una risposta a Fini » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro in grado di generare prestiti bancari per 300 milioni da destinare alle famiglie in difficoltà a causa della crisi è stato istituito dalla Conferenza episcopale italiana grazie ad un accordo con l’Abi, l’associazione bancaria italiana. Potranno farne richiesta di accesso le famiglie regolari con tre figli o malati a carico che abbiano perso ogni fonte di reddito. Ecco la risposta della Chiesa cattolica italiana illustrata questa mattina a Roma, presso la sala stampa di Radio vaticana, dal segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Mariano Crociata, il quale ne ha anche approfondito il significato “di comunione e solidarietà” della Chiesa, consapevole “della gravità e dell’ampiezza della crisi finanziaria ed economica in atto”. Dando corpo ad una iniziativa annunciata fin dal consiglio permanente dello scorso gennaio, ha spiegato Crociata, la Cei ha raggiunto un accordo con l’Associazione bancaria italiana, la quale si è fatta carico di fare da interfaccia con i singoli istituti di credito garantendo un effetto di “decuplicazione” delle erogazioni rispetto all’ammontare del fondo di garanzia messo a disposizione dai vescovi. Il fondo sarà finanziato con una colletta nazionale che si terrà in tutte le chiese italiane domenica 31 maggio, solennità di Pentecoste, ma vi si potrà contribuire anche per altre vie, per esempio attraverso conti correnti bancari da istituire ad hoc, in modo da favorire “azioni di solidarietà dentro e fuori dalla comunità ecclesiale”. La Cei conta di raggiungere così l’obiettivo di 30 milioni di euro, che si tradurrebbe in prestiti alle famiglie più bisognose per un totale di 300 milioni di euro. Potranno accedervi, attraverso i centri Caritas delle parrocchie, le famiglie regolari, anche straniere e non cattoliche, purchè con almeno tre figli o malati a carico e che abbiano perso il lavoro ed ogni fonte di reddito. “Non è un’elemosina ai poveri” ha tenuto a sottolineare il segretario della Cei “ma un intervento nel rispetto della dignità delle persone che potranno restituire quanto percepito, a tassi contingentati da definire e nei tempi loro possibili, quanto ricevuto”. Se ciò non fosse possibile, interverrà il fondo di garanzia che, in caso di mancato utilizzo, sarà invece distribuito tra le diocesi per aiuti diretti. L’iniziativa - è stato anche chiarito - si affianca a quelle già avviate in molte diocesi italiane (a cominciare da quella di Milano dello scorso dicembre), i cui benefici non saranno cumulabili a quella nazionale, ed è tesa, fra l’altro, a sottolineare l’immagine “di una Chiesa unita impegnata nell’annuncio del Vangelo anche attraverso una costante attenzione alle necessità concrete di chi ha bisogno”. Presentando il fondo di garanzia, monsignor Crociata è tornato anche sul bio-testamento e sui dubbi espressi dal presidente della Camera Gianfranco Fini al Congresso del Pdl. “Ognuno ha sufficiente capacità di fare sue valutazioni. Lo Stato etico mi sembrerebbe altra cosa e la Chiesa non ha mai avuto simpatia per questo tipo di situazione, che esiste dove ci sono delle costrizioni. Non mi sembra questo il caso”. Sul biotestamento, quindi: “I vescovi rispettano l’autonomia del Parlamento e non intendono ingerire nall’elaborazione e nei tempi della legge sul fine vita”. Un accenno poi della Conferenza episcopale italiana al nodo immigrazione. I vescovi italiani infatti hanno fatto sapere di seguire “con grande pena” le notizie sugli ultimi naufragi di clandestini e hanno ribadito che “chi arriva sul territorio nazionale va accolto e accompagnato”, trattato come una persona. [...]

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