Federalismo fiscale al via. Tremonti: “Riforma storica”

berlusconi, Letta e Bossi

Per il ministro Tremonti (Economia) è una “Riforma storica”. Il ministro Bossi (Riforme) si dice “Soddisfatto, perché per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo”. Il ministro “taglialeggi” Calderoli loda: “Lo straordinario consenso raccolto ieri in conferenza unificata” con gli enti locali. Parole di esultanza da parte dei membri del governo per annunciare il via libera dal Consiglio dei ministri al ddl sul federalismo fiscale (qui il dossier: presentazione - principi - Art. 119 Costituzione).
Un percorso lungo, difficile, anche nelle ultime 24 ore: il governo ha incassato solo a tarda sera di giovedì 2 il disco verde dell’arcipelago delle autonomie locali. Un sì arrivato grazie alla mediazione del presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, sindaco di Firenze. Che, nella riunione con il premier e i ministri Fitto (Affari regionali) e Calderoli ha ottenuto dal governo le garanzie sulle risorse richieste. Garanzie che arrivano sotto forma di assicurazioni per lo stanziamento di 585 milioni per il 2007 e 700 per il 2008 come integrazione dell’Ici rurale, 260 milioni come integrazione del rimborso sul mancato gettito dell’Ici sulla prima casa. Alle Regioni dovrebbero andare altri 434 milioni come parte del finanziamento per i ticket sanitari.

Un percorso lungo (”Che viene da molto lontano” ha detto Tremonti: “il primo atto sul federalismo fiscale c’è stato durante il primo governo Berlusconi, nel famoso libro bianco”) e non ancora concluso: il provvedimento, approvato in via preliminare già lo scorso 11 settembre, può avviarsi ora a varcare ufficialmente le aule parlamentari. E, come annunciato da Bossi, iniziare il suo cammino dall’Aula del Senato. Anche perché, come tiene a precisare il ministro Tremonti, il ddl delega al Governo sul federalismo fiscale è “una legge ordinaria, non costituzionale. Il governo ha varato anche un decreto legge per il riequilibrio economico di Regioni e enti locali, con uno stanziamento di risorse pari a 1,31 miliardi di euro.
Insomma, il cdm ha dato via libera al “pilastro” della riforma fortemente voluta dalla Lega che assicura autonomia di entrata e di spesa a Comuni, province, città metropolitane e regioni, rispettando, al contempo, i principi di solidarietà e coesione sociale previsti dalla Costituzione. Si tratta infatti di una legge delega di sistema che richiede successivi decreti attuativi che il governo si impegna ad approvare entro 24 mesi.

I punti centrali della riforma sono contenuti nei decreti legislativi: autonomia e responsabilizzazione finanziaria di tutti i livelli di governo; attribuzione di risorse autonome a Regioni ed enti locali secondo i principi di territorialità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; superare il criterio della spesa storica.
“Come prima cosa” ha chiarito Tremonti “dobbiamo creare una banca di dati comuni sui grandi aggregati di finanza pubblica coinvolgendo tutte le sedi tecniche che debbono mettere tali dati al servizio di questo progetto dal ministero delle finanze, alla Corte dei Conti, all’Istat“. “Deve essere una banca con dati aggregati e consolidati” ha aggiunto Tremonti “e i dati devono essere condivisi dal punto di vista politico, senza distinzioni tra i numeri del governo o dell’opposizione, del nord, del centro o del sud. Poi verrà il momento delle scelte politiche”.

