Archivio di Ottobre, 2008

Perde il posto di lavoro il dipendente che timbra il cartellino di un altro, alterando così la certificazione delle presenze. Questa la linea dura scelta dalla Cassazione che giustifica il licenziamento di un impiegato in un caso del genere, anche se all’azienda non deriva “un danno economico”. L’espulsione dell’impiegato è motivata dalla “lesione dei doveri di lealtà ” da parte del dipendente nei confronti dell’azienda.
In questo modo la sezione Lavoro della Suprema Corte, con la sentenza numero 26239, ha confermato il licenziamento di Cristina C., dipendente presso la clinica “Villa Iris” di Torino, che per fare un favore a una collega in ritardo aveva timbrato il suo cartellino. Immediato il licenziamento disciplinare da parte della clinica nel maggio del 2003. Il provvedimento era stato convalidato dal Tribunale di Torino e dalla Corte d’Appello del capoluogo piemontese, nel luglio del 2005.
Inutilmente la difesa aveva tentato di ottenere una sanzione minore, sottolineando che “non c’è stato danno economico per l’azienda” dal momento che la dipendente “favorita” si era comunque presentata al lavoro, sebbene con un po’ di ritardo. La Suprema Corte, con la sentenza 26239, ha invece sottolineato che quello del “danno economico” è soltanto uno dei criteri che giustifica il licenziamento. Un altro motivo è “la violazione dei doveri di lealtà ” da parte del lavoratore.
In questo senso, scrivono i giudici del Palazzaccio, “la decisione dei magistrati di merito appare logica e coerente perché motivata con la lesione del vincolo fiduciario indipendentemente dal danno economico per la società ”. La Cassazione conclude sottolineando che timbrare il cartellino al posto di un collega “è un comportamento grave” che giustifica il licenziamento.

Dal compasso al telecomando il passo è breve. Licio Gelli ricompare in tv. Ma solo nell’ultima puntata di Venerabile Italia, talk show che andrà in onda da lunedì 3 novembre su Odeon Tv, Gelli sarà , per la prima volta, presente in uno studio televisivo.
L’ex “venerabile maestro” della P2 sarà protagonista di una “ricostruzione inedita” della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l’ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta.
Iniziativa che ha scatenato subito polemiche: “Ci auguriamo che Oden tv voglia riflettere se sia il caso di affidare a un signore come Licio Gelli la conduzione di una trasmissione televisiva. Noi non invocheremo mai censure ma ci sembra una scelta non proprio felice e nel momento meno adatto”, ha detto Giuseppe Giulietti, deputato dell’Idv.
Il gran maestro, presentando a Firenze la trasmissione, si è lasciato andare ad una lunga serie di esternazioni, spaziando da Berlusconi (”Ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare”) - alla legge Gelmini che riporta l’ordine nelle scuole, al fatto che: “Tutti si sono abbeverati al piano di Rinascita Democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae”. Tra le altre cose ha ricordato un aneddoto di quando era ricercato su richiesta della commissione d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi.
“Quando mi cercavano in tutto il mondo” ha ricordato “mi trovavo in Italia. Una volta a Firenze, quando ero all’Hotel Baglioni, ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta che aveva dato l’ordine di ricercarmi spendendo un sacco di soldi dei contribuenti. La salutai e scesi, decidendo di farle uno scherzo. “Il giorno dopo” ha proseguito “avvertii un fotografo, mi feci trovare nella hall, e quando arrivò la Anselmi le andai incontro presentandomi come un industriale che intendeva aprire un calzaturificio nel suo paese. Lei mi ringraziò e mi invitò ad andarla a trovare in Parlamento. Io” ha concluso Gelli, “naturalmente non ci sono andato, ma la foto di quell’incontro è conservata nell’archivio di Stato coperta da segreto”.
“Se oggi in Italia c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno”, ha detto ancora Gelli, secondo il quale “la magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi”.
“I partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”, è ancora l’opinione di Gelli. A proposito dell’esecutivo ha aggiunto: “Non condivido il governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese”. “Ci sono provvedimenti che non vengono presi” ha proseguito “perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L’immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai”.
Oltre alle condanne per la vicenda P2 e per lo scandalo del Banco Ambrosiano, nel processo per la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, Licio Gelli, oggi 89enne, fu condannato per depistaggio, e venne accusato di avere avuto un ruolo nell’Operazione Gladio.
