Archivio di Settembre, 2008
Giorgio Napolitano, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, che si è svolta al Quirinale ha detto che “per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore”. Le condizioni del nostro sistema scolastico, ha aggiunto il capo dello Stato, richiedono scelte coraggiose di rinnovamento: “Non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente. Nel campo della scuola non si tratta di ripartire da zero ogni volta che con le elezioni cambia il quadro politico”.
Il presidente della Repubblica ha richiamato tutti al senso di responsabilità per “ridurre a zero nei prossimi anni il deficit pubblico, per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato. Nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo ed esso comporta, inutile negarlo, un contenimento della spesa per la scuola”.
Per migliorare la scuola, sempre secondo Napolitano “è necessario partire con uno sforzo di maggiore serenità, nel confronto tra maggioranza e opposizione in Parlamento, e tra governo e parti sociali, dai problemi che nessuno può negare”. Per il capo dello Stato inoltre è necessario “che si discutano con spirito aperto tutte le diverse soluzioni che ciascuna parte ha il diritto di proporre e ha il dovere di prospettare in termini positivi e coerenti”. Per questo Napolitano ha auspicato che “compiano tutti uno sforzo per evitare contrapposizioni pericolose, mostrino tutti senso della misura e realismo nell’affrontare anche questioni più spinose”.
Il Presidente della Repubblica ha anche detto di considerare “importante e positiva la decisione annunciata dal ministro Gelmini di avviare nel primo e secondo ciclo di istruzione la sperimentazione di una nuova disciplina dedicata ai temi ‘cittadinanza e costituzione’. Mi auguro”, ha concluso il capo dello Stato, “che si consolidi una concreta e impegnativa scelta in questo senso”.
Il fratello di Gabriele Sandri, Cristiano (a sinistra) abbracciato da un amico
“Ai familiari di Gabriele Sandri chiedo perdono. Ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile”. Per la prima volta, all’agenzia Ansa, l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda.
“Quel maledetto 11 novembre”, racconta, “è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perché, gli fu risposto che i tempi non erano maturi”. Ripercorre quell’11 novembre 2007: “Correvo, il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo. Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile”, aggiunge l’agente, non ho più voluto impugnare una pistola, né salire su un’auto della polizia”.
“Il perdono? È tardi. La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Non suona come vera”. È il commento di Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, alla richiesta di perdono avanzata da Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia accusato dell’omicidio. “Incontrarlo? Non lo so, non ne abbiamo mai parlato. Ma sarebbe difficile. In dieci mesi non l’abbiamo mai sentito. Né direttamente né attraverso altre persone abbiamo mai ricevuto suoi messaggi. Un conto sarebbe stato incontrarlo subito, ma che la sua richiesta e le scuse arrivino a processo iniziato appare fuori luogo”.
“È una mossa un po’ tardiva”, aggiunge l’avvocato dalla famiglia Sandri, Michele Monaco. “E poi, dicendo che il colpo è partito accidentalmente, Spaccarotella nega l’evidenza. Ci sono prove, testimoni, che dimostrano il contrario. È un errore continuare a sostenere la tesi della disgrazia quando ci sono quattro testimoni che danno indicazioni per una volontarietà dell’azione. In assenza di un’ammissione di responsabilità”, ha aggiunto il legale, “è difficile pensare di perdonare chi ha ucciso Gabriele”.
“Vorrei che il processo finisse presto, ma forse la fretta può essere cattiva consigliera”. Così commenta la vicenda processuale l’agente di polizia accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale. L’udienza preliminare, che doveva iniziare giovedì scorso, è stata annullata dopo che uno degli avvocati di Spaccarotella ha sollevato eccezione, spiegando che non gli era stato notificato l’avviso di chiusura indagini. Quel giorno, l’agente non si è presentato in aula, per “timori per la presenza di ultrà”, spiegò poi il suo avvocato Gianpiero Renzo. “So di scritte minacciose contro di me”, dice l’agente, “di un clima ostile, che comprendo, ma che non posso non temere”. Qualche tempo fa Spaccarotella è tornato da solo nell’area di servizio dove avvenne l’omicidio. “Mi sembrava che intorno ci fosse silenzio”, ricorda, “eppure c’era il rumore delle auto. Guardavo, ma non riuscivo a pensare”.