Nello specifico, il ddl prevede che ai comuni siano trasferiti parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo. Sparisce così la contestata imposta sugli immobili che aveva fatto parlare di una reintroduzione dell’Ici. “Rispetto ai comuni”, ha risposto Calderoli ai cronisti che gli chiedevao come saranno finanziati i comuni, “il ddl prevede l’attribuzione di parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo”. Circa l’introduzione di norme che anticipano l’attribuzione di tributi propri per Roma Capitale, Calderoli ha detto che “il testo che è stato approvato è quello; il governo è stato autorizzato alla presentazione di un emendamento su ‘Roma Capitale’ che sarà presentato in Parlamento e che anticipa, dal punto di vista ordinamentale e fiscale, quanto previsto anche per le altre province. Ci sarebbe stato un blocco dal punto di vista fiscale per quel che riguarda la Capitale”. Di fatto, Roma si trasforma da un normale comune in un ente territoriale, denominato, ‘Roma Capitale‘ ”con speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, al fine di svolgere le funzioni di Capitale della repubblica Italiana e di sede di rappresentanza diplomatica di Stati esteri”.
Nel ddl non c’è un riferimento a una regione o a più regioni per quanto riguarda l’individuazione dei costi standard e dell’efficienza amministrativa. Un punto ben spiegato da Calderoli nella conferenza stampa: “Non c’è nessun riferimento nel testo rispetto ai costi standard né alla Lombardia, né ad altre regioni. I decreti attuativi definiranno i costi standard ma non ci sarà un riferimento a una regione o a un’altra ma al livello di efficienza e adeguatezza, e efficienza ed adeguatezza non hanno un riferimento geografico”.
Tra i punti qualificanti del provvedimento la correlazione tra prelievo fiscale e benefici; l’istituzione di tributi regionali e locali; la facoltà per le Regioni di far compartecipare gli enti locali al gettito dei tributi; premi ai comportamenti virtuosi ed efficienti; garanzia del mantenimento di un adeguato livello di flessibilità fiscale tendenzialmente uniforme sul territorio nazionale; riduzione della imposizione fiscale statale in misura adeguata alla più ampia autonomia di entrata delle Regioni; territorialità dell’imposta; tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e di gestione.
Il meccanismo della legge sarà realizzato e verificato da una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e da una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Per le Regioni è previsto che “dispongano di tributi e di compartecipazioni erariali in grado di finanziare le spese” delle loro competenze; della potestà di modificare le aliquote dei tributi.
A evitare diseguaglianze sarà il Fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante. Per gli enti locali la legge individua i tributi propri di Comuni e Province e stabilisce che gli introiti deriveranno dalla compartecipazione all’Irpef, da tributi propri e da un fondo perequativo. Le Regioni possono istituire nuovi tributi comunali e provinciali di cui i beneficiari possono aumentare le aliquote.
Gli enti locali, infine, hanno piena autonomia per fissare le tariffe per prestazioni o servizi. Sempre le regioni devono istituire due fondi a favore di comuni e province per concorrere al finanziamento delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle città metropolitane avviene anche con tributi specifici e quello di ‘Roma Capitale’ con specifici stanziamenti i quote aggiuntive di tributi erariali.

Commenti

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Il 3 Ottobre 2008 alle 16:17 carlo.tosi ha scritto:

Staremo a vedere come va a finire questa storia. Per ora prevale lo scetticismo. Come faranno a mantenersi regioni come la Sicilia, la Campania ma in generale tutto il sud, che ha le amministrazioni locali più costose di tutto il mondo, per erogare servizi alle comunità a livello quasi da terzo mondo. Con le entrate economiche largamente insufficienti per coprire tali enormi spese. Comunque i politici (in grandissima parte del sud) hanno già messo le mani avanti: “sarà un federalismo solidale” promettono. In pratica non cambia nulla, nei posti dove si lavora e produce ricchezza, verranno tolti soldi per portarli nelle zone dove si lavora poco (per mancanza di lavoro o altri motivi). In pratica non cambiarà nulla.