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di Pietrangelo Buttafuoco
Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.
Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà , ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.
Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università . Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.
Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Beppe Grillo? Guai a chi lo tocca. Ieri Panorama.it, come molti altri siti di informazione, ha riportato la notizia che Grillo è stato contestato da alcuni studenti al corteo di Bologna. Un’esposizione dei fatti confermata in giornata dallo stesso Grillo in un’intervista al Corriere della Sera (ascolta l’audio dell’intervista). Se è vero che non è stata una contestazione epocale, è altrettanto vero che di contestazione si è trattato. Limitata a pochi, come sottolinea l’interessato, ma c’è stata. Però l’immagine di Grillo evidentemente non può essere sporcata dalla minima ipotesi di dissenso. Quindi oggi è partita, immediata, la mobilitazione lanciata dal suo blog: “Secondo la stampa di regime (quindi quasi tutta) sono stato oggetto di violente contestazioni” scrive Grillo. Che aggiunge: “Leggete le barzellette dei giornalisti di regime e informateli dell’avvenuto con una mail”. E giù, a seguire, l’elenco della “stampa di regime” che si sarebbe macchiata di lesa maestà nei suoi confronti, con tanto di titoli degli articoli incriminati. Di fianco ad ogni articolo, la mail dei giornale a cui scrivere per contestare:
- Il Tempo: “E Beppe Grillo si infila nel corteo: contestato due volte” - Scrivi
- Il Resto del Carlino: “Beppe Grillo contestato dal corteo ‘Non vogliamo primedonne’” - Scrivi
- Panorama: “Scuola in sciopero: gli anti Gelmini fischiano anche Grillo” - Scrivi
- Corriere della Sera: “Beppe Grillo contestato dai manifestanti: Non vogliamo primedonne. E lui: “Cercate i poliziotti finti” - Scrivi
- Il Giornale: “Grillo prova a infilarsi nel corteo: lo buttano fuori a suon di «vaffa»” - Scrivi
- La Repubblica: “Grillo fischiato dagli studenti: ‘Buffone, buffone’” - Scrivi
- AdnKronos: “Scuola, Grillo a corteo a Bologna: qualche contestazione” - Scrivi
Morale: il paladino delle libertà invita i suoi fedelissimi a protestare perché i giornali hanno parlato di una contestazione che, come lui stesso ha ammesso, lo ha messo nel mirino. Perché evidentemente la libertà di stampa piace soltanto quando è a senso unico.
E nel frattempo i paladini di Grillo e della libertà di stampa continuano a inviarci email di questo tenore:
“Schiavi senza pudore fatevi un esame di coscienza, spero che Dio vi perseguiti bugiardi infami.
“SIETE LA VERGOGNA DI QUESTO PAESE. Quando i vostri padroni fuggiranno dall’italia con i loro aerei personalizzati, la gente , il popolo si dovrà accontentare di sfogarsi solo su di voi”.
“Vi state seppellendo con le vostre mani!”.
“Adesso siamo proprio incazzati con voi giornalisti corrottissimi, senza coscienza e anima. Attenti che qualche cosa sta per succedere… “
“Quanto siete puerili e proni al potere……viva grillo Dove è la Vs. professionalità ???
“Siete dei VENDUTI e spero che i giornalisti con un po’ di spina dorsale che sono nella vostra redazione vi mandino a fare in culo come sto facendo ora io!”.
“Solo grillo ormai conta per me e la mia famiglia e vi assicuro siamo in tanti…e saremo sempre di più ormai voi e le vostre politiche siete alla frutta…ciao belli!
“Vergognatevi e cambiate lavoro. Magari portate al macero le ossa degli animali macellati. Oppure andate a mendicare che è meglio”.
“vergongatevi la faccia. o il culo. che tanto per voi sono la stessa cosa. ciao”
Ogni commento pare superfluo…

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sull’emergenza rifiuti e sul decoro urbano. Lo si apprende da fonti ministeriali. “I sindaci devono fare il loro mestiere e il loro dovere”.