LEGGI ANCHE: Le perizie della discordia
Il VIDEO servizio:

L’ultima tragedia del mare risale a pochi giorni fa. Decine di vittime a largo di Malta, l’ennesimo naufragio nelle acque del Mediterraneo. Ma gli sbarchi non si fermano, anzi si intensificano sulle coste italiane, in particolare verso la Puglia, tornata ad essere la meta privilegiata per i clandestini. Quaranta albanesi, tra loro 5 minori e 7 donne, sono stati intercettati nel leccese. Gli scafisti sono riusciti a fuggire. Altri sei a Brindisi, afgani e iracheni, nascosti nel rimorchio di un autoarticolato sbarcato da un traghetto di linea proveniente dalla Grecia e scoperti, nel corso di due distinte operazioni di controllo delle merci in transito nel porto, dai funzionari dell’Ufficio delle dogane, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza. Sale così a 174 il numero complessivo dei clandestini fermati quest’anno dai funzionari doganali in servizio presso il porto di Brindisi, come spiega a Panorama.it l’ufficio di segreteria, comunicazione e relazioni esterne dell’Agenzia delle dogane. Per uno di questi, il viaggio della speranza si è trasformato in tragedia lo scorso 12 settembre. Il clandestino è morto nel cassone di un autotreno nel quale si era nascosto insieme con altre due persone per entrare illegalmente in Italia. L’automezzo era imbarcato su un traghetto giunto a Brindisi dalla Grecia.
Altri quarantaquattro clandestini, di origine afgana, sono stati rintracciati qualche giorno fa intorno a Fasano, paese al confine tra le province di Brindisi e Bari. Escluse le modalità di uno sbarco sulla costa, è molto più probabile, invece, che i clandestini possano essersi nascosti all’interno di qualche tir giunto dalla Grecia nel porto di Brindisi. Eluso il controllo, riferiscono i carabinieri della locale stazione, avrebbero seguito un piano che avrebbe permesso loro di proseguire il loro cammino verso nord. All’altezza di Fasano, molto probabilmente, sono stati fatti scendere e di qui è iniziata la loro avventura a piedi. “Era da circa quindici anni, dal periodo dello sbarco degli albanesi, che in città non si verificava un fenomeno del genere di tale portata. In diverse occasioni siamo riusciti a fermare cittadini extracomunitari giunti clandestinamente sulla costa fasanese, ma mai in quantità così rilevanti”, dice un carabiniere del comando provinciale a Panorama.it.
Numeri che si sommano a quelli di Bari. Secondo quanto riferito dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Bari, nei soli quattro mesi estivi, sono stati rimpatriati 230 clandestini, prevalentemente afgani e iracheni, viaggiavano per lo più nascosti all’interno di autocarri telonati, imbarcati sulle navi o nascosti nel vano carico dei tir. L’Ufficio delle dogane di Bari ha installato un’apparecchiatura scanner capace di analizzare ai raggi x i camion in uscita dalle navi. Nei primi sei mesi del 2008 almeno 62 rifugiati sono stati scoperti in questo modo. “C’è sicuramente un ritorno dei clandestini verso le coste pugliesi, ma è presto per parlare di emergenza – spiegano a Panorama.it dall’ufficio immigrazione della Caritas – Le diocesi pugliesi e i nostri volontari, che vivono questo problema in prima linea ormai da molti anni, non hanno avuto particolari segnalazioni e la regione è ancora sotto il livello di guardia. Bisogna comunque vigilare per evitare di arrivare a scene, come all’inizio degli anni ’90, quando il Salento, Brindisi e Bari erano meta giornaliera di migliaia di sbarchi di clandestini, principalmente albanesi”. Cambia la tipologia di arrivo: non più sbarchi, ma nascosti nei camion che arrivano sulle navi. Sono per lo più curdi e afgani, ma anche pakistani e iracheni, scelgono la Puglia, spesso solo come via di transito verso il nord Europa: l’Inghilterra o i Paesi scandinavi. Quando il camion esce dal porto, iniziano a battere pugni sul cassone e chiedono agli autisti, spesso ignari del carico umano, di aprire i portelloni senza fare storie. E fuggono, con la speranza di non essere scoperti e rimpatriati.