Il 6 Ottobre 2008 alle 11:53 L’idea di Chiamparino: il Pd diventi una rete federalista » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ogni dieci anni, un imprevisto cambia la vita di Sergio Chiamparino. Nel 1991 lavorava alla Cgil e fu catapultato alla guida del neonato Pds torinese dalle improvvise dimissioni di Giorgio Ardito, ultimo segretario del Pci sotto la Mole. Nel 2001 fu scelto come candidato sindaco di Torino in extremis: al posto di Domenico Carpanini, stroncato da un infarto all’inizio della campagna elettorale. Cosa gli succederà nel 2011 quando dovrebbe lasciare, dopo due mandati, la guida della città della Fiat? Intanto, essendo anche ministro ombra del Pd per il federalismo, Chiamparino rafforza la sua rete nel Nord Italia: da qui potrebbe puntare alla leadership nazionale se dovesse nel frattempo esaurirsi la spinta propulsiva di Walter Veltroni. Fantapolitica? L’interessato la prende alla larga: “C’è un’ansia da prestazione in qualche nostro dirigente”, dice Chiamparino a Panorama. “Invece bisogna ragionare all’anglosassone, in un clima di bipolarismo mite, per costruire in 5 anni un’alternativa di governo”. Partendo, naturalmente, dal Nord: “Il Pd diventerà un partito nuovo e non un’etichetta se sarà capace di essere un contenitore federalista di esperienze locali”, dice il sindaco di Torino. Che vuole dare continuità al manifesto che ha firmato con altri amministratori come Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, e Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. “Sì, semmai, il nostro errore è stato di non aver fatto una lista federalista alle primarie del Pd, a favore di Veltroni”. E così il “fenomeno Chiamparino” travalica i confini cittadini cercando di mettere la sordina alle difficoltà che ha in casa. Infatti il Comune di Torino ha appena dovuto tagliare 37,5 milioni dal bilancio: un buco che ferma cantieri come il prolungamento del tunnel di corso Spezia. E pesano ancora i costi delle Olimpiadi invernali del 2006 per le quali, dice Chiamparino, “abbiamo investito almeno 600 milioni” (lo Stato ci ha messo circa 2,2 miliardi, ndr). Non solo. Sfiora i 500 milioni il preventivo per la metropolitana: costo totale 1,2 miliardi, il 40 per cento a carico delle casse comunali. Ma ora, dopo aver speso altri 200 milioni in opere di abbellimento della città e parcheggi, i soldi scarseggiano. E serpeggia il malumore, nel Pd piemontese, nei confronti di Chiamparino. C’è poi un’altra tegola: quella dei contratti finanziari derivati sottoscritti dal Comune di Torino. La perdita potenziale è “di 100 milioni, calcolata a fine 2007: ora stiamo riducendo l’esposizione, abbiamo già rinegoziato i contratti”, afferma il sindaco. Che si era già dissanguato, pochi anni fa, con il contributo di 70 milioni dato da Comune di Torino e Regione Piemonte alla Fiat, quando era in difficoltà. Scelta che rivendica: “Abbiamo acquistato aree per 1,3 milioni di metri quadri, con questi soldi la Fiat ha portato la linea della Grande Punto a Mirafiori”. Insomma, sembra saldo l’asse con l’amministratore delegato Sergio Marchionne, “che ha ribaltato come un guanto la situazione economica alla Fiat”. Mentre oggettivamente scricchiola l’altro asse su cui si regge il centrosinistra torinese: quello con Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione della superbanca Intesa Sanpaolo. Non è piaciuta a tutti la scelta di Chiamparino di puntare sull’avvocato Angelo Benessia alla presidenza della Compagnia di San Paolo, grande azionista della superbanca. Infatti Salza e Franzo Grande Stevens, ex presidente della Compagnia, avrebbero preferito nominare il giurista Gustavo Zagrebelsky. Invece è passato Benessia (pare anche grazie all’appoggio di Marchionne e di Gianluigi Gabetti) e ora il sindaco dice che “l’operazione non è stata subalterna ai poteri forti, ma ha introdotto elementi di rottura nel sistema”. E su questo, ha una visione chiara: “Si deve governare con i poteri forti. Senza, al massimo, si amministra”. Lo stretto rapporto tra Chiamparino e Benessia è dimostrato anche dal fatto che l’avvocato, quest’estate, ha corretto le bozze del piano economico portato dal sindaco in consiglio comunale: un episodio su cui è scoppiata la polemica. C’è un particolare: Benessia è anche advisor di Gtt, la società torinese dei trasporti, e di Iride, la joint-venture dell’energia con il Comune di Genova, dalle quali il sindaco (rispettivamente alleandosi con la milanese Atm e le emiliane Hera ed Enia) vuole ricavare risorse per rimpinguare le esangui casse comunali. “Se gli Agnelli controllano la Fiat col 30 per cento, non vedo perché noi dobbiamo mantenere il 51 per cento immobilizzando risorse che si possono destinare altrove”, argomenta Chiamparino. Insomma, privatizzare è di sinistra? “Penso sia di sinistra avere un controllo pubblico contendibile: poi mi facciano pure un’opa, ma mi devono pagare bene.E comunque, facendo l’accordo Iride-Hera se ne potrà discutere tra due anni, quando scadrà il patto di sindacato”. E nel frattempo, il progetto è rafforzare la collaborazione Milano-Torino-Genova. “Credo nella megalopoli a rete al posto del vecchio triangolo industriale”, dice Chiamparino, che anticipa a Panorama una sua nuova iniziativa: un convegno delle città del Nord Ovest, il 29 novembre, proprio su “modello Torino e megalopoli a rete” con la partecipazione, oltre agli amministratori del Pd, del sindaco di Milano Letizia Moratti e del ministro leghista Roberto Calderoli. Una solida rete di rapporti per un sindaco che a 60 anni dice di “non avere obiettivi in politica” e scherza sul suo futuro: “Cosa farò nel 2011? La comparsa nelle celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Vorrei interpretare la controfigura del conte di Cavour”. LEGGI ANCHE: Federalismo fiscale al via [...]