È quanto ha affermato il sottosegretario alla presidenza con delega all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso che parte da questo “monito” per spiegare che nel decreto legge approvato oggi, il governo risponde alle “sollecitazioni dei cittadini che lamentano ancora che non viene tolta la spazzatura dal cassonetto. Siccome il ruolo del Governo è quello di individuare le modalità di smaltimento ma non quello del prelievo dei rifiuti” ha detto “abbiamo previsto nel dl che chi non rispetta le norme, che quei sindaci che non fanno il loro dovere possono essere commissariati con un decreto del ministero dell’Interno. Si tratta” ha aggiunto “di una norma importante e severa che vuole far assumere responsabilità amministrazioni comunali”.
Ma la responsabilità deve essere anche dei cittadini. “Abbiamo verificato che in certe situazioni, una volta tolta la spazzatura dopo 6-7 ore se ne accumula di nuova anche di quella pesante con frigoriferi, lavatrici… Fino ad ora era prevista solo una multa irrisoria. Ora, per chi viene colto in fragrante è possibile una condanna da 6 mesi a tre anni”. L’arresto è però previsto in questo momento solo in Campania e poi varrà per tutte le regioni “in cui c’è una dichiarazione di stato d’emergenza”.
Nonostante l’annuncio dei giorni scorsi, non è stato invece approvato oggi dal Consiglio di ministri il provvedimento contro i writers, che inizialmente doveva essere contenuto nel decreto sui rifiuti. Le misure, ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, saranno contenute in un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza.
Il VIDEO servizio:
L’annuncio del governo: “In Campania chi lascia materassi o lavatrici per strada rischierà fino a tre anni di reclusione”. Siete d’accordo?
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Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.
Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.
Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:
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Scorre tranquilla la vita alla Certosa di Pontignano, il centro congressi dell’Università di Siena.
Il prossimo convegno è previsto tra qualche giorno, quando un gruppo di luminari discetterà di miologia, lo studio dei muscoli. Intanto i 41 dipendenti dell’ateneo in servizio nell’ex monastero ingannano il tempo come possono: dalla cucina si sente un continuo vocio, un signore con cappello da chef fissa lo schermo del computer, un giardiniere toglie qualche foglia secca da una giara di cotto. All’entrata, in un angolo del chiostro, una signora in ciabatte ammette: “Quando non ci sono convegni qui in effetti c’è pochino da fare”. E quand’è il prossimo? “Non mi ricordo, esattamente. Chieda in segreteria”.
A farla breve: l’Università di Siena, che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano, paga 41 persone per ospitare alcuni conferenzieri qualche volta al mese. Ci sono sei portinai, altrettanti giardinieri, 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti. Sono tanti? No, sono un’enormità : il maggiore albergo della città ha cinque persone che servono ai tavoli, sei che lavorano in cucina, un centinaio di ospiti al giorno e i conti in attivo. E la Certosa?
Da banchetti, pernottamenti e congressi ricava circa 400 mila euro l’anno. Ma ne spende almeno il triplo solo per pagare gli stipendi. Fra uscite, disavanzi, mutui e sperperi a Siena si sono persi.
L’ammontare del rosso è ancora incerto, però gli ultimi calcoli parlano di quasi 250 milioni di euro: 98 vanno restituiti all’Inpdap, 20 all’Agenzia delle entrate, 90 alle banche, 40 non si sa bene a chi. Debiti accumulati in anni di gestione che definire poco oculata è eufemistico. Basta vedere Pontignano: sebbene il personale sia numeroso, nel 2005 veniva approvato un “protocollo per il trattamento accessorio” dei dipendenti. Visti i “rischi e disagi” cui potevano incorrere, erano stanziati 50 mila euro all’anno di incentivi da dividere tra i 41 eroici. Nello stesso accordo si parla di un “progetto triennale per l’incentivazione e il miglioramento dei servizi”. Una consulenza interna di 60 mila euro, grazie alla quale alcuni eletti hanno studiato la maniera più opportuna per evitare che i colleghi rigirino i pollici per giorni. A Siena sprechi ed elefantiasi hanno colpito ovunque. Il rettore, Silvano Focardi, ha ben otto segretarie personali. A confronto le tre su cui può contare il direttore amministrativo, Loriano Bigi, un laureato in filosofia teoretica a cui sono affidati i conti dell’ateneo, sembrano poca cosa. E i bibliotecari? Sono 135, sparsi nelle varie facoltà : se ne contano 24 a scienze politiche, 21 a lettere e filosofia e 20 a economia, solo per fare qualche esempio. Ed è prevista l’assunzione di altri 20 precari. Per non parlare della duplicazione di uffici simili. Per esempio quelli che si occupano di comunicazione: sette dipendenti all’online, quattro all’ufficio stampa, otto alle relazioni esterne, tutti con compiti che loro stessi faticano a distinguere. O quello per l’accoglienza dei disabili: serve a informare i portatori di handicap che ci sono dei volontari al loro servizio.