“La satira è sacrosanta. Bisogna evitare in materia le polemiche. Ma non si può non rilevare la pericolosa ambiguità della vignetta contro il ministro Brunetta pubblicata oggi nell’inserto satirico allegato all’Unità. Non so se il direttore del quotidiano l’ha vista prima che fosse pubblicata”. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, attacca duramente il quotidiano diretto da Concita De gregorio stigmatizzando duramente la vignetta contro il ministro della Pubblica amministrazione.
Sotto il titolo “Guerre giuste” appare oggi l’immagine di una persona che, puntando una pistola come il killer suicida finlandese che dieci giorni fa aveva ucciso dieci studenti della propria scuola, fa intendere che al ministro Brunetta si potrebbe anche sparare.
Sebbene, il ministro abbia più volte dimostrato grande sintonia con la satira istituendo addirittura un concorso per premiare la migliore vignetta a lui dedicata, in questo caso la “comicità” sembra aver superato il segno.
“Tutti dobbiamo accettare anche la più graffiante presa in giro” commenta Gasparri che più volte ha elogiato chi lo imita anche in maniera molto vistosa “ma una pistola puntata, pur se in una vignetta, non è un bel gioco”.
Continua la denuncia di Gasparri: “In un paese in cui violenza e terrorismo hanno una drammatica storia e forse radici non completamente recise, si scherzi su tutto, ma non con le armi e le pistole puntate. Sono certo” conclude “che il direttore dell’Unità, accortosi dell’errore, vorrà scusarsi con il ministro Brunetta”.
Discutine sul FORUM: Le vignette “satiriche” dell’Unità : una pistola per Brunetta
Il compleanno del Cavaliere è oggi, ma i due regali più grossi gli sono arrivati ieri. Il più gradito, è stato certamente quello di Ronaldinho nel derby, con tanto di dedica: un terzo tempo degno di un cestista Nba, un colpo di testa che deve avergli ricordato il miglior Marco Van Basten.
Viceversa Walter Veltroni, con l’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera nella quale parlava di rischi per l’Italia di una “deriva autoritaria in stile Putin”, ha provato a fargli andare di traverso la torta con le 72 candeline che stasera Silvio Berlusconi spegnerà con moglie, figli e nipotini lontano dai palazzi e dalla politica, tradendo la sua Arcore per festeggiare nella nuova villa di Lesa, comprata questa estate.
Una dimora ottocentesca, affacciata sulla sponda piemontese del lago Maggiore, in provincia di Novara, che “fu” come ricordato dallo stesso premier “di un patriota italiano, più volte ministro, Cesare Correnti“. La torta verrà preparata dallo chef personale Michele Persechini (nato nello stesso giorno del premier). Alla colonna sonora ci penserà, ovviamente, il cantautore napoletano Mariano Apicella, che con Berlusconi ha duettato tante volte.
Al premier sono già arrivati gli auguri del mondo della politica. Che si aggiungeranno a quelli dei capi di stato di tutto il mondo che giungeranno in giornata. Auguri di maggioranza e di opposizione. Da Italo Bocchino, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, a Mario Borghezio (eurodeputato della Lega Nord) che gli chiede di fare “98 altri miracoli… dopo Napoli e Alitalia”; dal portavoce azzurro, Daniele Capezzone, al presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
Poi gli auguri dell’opposizione: Lorenzo Cesa (Udc), Massimo Donadi (capogruppo dell’Idv) un po’ al veleno: “Tanti auguri sul piano personale e speriamo che con il passare degli anni si renda conto che l’Italia merita qualcosa di più di questa deriva personalistica che ci sta offrendo”.