Il 6 Ottobre 2008 alle 12:21 SuccedeOggi » Blog Archive » L’idea di Chiamparino: il Pd diventi una rete federalista ha scritto:

[...] Ogni dieci anni, un imprevisto cambia la vita di Sergio Chiamparino. Nel 1991 lavorava alla Cgil e fu catapultato alla guida del neonato Pds torinese dalle improvvise dimissioni di Giorgio Ardito, ultimo segretario del Pci sotto la Mole. Nel 2001 fu scelto come candidato sindaco di Torino in extremis: al posto di Domenico Carpanini, stroncato da un infarto all’inizio della campagna elettorale. Cosa gli succederà nel 2011 quando dovrebbe lasciare, dopo due mandati, la guida della città della Fiat? Intanto, essendo anche ministro ombra del Pd per il federalismo, Chiamparino rafforza la sua rete nel Nord Italia: da qui potrebbe puntare alla leadership nazionale se dovesse nel frattempo esaurirsi la spinta propulsiva di Walter Veltroni. Fantapolitica? L’interessato la prende alla larga: “C’è un’ansia da prestazione in qualche nostro dirigente”, dice Chiamparino a Panorama. “Invece bisogna ragionare all’anglosassone, in un clima di bipolarismo mite, per costruire in 5 anni un’alternativa di governo”. Partendo, naturalmente, dal Nord: “Il Pd diventerà un partito nuovo e non un’etichetta se sarà capace di essere un contenitore federalista di esperienze locali”, dice il sindaco di Torino. Che vuole dare continuità al manifesto che ha firmato con altri amministratori come Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, e Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. “Sì, semmai, il nostro errore è stato di non aver fatto una lista federalista alle primarie del Pd, a favore di Veltroni”. E così il “fenomeno Chiamparino” travalica i confini cittadini cercando di mettere la sordina alle difficoltà che ha in casa. Infatti il Comune di Torino ha appena dovuto tagliare 37,5 milioni dal bilancio: un buco che ferma cantieri come il prolungamento del tunnel di corso Spezia. E pesano ancora i costi delle Olimpiadi invernali del 2006 per le quali, dice Chiamparino, “abbiamo investito almeno 600 milioni” (lo Stato ci ha messo circa 2,2 miliardi, ndr). Non solo. Sfiora i 500 milioni il preventivo per la metropolitana: costo totale 1,2 miliardi, il 40 per cento a carico delle casse comunali. Ma ora, dopo aver speso altri 200 milioni in opere di abbellimento della città e parcheggi, i soldi scarseggiano. E serpeggia il malumore, nel Pd piemontese, nei confronti di Chiamparino. C’è poi un’altra tegola: quella dei contratti finanziari derivati sottoscritti dal Comune di Torino. La perdita potenziale è “di 100 milioni, calcolata a fine 2007: ora stiamo riducendo l’esposizione, abbiamo già rinegoziato i contratti”, afferma il sindaco. Che si era già dissanguato, pochi anni fa, con il contributo di 70 milioni dato da Comune di Torino e Regione Piemonte alla Fiat, quando era in difficoltà. Scelta che rivendica: “Abbiamo acquistato aree per 1,3 milioni di metri quadri, con questi soldi la Fiat ha portato la linea della Grande Punto a Mirafiori”. Insomma, sembra saldo l’asse con l’amministratore delegato Sergio Marchionne, “che ha ribaltato come un guanto la situazione economica alla Fiat”. Mentre oggettivamente scricchiola l’altro asse su cui si regge il centrosinistra torinese: quello con Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione della superbanca Intesa Sanpaolo. Non è piaciuta a tutti la scelta di Chiamparino di puntare sull’avvocato Angelo Benessia alla presidenza della Compagnia di San Paolo, grande azionista della superbanca. Infatti Salza e Franzo Grande Stevens, ex presidente della Compagnia, avrebbero preferito nominare il giurista Gustavo Zagrebelsky. Invece è passato Benessia (pare anche grazie all’appoggio di Marchionne e di Gianluigi Gabetti) e ora il sindaco dice che “l’operazione non è stata subalterna ai poteri forti, ma ha introdotto elementi di rottura nel sistema”. E su questo, ha una visione chiara: “Si deve governare con i poteri forti. Senza, al massimo, si amministra”. Lo stretto rapporto tra Chiamparino e Benessia è dimostrato anche dal fatto che l’avvocato, quest’estate, ha corretto le bozze del piano economico portato dal sindaco in consiglio comunale: un episodio su cui è scoppiata la polemica. C’è un particolare: Benessia è anche advisor di Gtt, la società torinese dei trasporti, e di Iride, la joint-venture dell’energia con il Comune di Genova, dalle quali il sindaco (rispettivamente alleandosi con la milanese Atm e le emiliane Hera ed Enia) vuole ricavare risorse per rimpinguare le esangui casse comunali. “Se gli Agnelli controllano la Fiat col 30 per cento, non vedo perché noi dobbiamo mantenere il 51 per cento immobilizzando risorse che si possono destinare altrove”, argomenta Chiamparino. Insomma, privatizzare è di sinistra? “Penso sia di sinistra avere un controllo pubblico contendibile: poi mi facciano pure un’opa, ma mi devono pagare bene.E comunque, facendo l’accordo Iride-Hera se ne potrà discutere tra due anni, quando scadrà il patto di sindacato”. E nel frattempo, il progetto è rafforzare la collaborazione Milano-Torino-Genova. “Credo nella megalopoli a rete al posto del vecchio triangolo industriale”, dice Chiamparino, che anticipa a Panorama una sua nuova iniziativa: un convegno delle città del Nord Ovest, il 29 novembre, proprio su “modello Torino e megalopoli a rete” con la partecipazione, oltre agli amministratori del Pd, del sindaco di Milano Letizia Moratti e del ministro leghista Roberto Calderoli. Una solida rete di rapporti per un sindaco che a 60 anni dice di “non avere obiettivi in politica” e scherza sul suo futuro: “Cosa farò nel 2011? La comparsa nelle celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Vorrei interpretare la controfigura del conte di Cavour”. LEGGI ANCHE: Federalismo fiscale al via [...]