Attività nobile, ma che non rischia certo di usurare i cinque lavoratori preposti al compito. Conclusione: a Siena il numero degli amministrativi supera ormai quello dei professori, sono 1.350 contro i 1.060 docenti di ruolo. E continua ad aumentare: un bando appena pubblicato prevede la stabilizzazione di altri 40 precari. Questa situazione non ha impedito al precedente rettore, Piero Tosi, di assegnare una sfilza di consulenze interne, chiamate progetti. “Mansioni retribuite fino a 20 mila euro l’anno” dice Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e curatore del Senso della misura, un sito che denuncia la malagestione della sua università . “Soldi elargiti per svolgere compiti banali, che rientrerebbero tra le normali attività . A maggior ragione in un ateneo in cui ci sono tanti uffici poco produttivi”. Tra il 2005 e il 2007 sono state assegnate 25 consulenze interne, di cui hanno beneficiato parecchi dipendenti. Scorrendo la lista se ne trovano di stravaganti: progetti per fare circolare meglio le informazioni, per la sicurezza nei cantieri archeologici, per coordinare i laboratori didattici di Follonica, per “armonizzare” i servizi bibliotecari. E mentre ci si scervellava a escogitare le soluzioni più efficaci, il deficit cresceva. “Qui lo sperpero è diventato filosofia” accusa Grasso, che già 2 anni fa scriveva sul suo blog della voragine contabile. “A Siena c’è stato un uso disinvolto delle istituzioni che ormai ci ha portato alla conclamata bancarotta.
E docenti, organi d’informazione e politica locale hanno sempre mostrato la più completa indifferenza. Intanto gli organici si sono gonfiati a dismisura e nessuno ha badato a spese”. Come per la nuova sede di scienze politiche e giurisprudenza. Una struttura imponente: arredi ricercati, legno a profusione, corridoi enormi e un bar grande come un campo da pallacanestro. All’ingresso del palazzone c’è una lapide in latino, di memoria papale, dedicata all’ex rettore: a “Petrus Tosi Saen univ. Rector”, capace di far edificare lo “splendidissimum ” nuovo edificio. Un gigantismo che stride ancora di più se rapportato al continuo calo degli studenti: negli ultimi 5 anni sono passati da 19.172 a 16.552. Periodo in cui però l’università non ha smesso di moltiplicare le sue sedi, aprendone tre: Follonica (22 mila abitanti), Colle Val d’Elsa (21 mila persone) e San Giovanni Valdarno (17 mila anime). Quanto si spende per i nuovi poli distaccati è un enigma impenetrabile. Gli unici dati riguardano la sede di Arezzo, la più vecchia e popolata. Costa 15 milioni di euro l’anno ma porta introiti modesti: 3,5 milioni arrivano dalle tasse studentesche e 800 mila euro da una società consortile di cui fa parte anche l’ateneo. La differenza è un passivo di 10,7 milioni. Che si fa allora, domandano i senesi, visto che buona parte dell’economia cittadina ruota attorno all’università ? Il rettore Focardi, appena rieletto capitano della contrada Chiocciola, assicura che si sta predisponendo un piano di rientro adeguato: “Abbiamo un patrimonio immobiliare che vale 1,5 miliardi di euro. Lo utilizzeremo per ridurre il debito”. Non è però ancora chiaro se i palazzi saranno venduti o dati in leasing. Ma anche se queste operazioni andassero a buon fine, resterebbe il problema della gestione ordinaria: le uscite superano sistematicamente le entrate. I consulenti sono ancora al lavoro per individuare soluzioni e stabilire l’esatto deficit.
