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	<title>Italia &#187; Cervelli in fuga, più della metà non vuole tornare in Italia</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:03:23 +0000</pubDate>
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		<title>Cervelli in fuga, più della metà non vuole tornare in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 14:23:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rapporto 2008 della Fondazione Migrantes sulla "emigrazione italiana d'élite": migliaia di laureati, che all'estero riescono a trovare un lavoro qualificato e ben retribuito. In tutto sono 4 milioni i connazionali residenti oltre confine, il 54% ha meno di 35 anni e non considera come probabilità quella di tornare nel Belpaese. Il <strong>VIDEO</strong> servizio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/gallery/varie_6/10809_una_scienziata_effettua_dei_test_in_un_laboratorio_in_una_foto_di_archivio.html" title="Una scienziata effettua dei test in un laboratorio in una foto di archivio"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2007/09/11/482ee25fba134_zoom.jpg" alt="Una scienziata effettua dei test in un laboratorio in una foto di archivio" border="0" width="500" /> </a></p>
<p>E l&#8217;Italia continua a &#8220;perdere le teste&#8221;. Quasi definitivamente: già, perché i cervelli in fuga, non ne vogliono sapere di tornare a casa: più di metà dei laureati italiani che vivono e lavorano con successo all’estero non considerano come probabilità concreta quella di tornare nel Belpaese. Con il trascorrere del tempo, infatti, l&#8217;ipotesi di un rientro diventa sempre meno probabile. Anzi, a 5 anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all&#8217;estero che considerano questa possibilità &#8220;molto improbabile&#8221;.<br />
È, questo, uno dei dati contenuti nel rapporto <a href="http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/AllegatiArt/2%5CPresentazione%20.doc" target="_blank">&#8220;Italiani nel mondo 2008&#8243; (qui il documento .doc)</a> curato dalla <a href="http://www.migrantes.it/" target="_blank">Fondazione Migrantes</a>, secondo il quale si conferma il fenomeno della &#8220;fuga dei cervelli&#8221;, dovuta al fatto che &#8220;l&#8217;Italia, a seguito di carenze ben note, non è in grado di esercitare una forte attrattiva per il loro ritorno, né di utilizzare a un livello più elevato i laureati italiani e gli immigrati presenti sul suo territorio&#8221;.<br />
Le lauree più ricorrenti tra quanti lavorano all&#8217;estero sono quelle del ramo letterario, linguistico, ingegneristico ed economico-statistico. La laurea in giurisprudenza, invece, sottolinea il dossier, è maggiormente finalizzata alle esigenze del contesto italiano.<br />
Si tratta insomma di una &#8220;emigrazione d&#8217;élite&#8221;, la fuga all&#8217;estero cioè di migliaia di laureati, che riescono a trovare oltre confine un lavoro qualificato e ben retribuito. Queste persone - ha spiegato Delfina Licata, che ha coordinato il lavoro dei 60 autori che hanno contribuito alla stesura del rapporto - partono nella maggior parte dei casi con l&#8217;idea di rimpatriare presto, ma finiscono per stabilirsi nel paese d&#8217;arrivo.<br />
Va meno bene, in realtà, per le italiane laureate. Che, sottolinea poi il rapporto, hanno una situazione &#8220;sensibilmente peggiore perché sono sottorappresentate a livello dirigenziale e percepiscono retribuzioni inferiori, anche se comunque più soddisfacenti rispetto agli standard italiani&#8221;.<br />
Di fatto, sbaglia chi ancora pensa all&#8217;emigrante italiano con i capelli bianchi, in una condizione lavorativa e sociale di ripiego ed emarginata. Non è così: più della metà dei connazionali residenti all&#8217;estero - si parla di oltre due milioni di persone - ha meno di 35 anni, una vita lavorativa e relazioni sociali gratificanti. Gli ultrasessantacinquenni sono circa un quinto del totale dei residenti italiani all&#8217;estero (quasi 4 milioni): appena il 18,4%, 700 mila persone. Una categoria che sta aumentando - oltre 200 mila in più rispetto all&#8217;anno scorso - e che conta 3.734.428 persone. Almeno 60 milioni sono gli oriundi italiani. Il rapporto segnala un nuovo tipo di emigrato all&#8217;estero: ha rotto con l&#8217;assistenzialismo del passato e &#8220;reclama&#8221; prospettive innovative.<br />
I connazionali all&#8217;estero solitamente sono riunisci a migliorare la propria condizione: hanno la casa di proprietà e non pochi ce l&#8217;hanno anche in Italia; trascorrono gran parte delle vacanze nel nostro Paese; rimangono religiosi anche se tendono a frequentare la chiesa locale più della missione cattolica italiana.<br />
Andando più nel dettaglio.<br />
<strong>Gli emigrati sono giovani</strong>. Fra chi ha meno di 35 anni, 3 su 10 sono minorenni (606 mila), oltre 2 su 5 hanno fra i 18 e 24 anni. La maggior parte dei giovani è concentrata in Europa (1,2 milioni, il 60,6% del totale, circa 3 su 5).<br />
<strong>Dove vanno gli italiani</strong>. Nei paesi europei (56,7%), in America (37,9%), in Oceania (3,4%), in Africa (1,3%), in Asia (0,8%). In due casi su tre, l&#8217;emigrato è proveniente da una regione del sud (36,2%), mentre il 19,4% dalle isole, il 15,4% dal nord est, il 14,6% dal nord ovest, il 14,4% dal centro. Il 52,8% sono celibi e nubili; il 39% è coniugato e il 2,7% vedovo. Il 45% (1.774.677) sono donne.<br />
<strong>Rimesse in aumento</strong>. In tre anni, dal 2004 al 2007, le rimesse degli italiani all&#8217;estero sono cresciute del 10,4%. Gli Usa mantengono il primato: sono un quinto del totale (22,6%). A seguire, il Regno Unito (16,3%), la Francia (12,1%), la Germania (9,8%).</p>
<p>Il <strong>VIDEO</strong> servizio:<br />
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