Due auguri, infine, dalla stampa a lui non certo vicina: Piero Sansonetti, direttore rosso (e nero: è milanista) di Liberazione perde di vista la battaglia politica e pensa solo al calcio: “Tanti auguri e forza Milan”, mentre Antonio Polito de Il Riformista è sbrigativo: “Gli auguro lunga vita politica e personale e gli auguro anche però di affrettarsi a fare un erede. Perché in azienda ne ha tanti ma in politica nessuno”.
Privatizzare gli ospedali pubblici in difficoltà. Il progetto del governo, per ora, pare solo un abbozzo, ma tanto basta ad innescare la polemica politica. Tutto nasce dalle dichiarazioni del premier Berlusconi che, intervenuto due giorni fa a Todi, ha illustrato la sua ricetta per risolvere i guai del sistema sanitario: “Rispetto al Veneto e alla Lombardia, al Sud si spende oltre il 40 per cento in più”, dunque” argomenta il Cavaliere “la soluzione è il federalismo fiscale e la privatizzazione di molti ospedali pubblici”.
Tocca poi al sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio spiegare meglio i termini della proposta: non una “privatizzazione degli ospedali nuda e cruda, ma la creazione di una joint-venture pubblico privato per gestire strutture ospedaliere che non funzionano con la collaborazione dei privati”. “Nel programma di Governo” ragiona Fazio “c’è l’idea di attivare, grazie ai fondi strutturali, finanziamenti che siano al 50% a fondo perduto e al 50% in project financing per consentire l’ingresso del privato nelle strutture sanitarie pubbliche”. Il sottosegretario spiega che però “non si tratterà di ospedali privati veri e propri, ma di creare unità gestite privatamente nel pubblico”.
All’inizio questo processo potrebbe riguardare Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, cioè le Regioni che hanno al momento maggiori problemi strutturali, e per questo hanno accesso a finanziamenti ad hoc dell’Unione europea. “Ma” avverte Fazio “non è detto che l’ingresso dei privati nel pubblico non possa poi avvenire anche in Regioni come la Lombardia”.
Un diluvio di critiche al progetto del governo arriva dall’opposizione. Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia, avverte il premier: “Su questo tema si romperà le ossa”. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini la mette dura: “Siamo all’improvvisazione”. Mentre l’ex ministro della Salute, Livia Turco si spinge ancora più il là: “Non è che Berlusconi ha annunciato: Berlusconi ha fatto. Con il decreto legislativo 112, infatti, si è già imposto alle Regioni di tagliare posti letto e ridurre personale. Un decreto che prevede il taglio di 5 miliardi di euro per i prossimi anni nella sanità”.
Il progetto del governo divide anche i medici. Critico l’oncologo Umberto Veronesi: “L’aziendalizzazione del pubblico è un grande errore di principio. Chiamare azienda un ospedale è un errore: l’azienda deve fare profitto, l’ospedale deve fare la salute”. Il presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), Mauro Martini apre: “Privatizzare la sanità? Perché no, se la privatizzazione viene fatta in modo corretto e trasparente non vedo il problema”. “In Lombardia l’ingresso dei privati ha infatti stimolato anche il servizio pubblico. L’importante” conclude Martini “è che ci sia qualcuno sopra le parti che fissi le regole del gioco”. Più tiepido Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) che avverte: “Sulla privatizzione bisogna andarci con i piedi di piombo” perchè “la mission che deve realizzare una struttura pubblica non si concilia con le ragioni del profitto”. “Le esternalizzazioni” prosegue Bianco “non hanno dato grandissimi risultati”.