Martedì 28 sera Angelo Dringoli, che a Siena insegna economia e gestione delle imprese, stufo di aspettare si è dimesso dal consiglio d’amministrazione. In una lettera al rettore scrive: “L’assenza di un bilancio consuntivo di competenza per i primi 10 mesi non permette una gestione corretta e consapevole, ed espone il cda al rischio di gravi errori e irregolarità gestionali. Fino a oggi nessun piano organico di interventi è stato presentato, nonostante le ripetute richieste”. I conti restano quindi un mistero. L’unica cosa certa è che da qualche parte bisognerà pure cominciare a sfoltire. E qui le voci si contano “ad abundantiam”.
A partire dagli affitti di alcuni immobili del centro. Per dirne una: l’università paga 176 mila euro l’anno per il primo piano di Palazzo Chigi Zondadari, un bell’edificio con vista su piazza del Campo, che permette a 50 invitati dell’ateneo di ammirare il Palio da favorevolissima posizione. Altri 30 mila euro costa l’appartamento in cui trova ospitalità un centro di studi antropologici. Solo 15 mila invece ne bastano per un alloggio in cui vive e prospera il centro culturale Siena-Toronto. Storia a parte è quella dei magazzini presi in affitto a Monteroni d’Arbia, a 17 chilometri da Siena. Nel 2004, in preda al consueto titanismo, l’università aveva deciso di aprire un locale all’interno del rettorato. Un baretto in cui si consumano in fretta panini e si scambiano gli appunti? L’idea era più
ambiziosa: un posto in cui le menti dell’ateneo si sarebbero ritrovate a sorseggiare bevande come da Starbucks, con musica e arredamento adatti. Anche il nome scelto sembrava adeguato: “Il caffè dell’artista”. Per un progetto del genere serviva spazio. E lo spazio fu fatto: un archivio venne trasferito da alcune stanze del rettorato ai magazzini di Monteroni, che andarono via all’amichevole prezzo di 35 mila euro. Ma Il caffè dell’artista finì nel dimenticatoio con la caduta di Tosi, sospeso a febbraio 2006 dopo un’ordinanza del gip di Siena, Francesco Bagnai, che gli contestava falso ideologico e abuso d’ufficio in un’inchiesta su presunti favoritismi.

Le stanze liberate durante il suo mandato ora sono vuote. E quell’archivio resta nella campagna senese: all’occorrenza, quando serve un faldone, bisogna mandare una macchina.
Le idee innovative del resto qui non sono mai mancate. Il modello è sempre stato quello dei campus americani. È nata perfino una linea di abbigliamento e oggettistica. Nel negozio al piano terra del rettorato si vendono magliette, zaini, agendine, cappelli alla pescatora, teiere e tazze per il latte.
Tutto abbellito dal centenario marchio dell’ateneo. Attività della quale non sono mai stati comunicati ricavi e perdite. Quanto costa invece avere la prima radio universitaria d’Italia si sa: tra il noleggio delle apparecchiature e quello delle frequenze, vengono sborsati 90 mila euro l’anno, ora scesi a 60 mila. Direte: è pur sempre uno strumento didattico, dispendioso ma valido. Non è proprio così: la radio non è usata nemmeno dagli allievi di giornalismo per fare pratica. Serve a metter musica e a dare informazioni agli studenti. Cose utili, magari, forse non a un ateneo in bancarotta. Siena però non si è fatta mai mancare niente. Nemmeno un’etichetta musicale, la Emu. Sul sito si legge: “Segue tutte le fasi della realizzazione discografica, dalle edizioni alla produzione del cd, fino alla messa in commercio”. Punta di diamante dell’Emu sono i Dedalo. Il loro primo singolo è uscito nel 2003. Si intitola Indefinibile: proprio come il buco dell’università che ha prodotto il brano.
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La legge-Gelmini segna uno spartiacque, dice Veltroni.
Proprio così. E per diverse ragioni. Quelle del segretario del Pd si riferiscono al fatto che la fase politica che si è aperta con le elezioni dello scorso aprile si va chiudendo e la protesta degli studenti e dei docenti dimostra che è “finita la luna di miele” per il Governo.
Ma, al di là delle opinioni del leader dell’opposizione, ci sono altri motivi per cui il “No Gelmini Day” può rappresentare qualcosa di politicamente nuovo da quanto visto finora.
