“Intristisce” quando, dal mondo politico, “arrivano segnali” che “alimentano un clima di paura e di intolleranza, tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale”.
Dura presa di posizione dell’Osservatore Romano alle nuove misure adottate dal Governo sull’immigrazione. “Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali” scrive in prima pagina don Vittorio Nozza, direttore della Caritas “che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l’immigrazione e il diritto d’asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati”.
“Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui ” precisa il quotidiano d’Oltretevere “con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c’è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più ’usa e gettà, più che curata e vissuta. Con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte”.
“È urgente” afferma don Nozza “una rinnovata tensione e azione pedagogica. In quest’ottica deve essere chiaro che quando la Chiesa predica i valori di rispetto della dignità, solidarietà, condivisione tra i popoli, di incontro tra le culture e le religioni non fa battaglie politiche ma - a partire dai principi evangelici e dall’azione che dispiega giorno per giorno - precisa solo i presupposti sui quali la politica deve costruire. Si tratta di un contributo morale, culturale, di esperienza, di disponibilità del quale, a nostro avviso, la politica ha bisogno”.
- Venerdì 26 Settembre 2008
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Commenti
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Il 26 Settembre 2008 alle 18:50 Stop alle regolarizzazioni di massa: arriva il Patto Ue sull’immigrazione » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Il Vaticano polemico col governo: segnali di intolleranza [...]
Il 26 Settembre 2008 alle 19:08 robrob ha scritto:
Credo da buon cattolico che il Vaticano dovrebbe mettere una sordian a certe “pretese” !
Strano che non si accorgano dell’evolvere della situazione con questa invasione di poveretti. Sin a quando ?
Già due anni fà l’indulto delle carceri si fece in gran parte per il fatto che i politici presero spunto sui richiami del Papa di allora.
Abbiamo visto i risultati. Almeno alcuni di noi, perché non mi sembra che il Vaticano ne abbia tirato qualche insegnamento.
Cosi’ oggi rinnova con la “tolleranza” agli immigrati per di più clandestini !
Roba da matti !
Il 26 Settembre 2008 alle 21:52 vincenzo.m. ha scritto:
SULLE MIGRAZIONI.
Le migrazioni pongono precipuamente a nudo la scelta di una consapevole rinuncia alla rimozione delle ragioni per cui molti esseri umani fuggono dal loro Paese di origine. Arricchimento sfrenato di una classe dirigente, una classe che tende ad imprimere nella popolazione il sigillo della povertà, soprattutto culturale, sì da regnare e riveriti. La memoria della nostra storia è provvida di soddisfazione ricordandoci quanto brutali furono gli imperi nel contendersi la ricchezza mentre i popoli, consapevolmente, venivano ad essere immersi in uno stato di grave indigenza. Inutili , quanto futili, sarebbero stati i tentativi per approdare ad un affermare il principio del primato della persona: i popoli erano succubi di strategie generate da poteri temporali politico / religiosi.
Medesime circostanze, del nostro passato, travagliano oggi altri Paesi che debbono liberamente ancorarsi ad una presa di coscienza , una consapevole crescita culturale che li conduca verso una maturazione delle proprie scelte. A ritroso degli eventi storici non possiamo negare la diatriba tra potere religioso e potere politico che ha qualificato, nel terreno sociale, la nostra condizione attuale. Si pongono una serie di delicati quesiti quando si accetta di ospitare un rifugiato politico, un immigrato fuggito dal Paese di provenienza a causa di un potere locale che affama il proprio popolo: ospitando un rifugiato politico ci si pone automaticamente in contrapposizione con il potere politico dello Stato dal quale il rifugiato proviene: ne consegue il principio morale di non produrre affari con quel Paese. Se invece l’immigrazione proviene da Paesi dichiaratamente poveri, allora ciò che dovrebbe essere richiesto è la profusione di energie, laddove possibili, al fine di aiutare quel Paese verso la crescita. Elementi appartenenti alla sfera religiosa si frappongono nel contesto dell’immigrazione, sono innumerevoli e differenziate le circostanze ma se amabilmente volessimo afferrarne una tra le tante, una ispida ed occulta, si potrebbe giungere alla conclusione che è meglio considerare un individuo che, per intelletto, giunge alla fede anziché un milione che per fame accettano la fede sotto l’egida delle circostanza. Sulla traccia dei primi anni del terzo millennio, il popolo matura la concezione che nella politica non vi siano menti eccelse ma menti che necessitano dell’opinione degli intellettuali , i quali sappiano leggere le giuste esigenze di un popolo che difficilmente può anche considerarsi giusto.
E’ difficile ed impervio proporre che valga in misura maggiore la vita di uno che abbraccia la propria fede rispetto ad un essere umano che mantiene la sua.
Le guerre religiose hanno concesso al genere umano, per quanto la storia nel suo dipanarsi abbia a concedere un senso, quanto sia complesso applicare il principio del primato della persona umana. Occorre disegnare l’ambito ed il limite di una accoglienza, non è sufficiente definire una “accoglienza sostenibile” occorre definire il concetto di sostenibile: per taluni potrebbe significare diventate, voi, più poveri per accogliere più poveri.
Un Paese che dovesse recedere economicamente potrebbe non avere risorse per curare e mantenere in vita coloro che dovessero precipitare nella malattia.
Il 27 Settembre 2008 alle 10:19 nhico ha scritto:
Don Nozza, per vocazione, è nella condizione ideale di mettere in pratica quello che predica. Perciò, invece di criticare chi giustamente si preoccupa della tranquillità psicologica e dell’incolumità fisica degli italiani, può mettere le gambe in spalla ed andare a fare il missionario in quelle terre. Chiudere gli occhi alla realtà, anche se si fa in buona fede, è un modo sbagliato di servire la comunità. Quella vasta comunità cristiana, cattolica ed apostolica romana, che viene a patire in casa propria ogni genere di sopruso. Gli italiani di questi scherzi da preti ne hanno le tasche piene.
Il 27 Settembre 2008 alle 13:53 heini ha scritto:
Prima avevamo sentito le uscite singolari del Cardinale Tettamanzi e di don Sciortino. Poi ci si è messo anche il Cardinale Bagnasco; da ultimo, l’uscita del direttore della Caritas.
Credente, devo registrare con amarezza che alla gerarchia cattolica interessano solo i ‘diritti’ degli immigrati mentre non importa assolutamente nulla dei diritti del popolo italiano, del diritto alla sicurezza e alla serenità, specie dei soggetti più deboli ed indifesi, del nostro popolo.
Sono sempre più convinto che dietro certe posizioni vi sia l’interesse di tutelare un giro di affari, quello dell’assistenza.
Sono sempre più convinto di aver fatto bene a decidere di non devolvere più l’8 per mille alla Chiesa Cattolica.
Il 30 Settembre 2008 alle 13:28 vedercichiaro ha scritto:
la storia del vaticano contro il Governo è stata smontata…comunque resta sempre vero che prima di richiamare gli altri ai propri doveri sarebbe bene che la Chiesa si desse ad assolvere prima di tutto ai propri, quelli che sono inclusi nella sua missione: evangelizzare i popoli e le nazioni, tutte, e quindi anche i musulmani, per esempio. Non pare che qui intorno a noi in Italia e in Europa la chiesa si arrabatti tanto nel compimento di questo suo dovere primario. Quello del DIALOGO è un bel misero poco onorevole espediente, per girare l’angolo dei propri obblighi – a meno che la chiesa non sia diventata altra cosa da sé stessa, e allora un motivo dirimente per non tenere in nessun calcolo un’ autorità che ha rinnegato se stessa…
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