Intanto migliaia di medici sono già scesi nelle piazze italiane con la Cgil, per la prima volta dall’insediamento del Governo Berlusconi, per cambiare le scelte dell’esecutivo sulla sanità. Manifestazioni si sono tenute in diverse città con una cospicua partecipazione di camici bianchi, “dai 300 a Napoli ai 200 a Roma”, riferisce Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, a Roma in piazza Farnese con il segretario generale Guglielmo Epifani. La partecipazione dei medici, spiega, “nasce dalla ferma volontà di rispondere agli attacchi indiscriminati alla sanità pubblica, con il taglio di circa 10 mld delle risorse, e alle condizioni di lavoro della professione. Da oggi, tuona Cozza, “parte la protesta dei medici, che non si fermerà neanche a fronte degli insulti del ministro Brunetta, o alle odierne proposte del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio di introdurre il privato nella gestione degli ospedali pubblici. Il nostro è un chiaro e fermo no”.
Il VIDEO servizio:

Sinfonia azzurra sulle due ruote. Valentino Rossi e Alessandro Ballan sono due personaggi molto diversi tra loro, ma hanno un unico obiettivo: arrivare primi al traguardo. Campioni del mondo per grinta, carattere, forza ed efficacia. Il primo, il centauro pesarese, si riprende quello che gli era sfuggito negli ultimi due anni, il titolo mondiale in Moto Gp, la classe regina dei motori a due ruote. Il secondo, buon corridore, brillante nelle corse di un giorno, scatta al momento giusto e arriva da solo sul traguardo di Varese. Un’apoteosi tutta italiana, che fa dimenticare il disastro delle Ferrari a Singapore. Ma andiamo per ordine.
VALE: “È IL TITOLO PIÙ BELLO”. Sono le sette della mattina in Italia quando sulla pista di Motegi, in Giappone, scatta il Moto Gp. Tutti attendono Rossi, quarto nelle prove, e invece Pedrosa è primo davanti a Stoner. Valentino è quinto, poi quarto e dopo, appena tre giri, è già terzo. Basterebbe questa posizione per vincere il mondiale. Ma “The Doctor” non si accontenta e prima sorpassa Pedrosa, poi, in una staccata molto pulita e spettacolare, lascia al palo Stoner, il suo rivale di sempre. È l’inizio del trionfo: Valentino arriva al traguardo impennando sulla sua Yamaha. Stoner è staccato in classifica di 92 punti, troppi a tre gare dal termine (ogni vittoria assegna 25 punti). Dopo l’arrivo è cominciato lo show. Prima la maglietta “Scusate il ritardo”, dopo due anni in cui tra sconfitte in pista e fuori (vicenda fiscale inclusa) è sicuramente cambiato e cresciuto. Poi il tavolino a bordo pista preparato dal fan club: un finto notaio, sedicente Ottavio Ottaviani (nome che dice tutto) certifica la firma di Valentino sul casco bianconero celebrativo del titolo. “Quello del 2004 e questo di oggi sono i titoli più belli che ho vinto. Mi mancava la sensazione di essere di nuovo campione del mondo”. Il tutto con una moto competitiva, gomme che vanno bene e un team che aveva più voglia di vincere di me”.
BALLAN, SCATTO MONDIALE Tutti si aspettavano Paolo Bettini, campione del mondo in carica da due stagioni, ma alla fine spunta Alessandro Ballan, uno spilungone di Castelfranco Veneto che fino adesso in carriera aveva vinto poco o nulla. Che stacca tutti a meno di quattro chilometri dalla fine e vince per distacco il mondiale di ciclismo a Varese davanti ad un altro italiano, Damiano Cunego. Quarto Rebellin, a sfiorare un podio tutto italiano che avrebbe completato una giornata memorabile per i nostri colori. Bettini, che forse ha speso troppe energie troppo presto, è rimasto attardato all’ultimo giro insieme a Freire e Valverde. Il “grillo” ha tagliato il traguardo esultando per il successo di Ballan. “È stato un Mondiale difficile, ero molto teso. Ma sono orgoglioso di aver chiuso la mia carriera con una squadra straordinaria. Complimenti a Ballan, uno che magari ha poche vittorie ma tutte buonissime”.