A cominciare dal fatto che proprio Walter Veltroni (quindi il Pd) è sceso di nuovo in piazza, dopo la manifestazione di sabato 25 al Circo Massimo, e questa volta sfila accanto agli studenti nel corteo di Roma, dopo aver ieri annunciato la decisione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo di alcune parti (non quelle economiche) della legge sulla scuola. L’ex sindaco di Roma arriva alla partenza del corteo e davanti ai fotografi stringe la mano al leader di Idv Antonio Di Pietro e al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. “È naturale per me essere qui”, dice Veltroni.
In realtà , nei mesi scorsi il Pd era spesso stato “scavalcato a sinistra” proprio dall’Idv, e la stretta di mano di oggi rappresenta molto (forse ancor più della presenza dell’ex pm in piazza con i banchetti per a raccolta delle firme contro il Lodo Alfano). Il segretario democratico è convinto che questa rottura tra il governo e il mondo della scuola sia destinata a chiudere un ciclo e ad aprirne un altro e vuole porre il suo partito al centro della nuova fase: “Per il Governo Berlusconi sulla scuola è finita la luna di miele, come quella di Prodi con gli elettori finì sull’indulto. Con la differenza che loro l’indulto lo votarono, mentre noi sulla scuola abbiamo fatto una fortissima opposizione. La scuola è qualcosa che ha chiamato in causa milioni di famiglie, l’errore più grave del governo è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto”.
E quindi, si torna al (recente) passato tra Pd e Idv. Finiti i tempi in cui l’ex pm diceva che l’unica opposizione (quella da rugby) era fatta dal suo partito e che il Pd flirtava con il governo. Veltroni conferma la scelta di ricorrere al referendum, pur spiegando che non è uno strumento che il Pd usa “a cuor leggero. Noi non siamo gente che fa i referendum facilmente (e sul “lodo-Alfano” conferma che il Pd continua ad attendere il giudizio della Corte costituzionale, ndr), se l’abbiamo fatto sulla scuola è perchè lo riteniamo paradigmatico di due concezioni del futuro del Paese e anche di due modi di governare”.
A proposito di governo, è lo stesso Silvio Berlusconi a difendere la legge Gelmini e commenta così le manifestazioni degli studenti contro la riforma della scuola: “C’è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di un buonsenso e di una logicità assoluta”. A chi gli fa notare che in piazza ci sono non solo ragazzi ma anche molti genitori e famiglie, il Cavaliere insiste: “La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma. Dicono delle cose, ma scherziamo? I nostri sono provvedimenti di buonsenso e assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C’è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero”.
Altra coincidenza con sabato 25? Il (solito) balletto delle cifre. Stando agli organizzatori a Roma sono scese in piazza più di un milione di persone (un milione e 700mila, per la precisione) per protestare contro l’approvazione della riforma della scuola. In città sono arrivati tanti treni e pullman, molti più del previsto.Per dire no alla Gelmini altri cortei si sono mossi in tutta Italia.
A Milano hanno incrociato le braccia 200mila lavoratori della scuola; a Torino 100mila; in tutta la Sicilia 200mila (solo a Palermo 50mila, a Catania 20mila, a Messina 10mila, a Siracusa 6mila, a Trapani 10mila, a Caltanissetta 5mila); a Bologna 30mila; a Cagliari 20mila; a Venezia 10mila; a Genova 10mila, a Bari 2mila, a Bergamo 7mila; a Belluno 4mila, a Firenze e a Padova qualche migliaio; a Belluno 4mila. In Abruzzo e in Calabria sono stati soprattutto gli studenti a manifestare: 5mila sono sfilati all’Aquila; circa 3mila a Reggio Calabria, 5mila a Cosenza, un migliaia a Vibo Valentia; 2mila a Lametia Terme, centinaia a Crotone. Secondo i dati parziali rilevati alle ore 14:30 dal Ministero dell’Istruzione, e comunicati direttamente dalle scuole, la partecipazione allo sciopero odierno indetto da Flc/Cgil, Cisl/scuola, Uil/scuola, Snals/Confsal, Gilda naz.ins., Fsi, Altrascuola Unicobas, cui hanno aderito anche Seios, Alai/Cisl, Cpo/Uil e Nidil/Cgil è stata pari al 57,1. Su 452.105 dipendenti tenuti al servizio, 258.152 hanno scioperato.