Il 23 Ottobre 2008 alle 15:22 Dai Comuni italiani un’apetura di credito al federalismo fiscale » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sorpresa: ai comuni italiani il federalismo fiscale recentemente varato dal governo non è poi così male. Almeno è quanto emerso dalla prima giornata dell’Assemblea annuale dell’Anci che si è aperta ieri a Trieste. [...]

Il 9 Aprile 2010 alle 7:16 Notizie dai blog su federalismo fiscale: tremonti, lo faremo in meno di 10 anni ha scritto:

[...] Federalismo fiscale, via all’iter parlamentare. Tremonti: “Riforma storica, in 2 anni” Per il ministro Tremonti (Economia) è una “Riforma storica”. Il ministro Bossi (Riforme) si dice “Soddisfatto, perché per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo”. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

Il 10 Aprile 2010 alle 7:29 Notizie dai blog su Bossi: presidenzialismo con federalismo ha scritto:

[...] Federalismo fiscale, via all’iter parlamentare. Tremonti: “Riforma storica, in 2 anni” Per il ministro Tremonti (Economia) è una “Riforma storica”. Il ministro Bossi (Riforme) si dice “Soddisfatto, perché per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo”. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

Il 28 Aprile 2010 alle 15:47 Notizie dai blog su Bossi: “Sì al federalismo fiscale, no al voto” ha scritto:

[...] Federalismo fiscale, via all’iter parlamentare. Tremonti: “Riforma storica, in 2 anni” Per il ministro Tremonti (Economia) è una “Riforma storica”. Il ministro Bossi (Riforme) si dice “Soddisfatto, perché per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo”. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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