DISATRO FERRARI NELLA NOTTE DI SINGAPORE. La scuderia italiana esce con le ossa rotte dall’inedito Gp di Singapore, disputato in notturna, con 30 gradi di temperatura e quasi l’80 per cento di umidità dentro le monoposto. Dopo una partenza perfetta, con Massa che teneva il primo posto davanti a Hamilton e Raikkonen subito dietro al pilota della Mc Laren, all’improvviso l’irreparabile. Massa al rifornimento parte trascinandosi dietro il bocchettone della benzina: deve fermarsi in attesa che gli impacciati meccanici lo raggiungano alla fine dei box e riescano a togliergli il bocchettone. Perderà oltre un minuto. Poi verrà anche penalizzato per aver intralciato il passaggio di un altro pilota. Raikkonen va a sbattere contro un muro quando era quinto. Alla fine vince Fernando Alonso, dopo un anno di digiuno. Hamilton chiude terzo e ringrazia ancora una volta le disgrazie Ferrari. Ora è a a +7 da Massa e la McLaren sorpassa nella classifica costruttori.
DERBY AL MILAN, LAZIO IN TESTA E il calcio? Regala emozioni fino a tarda sera con il Milan che nel posticipo della quinta giornata batte l’Inter con un gol di Ronaldinho e costringe alla prima sconfitta Mourinho che questa volta deve presentarsi per forza e prendersi tutte le responsabilità di una sconfitta meritata. La contemporanea vittoria della Lazio a Torino per 3 a 1 (doppietta di Zarate, sempre più leader di questa squadra) permette ai biancocelesti di balzare in testa alla classifica, seguiti da Napoli che espugna Bologna e si candida a essere la squadra rivelazione del campionato. Bene Udinese, Fiorentina (contro il Genoa decide il solito Gilardino) e la Roma che torna al successo contro l’Atalanta. Reggina e Cagliari chiudono la classifica: sullo stretto e nell’isola le panchine traballano.
Quando le ruspe hanno iniziato a scavare, è spuntato un piede. Era di uno dei sei corpi saponificati abbandonati in un campo di 30 metri quadrati assieme ai resti di amputazioni ospedaliere, a feti abortiti per gravi malformazioni e a decine di sacchi di plastica neri che contenevano le ceneri di centinaia di persone cremate e mai riconsegnate ai familiari. Sembrava la scena di un film horror quella che si è presentata agli occhi dei carabinieri di Massa lo scorso 8 settembre, mentre stavano scavando nel cimitero di Mirteto, ai piedi delle Alpi Apuane, invece era solo l’ennesimo macabro ritrovamento di un’indagine iniziata nel 2007 e destinata ad allargarsi a Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.
L’indagine era nata per seguire le tracce di un presunto traffico di ottoni delle maniglie e dei crocifissi che gli inquirenti sospettavano venissero smontati dalle bare e rivenduti. La realtà, invece, era ben peggiore: prima di scoprire l’enorme fossa comune, infatti, dai sotterranei del cimitero toscano erano spuntati anche cadaveri congelati che avrebbero dovuto essere cremati (così risultava dai documenti), neonati abbandonati nei loro feretri bianchi e corpi di bambini gettati nella spazzatura per essere smaltiti nella discarica assieme ai rifiuti organici. Così è finita nel mirino dei militari l’azienda appaltatrice dei servizi cimiteriali della città, la Euroservizi, che gestisce il cimitero toscano dal 2004. Sono bastati pochi giorni di accertamenti per accorgersi che la società ripuliva e rivendeva non solo gli ottoni, ma anche le bare e gli abiti dei cadaveri. Con le telecamere e le intercettazioni telefoniche, gli investigatori sono riusciti a ricostruire che cosa stava avvenendo realmente all’interno del cimitero degli orrori.