Si “appassiona” ai numeri anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Lodando l’operato delle forze dell’ordine, in occasione delle manifestazioni studentesche di ieri e di oggi, il titolare del Viminale ritiene di gran lunga esagerato il numero di un milione di manifestanti che avrebbe partecipato allo sciopero della scuola per le vie della capitale: “Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante”.
E agli slogan di chi manifesta dicendo “non finisce qui” e preannuncia altre proteste e occupazioni, in serata replica il ministro avverte: “Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso”.
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“Noi non siamo xenofobi. È uno stereotipo alimentato da chi ci teme. Non siamo contro gli immigrati in assoluto: il Tirolo ha bisogno anche di loro. Solo non vogliamo chi non lavora”. Ulli Mair, 34 anni, eletta per la seconda volta consigliere della Provincia autonoma di Bolzano col partito di destra tedesco dei Die Freiheitlichen (I Libertari), che nelle elezioni provinciali ha raccolto il 14,3 per cento, ha idee molto chiare e le racconta nell’intervista pubblicata sul numero di Panorama in edicola da venerdì 31 ottobre. “Non sono e non mi sento italiana. La mia patria è il Tirolo. Ai mondiali tifo Germania”.
Nell’intervista, Mair racconta anche dei suoi rapporti con Jörg Haider (”Il rapporto tra noi era più personale che politico. Conoscevo lui e la moglie: ho trovato vergognoso che si sia parlato della sua sessualità dopo la morte”) e dei motivi che l’hanno spinta a prendere politicamente le distanze dal politico austriaco morto in un incidente d’auto (”Contestavamo l’avvicinamento del Fpö a posizioni come quella di Forza Nuova e di Alessandra Mussolini”).
Sui motivi che, per la prima volta dopo 60 anni, hanno tolto alla Südtiroler volkspartei la maggioranza assoluta in Alto Adige, Mair è lapidaria: La Svp, dice “Ha creato un sistema clientelare che fa paura. Non è più un partito tedesco”.
I Freihetlichen, invece, sognano in distacco dall’Italia, dice Mair a Panorama “Vorremmo che l’Europa riconoscesse il concetto di regione istituzionale invece che quello di stato nazionale. Crediamo nell’idea di una regione libera del Sud Tirolo”.
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Dopo la Lega, anche An. La linea della maggioranza è la stessa. L’accordo è totale. Se non c’è ampio consenso sulla legge di riforma per il sistema di voto per le prossime elezioni europee le norme possono restare quelle attuali”. Al termine di un incontro fra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini è emersa l’intesa sul fatto che il testo di riforma della legge elettorale europea presentata dalla maggioranza ritorni in Commissione. “Non c’è nessun ddl del governo” ha spiegato Berlusconi “è un’iniziativa parlamentare: se si trova un’intesa bene, altrimenti a noi va benissimo questa legge”. Il testo di riforma della legge elettorale torna in Commissione per verificare eventuali intese così come auspicato nei giorni scorsi dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Le parole del premier, però, lasciano freddo il Pd. “Vediamo, ci vogliono fatti, non parole”, spiega il numero due del partito Dario Franceschini. Più articolato il commento di Marina Sereni, vice capogruppo Pd a Montecitorio: “Abbiamo presentato numerosi emendamenti ma non c’è stata alcuna possibilità di discutere nè sulla soglia di sbarramento nè sulle preferenze. Se ora ci sarà un cambio di rotta, lo potremo vedere solo in commissione”.
“Decisione saggia quella del ritorno in commissione. Si tratta di una vittoria del buon senso, promossa dal Presidente della Repubblica e accolta con sensibilità istituzionale da Fini. Non si può cambiare la regola del gioco a colpi di maggioranza”. Così Pino Pisicchio, Idv.
Soddisfatta invece An. L’esecutivo di Alleanza nazionale, riunito questo pomeriggio a Montecitorio, ha espresso “soddisfazione” per la decisione di eliminare dal calendario dell’aula della Camera la riforma della legge elettorale per le Europee e di riportare il dibattito in commissione Affari Costituzionali. Lo ha detto Ignazio La Russa, ministro della Difesa e reggente di An, al termine della riunione: “C’è una soddisfazione generale perché questa riforma rischiava di diventare il luogo dove si scaricavano tutte le tensioni. Non è necessario incattivirsi su una legge del genere”.
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