Le 15 persone coinvolte in questa vicenda, arrestate il 13 agosto, da anni scambiavano e cremavano (anche senza fatturare) migliaia di cadaveri provenienti da numerose città d’Italia. Per abbattere i costi del forno, e per evitare di pagare le tasse all’amministrazione comunale, li bruciavano anche due o tre alla volta. Spesso non ultimavano il processo di cremazione, ma spegnevano il forno in anticipo, aspettando che la cremazione si ultimasse lentamente con il calore residuo. Poi raccoglievano le ceneri e le suddividevano nelle urne che consegnavano ai parenti assieme a un certificato di avvenuta cremazione. Le ceneri non erano quelle, o almeno non solo quelle, del defunto. Gli agenti del nucleo investigativo, assieme a quelli del Nas e del Noe, hanno trovato accatastati in una cella frigorifera del cimitero 12 cadaveri di uomini e donne risultati formalmente già cremati e consegnati ai familiari e 600 chilogrammi di cenere corrispondenti a circa 500 persone, abbandonati in sacchi dell’immondizia, assieme con i resti delle esumazioni.
Un’indagine estesa nel Centro e Nord Italia. L’orrore, però, non si ferma dietro i cancelli del cimitero di Mirteto. Con il primo arresto, quello dell’addetto al forno crematorio, sono cominciate anche le prime ammissioni davanti ai magistrati. Così che l’indagine si è ampliata fino a coinvolgere nove città e altrettanti cimiteri del Centro e del Nord Italia. Negli ultimi 4 anni la stessa società aveva gestito i servizi cimiteriali a Prato, Collecchio, Roccastrada, Vignola, Fornovo, Parma, Piacenza, Segrate e Fidenza. E, secondo i primi ritrovamenti, il modus operandi dell’azienda era sempre lo stesso. Nei locali del cimitero di Fidenza, il primo dove i carabinieri hanno cominciato le ricerche a fine agosto, la Euroservizi aveva nascosto in 60 sacchi dell’immondizia ceneri che secondo una stima potrebbero appartenere a circa 2 mila corpi cremati. Nei sotterranei c’erano 39 cassette zincate con le ossa delle esumazioni. Tra i rifiuti, invece, un tronco umano saponificato e una bara bianca con un bambino al quale era stato tolto il nome. Nel cimitero di Segrate, alle porte di Milano, non è andata meglio: 80 casse zincate raccoglievano resti ossei di centinaia di corpi ormai senza identità. Otto, invece, le casse che contenevano ceneri. Altre con ossa e teschi. Numerosi cadaveri erano incompleti e le parti mancanti erano state gettate nella spazzatura in mezzo ai rifiuti.
A far rabbrividire gli investigatori e i magistrati sono state anche alcune intercettazioni telefoniche tra dipendenti e dirigenti della società. Una, in particolare, riguardava il cadavere di una bambina di 7 anni. “È arrivato questa mattina il corpo di una bambina, che ne facciamo… deve essere cremata” domanda il dipendente al telefono. “Mah, niente cremazione, buttala via, nell’immondizia, tanto è poca roba” risponde uno dei titolari. Senza pietà e rispetto verso i defunti e i loro familiari, hanno occultato tanti corpi ai quali adesso è impossibile riuscire a dare un nome. L’esame del dna non si può effettuare sulle ceneri e non sarebbe comunque possibile considerando la grande quantità ritrovata. “Non saprò mai se è mio marito quello nell’urna” si sfoga Natalina Menchelli, vedova da 2 anni, straziata dal dubbio che le ceneri che le hanno consegnato non appartengano al marito. Il suo è diventato ormai lo stesso dubbio di migliaia di famiglie toscane, lombarde, emiliane e liguri che hanno aderito all’Associazione dei familiari dei defunti, costituita subito dopo il primo arresto. E lo scempio sembra non avere fine. In attesa che la magistratura di Milano firmi per il via libera all’acquisizione della documentazione della società e le procure delle altre città per i sopralluoghi negli altri cimiteri, a Fidenza i carabinieri hanno ritrovato a fianco di cadaveri anche carcasse di animali. Un cane, in particolare, che la proprietaria aveva regolarmente soppresso, secondo le disposizioni di legge, perché gravemente malato. Gli investigatori non escludono che la società insieme con i cadaveri abbia cremato animali morti.